Ai blocchi di partenza per la scuola: Dad o non Dad?

Lunedì effervescente per la nostra penisola che si presenta ai blocchi di partenza per la scuola, dopo la sosta natalizia, con un guazzabuglio di posizioni, parole e contestazioni.

Il Ministro Bianchi fa muro contro Regioni e Presidi insistendo sull’importanza della scuola in presenza, attraverso la diramazione delle nuove regole sulla quarantena e sui contagiati per tutti gli ordini e gradi e la precisazione che i dati vaccinali degli alunni non siano da considerarsi come dati sensibili, e dunque, liberamente trattabili dalle segreterie scolastiche ai fini del tracciamento, facendo venire meno la questione sulla privacy o meno a presidio di questo tipo di informazioni.

Dunque, la norma del decreto, nello specifico, autorizza le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy.

Dal canto loro, Regioni e Presidi hanno rappresentato con una costante insistenza, nelle ultime settimane, la difficoltà concreta di ricominciare la scuola in presenza, senza tenere conto della realtà epidemiologica attuale.

Ben 2000 Presidi hanno sottoscritto una petizione, direttamente indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri per sensibilizzarlo sulla situazione grave in cui versa la scuola a causa della diffusività elevata del contagio.

Conti alla mano, su un milione di dipendenti appartenenti al personale scuola, inteso in senso ampio, ben 100 mila saranno assenti da oggi tra quarantenati, contagiati e no vax (ancora innumerevoli, nonostante le strette normative), a cui si aggiungeranno gli assenti dell’ultimo minuto, con la evidente difficoltà di mantenere un ordine nella gestione delle aule e nella garanzia delle ore di didattica.

Le parole dei Presidi sono state rincarate dalle posizioni di numerosi Governatori regionali, Sicilia, Puglia, Campania e anche Veneto che, nel tentativo di esercitare pressing sulle decisioni governative e nella speranza di un cambiamento di rotta improvviso, hanno evidenziato la profonda incertezza organizzativa e gestionale in cui si troveranno le scuole, cercando di barcamenarsi tra malati, contagiati, quarantenati e assenti tra docenti e discenti.

Non cerco la rissa. Draghi parlerà, ed è fondamentale che capisca che le Regioni sono al fronte: si faccia dare il quadro dei territori, tutti noi vogliamo tenere aperta la scuola, ma non ci sono le condizioni. Ci chiedono di svuotare il mare con il secchio. Il secchio non perde acqua, ma ha una capacità limitata“: queste le parole di Zaia, un governatore sempre molto moderato sul fronte scuola, eppure chiede 15 giorni di rinvio per rallentare la crescita ormai esponenziale del virus.

Ben più netta la posizione del Governatore della Campania, che, a fronte dell’allarme da Codice Nero diramato dall’Ordine dei Medici regionale, ha deciso per la chiusura fino al 29 gennaio delle scuole del primo ciclo (infanzia e primaria) e della secondaria di primo grado, lasciando aperte le scuole superiori di secondo grado.

La scelta di tale distinto trattamento fra gli ordini di scuola va rinvenuta nella volontà di sfruttare questo tempo per recuperare la campagna vaccinale dei più piccoli, che viaggia ancora a rilento, mentre i ragazzi con età superiore ai 12 anni sono – o dovrebbero essere –  già ampiamente vaccinati, con tutti i limiti purtroppo dei vaccini che stanno mostrando una vulnerabilità di fronte ad omicron e con la corsa per la terza dose prevista anche per loro allo scoccare del quarto mese.

Il problema è l’insurrezione che ha generato tale decisione sia fra i genitori no dad, alcuni dei quali si trovano nell’oggettiva difficoltà di gestire la didattica casalinga in assenza di istituti, quali permessi o smart working, a loro favore, sia con le istituzioni centrali.

Sia Draghi che Speranza e Bianchi non hanno accolto la richiesta del governatore campano e degli altri, ma nei confronti dell’ordinanza campana rilanciano un immediato ricorso al Tar per l’illegittimità di una decisione che in base ai contenuti del decreto ministeriale ultimo, vieta alle regioni di decidere sulla chiusura delle scuole, se non in zona rossa.

Essendo la Campania in zona bianca, tale potere decisionale è carente di giustificazione e di legittimità.

Indubbiamente, qualcosa che stona c’è.

Tutta l’Italia ha ospedali prossimi al collasso, medici e infermieri denunciano condizioni di lavoro proibitive con turni allungati e assenze consistenti di colleghi ammalati nonostante la terza dose, si viaggia con 200 mila malati giornalieri, terapie intensive che crescono giorno dopo giorno, aumenti di ricoveri ordinari da covid con la sospensione di tutte le altre prestazioni medico sanitarie che non rivestono carattere di urgenza: insomma almeno a parole non sembra una situazione molto diversa rispetto agli inverni degli ultimi due anni quando le influenze – da covid – fanno le loro incursioni violente nelle nostre vite.

Certo, c’è il valore aggiunto del vaccino, ma sul contraltare non possiamo non prendere in considerazione l’evidenza che anche i vaccinati con terza dose si stanno ammalando, e non tutti in modo lieve come dichiarato in massa dai virologi da salotto, alcuni dei quali si stanno ammalando in prima persona, e che questa tanto benedetta e tanto, tanto paventata immunità di gregge sembra più una meteora che una realtà realizzabile…considerando, peraltro, che questo virus non sembra affatto intenzionato a sparire e che tutto sembra tranne che un virus influenzale che potrebbe diventare endemico, quantomeno nel breve, vista  la scoperta ultima di una nuova ennesima variante aggressiva e contagiosa: la delta omicron che unisce le caratteristiche virali delle due già figliocce del covid 19 originario.

Allora serpeggia già la congettura di una quarta dose, ma poi ce ne sarà una quinta, una sesta, mentre, nel frattempo, il virus continua a prenderci in giro e il Governo continua a tentennare nell’assumere decisioni coraggiose come richiederebbe l’attuale momento storico.

Il senso di responsabilità di ciascuno ci impone moralmente di vaccinarci, con tutte le dosi che sono necessarie, di utilizzare i presidi di prevenzione del contagio con tutte le accortezze del caso, mascherine e distanziamento, in primis, di rispettare le persone fragili e tutelarle anche coi nostri comportamenti, di evitare violazioni becere delle regole di convivenza civile, ma pretendiamo uguale senso di responsabilità e anche di una dose di coraggio, ad esempio, inserendo l’obbligo vaccinale per tutti, da parte di chi ci governa.

L’indecisione, l’approssimazione, il rinvio di una settimana di una conferenza stampa per illustrare un provvedimento già completo  sul tavolo del Premier, il mancato ascolto delle difficoltà e delle rimostranze dei vari interlocutori istituzionali e delle parti sociali direttamente coinvolte nella lotta alla pandemia, come i medici e gli infermieri, rendono la politica italiana di questo momento non bella da vedere e non sincera nei confronti dei suoi cittadini.

Si avverte una forte discrasia tra la realtà che viviamo e quella che ci viene descritta…delle due una o siamo noi che non capiamo o sono loro che a causa dei fortissimi dissidi interni e della corsa al Quirinale che è divenuta questione prioritaria su tutte, anche sulla salute delle migliaia di italiani, contagiati dal virus, hanno perso la bussola in questo mare magnum di incertezza e confusione.

Basti pensare alle file infinite a cui abbiamo assistito durante le vacanze natalizie per i tamponi delle farmacie, ma anche degli hub vaccinali, dei costi esosi delle fp2, il cui prezzo calmierato è stato “calmierato solo ora”!!!!…insomma se deve puntarsi su screening costanti e vaccini continuativamente somministrati e comportamenti corretti della popolazione, la fiducia è prioritaria e deve essere ricambiata necessariamente, altrimenti non si va avanti e anche la campagna vaccinale su cui tanto si sta puntando può divenire una bolla di sapone.

La scuola, in tutto questo, è di nuovo a rischio di penalizzazione, perché purtroppo, per quanto si dica che la priorità è la scuola e il benessere di tutti gli studenti, i fatti non lo confermano, visto che forse sarebbe stato necessario dare un segnale incisivo, ad esempio chiudendo gli stadi e fermando il campionato di calcio, anch’esso gravemente compromesso dai contagi tra giocatori e operatori del settore, ma il Governo si è limitato a chiedere se per piacere la lega calcio provvedesse in autonomia, per non costringere il governo al pugno duro…quando invece  sarebbe stato opportuno dare un senso prima di tutto partendo dal voluttuario per poi colpire il necessario!

La scuola può e deve restare aperta, ma per rallentare la forte avanzata di omicron e della temibile delta omicron in arrivo, si deve sacrificare qualche altra cosa, chiudere qualche altra attività in modo da consentire alla scuola di produrre i suoi benefici sociali, relazionali, culturali e sacrificare qualche settore, utilizzando i fondi europei, per rifocillarli, ma è lapalissiano che non si vogliono toccare settori economici, già penalizzati, non si vogliono avviare chiusure per non ingenerare malumori, non si vogliono assumere decisioni scomode e mettere in campo misure più decisive e contenitive in questa fase acuta e acutizzata dell’impennata epidemiologica.

Allora, per tutti i docenti e i discenti che non vivono con serenità l’approdo alla dad così d’emblèe, viene naturale un auspicio che suona nostalgico con il rammarico di un deja vu vissuto troppo spesso negli ultimi mesi  “io speriamo che me la cavo“, dove, peraltro, il cavo esiste e si spera funzioni per le connessioni di migliaia di docenti e alunni incollati da oggi alla videocamera del proprio supporto informatico.

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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