sabato , 25 novembre 2017

Napoli stanco, Chievo catenacciaro, noia e nessun gol al Bentegodi

Al culmine della più difficile settimana per il Napoli, caratterizzata dalla sconfitta contro il City e dal grave infortunio a Ghoulam, gli azzurri si presentano al Bentegodi al cospetto del Chievo in una Domenica dai chiari segni autunno-invernali che è presagio di una gara brutta e noiosa. Esordio tra i pali per il napoletano Sepe, visti i problemi alla schiena di Reina,  ed esordio dal primo minuto per Mario Rui, Zielinski con Jorginho e Hamsik e tridente dei piccolini per provare a prendere i tre punti anche in terra veneta. L’andamento della gara è subito chiaro a tutti: possesso palla infinito dei partenopei e clivensi tutti indietro per un catenaccio d’altri tempi che porta subito i suoi frutti. La manovra azzurra è lentissima, per stanchezza, forse,  ma anche per l’imprecisione dei calciatori che non riescono a concretizzare la grossa mole di gioco creata. Jorginho, fresco di convocazione “politica” in nazionale, prova a cucire il gioco, Hamsik gioca moltissimi palloni ma con scadente qualità e Zielinski si limita al compitino. In avanti il solo Insigne, comunque poco preciso e sovente in off side, prova a dare la scossa. Dall’altra parte il Chievo non ci pensa nemmeno ad avvicinarsi alla porta difesa dal comunque bravo Sepe. Le emozioni, si fa per dire, si contano sulle dita di una mano: un tiro a giro di Insigne viene deviato da Sorrentino, mentre l’unica volta che gli azzurri riescono a prendere in velocità la difesa di casa, è Callejon a sprecare dalla sua mattonella preferita con un diagonale lento e impreciso. La stanchezza degli uomini di Sarri, ingigantita dalle energie spese in Champions, è lampante. Il primo tempo termina a reti bianche, e non potrebbe essere diversamente.

La ripresa è la normale continuazione del primo tempo: la sensazione è che solo una giocata individuale o una palla inattiva possa sbloccare la gara. Ma, in realtà, non accade assolutamente nulla. La girandola dei cambi non aggiunge niente alla gara che si trascina noiosissima: un tentativo da 70 metri di Radovanovic testa la reattività di Sepe che ha il merito di non addormentarsi visto il pomeriggio di assoluta inattività. Mario Rui cala vistosamente ed entra Maggio, la panchina azzurra sforna anche Allan (per Zielinski) e Ounas, forse troppo tardi, per l’ectoplasma di Callejon. L’unica, vera, emozione è un altro tiro a giro di Insigne parato da Sorrentino: per il resto il susseguirsi di inutili calci d’angolo allunga l’agonia di una gara bruttissima che termina dopo cinque minuti di recupero con due tentativi da distanza siderale di Albiol e Hamsik senza alcun esito.

Un punto, quindi, che permette agli azzurri di restare in testa alla classifica, con un solo punto di vantaggio sulla Juve vittoriosa, non senza fatica, contro il derelitto Benevento e due sull’Inter fermato in casa dal Torino. Ora la sosta per le nazionali: al ritorno gli azzurri saranno attesi da un ennesimo tour de force con il Milan di scena al San Paolo e, subito dopo, match decisivo in casa contro lo Shaktar per tener vive le residue speranze di passaggio del turno in Champions.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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