giovedì , 21 giugno 2018

Piante ad azione cicatrizzante, dall’aloe alla borragine

Storicamente le prime piante ad essere utilizzate dall’uomo sono proprio quelle ad azione cicatrizzante.

L’Aloe può essere considerata la pianta più utilizzata nel corso della storia di tutta l’umanità. Il primo reperto storico che ne parla è una tavola sumera del 2100 A.C.. L’aloe fu utilizzata anche durante tutto il periodo ellenico e romano per il suo spiccato potere cicatrizzante. Si narra che Alessandro Magno conquistò un’intera isola dell’Oceano Indiano solo per approvvigionarsene in grosse quantità e per portarsela nelle sue battaglie. Le proprietà cicatrizzanti dell’Aloe sono dovute ad un gel contenuto nella sua foglia. Si tratta di una mucillagine ricca di polisaccaridi, soprattutto di glucomannano, che una volta applicato sulle ferite attiva il fattore di crescita dei fibroblasti stimolandone l’attività e la proliferazione. Al tempo stesso il gel migliora la produzione e la secrezione di collagene con un aumento dei collegamenti trasversali nella ferita e un’accelerazione complessiva della guarigione.

Oltre all’Aloe Alessandro Magno decantava le virtù della Borragine, con la sua radice polverizzata venivano allestiti dei cataplasmi da applicare direttamente sulle ferite. Da studi recenti si è scoperto che la vera responsabile dell’azione cicatrizzante è l’allantoina, una piccola molecola che svolge attività dermoriparativa, idratnte, cheratoplastica, cheratolitica e antiossidante. Oggi l’allantoina è un complemento presente in quasi tutte le creme cosmetiche, ma pochi sanno che si tratta in realtà di un metabolita naturale presente in un’ampia varietà di organismi.

Un rimedio casalingo per curare piccoli tagli e ferite e lo si può ottenere anche con le foglie carnose del Sedum Telephium, detta anche L’erba della Madonna. Si tratta di una pianta grassa molto comune nei nostri giardini, ottima come specie ornamentale anche da vaso. Togliendo la cuticola inferiore alla foglia e applicando la stessa sulla ferita , si favorisce la formazione del tessuto sottostante. Ciò è il risultato di una sinergia tra i componenti presenti nel parenchima della foglia (flavonoidi e polisaccaridi) che svolgono sulla ferita azione batteriostatica, antinfiammatoria , antiossidante, e riepitelizzante. Il periodo migliore per raccogliere le foglie è tra luglio e agosto. Una volta lavate esse vanno poste in un contenitore ermetico all’interno del congelatore. Il successivo scongelamento oltre a facilitare la rimozione della pellicola dalla pagina inferiore, provoca la rottura delle cellule del parenchima, determinando la fuoriuscita dei principi attivi direttamente sulla parte da trattare.

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Biografia Giuseppina Nesta

Giuseppina Nesta
Farmacista, esperta in piante medicinali, fitoterapia, cultrice di omeopatia, specializzata in Scienze della Nutrizione, Nutrigenetica, Farmacista Vegano, Pman Cosmetico.Entusiasta della professione che cerca di difendere e coltivare, vivendo la farmacia in tutti i suoi aspetti.

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