venerdì , 17 agosto 2018

La Lazio dura mezz’ora, trionfo azzurro dedicato a Ghoulam

E’ stata una settimana molto difficile per il Napoli: le notizie sulle condizioni fisiche di diversi calciatori azzurri avevano tenuto in ansia Sarri e tutti i tifosi: prima l’infortunio di Mertens, poi gli acciacchi per Hysaj e Albiol, a seguire il nuovo infortunio per Ghoulam e  infine, giusto per non farsi mancare nulla, lo stop di Chiriches. All’orizzonte la Lazio, avversaria forte e dalle grandi capacità offensive, una squadra reduce da due sconfitte consecutive e quindi a caccia del riscatto. Alla fine Albiol resta ai box e, vista l’indisponibilità dell’ultim’ora del rumeno, tocca rispolverare Lorenzo Tonelli, assente dai campi di gioco dal Gennaio del 2017.  All’ingresso in campo tutti i giocatori azzurri indossano la maglia con il numero 31 in onore dello sfortunatissimo Faouzi Ghoulam, vittima della rottura della rotula a un passo dal rientro. Per rendere ancora piu’ emozionante la gara, il Napoli pensa bene di prendere gol (ancora!!!!) dopo due minuti: segna, come all’andata, De Vrji. Purtroppo per i ragazzi di Inzaghi non sarà l’unica analogia con la gara di andata: perché se è vero, come è vero, che nel primo tempo la Lazio tiene benissimo il campo, mettendo in grossa difficoltà il Napoli (seppur senza mai impensierire seriamente Reina), va anche detto che gli azzurri vanno vicini al pareggio un paio di volte soprattutto con Insigne. E’ una gara tosta, la lazio la mette sul piano anche della fisicità e non c’è gara per gli azzurri: il solo Allan riesce a far fronte alla forza fisica dei laziali, con Banti che permette qualunque  cosa soprattutto a Leiva e a Milinkovic per il quale manca un rosso: Sarri protesta e va fuori. Allo scadere del tempo il gol del pari: Jorginho pesca Callejon che fugge alle spalle della difesa, stop da mostrare nelle scuole calcio e palla nel sacco.

Se lo stop dello spagnolo è da mostrare nelle scuole, il secondo tempo del Napoli è manifesto del calcio: ritmo, intensità, palla sempre a terra e massimo due tocchi; si inizia subito e lo sfortunato Lorenzo Insigne sfiora due volte il gol, la pressione azzurra è spaventosa, la Lazio non supera mai la metà campo e si difende davanti alla propria area di rigore, il gol è nell’aria e arriva grazia ad una autorete di Wallace che mette alle spalle di Strakosha un bel cross di Callejon. Nemmeno il tempo di battere e arriva il terzo gol: tiro di Mario Rui  deviato da Zielinski (subentrato all’acciaccato Marek Hamsik all’intervallo) e sfera che si accomoda in rete. Lazio groggy e Napoli padrone assoluto del campo. A nulla servono i cambi di Inzaghi, nella ripresa la Lazio non esiste e il Napoli imperversa. Salgono le prestazioni di Jorginho e Hjsay, Zielinski spacca la gara mortificando la metà campo laziale, Allan pressa, ringhia e ruba palla a chiunque, la difesa tiene con Tonelli che gioca semplice e merita applausi sinceri. Cosa manca? Il gol del folletto belga: l’azione del quarto gol azzurro è di una bellezza che è difficile anche da commentare: sulla linea dell’out escono palla al piede Zielinski e Jorginho, dal brasiliano al polacco con un colpo sotto è un attimo, Zielinski arriva al limite, aspetta vede Mertens e lo serve con un tocco perfetto che il belga trasforma in apoteosi con una carezza di esterno che, a chi scrive, ha ricordato prodezze degne di un grandissimo del passato come Antonio Careca. Quattro a uno, come all’andata, e i biancocelesti devono ringraziare il proprio portiere se il passivo non è ancora piu’ mortificante.

Continua dunque il testa a testa: la Juve passa infatti a Firenze giocando malissimo, ringraziando (ancora) il var e il palo, oltre ad una papera di Sportiello su una innocua punizione di Bernardeschi. Un applauso enorme al Napoli, un passo importante e un segnale di maturità in una giornata difficile contro un avversario pericoloso. Fino alla fine cuore e anima, è la promessa di Sarri…e noi ci crediamo.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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