Accadde oggi: la scomparsa del mito, Freddie Mercury

Il 24 novembre del 1991, a Londra, veniva a mancare quello che, senza nessuna ombra di dubbio, è stato tra i più importanti artisti della scena del rock mondiale: Freddie Mercury. Come tutti possiamo ricordare, la sua prematura morte, all’età di 45 anni, giunse a seguito di complicazioni dovute all’AIDS, ma la sua vita, seppure nella sua brevità, attraverso ciò che è stata capace di esprimere, si è consegnata nell’imperituro patrimonio culturale dell’umanità. Mercury non è stato semplicemente un cantante dal talento vocale fuori dal comune (con un’estensione di quattro ottave) o il frontman di una band amatissima; egli è stato compositore e fine musicista e, al tempo stesso, è stato un performer dal carattere ipnotico, un vero e proprio animale da palcoscenico capace, con i suoi movimenti con l’asta del microfono, di attrarre l’attenzione di platee enormi come quella del Wembley Stadium in occasione del Live Aid, nel 1985. Al di là dell’aspetto prettamente artistico-musicale, Freddie è stato un mito di libertà, un’icona scardinatrice di schemi e anticipatrice dei tempi. Dichiaratamente gay, il musicista ebbe, però, anche due storie con donne, di cui possiamo ricordare principalmente quella con Mary Austin, alla quale fu molto legato.

Il cantante nacque il 5 settembre 1946 nell’isola di Zanzibar, nell’attuale Tanzania, con il nome di Farrokh Bulsara. Egli, infatti, aveva origini parsi. Suo padre si sposatava molto per lavoro e il piccolo frequentò le scuole elementari a Bombay, in India. La sua famiglia, successivamente, si trasferì in Inghilterra, dove l’artista, prima di dedicarsi alla musica, si iscrisse all’Istituto d’Arte Ealing, conseguendo la laurea in arte e design. Il richiamo della musica, tuttavia, si fece sentire presto e il giovane cominciò prima a distinguersi come pianista e poi come voce in gruppi quali Sour Milk Sea e Wreckage. La svolta fu l’incontro con il chitarrsita Brian May e il batterista Roger Taylor; i tre – ai quali, poi, si aggiunse anche John Deacon, in qualità di bassista – infatti, nel 1970, come sappiamo, fondarono quello che è stato, indubbiamente, uno dei gruppi più celebri al mondo: i Queen. Il nome della band fu scelto dallo stesso Freddie Mercury, il quale, proprio in concomitanza di ciò, si attribuì pure questo suo nome d’arte, a quanto pare, in omaggio alla mitologica figura di Mercurio. Per i Queen, il cantante scrisse molte canzoni, tra cui possiamo citare successi planetari entrati nella Storia, come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, It’s a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions. Con il gruppo, egli restò legato fino alla morte ma, negli Ottanta, sperimentò anche la via da solista, pubblicando l’album Mr. Bad Guy nel 1985 e, poi, in collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballé, Barcelona nel 1988.

Oggi il suo nome compare, in qualità di membro dei Queen, nella Rock and Roll Hall of Fame, mentre da solo rientra nella Songwriters Hall of Fame.

La nuova generazione – quella nata nel nuovo millennio e che, tra rap e trap, di rock probabilmente capisce poco -, nel 2018, ha avuto la possibilità di confrontarsi con questa figura, attraverso Bohemian Rhapsody, il film di Bryan Singer, con il superbo Rami Malek nel ruolo del protagonista. La pellicola ha avuto un enorme successo, vincendo ben quattro premi Oscar; ma il suo merito più grande è stato quello di ripercorrere in maniera intensa la vicenda biografica e musicale di questo genio assoluto, contribuendo, come si diceva, ad avvicinare e riavvicinare tantissime persone al mito di Freddie Mercury.

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Biografia Angelo Potenza

Nato a Potenza nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità classica nella si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza della Università Federico II di Napoli, dove attualmente vive."La Storia, la scrittura e il mondo dell'informazione sono le mie passioni più grandi. E poi, naturalmente, c'è Napoli, insieme a tutta la nostra terra, a far da sfondo non solo agli occhi ma ad ogni pensiero."

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