giovedì , 21 giugno 2018

Buddismo e omosessualità: la religione che non giudica

Capita che chi vive un clima di poca accettazione e stigma sociale cerchi, nella propria vita, un approdo diverso, anche a livello spirituale.
Forse è questo il motivo per cui un numero sempre crescente di omosessuali si avvicina al buddismo: in tutte le grandi città italiane, e ormai anche in provincia, non è difficile incontrare persone che hanno abbracciato questa religione che permea ogni ambito della vita.

Ma cosa dice il buddismo circa l’omosessualità?
In realtà esistono varie scuole e tradizioni che hanno trattato e trattano l’omosessualità in modo differente.
In generale, però, il buddismo non condanna mai espressamente l’omosessualità, bensì l’attaccamento alla sessualità che può portare l’uomo alla schiavitù.

Anche il Dalai Lama, massima carica spirituale buddista, ha assunto, nel corso degli anni, posizioni diverse sull’argomento, suscitando talvolta anche delle polemiche. Dalle sue numerose dichiarazioni sull’argomento possiamo però ricavare che, pur non potendo andare contro testi che condannano i comportamenti sessuali cattivi (sia per gli etero che per gli omosessuali), di per sé nell’omosessualità il Dalai Lama non trova nulla di sbagliato

Una contemporanea visione dell’omosessualità, offerta da un’istituzione buddista, è quella che il Reverendo Shoryo Tarabini ha rilasciato a Radio Palcoscenico, il 19 maggio.

“Cosa dice il buddismo sull’omosessualità? Questa domanda mi è stata spesso fatta da persone di ogni genere ed in varie fasi della vita.
Alcune nazioni affermano che nel loro territorio l’omosessualità non esiste: viaggiando, ho visto che non c’è alcuna cultura che ne sia estranea.
Può essere che non vogliamo vederla o accettarla o ammettere che esista. Ma essa è una realtà della vita: è presente nel mondo animale, in quello delle piante e, ovviamente, in quello degli uomini.

Il buddismo ci insegna a non scappare dalla realtà del mondo, ci insegna che esistono tanti tipi di persone. In realtà non condanna né promuove, anzi non dice nulla al riguardo, a differenza delle altre religioni.
Perché questo silenzio? Perché il buddismo insegna che l’omosessualità non è un problema: la scelta di amare chi si vuole è una scelta intima, un dono della propria vita.
La sessualità viene vista come il colore dei capelli o degli occhi, è solo una parte della nostra vita, non quella che ci definisce come persona: a definirci come persona è la qualità del nostro carattere o comportamento”.

Per capirne di più su chi, omosessuale, ha scelto di abbracciare il buddismo , abbiamo fatto qualche domanda a Luigi, ragazzo napoletano che, a settembre, si unirà civilmente con il suo compagno.

A quale scuola buddista appartieni e quale atteggiamento ha avuto la comunità buddista nell’accoglierti?

Il Buddismo che pratico è quello di Nichiren Daishonin che è considerato un grande riformatore del Buddismo medievale giapponese.
La sua dottrina si basa sul Sutra del Loto, predicato da Shakyamuni, e sugli insegnamenti dei filosofi T’ient-t’ai e Dengyo.
Questo Buddismo viene diffuso e tutelato dalla Soka Gakkai (che in Giapponese significa “società per la creazione di valore”) : istituto laico che ha come principale obiettivo la pace nel mondo possibile grazie agli insegnamenti del Buddismo del Daishonin che ambiscono, a loro volta, alla felicità di ogni singola persona. Nessuna esclusa.
Nel Buddismo di Nichiren non esiste il concetto di giudizio. Ogni essere vivente è un BUDDA e va rispettato in quante tale. Tutto il resto conta poco.

Accogliere una persona, non significa “accettarla dopo un’attenta verifica per capire se può diventare Buddista oppure no” ma significa sostenerla immediatamente nel suo percorso di rivoluzione umana.
Quindi è chiaro che è stata – ed è ancora – la cosa più spontanea per me condividere, con i miei compagni di fede, la mia VITA… e nella mia vita c’è anche la relazione con il mio compagno.

A settembre ti unirai civilmente con il tuo compagno. Anche lui è buddista?

Ebbene sì, a settembre mi sposo! Il mio compagno non è Buddista ma in casa nostra c’è il Gohozon (l’oggetto culto) ed essendo lui una persona molto sensibile (è un artista), ne è assolutamente affascinato ed io sono convinto che pian piano anche lui troverà il momento per iniziare a praticare.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin prevede solo due cerimonie: la cerimonia di consegna dei Gohonzon (l’oggetto culto) e la cerimonia di Gongyo: ovvero la recitazione di due capitoli del Sutra del Loto accompagnata dal Daimoku, ossia il mantra Nam Myoho Renge Kyo, che esprime la nostra devozione alla legge mistica di causa ed effetto che regola il mondo.
Quindi non esiste un rito matrimoniale Buddista, semplicemente dopo il rito civile, celebreremo la cerimonia di Gongyo. Ci saranno molti praticanti tra gli ospiti al matrimonio, ma tutti i presenti saranno invitati a partecipare alla cerimonia di Gongyo.

Una religione, una filosofia di vita che è di per sé estranea al concetto di giudizio e, di conseguenza, non ha mai, storicamente, prodotto stigma o persecuzione nei confronti degli omosessuali. Il buddismo abbraccia le differenze, aiuta a comprenderle e amarle. Adotta una visione molto moderna del mondo, eppure ha radici antichissime, a testimonianza che, nonostante le circostanze storiche non sempre propense, è sempre possibile scegliere di stare dalla parte della libertà.

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Biografia Gianluca Grimaldi

Gianluca Grimaldi
Classe '92,studente di Giurisprudenza e giornalista pubblicista,si occupa di cultura,diritti civili e politica.Ha scritto per varie testatee e siti web addentrandosi nella vita di provincia e nelle sue contraddzioni.

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