1°Dicembre Giornata Mondiale contro l’HiV: La storia di Andrea

In occasione della giornata mondiale contro hiv/aids, che cade sabato1 dicembre, ho incontrato Andrea.

Andrea è un mio affezionato lettore, simpatico e gentile, con una vita ed un lavoro comuni, oserei dire banale, quando in questo caso banale sta per normale. E’ sieropositivo. In punta di piedi mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto di farsi intervistare, per conoscere dalle parole di chi vive con apertura e tranquillità la propria sieropositività, cercando di fare domande forse scontate ma che ancora sono nella testa di chi lo guarda con circospezione.

Il risultato sono state parole di consapevolezza e di forza, che forse, aiuteranno a non nascondersi chi si trova nella stessa situazione. Io e Andrea ce lo auguriamo.

Saresti in grado di dire come sei stato contagiato?

Sì. Non ho la certezza matematica ma so l’occasione e la situazione. Non entro nei dettagli, per una forma di pudore, ma posso dire di aver fatto una pratica sessuale che consideravo sicura e che evidentemente non lo era.

Come è stato scoprire di essere sieropositivo?

Hai presente la sensazione di scioglierti in una pozza d’acqua? Come Amelie nel film, mi pare. E subito dopo cominciano le montagne russe cerebrali, passi dalla catatonia all’iperattività dei pensieri. Tutto questo mi è durato per un po’ di giorni. Non mi ricordo di aver pianto, ma potrei averlo fatto… lo stato confusionale del subito dopo mi ha fatto dimenticare molte cose.

A chi l’hai detto per primo?

Proprio per questo stato confusionale penso di averlo detto a mia madre o ad un amico. Non so essere preciso. Certo che anche in questo caso si vivono fasi alterne, vuoi dirlo a tutti e contemporaneamente nascondere la tua condizione sierologica.

La gente che sa della tua condizione, ti tratta diversamente o meglio, percepisci distacco da parte loro?

È poco tempo che ho deciso di non nascondermi. Ho adottato questa tecnica: se mi chiedi ne parlo serenamente, altrimenti sono fatti miei. Chi lo sa mi ha sempre trattato correttamente a prescindere dal mio stato sierologico, anzi, a volte ho veicolato informazioni su altre MST o sulla prevenzione.

I gay tipo delle chat o che incontri nei locali, come reagiscono, intendo realmente non con le parole dietro ad un computer..

Ah… la comunità… beh… io ho preso l’abitudine di dirlo preventivamente, per evitare rifiuti in seguito, per evitare i “dovevi dirlo prima”, per evitare le scomparse misteriose dopo il primo incontro. Diciamo che è un’ottima cartina tornasole per vagliare le persone, non sempre è efficace però. In fondo grazie all’hiv sono più attento ai comportamenti degli altri nei miei confronti. Insomma alcuni fuggono a gambe levate, altri provano a rapportarsi con questa realtà e non ci riescono, alcuni ci riescono… solo che io sarei stanco di fare da palestra comportamentale per gli altri, anche perché in questo modo io non ho l’opportunità di correggere i miei errori nel relazionarmi con gli altri. Diciamo che l’hiv modifica anche i miei comportamenti e le relazioni sono tutte un po’ falsate.

Ci sono molti che ancora pensano che stringere la mano ad un sieropositivo o bere dal suo bicchiere sia pericoloso, vogliamo fare chiarezza?

Diciamolo una volta per tutte. Il contagio avviene esclusivamente per scambio di sangue e sperma. Inoltre la scienza ha scoperto che U = U, cioè che la persona sieropositiva che risulta “non rilevabile” al test per almeno 6 mesi diventa non infettiva. Il mio consiglio è quello di fare il test per conoscere il proprio stato sierologico.

Dico una frase che credo sia comune, “A TE NON SI VEDE CHE SEI CONTAGIATO” quanto c’è di vero in questa frase? Ossia, esistono tratti o apparenze che inducono a capire chi è contagiato?

No, non esiste oggi la possibilità di “vedere” lo stato sierologico se non con un test. Vero è che i nuovi farmaci non causano più la lipodistrofia, come facevano i vecchi farmaci, perciò non si vedono più accumuli di grasso insoliti e parti del corpo molto magre ed emaciate. Io stesso peso 94 kg (confessare il mio peso è un grosso regalo che vi faccio, spero apprezziate), un piccolo elefantino insomma e tutto si può dire tranne che sia patito.

Oggi le cure sono andate avanti e grazie a Dio le aspettative di vita sono lunghissime, tu segui qualche cura? E, a tuo avviso, il fatto che oggi di sieropositività non si muore non induce i giovani a prendere sotto gamba le precauzioni?

Le terapie sono progredite. Io stesso ho cominciato con 13 pastiglie al giorno, oggi ne prendo 1 che è inoltre molto più leggera sul fegato e sui reni. A parlare di Hiv siamo solo noi sieropositivi e le associazioni ad esso dedicate, un po’ pochino, non trovi? E il mondo gay rimuove la questione, la evita, non perché si muore molto meno (ma si muore ancora), ma perché si preferisce non pensarci.

Consapevolezza, informazione ed educazione sono le armi per evitare la paura, invece si pensa solo a mettere la testa sotto la sabbia.

Testatevi, usate il profilattico, pensate alla PrEP (la profilassi pre espositiva) ma usata correttamente, insomma pensate a fare sesso in modo più sicuro.

Dico solo grazie

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto
Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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