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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Teatro

AL VIA LA XIX EDIZIONE DEL CAMPANIA TEATRO FESTIVAL

Redazione
Redazione 1 mese fa
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11 Min Lettura
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Prima giornata

Venerdì 12 giugno 2026

Prosa nazionale

Teatro Mercadante

ore 21:00

L’ultimo nastro di Krapp

di Samuel Beckett

Press conference

di Harold Pinter

Regia di Roberto Andò

con Renato Carpentieri

Teatro Nuovo

ore 20:00

 

Donne da buttare

di e con Rosalia Porcaro

Regia di Barbara Terrinoni

 

Mostre fotografiche

Vico Mauriello, Palazzo Reale di Napoli

Inaugurazione alle ore 19:00

Con i tuoi occhi

Fotografie di

Salvatore Liguori

SIRIA

Fotografie di

Romeo Civilli

Jazz: la pellicola del suono

Fotografie di

Salvatore Pastore

È la forza della parola a scrivere il primo capitolo di “Universo di pace”: parola che custodisce la memoria, interroga il potere e si misura con le trasformazioni del presente. Venerdì 12 giugno si alza il sipario sulla diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania.Due sono le proposte dalla sezione di Prosa nazionale per la prima giornata: il nuovo lavoro registico di Roberto Andò, con Renato Carpentieri, sarà il primo dei 67 debutti assoluti in una rassegna che, fino al 12 luglio, conta 105 spettacoli e più di 150 appuntamenti. E, ancora, “Donne da buttare”, il monologo corale di e con Rosalia Porcaro.

Accanto al palcoscenico, la potenza visiva dell’immagine. Inaugurano, alle ore 19:00 in Vico Mauriello di Palazzo Reale, le tre mostre fotografiche che accompagneranno l’intero arco del Campania Teatro Festival 2026: “Jazz: la pellicola del suono” di Salvatore Pastore e “Siria” di Romeo Civilli, alla presenza dei rispettivi artisti, e “Con i tuoi occhi” di Salvatore Liguori, la cui apertura al pubblico vedrà la partecipazione dei suoi familiari.

Al Teatro Mercadante, che oggi ha ospitato la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, andranno in scena alle 21:00 due testi firmati da due dei massimi esponenti della drammaturgia europea del ‘900: “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett, qui nella traduzione di Carlo Fruttero, e “Press conference” di Harold Pinter, nella traduzione di Alessandra Serra. Replica il 13 giugno per il dittico con cui Roberto Andò indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandolo all’interpretazione di Renato Carpentieri.

Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata circa trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”, sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta.

A proposito del Krapp di Beckett, Carpentieri ha recentemente dichiarato: «Da giovane universitario, tra le tante cose che mi interessavano, mi incuriosivano e mi attraevano, vagheggiavo anche di misurarmi con le banane presenti in L’ultimo nastro di Krapp di Beckett (per una settimana ne feci indigestione), ma solo ora, a 83 anni, vado in scena con questo capolavoro».

In ideale e inquietante contrappunto, “Press Conference” sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.

Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.

Con Renato Carpentieri recita il piccolo Agostino Cossia, in scena nel ruolo del bambino.Lo spettacolo è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival, che dopo le due anteprime al festival, ritornerà sul palcoscenico del Mercadante dal prossimo 21 ottobre quale spettacolo inaugurale della nuova Stagione del Teatro Nazionale partenopeo e quindi in tournée, tra le altre, a Milano, a Roma,Genova, Torino.

Le scene e le luci sono di Gianni Carluccio, i costumi di Daniela Cernigliaro, il suono è di Hubert Westkemper, aiuto regia Luca Bargagna, direttore di scena Teresa Cibelli.

A confrontarsi con l’universo dell’intelligenza artificiale è, invece, Rosalia Porcaro, protagonista alle ore 20:00, al Teatro Nuovo, in “Donne da buttare”, monologo corale scritto con Francesco Burzo e diretto da Barbara Terrinoni. Una tragicommedia, incentrata su otto dei personaggi più iconici dell’attrice comica napoletana, per riflettere su come i modelli linguistici dell’intelligenza artificiale possano condizionare il comportamento umano, generando forme di dipendenza del pensiero. Le principali protagoniste di questa vera e propria “giostra cinetica” sono essenzialmente due: la signora Carmela, anziana bisbetica e fortemente egoriferita, e la sua “amica” Alessia, l’intelligenza artificiale che considera la donna un “esperimento umano”. Nello spettacolo si affrontano però anche, in una chiave di lettura tragicomica ma non per questo meno profonda, temi di forte attualità come il femminicidio e il patriarcato, offrendo allo spettatore uno specchio realistico, e talvolta crudo, della società contemporanea. L’adattamento scenico è di Corrado Ardone, il progetto scenografico di Giovanni Piccirillo. Firma i costumi Annalisa Ciaramella, il sound design è di Luciano Zirilli. Produzione I Due della Città del Sole.

Vico Mauriello di Palazzo Reale sarà, per tutta la durata del festival, una temporary gallery a cielo aperto: “Jazz: la pellicola del suono” di Salvatore Pastore, “Siria” di Romeo Civilli e “Con i tuoi occhi” di Salvatore Liguori sono visitabili fino al 12 luglio, dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 e il mercoledì dalle ore 19:00.

Con “Jazz: La pellicola del suono”, il fotografo Salvatore Pastore racconta, attraverso una selezione di stampe fine art, la stagione del jazz tra il 1990 e l’inizio del Duemila: dall’energia di Pat Metheny al Palapartenope alla poesia di Michel Petrucciani all’Augusteo, e poi Wayne Shorter, Charlie Haden, Kenny Barron, Billy Cobham, Chick Corea, Ron Carter, Bob Berg, Toots Thielemans, accanto a figure della scena jazz italiana come Enrico Pieranunzi, Peppe Servillo, Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Marco Zurzolo. Le immagini, scattate live nei club e nei festival, testimoniano un momento in cui spazi come l’Otto Jazz Club, il Bourbon Street e il Pomigliano Jazz fecero del territorio campano un crocevia jazzistico internazionale. Lungo il percorso, accanto a ciascuna fotografia, un QR code consente di ascoltare i brani di quel periodo musicale, ricomponendo per il visitatore il legame tra immagine e suono.

“Siria” è la proposta di Romeo Civilli. La Siria di oggi è il risultato di 14 lunghi anni di guerra. Quasi tre lustri nei quali la popolazione è stata distrutta, annientata e divisa, uccisa e lesa di qualsiasi diritto umano. I volti di questa mostra raccontano i primi giorni dopo la caduta del regime, fotografie autentiche che sono riuscite ad immortalare le emozioni di chi è sopravvissuto, di chi ha combattuto e di chi è stato liberato dalla prigione di Sednaya. Nell’ambito di un lungo viaggio di analisi introspettiva della popolazione siriana, Civilli ha saputo cogliere con i suoi scatti l’essenza di chi la vita l’ha strappata alla morte. Le foto racchiudono l’anima e non solo i volti della rivoluzione, volti che ci parlano della resistenza ma anche della resilienza, espressioni delle anime di chi ancora crede in un avvenire possibile. Dalle macerie della Siria distrutta, da Damasco alla città di Hama, da Aleppo ad Idlib fino al più sperduto villaggio, gli occhi sono tutti puntati sull’orizzonte, sul futuro, quel futuro che per 14 anni ha atteso la fine per investire sull’inizio.

“Con i tuoi occhi” è, infine, l’appuntamento con l’arte di Salvatore Liguori, fotografo napoletano scomparso a soli 37 anni nel 2024. Le immagini raccolte in questa mostra non raccontano soltanto luoghi, persone o momenti, ma riflettono l’anima di chi le ha scattate. Per Salvatore, la fotografia non è un semplice gesto tecnico o puramente estetico ma rappresenta un vero e proprio viaggio nelle emozioni. L’esposizione di Palazzo Reale riunisce le 3 principali anime fotografiche dell’autore: il teatro, il cinema e la street photography. Ne emerge un percorso che attraversa spazi e atmosfere differenti: dal dietro le quinte della scena alle narrazioni silenziose dei volti, fino ai frammenti spontanei della quotidianità urbana. “Con i tuoi occhi” non è soltanto il titolo della mostra, non vuole essere un semplice omaggio, ma un invito: lasciarsi guidare dalla bellezza e dall’intensità di queste immagini affinché lo sguardo di Salvatore continui a vivere attraverso gli occhi di chi osserva.

Con l’avvio del Campania Teatro Festival, il Giardino Romantico di Palazzo Reale torna a essere il cuore pulsante del Dopo Festival, uno spazio di incontro tra artisti e pubblico, tra linguaggi e generi: un mese di musica dal vivo, dj-set e stand up comedy a cura di Drop Eventi. Ad aprire la rassegna sarà “Lucio & Lucio”, alle ore 21:30, un progetto di Aurelio Fierro Jr, omaggio a due giganti della musica italiana, Dalla e Battisti. Inizio dj-set, che introduce la serata, dalle ore 19:00.

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Redazione Giu 12, 2026
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