A volte ritornano, 28 anni dopo: non è un “mix” di titoli di film horror, anche se per alcuni tifosi azzurri l’approdo di Max Allegri sulla panchina del Napoli, ufficializzato venerdì 3 (e non…13, per fortuna) Luglio, ha avuto un effetto molto simile.
E’ infatti purtroppo ancora molto vivo, per i supporters più “stagionati”, il ricordo di una stagione maledetta, quella 1997/98, culminata con la retrocessione in serie B con soli 14 punti, di cui l’allora fantasista toscano, pupillo di Galeone all’epoca tecnico partenopeo, fu però protagonista solo in parte con poche ma indimenticabili (non in senso positivo) prestazioni.
E’ però vero che l’Allegri allenatore, chiamato da De Laurentiis a raccogliere la pesante eredità di Antonio Conte, vanta tutt’altro pedigree rispetto a quello, dignitoso ma non eccelso, raccolto da fantasista anche con le maglie di Pescara, Cagliari e Perugia.
Che avesse le stimmate del grande coach lo intuirono subito Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, grandi intenditori in tal senso (basti pensare ad Arrigo Sacchi), che nel 2010 gli affidarono la panchina del Milan dopo le brillanti esperienze con Sassuolo e Cagliari, che sotto la guida di Allegri ottennero ottimi risultati mostrando anche un gioco gradevole.
Con i rossoneri Max fece centro al primo colpo, vincendo lo scudetto anche grazie agli innesti invernali di Cassano e Van Bommel, e battendo la concorrenza dell’Inter post triplete e del…Napoli di Mazzarri, che dopo aver lottato per il vertice fino a Pasqua ottenne comunque una storica qualificazione in Champions League.
Dopo qualche altro anno in chiaroscuro con il Diavolo, Allegri venne poi chiamato all’improvviso, nell’agosto 2014, a sostituire Antonio Conte, scappato dalla panchina di una Juve secondo lui non competitiva (celebre il discorso del “ristorante da 100 Euro”).
Accolto tra fischi e lanci di pomodori per via della rivalità con il Milan, Max finì con il riscrivere la storia dei bianconeri, vincendo altri 5 scudetti di fila dopo i 3 conquistati dal tecnico salentino, e soprattutto portando la Vecchia Signora per due volte in finale di quella Champions rimasta sempre tabù per Conte, battuto solo dal Barcellona del tridente Messi-Suarez-Neymar e dal Real di CR7.
Perché, allora, tante perplessità sull’arrivo a Napoli di uno dei tecnici italiani più titolati di sempre? Appaiono infatti pretestuose le questioni sull’estetica del gioco, su cui Allegri ha costruito un personaggio con la retorica del “corto muso” e le liti con Adani, alfiere del “giochismo”.
L’allenatore livornese ha infatti dimostrato più volte nel corso della carriera di saper proporre anche un gioco offensivo e piacevole quando ha avuto a disposizione interpreti di qualità.
Inoltre, Max è forse insieme ad Ancelotti il più bravo sia nello spogliatoio, con un’attenta gestione del gruppo, sia nella lettura della partita, con cambi di uomini e moduli risultati spesso determinanti a favore delle proprie squadre.
Infine, Allegri ha già dimostrato di sapere come far ripartire una squadra logorata dal “metodo Conte”, e questa sarà stata sicuramente una delle ragioni per le quali De Laurentiis ha deciso di puntare su di lui dopo la suggestione Italiano.
Non è però tutto oro quel che luccica, e non è pazzo chi si dice perplesso sulla scelta del patròn azzurro: a destare più di un dubbio, infatti, è il percorso recente del tecnico di Livorno, che sembra aver inesorabilmente imboccato la parabola discendente di una carriera indiscutibilmente gloriosa.
Il ritorno alla Juventus dopo le parentesi Sarri-Pirlo è stato infatti travagliato, con una vittoria in Coppa Italia e un terzo posto conquistati a dispetto di tanti problemi societari e di incomprensioni interne culminate nella clamorosa (e, diciamolo, indecorosa) sceneggiata seguita al successo contro l’Atalanta nella finale dell’Olimpico.
Ancora più disastroso l’Allegri-bis andato in scena a Milanello lo scorso anno, dopo che Max era dato come a un passo dalla panchina del Napoli prima del dietrofront di Conte.
Con una squadra priva di impegni europei, dopo aver accarezzato addirittura il sogno scudetto fino alla sconfitta contro la Lazio che aveva impedito ai rossoneri di portarsi a tre punti dall’Inter capolista, il Milan è crollato dopo aver perso il secondo posto nello scontro diretto di Napoli, finendo addirittura fuori dalla zona Champions con una serie incredibile di sconfitte, soprattutto a San Siro.
Qualche preoccupazione c’è, dunque, ed è tutt’altro che campata in aria: non resta dunque che sperare che, come accaduto praticamente sempre ad eccezione della cantonata presa con Garcia, anche stavolta Aurelio De Laurentiis ci abbia visto giusto, e che Allegri, come Conte, riesca a vincere sulla terza panchina diversa.
Sarebbe il modo migliore per fare pace con i tifosi del Napoli…28 anni dopo.


