martedì , 25 settembre 2018

Anche il sangue lgbt nella stretta di mano tra Trump e il Re Saudita

Nelle ore scorse, Donald Trump è stato in visita a Riad, in Arabia Saudita, accolto come una vera e propria star della politica internazionale.

In realtà, Donald Trump in Arabia Saudita ha firmato uno degli accordi commerciali più “interessanti” che siano mai stati conclusi: Riad acquisterà dagli USA armi e sistemi difesivi per 110 miliardi di dollari.

Donald Trump e il Re Saudita Salman, si sono anche impegnati a portare, nel corso dei prossimi dieci anni, a 350 miliardi di dollari la vendita di armi americane ai sauditi.

Vorremmo commentare questa notizia con il biasimo e la riprovazione misurata degli analisti politici che non si lasciano turbare da condizionamenti emotivi superflui e si limitano a constatare una sinistra e ripugnante connivenza tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, Paese che fa della guerra e della violenza sociale un connotato distintivo indelebile della propria storia e della propria politica.

Ma c’è anche altro che non può sfuggire a un militante Lgbt che creda davvero nella rivendicazione per i diritti umani di tutte e tutti, a prescindere da nazionalità, religioni e etnie di provenienza.

L’Arabia Saudita è uno dei paesi più ostili del mondo alle persone Lgbt.

Essere omosessuale o transessuale in Arabia Saudita significa essere esposto continuamente al pericolo di arresti, violenze, torture atroci e pena di morte. Per le leggi saudite, omosessuali e transessuali sono criminali e malati e qualsiasi riferimento mediatico o culturale alla vita delle persone Lgbt è severamente bandito.

Le pene per chi è omosessuale (o come tale viene percepito) vanno dalla reclusione alle fustigazioni in pubblica piazza fino alla lapidazione a morte. Stessa sorte per le persone transessuali poiché la legge (ignorante) dei sauditi non distingue tra identità e orientamento e assimila la transessualità all’omosessualità, perseguitando entrambe.

 

Ovviamente, non ci sono leggi che tutelino le persone Lgbt ed è vietata anche la presenza di associazioni o gruppi di incontro Lgbt. Perfino organizzare privatamente, nel proprio appartamento, un incontro tra gay è reato!

Ecco perché ogni qual volta che un leader di un Paese cosiddetto Occidentale stringe la mano e fa affari con il re Saudita (ma anche con i leader di tanti altri paesi arabi come l’Egitto, l’Iran, l’Afghanistan, gli Emirati Arabi e lo Yemen), in quella stretta di mano dobbiamo leggere anche la responsabilità di politici e governi che, pur di concludere business economici vantaggiosi e compiacere così le multinazionali che – di fatto – ne orientano i consensi, non si vergognano di “flirtare” politicamente con dei veri e propri criminali primitivi e senza scrupoli che continueranno indisturbati a massacrare e perseguitare la comunità lgbt che vive in quei luoghi.

Qualcuno risponderà che esistono ragioni di politica internazionale che vanno oltre i diritti Lgbt e oltre gli stessi diritti umani. Ecco, di queste ragioni credo che non dovremmo più ragionare. Dovremmo solo indignarci. Soprattutto noi che, nonostante tutto, viviamo nella parte più civile e progredita del pianeta.

 

 

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Biografia Claudio Finelli

Claudio Finelli
Claudio Finelli, (Napoli, 1973) docente di lettere. E’ Delegato Cultura di Arcigay e referente nazionale per la UilScuola nel Coordinamento Diritti. Collabora con il Nuovo Teatro Sanità di Napoli.

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