martedì , 23 Luglio 2019

E’ l’amore che crea una famiglia

Oggi raccolgo le parole di Salvatore, un ragazzo siciliano, trapiantato a nord. Lui è un mio lettore e per caso sono venuto a conoscenza della sua travagliata storia familiare.

Salvatore è gay ed ha due padri gay, non ha quasi mai avuto accanto il padre biologico e dopo aver chiuso una turbolenta relazione fatta di violenze ha dovuto lasciare la Sicilia per trovare un ambiente tranquillo in cui vivere.

L’ intervista che andrete a leggere è l’esempio lampante e chiaro che se solo vogliamo le cose negative della nostra vita si posso cambiare e che la famiglia “arcobaleno o meno” si regge solo sull’amore puro e sincero, non servono vincoli biologici e nemmeno obblighi legali.

In questa storia di rivalsa e rinascita tutti si sono scelti come familiari consapevolmente spinti da una forza superiore che è l’amore.

Ma andiamo con ordine.

La tua storia è molto particolare, partiamo dal primo evento importante, perché hai lasciato la Sicilia?

Ho lasciato la Sicilia a marzo 2018 per iniziare una nuova vita con un cambiamento radicale e definitivo. Lasciai la mia terra non per la mia volontà, ma a causa di forze maggiori. La causa principale fu il mio ex che non accettò mai il fatto che io l’abbia lasciato, iniziando così una guerra contro di me e contro tutti quelli che mi stavano vicino. Infatti fece terra bruciata intorno a me, mettendo in giro foto mie intime, che avevamo fatto per “gioco” insieme, cercando tutti i miei amici e provando a metterli contro di me, perseguitandomi, disse ai miei parenti che ero omosessuale e loro sapendo ciò mi voltarono le spalle. Arrivai al punto che ero talmente esasperato da questa situazione che pensai anche al suicidio, ma grazie agli amici che mi sono stati sempre accanto e all’aiuto di colui che oggi chiamo papà, ho avuto il coraggio di rialzarmi.

Con chi abitavi in Sicilia e che rapporti avevi con i tuoi parenti?

In Sicilia vivevo con mia madre, i miei sono separati ormai da moltissimi anni, con lei ho un ottimo rapporto, anche di complicità, accetta la mia omosessualità fin da subito e mi ha sempre aiutato e difeso contro questa società, per lei la cosa più importante che io sia felice e viva la mia vita come meglio creda. Con i miei parenti, invece, non ho mai avuto chissà quale tipo di rapporto, solo con mia nonna materna ho un legame più stretto.

 Le violenze del tuo ex perché non le hai denunciate?

Quando stavamo insieme ero così infatuato che non me ne accorsi di come questa persona mi facesse del male nei modi in cui mi trattava, sempre a sgridarmi, a volte romantico, a volte rude e scontroso nei miei confronti, una persona bipolare. Ma quando iniziai a capire che non era persona per me, io allora decisi di lasciarlo e lui come ho detto mi ha combinato l’inferno. Quando riuscii ad andare via dalla Sicilia lui continuò, allora a quel punto ero arrivato al limite e decisi di denunciarlo, dopo un episodio in particolare: circa due settimane dopo che io avevo lasciato la Sicilia lui non mi vide più, ciò lo fece diventare una belva e una sera vide mia madre in un distributore di benzina, con un tono violento provò a farsi dire dov’ero andando, ma mia madre non cedette e allora lì si scatenò la sua ira e le alzò le mani. Allora insieme a mia madre abbiamo deciso di denunciarlo. Devo dire che sono stato aiutato molto dalle forze dell’ordine e tutt’ora se ne avessi di bisogno ho la loro protezione e il loro sostegno.

Rapporti con tua madre ora? Non sentite la necessità con i tuoi padri di legalizzare il vostro rapporto?

Il mio rapporto con mia madre ora non è mutato, anzi è forte e più solido di prima, mi manca, ma qui ora sono felice, sto iniziando a costruire il mio futuro e ho trovato delle persone che mi vogliono davvero bene. I miei padri, che erano amici di famiglia, che mia madre conosceva, mi hanno accolto, mi hanno insegnato molte cose, mi hanno fatto scoprire i veri valori di famiglia. Per ora non ne sentiamo il bisogno di legalizzare questo rapporto, per ora simbolico, anche se, credimi è come se fosse legalizzato, mi trattano come se fossi davvero loro figlio.

Cosa vorresti dire dopo la tua esperienza a chi non riconosce come famiglia quella “non tradizionale”?

 A coloro che non riconoscono come famiglia non tradizionale vorrei dire che famiglia può essere un qualsiasi tipo di gruppo di persone. Ad esempio anche un gruppo di amici molto affiatati possono essere famiglia, perché credo che famiglia non è con chi hai un legame di sangue, ma famiglia è con chi trovi la felicità  e non deve esserci per forza un legame di sangue o di parentela. Io con i miei padri ci reputiamo una famiglia, perché ci sosteniamo l’uno con l’altro, siamo felici e condividere momenti insieme: viaggi, cene, serate sul divano a guardare un film, tutte quelle cose che fanno le famiglie, che purtroppo non ho mai vissuto con i miei genitori naturali.

Come ti vedi tra 10 anni?

 Fra 10 anni, da ragazzino di 21 anni me lo immagino così, il mio futuro:  avere un lavoro, un compagno da amare e che mi ama, la mia famiglia arcobaleno, mia madre, sempre al mio fianco.

 Desiderio per il nuovo anno?

 Vorrei stabilità  e serenità.

La famiglia è fatta anche di piccole sfumature, rapporti nati per caso e diventati inossidabili. Non esiste solo padre/madre, bianco/nero ma mille  sfumature e colori.

E’ L’AMORE CHE CREA LA FAMIGLIA

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto
Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno",Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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