E’ volato via Alex Zanardi, con i suoi 59 anni e una vita piena di entusiasmanti avventure e profondi dolori.
Nato a Bologna nel 1966 da madre sarta e padre idraulico, da subito appassionato di motori, si è fatto lentamente spazio nel mondo dei kart e della Formula 1 divenendo un numero 1.
Nel 2001 la grande svolta della sua vita quando un incidente in pista non gli lascia scampo; la sua auto viene squarciata e tagliata letteralmente a metà.
Dopo ben 15 interventi chirurgici e un coma farmacologico durato diversi giorni, Alex Zanardi si riprende piano piano e stupisce persino l’equipe medica che lo ja in cura.
La prova più difficile da accettare è la perdita di entrambi le gambe eppure – come lui stesso dichiarerà – “quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa“.
Per Zanardi si avvia così una intensa e dura riabilitazione che non ha mai incrinato nemmeno minimamente la sua passione per lo sport, la velocità e i motori: appena due anni dopo, nel 2003, ritorna nel circuito tedesco dove era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. Negli anni successivi continuò a correre tra Gran Turismo e WTCC.
Alex Zanardi diviene con la stessa forza e il suo sorriso contagioso un campione parlimpico, un esempio davvero di chi ha saputo dare valore e significato alla sua seconda vita, lanciandosi in una carriera straordinaria nell’handbike e trasformandosi rapidamente in uno degli atleti di riferimento a livello mondiale.
Nel 2007 debutta alla maratona di New York, con un quarto posto ed inizia un percorso agonistico del tutto nuovo. Da quel momento la sua straordinaria seconda carriera cresce incredibilmente, nel 2010 conquista il titolo italiano su strada, mentre nel 2011 ai Mondiali di Roskilde ottiene un argento nella cronometro e un quinto posto nella prova in linea. Sempre nel 2011 arriva uno dei momenti simbolici della sua nuova carriera sportiva :la vittoria alla maratona di New York, accompagnata dal record di categoria.
Pochi mesi dopo a Roma vince e, nello stesso tempo. stabilisce anche il primato del percorso. Il 2012 rappresenta l’apice della sua parabola paralimpica.
Ai Giochi di Londra conquista tre medaglie: due ori, nella cronometro e nella prova su strada, e un argento nella staffetta mista.
Negli anni successivi continua a vincere su scala internazionale: tra Coppe del Mondo e Mondiali, raccoglie titoli sia a cronometro sia nelle prove su strada, spesso affiancato dai compagni di squadra nella staffetta mista.
Nel 2016 vince anche alle Olimpiadi di Rio: due medaglie d’oro e un argento,
Ha ormai cinquant’anni eppure dimostra quanto il suo spirito di adattamento gli ha permesso di ricominciare sempre più forte davanti a qualsiasi sfida.
Purtroppo, la sua carriera di atleta paralimpico subisce una violenta battuta d’arresto: il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike organizzata a sostegno della lotta contro il Coronavirus, rimase coinvolto in un nuovo drammatico incidente nei pressi di Pienza, lungo la SS146, perse il controllo del mezzo e si scontrò con un camion che proveniva dalla direzione opposta.
Dopo il trasporto d’urgenza in ospedale e un complesso intervento neurochirurgico e maxillo-facciale, le sue condizioni sono apparse subito critiche, con ricovero in terapia intensiva e prognosi riservata fino a gennaio 2021 quando lentamente riacquista coscienza ed è stato accompagnato dall’affetto della sua inseparabile moglie e suo figlio gli ultimi anni della sua vita, fino al primo maggio quando si è spento improvvisamente a causa di un malore che non gli ha lasciato via di scampo.
Il suo esempio è stato deflagrante come la violenza degli eventi nella sua vita.
La sua incredibile forza interiore, i suoi sorrisi e la potenza dei suoi messaggi e delle sue parole ha contribuito a dare coraggio a tutti gli atleti paralimpici con la dirompenza di un esempio senza pari.
Nelle diverse interviste che ha rilasciato nel corso della sua lunga ricchissima carriera, ha regalato sorrisi e speranza e ha dimostrato quanto sia importante amare e rispettare la vita e quanto sia doveroso farlo.
La vita non è stata molto benevola con lui; l’incidente del 2016 è stato un trauma violentissimo per tutto il mondo dello sport…immaginare il drammatico incedersi degli eventi che hanno portato al suo ritiro obbligato dalla vita pubblica e sportiva.
Un campione come lui che ha segnato col suo esempio una parte della storia del nostro sport va ricordato per tutti i messaggi meravigliosi che ha inviato, in virtù del suo talento infinito e della sua inesauribile capacità di rialzarsi.
Possiamo definirlo davvero un supereroe dei nostri giorni, non aveva poteri magici dei supereroi classici, ma fino alla fine dei suoi giorni, ha ricordato a noi tutti cosa significa lottare per ciò in cui si crede e come è importante credere e amare ciò che si fa.
Da campione mondiale per le sue qualità di pilota di talento a quelle di handbike dove si è confermato più volte come campione paralimpico, Alex Zanardi ha rappresentato qualcosa di più di un esempio, qualcosa di più forte di un messaggio, qualcosa di più potente delle sue stesse medaglie, qualcosa di più inaffererabile del suo talento, qualcosa di più intenso del suo stesso sorriso, lasciando parole pregne di significato partendo dalla sua stessa vita in cui è rinato più volte: “Adoro la possibilità di trasformare le debolezze in virtù”.
Sapersi rialzare quando tutto sembra impossibile è questo il valore che consegna Zanardi con la sua vita…fino alla fine dei suoi giorni.

