martedì , 23 Luglio 2019

“A DESTRA DELL’ARCOBALENO” DI CARLO KIK DITTO E ENRICO PENTONIERI. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

Trama: Antonio  45 anni, avvocato con una vita irreprensibile, sposato da 23 anni con Giulia e un figlio di 20 Matteo. Dopo anni di politica “passiva”, decide di scendere in campo per le elezioni politiche comunali, con un partito di estrema destra. Tradizionalista all’eccesso è un fermo sostenitore della famiglia tradizionale, reputa l’omosessualità un’indecenza ed è fermamente convinto che sia una malattia alla stregua del cancro e della malaria.

Diego è uno scrittore e giornalista, attivista in vari gruppi per i diritti umani e omosessuale. Incontra Matteo per caso in un bar e dopo uno scambio di battute se ne innamora, iniziando così una relazione turbolenta quanto sensuale e passionale.

L’avvocato non sa di questa relazione, l’unica a saperlo è la mamma di Matteo. In una veloce escalation di situazioni, incontri e scontri, i due protagonisti si affronteranno a viso aperto e senza esclusioni di colpi.

Edizioni MEA

 

Recensione: Quanto è difficile per un figlio fare coming out? Ammettere la propria omosessualità in una famiglia dove sa che il padre non lo potrà mai accettare, crearsi una fidanzata di copertura, vivere una relazione con un uomo molto più grande di lui in maniera clandestina. Questo è Matteo. Stanco di doversi nascondere, stanco di un padre estremista.

Quanto è complicato per un uomo di estrema destra trovarsi davanti un figlio gay? Uno che per credo ha sempre rifiutato e cercato di combattere gli omosessuali. Questo è Antonio. Sempre incazzato, non risparmia il linguaggio volgare e fermo nelle sue convinzioni.

E poi c’è Diego, carismatico, divertente. Uno che ha sempre lottato per la difese dei diritti, leale ed organizzatore del Pride.

La narrazione a quattro mani è tangibile: i capitoli dispari delineano il punto di vista di Antonio, a cura di Enrico Pentonieri, mentre la visione di Diego è presente nei pari, narrati da Carlo Kik Ditto. Due modi differenti di scrivere che si adattano ai personaggi come un vestito tagliato su misura. La penna di Enrico è infuriata, utilizza parole forti per rivolgersi ai gay perchè è inutile girarsi intorno, Antonio li odia proprio e sarebbe stato falso edulcorare i termini, rendendo appieno il disagio di un padre di estrema destra e per nulla tollerante. Carlo ha un modo frizzante e divertente di scrivere: è ironico, intelligente e sa di cosa sta parlando. Consono l’uso di qualche frase napoletana qua e là che rende veritieri i dialoghi.

Una storia attuale, un esempio di quello che accade intorno a noi. Uno stravolgimento del termine “tradizionale” riferito alla famiglia. Ci sono momenti in cui pare Antonio stia cedendo, vacilla, si mette in discussione, rendendo più umana una figura che ha tanto di negativo. Diego, il suo coming out sembra quasi uno spezzone del film In & Out,  ha un’immagine ben chiara di cosa significhi la famiglia e sebbene muoia dalla voglia di scagliarsi contro Antonio cerca di mantenere unito il filo che unisce padre e figlio. Potrebbe essere un dossier di vita, un racconto di esperienze vissute per quanta verità c’è in queste pagine. Un romanzo che dà forza a chi manca il coraggio di ammettere il proprio orientamento sessuale e che apre orizzonti più vasti a chi si ostina ad avere delle chiusure mentali, perchè l’amore è amore, sempre.

Carlo (Kik) Ditto

Nato a Potenza, classe’76, vive a Napoli. E’di origini turche. Nel 2016 autopubblica un diario sperimentale, autobiografico, irriverente, sgrammaticato sul coming out ed il bullismo dal titolo “La pecora rosa” ed è boom di vendite, diventando un piccolo caso in Campania. Questo attira l’attenzione della testata giornalistica SenzaLinea.it che gli affida la seguitissima rubrica a tema LGBT dal titolo “L’angolo della pecora rosa”, legata al successo del libro. Nel marzo 2018 pubblica con la youcanprint il secondo romanzo, intitolato “Crazy Bear Love” entrando nella top seven di Mondadori (mooks) Napoli al terzo posto, unico romanzo in Italia genere “bear”.
Ha posato nudo per il libro “Addosso” per la causa contro l’omofobia. Nel 2019 assumerà la qualifica di giornalista con iscrizione all’albo dei giornalisti campani.

Enrico Pentonieri

Nato a Napoli, classe 75, diploma scientifico, inizia da giovanissimo a interessarsi al mondo della scrittura, creando in terza media un giornalino scolastico dedicato al torneo di calcio della scuola. Lettore di classici ma sopratutto di fumetti, pubblica il suo primo racconto breve “Falce di Luna” nel 1995, all’interno di una raccolta di racconti di giovani esordienti e distribuita nel corso della manifestazione “Galassia Guttemberg”. Finito il Liceo si dedica alla musica, suonando le tastiere con alcuni gruppi napoletani nei principali locali di Napoli e provincia. Nel 2000 prende l’attestato di “Arrangiatore a “Siena Jazz”. E smette di suonare. Nel 2014 pubblica con Europa Edizioni “Una storia confusa”, primo romanzo lungo dove l’autore gioca con il tempo e i ricordi. Sempre nel 2014 diventa pubblicista, iscrivendosi all’Albo dell’Ordine dei giornalisti Campania e diventa direttore della testata giornalistica online “Senza Linea”.

INTERVISTA AD ENRICO PENTONIERI

 Come è nata l’idea del libro e di scriverlo a quattro mani?

L’idea è nata dopo aver letto un articolo sulle “Famiglie tradizionali”. Trovavo interessante creare due personaggi completamente agli antipodi con un filo conduttore inaspettato. La scelta di farlo a quattro mani è stata dettata dalla necessità di due tipi di pensiero e di scrittura diversa.

Il personaggio di Antonio è forte, spesso violento quando si esprime. Come hai fatto a calarti nella parte?

All’inizio è stato difficile, perchè l’ideologia di Antonio non mi appartiene, ma più andavo avanti a scrivere più il lato oscuro e rigido del personaggio prendeva vita propria. Alcune cose che ho scritto, dopo aver riletto, le ho ammorbidite, perchè, creando un personaggio del genere, mi sono reso conto che determinati atteggiamenti si possono portare all’estremo con facilità.

Spesso Antonio vacilla, ha dei dubbi ed altri in cui si mette in dubbio il suo ferreo credo, sembra quasi abbia trovato un capro espiatorio su cui versare la sua ira.

Antonio vacilla nel momento in cui il suo castello crolla sotto i suoi occhi, perchè vede il tempo speso a lottare per un’ideale  che tutto sommato ha un unico seguace, lui. Non torna mai indietro, semplicemente prova ad evolversi e a risollevare la sua identità.

A chi dedichi questo libro?

Più che dedicare, lo consiglierei a quelle persone che ancora oggi vedono nell’omosessualità un nemico da combattere, quelli che “Non ho niente contro di loro bastano che lo facciano a casa loro” e a quelli che sfilano per la “famiglia tradizionale” e una volta a casa picchiano la moglie o scappano dall’amante. Famiglia è il luogo dove potersi nascondere e ricaricare le batterie, non è un legame di sangue, ma l’unione di più persone che, insieme, possono fare cose incredibili, sorreggersi, confrontarsi, evolversi, crescere e aiutarsi.

INTERVISTA A CARLO KIK DITTO

Scrivere a quattro mani. Avevate un canovaccio o è stata una sorta di botta e risposta?
Inizialmente avevamo un canovaccio dove erano specificate una breve sinossi e le idee base dell’opera, poi, iniziando la stesura del libro abbiamo aggiunto le nostre idee “palleggiando” i capitoli in una sorta di “botta e risposta” come dici tu, utilizzando il nostro estro personale. Il canovaccio è stato l’input per creare tutta la storia e dargli le sfumature personali, io a Diego e Enrico Pentonieri ad Antonio.
Hai scritto di Diego. Quanto di lui c’è in te?
Si, parecchio dal punto di vista umano e creativo, ho aggiunto i miei modi di dire ed i miei tic, la differenza è che non mi considero un vero attivista LGBT anche se seguo il movimento gay qui a Napoli.
Un uomo solido, maturo ed esilarante. Come hai creato il suo personaggio?
Il carattere di Diego è il sunto del suo percorso di accettazione, di quello che ha vissuto. E’ diventato un uomo solido perché ha fatto tesoro delle sue esperienze, da questo ha aderito al movimento LGBT per dare una mano agli altri nelle sue stesse condizioni. Ed è un po’ come ho fatto io, con il mio primo libro, il diario sperimentale La Pecora Rosa ho buttato su carta le mie impressioni/emozioni che poi sono servite ad altri per capirsi. Diego, sono in parte io ma con modalità di azioni diverse. ll lato divertente, e mi riferisco a certe situazioni tragicomiche da me descritte, le ho inserite per smussare un po’ la serietà dell’argomento centrale del libro che sono la famiglia e l’amore per se stessi.
 Sei autore di altri libri di genere LGBT, che differenze ci sono tra questo romanzo e quelli precedentemente scritti?
Intanto con questo qui ho una vera casa editrice e un editore che mi segue, questo mi ha dato la possibilità di crescere come scrittore e lavorare con un vero team dal punto di viste creativo. La Pecora Rosa, è un libro sperimentale sul coming out e sui gay napoletani come li ho percepiti io frequentandoli, sgrammaticato, politicamente scorretto e con una buona dose di volgarità, difficilmente una casa editrice lo avrebbe pubblicato esattamente come volevo io, quindi me lo sono autoprodotto. Ma la mia scelta è risultata vincente, d’altronde se sono qui ora a parlare con te lo devo a lei…(alla pecora). Crazy Bear Love, il secondo libro che ho scritto, è tutto dedicato al mondo gay/bear, sull’amore, la coppia, ma molto settoriale, per un pubblico di lettori a cui piace diciamo “il genere” ed era un mio piccolo sogno realizzarlo. Se avessi voluto cavalcare l’onda del successo avrei dovuto creare La Pecora Rosa 2, come dopo mi fu consigliato, ma non mi interessava farlo. A destra dell’arcobaleno è un libro per tutti.
Il messaggio di “A destra dell’arcobaleno” è chiaro, a chi lo dedicheresti?
A tutti quelli che hanno il coraggio di essere se stessi, sempre.
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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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