sabato , 26 maggio 2018

Cover Green e la musica da…guardare.

L’errore più comune che si può fare in ambito musicale è pensare al vinile, al disco, o alla cassetta, come a dei meri e semplici supporti su cui è incisa della musica. Se così fosse, allora, saremmo tutti concordi al prepotente avvento della digitalizzazione, agli mp3 e al concetto di “musica liquida”. La musica, però, non è solo questo, bensì è molto di più. Alle spalle di quelle che sono le storie espresse tramite le note c’è un’altra componente fondamentale, che è la copertina. La copertina è l’incipit, la presentazione, la prima tra le note che andiamo ad ascoltare, e come tale ha un ruolo fondamentale in quello che è il processo compositivo. Giusto per rendere l’idea, riuscireste ad immaginare uno “Strange Days” dei Doors senza gli artisti circensi che primeggiano per la strada di Manhattan, o un “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd senza l’effetto della luce che attraversa il prisma? O ancora…per quanto non copertina…chi non associa “The Wall” alla “marcia dei martelli”? E’ un iconografia che resterà immortale. E di questo abbiamo parlato nel primo giorno della fiera del disco di napoli – Disco Days con degli esponenti della Associazione “Cover Green”. Insieme alla collega/amica Luciana ecco cosa ci siamo raccontati:

  1. Quali sono le attività di Cover Green? Le attività di Cover Green, oltre alla mostra centrale, hanno la finalità di valorizzare la nostra città, il rapporto con gli studenti che si avvicinano all’arte, il rapporto con altre associazioni….facciamo quindi mostre e non solo. Siamo soliti andare in locali ad esporre, ma anche diffondere sia la musica, che la storia di determinate copertine; suoniamo con altri amici, presentiamo libri di autori legati alla musica e non solo. Ecco quindi che si evince la “mission” di quest’associazione; partire dalle copertine ed andare oltre a 360°; non chiuderci solo in quella che è una copertina o quello che è un periodo che potrebbe esservi circoscritto ecco. 
  2. Questa passione come nasce? Prima di risponderti, va detto che noi siamo quattro amici di vecchia data, che già nel ’73 si riunivano per andare a vedere concerti insieme; nacque poi l’intenzione proprio di fare mostre di copertine. Il ragazzo che oggi è assente, in qualità di grafico di professione, ci hai aiutato proprio a scegliere i vari allestimenti ogni volta. E’ un gruppo che nasce da una passione vecchia; quattro amici che poi hanno trovato nell’”idea della mostra” il piacere del gruppo ecco. Il contorno era bellissimo; il parlare con le persone, andare in giro per altre città e magari qualcuno che ti riconosceva per quello che facevi. Bellissimo.
  3. Con quale criterio avete scelto le copertine? Le copertine degli anni della grande musica, quelle degli anni ’60-’70, son scelte in base al loro valore artistico; per le immagini, di cui ce ne sono alcune veramente stupende. Alcuni disegnatori di queste copertine ormai sono riconosciuti come veri e propri maestri del disegno. Noi poi in base al filo conduttore di quelle che sono le esposizioni scegliamo quali inserire; tipo oggi abbiamo esposto una cinquantina di copertine del ’68 in quanto oggi ricorre il cinquantesimo anniversario. Ce ne sono di importanti, benché siamo agli albori della copertina illustrata (nata nel 67 con Sgt. Pepper’s dei Beatles) mentre nel 68 c’è l’esplosione del valore di narrazione che contiene la copertina. Ed è così, in base a questo criterio, che abbiamo scelto.
  4. Secondo voi il disco cardine di questo periodo quale può essere? Gli anni 60 s’è detto Sgt. Pepper’s che è il fulcro di un movimento della cultura Pop dell’epoca. I Beatles infatti inserirono in copertina una serie di personaggi chiave di quel momento. Se andiamo verso poi la musica progressive, dove i disegnatori si sono sbizzarriti, tra mondi fiabeschi e fantastici raccontati dagli artisti, sicuramente “The court of the Crimson King”; e credo sia una cosa condivisa ecco. C’è comunque da aggiungere un qualcosa di antecedente per chiarezza ecco; si può menzionare anche “Pet Sound” dei Beach Boys…più che come copertina, intendendola proprio come disco. E’ stato ciò che poi ha dato il “La” ai Beatles in quanto Paul McCartney, sentito questo album, capì che dovevano cambiare per essere migliori degli altri.
  5. Una domanda un po’ cattiva ecco; non proprio attinente alle copertine. Cosa è stato tramandato, di quelle opere musicali, ai ragazzi di oggi; cos’hanno recepito? Beh la musica di oggi, è figlia dei tempi di oggi; quindi un paragone non è possibile farlo…credo che tra Marco Carta e Freddie Mercury qualche differenza ci sia, anche perché i talent hanno stravolto a mio avviso il concetto di “arte” trasformandolo in “prodotto”. Detto ciò non sarei, però, duro nel giudicare un rapper perché rischieremmo di essere condizionati dagli anni che abbiamo; anche noi quando ascoltavamo la nostra musica, eravamo poco compresi dagli stessi nostri genitori. Poi c’è chi difficilmente riesce a parlare di musica quando sono i DJ a fare la musica anche a grandi artisti come Madonna. Non ci sono più gli autori; bene o male la musica che ascoltavamo noi ha un legame con la musica classica, mentre oggi la musica non ha riferimenti. Se pensi al concetto di “musica liquida”…alla fine non resta niente.

Ecco, allora il contatt0 di questa magnifica associazione, per chi volesse mantenersi informato. Hanno una Pagina Facebook Ufficiale da poter seguire, costantemente aggiornata. Riguardo a noi, cari amici, ci risentiamo presto per le nuove scoperte musicali fatte al Disco Days in questi giorni.

 

 

 

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Biografia Giuseppe Improta

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