sabato , 23 giugno 2018
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Patologia del sarrismo, tra papponisti e clamorosi errori

I campionati si decidono a Marzo, quante volte lo abbiamo sentito dire? Partendo dall’ovvio presupposto che ci auguriamo che il torneo non sia già, di fatto, deciso, una serie di considerazioni vanno fatte sul perché il Napoli, proprio nel momento del campionato universalmente riconosciuto come decisivo, pare aver smarrito la maggior parte delle proprie virtu’.

Chi scrive è convinto che non esista un modo di giocare migliore dell’altro, ma non è detto che fare sempre la stessa cosa, seppur benissimo e con risultanti quasi sempre ottimi, funzioni sempre. Questo è quello che definirei la “patologia del sarrismo”: da qualche gara gli azzurri, infatti, appaiono schiavi del proprio modo di giocare, non esistono deroghe se non dettate dalla disperazione. A Milano contro l’Inter le prime avvisaglie, con il Genoa un ulteriore prova, ieri la conferma assoluta. Alzi la mano chi non sapeva che all’ora di gioco esatta Milik avrebbe sostituito Jorginho! L’ingresso di Diawara, a pari raggiunto, mostra tutti i limiti dell’allenatore azzurro che ha preferito rifugiarsi nelle sue certezze invece di provare il tutto per tutto per vincere. Mister Maurizio è il migliore in assoluto fino a un minuto dall’inizio della gara, uno dei peggiori quando c’è da vincere le gare cercando alternative tattiche e tecniche. Entrano a questo punto in gara i papponisti, quelli del “Preside’ caccia ‘e sord”: ma siamo sicuri che De Laurentiis sia proprio felice di vedere i propri investimenti marcire in panchina? Rog, Diawara, Mario Rui fino all’infortunio di Ghoulam, Chiriches e Tonelli hanno scaldato, e scaldano, la panchina per mesi, senza alcuna speranza di vedere il terreno di gioco. E non fa niente se Mertens è l’ombra di se stesso e da settimane non dribbla nemmeno l’erba del san Paolo, se Insigne litiga con le porte avversarie togliendo, di fatto, tanti punti ai suoi, se anche Koulibaly appare appannato e stanco: lo schema è quello e non si cambia, anche quando Milik ha dimostrato che può essere davvero un’arma in piu’ e non una alternativa da tirar fuori  nei momenti in cui tutto sembra perduto.

Non sappiamo se lo scudetto sia perduto: certo che i 5 punti conquistati nelle ultime 4 gare, con soli 4 gol realizzati, sono molto piu’ di un campanello di allarme. Sarri è bravissimo e la squadra tornerà a correre, sperando che non sia troppo tardi. Ma capisca, il nostro Maurizio, che un passo avanti in mentalità deve farlo per prima lui, allargando le sue scelte e le sue vedute. Se qualcuno oggi è appannato, che si peschi in panchina, le alternative, non eccelse ma comunque degne e affamate, ci sono. Che non rimanga nulla di intentato, lo meritano soprattutto i tifosi. E poi che i programmi per il futuro siano chiari, parlare di obiettivo 87 punti ha riportato alla mente insopportabili conferenze di mazzarriana memoria, rinunciare a tutte le coppe facendosi eliminare senza gloria potrebbe rivelarsi un autogol clamoroso.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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