Annella di Massimo, al secolo Diana De Rosa, nata a Napoli nel 1602 e qui è morta il 7 dicembre1643
A Napoli, al Vomero, c’è una strada che porta il suo nome: Annella di Massimo. Ma pochi sanno davvero chi fosse questa donna straordinaria che, nel pieno del Seicento, osò impugnare il pennello in un mondo dominato dagli uomini.
Fin da giovanissima fu “iniziata” all’arte della pittura dallo zio paterno, Pacecco De Rosa, noto pittore napoletano dell’epoca. Lo zio lavorava presso la bottega di Massimo Stanzione, pittore che il popolo napoletano adorava, anche Annella che adorava le sue opere era desiderosa di conoscere il maestro. L’occasione si presentò sotto forma di una sorta di esame, che fu richiesto dalla stessa Annella. I risultati furono esaltanti, tanto che il Maestro le propose di lavorare in bottega da lui. Fu così che nacque il nome di “Annella di Massimo”, cioè Annella allieva di Massimo Stanzione che ben presto riuscì a diventare la sua alunna preferita
Crescendo Annella era diventata una bellissima ragazza tanto che molti giovani la corteggiavano, non sola rapiti dalla sua bellezza, ma anche dalla sua arte.
Fra questi, chi riuscì a “spuntarla”, fu il giovane pittore Agostino Beltrano.
Un matrimonio che permise ai due giovani una collaborazione artistica. Annella affinava sempre di più le sue tecniche diventando sempre più brava tanto che il Maestro Stanzione, ottenne per la sua giovane allieva, un ordine di due dipinti da collocarsi nella chiesa della Pietà dei Turchini.
Annella era al settimo cielo, finalmente era arrivata l’occasione di farsi conoscere e apprezzare dal pubblico
Annella eseguì i lavori in maniera impeccabile, i dipinti rappresentavano la nascita e le morte della Vergine.
Ma si sa ,l’invidia è una brutta bestia e alcuni pittori, invidiosi del suo grande talento misero in giro alcuni voci e cioè che le opere eseguite, fossero in realtà dello stesso Massimo Stanzione.
Fortunatamente le voci restarono voci, e la fama di Annella crebbe,tanto che tutte le famiglie aristocratiche inizarono a desiderare di possedere un suo dipinto. In quel periodo molte donne, forse spinte da l’ emulazione, iniziarono a dedicarsi allo studio della pittura. In quel periodo, il maestro si recava spesso a casa di lei, anche in assenza del marito per controllare i suoi lavori e per elogiarla.
LA LEGGENDA
A quell’epoca il maestro aveva cinquantasette anni, mentre la bella Annella, ne aveva appena ventinove Il Marito della giovane era assente e lei era occupata a dipingere su tela la raffigurazione della Sacra Famiglia. Una volta finiti i dipinti, Stanzione li guardò e ne rimase così estasiato e sbalordito di tanta bellezza e perfezione che afferrò Annella e la strinse fra le sue braccia, come un padre orgoglioso di sua figlia. Purtroppo quest’abbraccio non sfuggì agli occhi della serva che, sorpresa ne parlò dettagliatamente ad un garzone della casa, e da qui iniziò un passaparola che innescò l’inciucio. Ma non finì qui, appena Agostino Beltramo tornò nella sua casa, raccontò dell’abbraccio tra i due. Ovviamente furente di gelosia Agostino sguainò la spada e senza ascoltare le ragioni da parte della moglie, la trafisse a morte, per poi scappare in Francia per sottrarsi al carcere. Una bella storia da romanzo nero. Peccato sia falsa
LA REALTA’
. Nel 1951, lo storico Ulisse Prota Giurleo trovò l’atto di morte di Annella: morì di malattia il 7 dicembre 1643, a 41 anni, non a ventinove e non trafitta dal marito, ma dopo una vita di successi e un’eredità cospicua lasciata ai figli. L’ennesima donna schiacciata tra realtà e leggenda, vittima non di una lama ma di una narrazione tossica.




