Al cinema con l’alieno Francesco Lettieri

Immaginate Simone Cristicchi, Francesco Tricarico, e Giuseppe Povia che si ritrovano a prendere il thè con il cappellaio matto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci riuscite? Sarebbe strano, vero? Per quanto strano possa sembrare, però, c’è un ragazzo che, nella sua musica, riesce a fare un qualcosa di ancora più strano…riesce ad essere originale. Niente brani scontati, musica scialba, soliti giri di parole che alla fine non vogliono dire nulla. In questa musica, il viaggio inizia e non finisce mai…di sorprendere.

  • Chi è Francesco Lettieri?: Francesco Lettieri è il bambino di 9 anni che legge “Un ponte sull’eternità“di Richard Bach, si emoziona, e decide che vuole far sentire le persone come si sente in quel momento, decide che vuole fare questo nella vita: emozionare. Da lì cerca di farlo con ogni forma espressiva, partendo dalla scrittura, dalle storie e dai giochi che  inventa, fino ad arrivare al pianoforte. A 15 anni inizia a comporre. Oggi mette dei testi sulle musiche che compone, ma l’obiettivo rimane lo stesso: comunicare, parlare.
  • Dicono di te: “un cantautore napoletano che non dimentica le proprie origini”: in che modo credi abbia influito la città nelle tue canzoni?: Napoli c’entra tanto con le mie canzoni. Non per l’utilizzo di scale lidie, non per le sonorità, nè per l’utilizzo della lingua. I miei testi sono in lingua italiana, di solito. C’entra in una maniera più sotterranea, più profonda, c’entra con l’ironia negli occhi con cui guardo le cose, con un certo tipo di malinconia con cui mi ha insegnato a pensare alla domenica, alla famiglia, c’entra con la gratitudine che provo.
  • Un disco molto articolato e virtuoso ma che non stanca l’ascoltatore; come nasce questa voglia di, anche un pò, giocare con la musica nelle tue canzoni?: Ho sempre sentito la voglia di giocare con i suoni, di espandere le strutture, di girare a destra dove l’ascoltatore si aspetta che si vada a sinistra. Questo per me, per un mio interesse egoistico, perchè sono il primo a stufarsi quando ascolto musica ripetitiva, nella maggior parte dei casi. A volte poi scelgo anch’io strutture ripetitive, come in “Ho un sacco di voglie“, perchè lì è quel che serviva. Dipende dalla canzone insomma. Non ho mai sopportato l’idea di dover rispettare la struttura della forma canzone canonica, mal sopporto in generale qualsiasi schema, qualsiasi tentativo di imbrigliare e instradare la creatività. Ce lo insegnano, perchè è comodo. E’ comodo sapere dove sta andando a parare la canzone, così mentre la ascolto posso anche cucinare, parlare, giocare col cellulare. Io auspico invece un ritorno all’ascolto attivo, analitico, spero che l’ascoltatore mi segua, ovunque io vada, che parli con me, che segua le mie svolte, che si sorprenda, deluda,che  pianga secondo dopo secondo,  e non che stia lì ad aspettare che la musica lo narcotizzi.
  • Tutti lo pensano, alcuni lo dicono, tu lo hai potuto incidere; un consiglio d’amico ai discografici italiani:Un consiglio da amico ai discografici italiani” è l’esplosione spontanea di chi non ce la fa più a sentire solo musica uguale a se stessa. E’ lo sfogo di chi non tollera più la folla di mediocri che si applaudono a vicenda gridandosi “geniale!” , avallati da un mercato discografico che gioca sempre più al ribasso, che non fa più proposte, che non si prende più nessun rischio d’investimento, ma propone sempre pappette più facili e disgustose che il pubblico si beve perchè si sente “a casa”, perchè sono una la copia dell’altra.
    In questo mare fangoso mi sento fortunato ad aver incontrato Ninni Pascale della Polosud Records, che ha creduto e crede in me
  • Da pochissimo uscito questo primo lavoro; quali date o progetti hai in cantiere?: A breve prenderà il via un tour di date in Campania, la prima data è il 25 ottobre al teatro Galleria Toledo, in cui presenterò quello che poi sarà un altro grande concerto che si terrà tra febbraio e marzo 2019 nello stesso teatro. Continua poi, parallelamente, il mio impegno con  il BeQuiet e con Giovanni Block, che sono un po’ una seconda famiglia , e con cui lavorerò a un grande spettacolo: Il BeQuiet Talent Show Christmas Edition, il 19 dicembre al Teatro Bellini .
  • Ringraziandoti per la disponibilità, a te i saluti finali: Grazie a voi, e a presto.


Come dicevo in apertura questo disco è tutt’altro che scontato; è una passeggiata nella “Persistenza della memoria” di Dalì, un confronto con lo Stregatto Astratto di Alice…è la colonna sonora perfetta di un film di Tim Burton. La mancanza di un qualcosa di “comune” rende l’album degno di esser preso in considerazione, e la trasposizione live rende giustizia ad un lavoro di sapiente artigianato musicale.
Credo che la possibilità di essere “fuori dal comune” sia la vera forza di questo album che consiglio vivamente di ascoltare; è un lavoro che può lasciare il segno.
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Biografia Giuseppe Improta

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