lunedì , 15 ottobre 2018

“Quo vadis Cuba?” – intervista a Francesco Schettino

Cuba rappresenta, chiaramente, un unicum nella fase attuale del modo di produzione capitalistico, tenendo conto, anche, della crisi economica più violenta degli ultimi 70 anni. Docenti universitari provenienti dall’Italia e dall’America latina, forniscono un quadro delineato e coinciso in merito la situazione socio-economica e giuridica del paese.

 

Il libro “Quo vadis Cuba?” è un testo multidisciplinare che raccoglie gli interventi di quei docenti ed esperti di diversi aspetti dell’isola del Caribe che, nel marzo del 2017, hanno partecipato a un convegno specifico su Cuba tenutosi nel dipartimento di giurisprudenza dell’Università della Campania L. Vanvitelli. Gli articoli inclusi abbracciano differenti punti di vista, escludendo categoricamente un approccio ideologico o monolitico. L’analisi storica del processo rivoluzionario che ha portato già alla fine degli anni cinquanta la liberazione dell’isola, così come quella dei più recenti movimenti adattivi del modello socio economico, è affrontata con una chiave di lettura scientifica e oggettiva. Altrettanto è avvenuto per uno degli aspetti più controversi della storia cubana, come l’imposizione unilaterale del bloqueo da parte del governo Usa che ha condizionato nei decenni pesantemente la vita di milioni di cubani, minando talmente in profondità le basi del rapporto tra i due paesi, che neanche il recente viaggio di Barack Obama è stato utile a trovare una soluzione. Il libro affronta dunque temi che attraversano tutta la storia cubana recente, estraendone caratteri variopinti, facendo inoltre emergere contraddizioni e problematiche che inevitabilmente hanno condizionato il cammino dell’isola caraibica e del suo popolo.

Scrittore del libro, in collaborazione con altri docenti e ricercatori noti in ambito accademico, è il Docente Francesco Schettino. Formatosi alla Sapienza Università di Roma, ha svolto, sempre a Roma, il dottorato di ricerca in economia politica. Attualmente è Docente all’Università della Campania “L. Vanvitelli”,  dal 2012. Dopo aver trascorso parte del post-dottorato in Brasile, dove ha insegnato al dottorato di storia economica della USP – Università di San Paolo e, dopo aver lavorato per 6 anni in aviazione civile, è ritornato nell’ambito accademico occupandosi principalmente di marxismo, distribuzione del reddito, cambiamento tecnologico e questioni inerenti l’America latina. Dal 2013 è consulente presso la Banca mondiale, dove segue progetti sulla distribuzione del reddito in paesi subsahariani e in quelli del nord del continente africano.

 

Intervista:

  • Cosa si cerca di trasmettere al lettore con questo libro? – Si cerca di trasmettere curiosità e senso critico nei confronti di una esperienza come quella cubana che è stata troppo spesso osservata attraverso una lente distorta da anni di ideologia frutto della guerra fredda. Questo è stato ancora più chiaro dopo la morte di Fidel Castro che, a differenza di quel che molti si attendevano, ha rafforzato ancora di più lo spirito rivoluzionario e gli ideali del popolo cubano.
  • Questo libro è un “lavoro di squadra”, scritto a diverse mani. Ci parli di questa collaborazione. – Il dramma della morte di Fidel Castro – e l’eco che l’evento ha determinato a livello mondiale – ha indotto me ed altri colleghi del dipartimento a pensare che il momento di stimolare un dibattito multidisciplinare su Cuba fosse arrivato. Così abbiamo convocato oltre che docenti e ricercatori italiani, anche accademici di elevata esperienza internazionale, anche diplomatici di Cuba e Venezuela. Il confronto tra tutti questi portatori di incredibili bagagli culturali ha determinato quello che è lo spirito e il carattere più originale del testo.
  • Un capitolo è intitolato: “Cuba al tempo di Trump: aspettando il dopo Raul”, si ritiene Cuba cambiata, diversa, dopo la sua comparsa in politica? Cosa dovremmo aspettarci poi? – Innanzitutto mi permetta una battuta: speriamo che questa “comparsa” venga seguita quanto prima da una altrettanto roboante “scomparsa”. Lo sforzo di adottare un percorso, per quanto lento, di disgelo intrapreso dall’amministrazione Obama è stato evidentemente affossato dall’ultima amministrazione. Molti convengono sul fatto che si è assistiti ad un balzo indietro di 15 anni. Dunque, finché le cose non cambieranno negli Usa, nulla potrà modificarsi nei rapporti tra i due paesi, giacché il bloqueo è una misura coercitiva unilaterale imposta a Cuba.
  • Nell’ultimo decennio come si ritiene cambiata Cuba, soprattutto sotto il profilo del benessere, oltreché sull’aspetto sociale, politico e lavorativo? – Nell’ultimo decennio in senso generale si può affermare che il benessere del popolo cubano sia aumentato. Per quanto in termini di indici di sviluppo umano la Cuba rivoluzionaria – secondo le classifica stilate dall’ONU – si è sempre collocata ai vertici mondiali – anche negli anni di crisi post-Urss – distanziandosi dagli altri paesi dell’area latinoamericana, negli ultimi anni sono percepibili miglioramenti soprattutto in termini di dotazioni delle abitazioni, scolarizzazione e accesso ai servizi essenziali. Ciò che rimane da comprendere è se l’evoluzione del modello socialista sia alla base di ciò o se il ruolo delle rimesse dei migranti (o del turismo) sia stato preminente.
  • In futuro Cuba potrebbe diventare una delle più grandi potenze mondiali? – No, strutturalmente direi di no. Sicuramente legandosi a leader mondiali come la Cina o la Russia potrebbe certamente migliorare anche da un punto di vista della ricchezza materiale.

  • La società cubana, a causa della proliferazione di attività economiche private e della crescente economia informale viene definita, da lei, “spaccata in due parti”, perché? – Chi lavora, più o meno legalmente, nell’ambito del turismo, con il solo utilizzo di un taxi, riesce a guadagnare in un giorno anche 10 volte lo stipendio mensile di un medico cubano. Dunque, esiste una profonda distorsione, come lo stesso Raul Castro ha sottolineato nell’ultimo congresso del PCC, dovuto all’esistenza di due valute (CUC e CUP) che stanno allargando progressivamente le distanze creando così crescenti disuguaglianze tra gli abitanti dell’isola (il che non è propriamente una delle priorità della rivoluzione cubana…).

 

  • La Repubblica cubana viene definita “un’anomalia” ed un esemplare unico, “unicum nella fase attuale del modo di produzione del capitale”, ce ne parli. – Dopo la fine del blocco sovietico è l’unico paese che si ispira al socialismo, rifiutando le logiche del profitto del modo di produzione capitalistico e rimanendo, dunque, esterno al fenomeno dei prestiti internazionali e a quello della mondializzazione della produzione di merce.

 

  • Lei è un uomo che ha viaggiato tanto ed ha potuto osservare due realtà completamente diverse, sia sull’ambito politico che sociale. Parliamo della realtà italiana e di quella cubana. Come si presenta diversa, per lei, la società cubana da quella italiana (sotto diversi aspetti e se possiamo azzardare, quale delle due può esser considerata “preferibile” e in una positiva transazione)? – Sono certamente molto diverse. L’Italia è un paese che si colloca tra i primi 10 paesi capitalisticamente più sviluppati, mentre Cuba è socialista. Tuttavia, al di là di queste distinzioni radicali, le due nazioni possono essere accomunate sotto alcuni aspetti. La curiosità nell’altro e la forte attrazione verso tutte le forme di arte possono essere considerati elementi di prossimità.

  • In un particolare momento storico per Cuba si definisce conclusa l’era Castro, ma non quella dei rivoluzionari, sarà davvero così? – Nel passato forse si è collocata eccessiva enfasi nel considerare i Castro come i “proprietari” o despoti assoluti di Cuba. Per quanto alcuni aspetti decisionali politici fossero eccessivamente accentrati, è il popolo a volere il socialismo e a rispettare i valori della rivoluzione. Pertanto non penso che almeno a breve forti mutamenti istituzionali si verificheranno.
  • Per concludere, che considerazione possiamo fare su Cuba? – Il processo rivoluzionario cubano non è ancora concluso ed è in una sua fase di cambiamento. Nel passato molti errori sono stati commessi, e i problemi non sono stati sempre ascrivibili solo alle ingerenze straniere (Usa in primis). La delicatezza del momento impone una grande ponderazione delle mosse politiche presenti e future senza tuttavia dover aver timori di intraprendere percorsi che al momento sembrano aprire scenari sconosciuti. Rivoluzione significa cambiamento. Pertanto il modello cubano per vivere dovrà cambiare quotidianamente adattando il socialismo ad ogni nuova tappa della storia mondiale.

 

 

E’ possibile acquistare il libro su Amazon, IBS, Store online Mondadori, Feltrinelli e (su ordinazione)  sul sito: www.lacittadelsole.net (www.lacittadelsole.net/quo-vadis-cuba.html).

 

Buona Lettura!

 

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Biografia Maria Rosaria Ianniciello

Maria Rosaria Ianniciello
Lettrice patentata, scrittrice e ricercatrice di sogni perduti. Ho conosciuto il mondo del lavoro, quello vero, già dall’adolescenza; ma la scrittura, quella profonda, da molto prima. Amo viaggiare e scoprire tutto ciò che mi circonda. Mi cibo di arte, musica e lettura. Ma venero la buona cucina, non solo “chell’ e mammà”, ma di tutto il mondo.

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