giovedì , 14 dicembre 2017

Il Napoli sbatte contro il muro di gomma bianconero, Pipita si vendica ancora.

Doveva arrivare ed è arrivata: la prima sconfitta in campionato, dopo una lunghissima imbattibilità che comprendeva anche lo scorso campionato. Purtroppo per gli azzurri la prima delusione dell’anno calcistico capita in una serata e contro un avversario particolari,  la Juve dell’ex sempre troppo avvelenato Higuain, proprio lui, dato per assente e poi decisivo in campo.  In realtà qualche segnale di stanchezza i ragazzi di Sarri lo avevano dato e così, al cospetto di un avversario forte e capace di giocare in undici davanti alla propria porta (senza tuttavia concedere granchè ai partenopei) è bastato un gol in avvio di partita per cadere al San Paolo dopo nove mesi.

La pretattica bianconera (Higuain si, Higuain no, Alex Sandro o Asamoah, ecc.) non scombussola i piani di Sarri: il Napoli gioca sempre alla stessa maniera e soprattutto quasi sempre con gli stessi. L’assenza di alternative tattiche si fa sentire in certi frangenti in cui le gambe girano poco e i moschettieri azzurri tirano, per necessità, il fiato. Eh già perchè ieri sera sono risultati non pervenuti Mertens (immobile e statico tra i giganti bianconeri) e Callejon, spettro che non ha mai spaventato il solido Asamoah. Discorso a parte merita Marek Hamsik: idolo indiscusso del popolo napoletano ma oggi, e da qualche mese, un giocatore che pare attraversare una fase calante speriamo reversibile. Alla Juve, come detto, basta un contropiede, Mario Rui (bravo ma ancora lontano anni luce dal rimpianto Ghoulam) non recupera e Koulibaly è in ritardo: Higuain batte Reina che poco prima aveva salvato sullo stesso Pipita in una occasione analoga. Fatto il gol la Juve si chiude, copre tutti gli spazi ma non disdegna pressing e ripartenze: gli azzurri, schiavi di uno schema mentale ben preciso fanno le solite cose ma senza precisione e, soprattutto, con pochissima brillantezza. Il più perisoloso è Insigne che, però, appare psicofisicamente stanchissimo e le sue conclusioni sono sempre respinte da Buffon con una certa semplicità. La sensazione è di quelle negative, c’è sentore che solo una casualità possa permettere agli azzurri (ieri in grigio) di bucare il complesso sistema difensivo dei bianconeri-gialli.

Nella ripresa, per i primi venti minuti, i padroni di casa mettono in campo tutto quello che hanno per il massimo sforzo offensivo ma riescono a partorire solo due conclusioni (fuori) di Insigne e Callejon. La Juve non si scompone e sfiora il raddoppio nell’unica occasione in cui vanno avanti: Reina è prodigioso su Matuidi completamente perso da Hysaj. Proprio la posizione dell’albanese, giocatore bravo e diligente, pare uno di quelli migliorabili con qualche acquisto, anche perchè, una volta che Mario Rui paga dazio (ancora?) ad una forma fisica approssimativa, entra Maggio, non il massimo se vuoi recuperare. Si vedono in campo anche Zielinski e il vaporoso Ounas. Ma ci vuol ben altro. La gara termina con la vittoria dei bianconeri che si portano a -1 dal Napoli che ora rischia di essere scavalcato dall’Inter, di scena contro il Chievo Verona.

Non è il caso di allarmarsi più di tanto ma la stitichezza offensiva momentanea del Napoli (solo 10 gol nelle ultime 8 gare al cospetto dei 25 realizzati nelle prime 7) è stata nascosta da una fase difensiva che, al netto di qualche sporadico errore, funziona bene. Il campionato è lungo e anche le altre potranno attraversare qualche periodo di crisi momentanee, l’importante è restare lì in vetta e non farsi scappare l’occasione di fornire a Sarri qualche alternativa di qualità a Gennaio.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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