domenica , 23 settembre 2018

“CHE DIO ME LA MANDI BONA” DI VALENTINA LATTANZIO. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

 

  • Trama: Prendete un mixer. Immergeteci dentro un’ipocondriaca commessa di un sexy shop, la cui unica relazione sentimentale degna di nota che possa vantare da un anno è la convivenza coi suoi due adorati felini; una disastrosa e caotica precaria nel lavoro – nonché nella vita in generale – estimatrice di alcool e sigarette, e con una storia d’amore scandita da litigi furiosi e attacchi d’ira funesta; una tenerissima catechista-psicologa-insegnante di cucina per persone della terza età, con una passione sfrenata per la camomilla e le cinquantenni tenebrose; infine, una scalmanata latin lover con tanto di cresta bionda e occhioni blu oltremare, la battuta sempre pronta e una lacrimosa scia di cuori infranti dietro ai suoi passi. Caratteristica comune? Sono tutte irrimediabilmente, inguaribilmente e tragicomicamente attratte dal gentil sesso! Ora premete il bottone, e frullate energicamente il tutto. Fatto? E allora ecco pronto il vostro romanzo: la fusione di quattro forze della natura unite in un’amicizia che va al di sopra di ogni confine dove, fra tante risate e anche qualche lacrima, le nostre eroine troveranno inevitabilmente l’amore, o ci inciamperanno per sbaglio. Ma l’amore con la A maiuscola esiste davvero? E soprattutto, l’amicizia sarà veramente in grado di resistere sopra ogni cosa?  Milena Edizioni

 

 

 

  • Recensione: “A chi crede nel potere di un sorriso, ma soprattutto a chi non ci crede più, sperando di riuscire a fargli cambiare idea. E ovviamente a lei, regina incontrastata dei prati, della pizza e delle madri: Margherita”. Basta leggere questa dedica iniziale con il suo gioco di parole e già si capisce che l’avventura sarà brillante. Ammetto di essere fortemente prevenuta nei confronti di questi tipi di romanzi scritti da autrici italiane. Le inglesi e le americane vanno forte con il genere “leggero”, fanno ridere, appassionano, divertono, ma le italiane, ahimè sono un po’ carenti: le trovo poco spontanee e molto forzate, come se badassero più alla forma ed alla sintassi che alle vicende. Con “Dio me la mandi bona” mi sono ricreduta. Valentina Lattanzio è una ragazza che sa come si scrive, le vicende sono fresche, reali, nulla di particolarmente assurdo, più di un libro sembra un diario. Le storie sono quelle del quotidiano, le stesse che viviamo noi ed il fatto di appartenere ad una collana di letteratura LGBT è assolutamente marginale e l’omosessualità delle protagoniste è uno dei fili conduttori della storia. Ho trovato piacevole potermi identificare con ognuna delle protagoniste per un motivo o un avvenimento perchè loro sono ragazze normalissime, comuni ed in Chloe, Guendalina, Beatrice e Stella è facile riconoscere noi stesse o la nostra migliore amica.

 

 

  • Valentina Lattanzio , nata e residente a Roma, conserva l’accento del Friuli, regione che l’ha adottata da bambina. Con il cuore è a Napoli, suo paese d’origine. Lavora nel campo dell’abbigliamento, ma dopo anni di stretto contatto col pubblico sta pensando di aprirsi uno studio psicologico. O di farcisi ricoverare. Ama la kick boxing – anche se alla fine le prende sempre – e i gatti, perchè sono un po’ st***zi come lei. Si definisce una persona tragicomica, ma deve ancora capire se in lei prevale la parte tragica o quella comica. Nel dubbio, brinda. Con bollicine ghiacciate ed effervescenti, ovviamente.

 

 

INTERVISTA

 

1) Valentina, tu non nasci come scrittrice, nella vita fai tutt’altro, raccontaci come hai sviluppato l’idea del libro.  

 Nonostante lavori in tutt’altro campo, credo di aver sviluppato l’amore per la scrittura ancora prima di cominciare a leggere: avevo quattro o cinque anni quando cominciai a prendere dei quaderni e riempirli di scarabocchi fingendo di scriverci delle storie, dato che ancora non sapevo farlo. Fin dai miei primi temi, poi, ho sviluppato un tipo di scrittura ironico, stile che mi è sempre appartenuto, per quanto poi come lettrice mi orienti su tutt’altro, essendo appassionata prevalentemente di thriller. D’altronde, l’amore e la paura sono due sentimenti opposti ma similari, che suscitano lo stesso tipo di adrenalina, e chi scrive dell’uno deve essere un forte lettore dell’altro.

 

2) Come mai proprio un romanzo LGBT? 

L’idea di un romanzo Lgbt nasce dalla voglia di donare una ventata d’aria fresca soprattutto per quanto riguarda la letteratura gay al femminile: spesso infatti questo genere viene affrontato con una punta di malinconia, mentre io volevo restituire un aspetto più scanzonato e meno drammatico a tutte le donne che amano persone del proprio stesso sesso. C’è chi ha criticato questa scelta, ritenendola surrealistica, ma per fortuna la maggior parte dei lettori hanno apprezzato il romanzo e moltissime lettrici si sono rispecchiate nelle mie protagoniste, sognando ed emozionandosi insieme a loro.

 

3) Le protagoniste hanno alcune cose in comune con te (il Friuli,i gatti…). Quanto c’è di autobiografico nella storia? 

Sicuramente ho deciso di scrivere di ciò che conoscevo, per rendere più realistica trama e ambientazioni. Di autobiografico in realtà c’è poco, ma ho “prestato” alcune vicissitudini che mi sono accadute nella realtà alle protagoniste. Un esempio fra tanti, il terribile sciopero in metro in cui si trova coinvolta Chloe: a differenza sua, però, io non ho avuto nessuna affascinante Bodyguard spuntata fuori dalla folla a salvarmi.

 

4) Dalla storia emerge che il tradimento di un’amica è più doloroso di quello da parte del partner. Anche tu hai amiche fantastiche come Chloe, la protagonista principale?  

Ritengo di avere delle buone amicizie, con cui divertirmi ma anche confrontarmi in caso di bisogno. Fortunatamente, a differenza di ciò che accade nel romanzo, abbiamo tutte gusti diversi e non abbiamo mai litigato per la stessa persona!

 

5) Sei legata maggiormente ad un personaggio in particolare? 

Ho un debole per Chloe, lo ammetto. Genuina, sognatrice, altruista, pasticciona. Però voglio bene anche a tutte le altre, perché nonostante i malanni che combinano di tanto in tanto, la purezza del loro buon cuore le contraddistingue. L’amore per i propri personaggi è quasi come quello per un figlio: incondizionato, sincero, spassionato. Vorresti sempre il meglio per loro, ma devi permettergli di percorrere il proprio cammino e anche di sbagliare, limitandosi semmai a indicargli la via, lasciando poi che la intraprendano da soli.

 

6) Che consiglio daresti ad ognuna delle quattro ragazze? 

A Chloe direi di stare un po’ meno in ansia e intensificare le sue sessioni di training autogeno contro i suoi innumerevoli attacchi di panico. A Guenda e Bea suggerirei di scambiarsi le loro bevande preferite ogni tanto: una vive di alcool, l’altra di camomilla. Sarebbe divertente vedere ogni tanto la ponderata Beatrice completamente sbronza di tequila e l’irrefrenabile Guenda assuefatta di tisane. Per quanto riguarda Stella, l’affascinante rubacuori del gruppo, ci rinuncio in partenza: tanto non ti ascolta comunque…

 

7) Stai lavorando a qualche altra storia? 

Ho appena terminato il mio secondo romanzo, con il quale sto partecipando a un torneo letterario. Per il regolamento del Torneo non posso dare altre anticipazioni, se non che ci sarà sicuramente molto da ridere anche con gli scalmanati protagonisti di questo romanzo!

 

A questo punto, in bocca al lupo Valentina!

 

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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