domenica , 16 Giugno 2019

AQUAMAN: Fratello Mare, Sorella Terra

Arthur Curry, interpretato dal possente Jason Momoa, è metà umano (grazia al papà Tom, guardiano del faro) e metà atlantideo (la mamma è Atlanna, regina di Atlantide, che riemerge dalle acque laddove in fuga dal suo regno, finendo per innamorarsi del terrestre).

L’unione dei genitori, ovviamente clandestina e denegata dal “Gran Giurì” sottomarino, si spezza per volere di Atlanna; che, per salvare prole e marito, ritorna sott’acqua, finendo per esser giustiziata dalla città subacquea, consegnata nelle mani del più feroce dei popoli sottomarini.

Arthur cresce imparando in segreto da Vulko (un Willem DaFoe che resta fra i caratteristi più poliedrici del panorama cinematografico, vedasi il primo Spiderman della Trilogia del ragnetto impersonato da Tobey Maguire), consigliere del re e di suo figlio Orm, i segreti di Atlantide.

Tuttavia, da adulto, Arthur preferisce tenersi a distanza dal mondo sottomarino, limitandosi a compiere salvataggi in mare a vantaggio di chi nel mare viene vessato da bande di criminali. Preserva, per lo più, molte imbarcazioni dall’assalto dei “nuovi pirati”, ferratissimi in tecnologia ancor prima che nelle tecniche di guerriglia.

Nel salvare parte dell’equipaggio di un sottomarino, “provoca” la morte di uno dei pirati anziani, attirandosi l’odio del figlio di questi; che sin da subito gli giura vendetta, al punto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm (Patrick Wilson, qui con un biondissimo capello raccolto), col cui “ologramma acquatico” inizia a intessere torbide strategie di rivalsa.

Nel frattempo, la figlia di Re Nereus (un rispolverato Dolph Lundgren), Mera (Amber Heard), tenta di persuadere Arthur a tornare sott’acqua per rivendicare quel regale lignaggio che, ove riconosciuto dai più, lo porterebbe anche a scongiurare una sanguinosa guerra, che l’egoista Orm desidera. Ma per riuscirvi, sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.

Arthur sfiderà a duello Orm, secondo il piano di Mera e Vulko, ma qualcosa non va per il verso giusto, e quindi è costretto a ritornare sulla Terra per trovare soluzioni alternative. E il tridente è la risorsa che si rivela indispensabile per ripresentarsi nel mondo sottomarino.

Al protagonista reietto e riluttante, fa quindi da contralto la controparte femminile, savia e cerebralmente guizzante. Un canovaccio tipico, che presenta però anche momenti di stanchezza narrativa, laddove alcune sequenze appaiono scontate e caratterizzate da personaggi di contorno con poco carisma (fatta eccezione per Vulko), al contrario dei cosiddetti “villain”, dei quali il più agguerrito è proprio il fratellastro Orm, la cui unica e ossessiva velleità è diventare re, circostanza che lo porterà a inimicarsi gli altri popoli del mare, contrari a intraprendere una battaglia con i popoli di superficie, oltre che allergici alla sua smania di appropriarsi del titolo di “Ocean Master”, che ha già da tempo individuato quale sua esclusiva ragione di vita.

In tal senso, è qui che si rinviene una carenza narrativa. Nulla sapremo dell’educazione impartita ad Orm, né del re marito di Atlanna, di cui non si ha alcuna notizia nell’ambito dell’intera pellicola.

Il regista James Wan – che, in termini di scelte, risente vistosamente della presenza di Zack Snyder fra i produttori – punta quasi tutto sulle coloratissime sequenze action (forse eccede con la computer graphic in alcuni frangenti), e assai carine sono le transizioni fra i vari mondi, un po’ alla “Legend od Zelda”, il celebre videogame Nintendo.

Atlantide è un trionfo di luci, le sterminate magioni sottomarine totally bianco avorio. Sulla terra, qualche eccesso non manca. Per quanto semidei, alcune scene dinamiche, aventi termine con lanci da aerei in alta quota, forse risultano inverosimili anche per un amante sfegatato delle opere della D.C.Comics. Curioso poi come Mera venga localizzata dagli atlantidei ovunque si trovi, come se avesse un GPS perenne piantato sulla testa, e non quando si trova invece nel ventre di una balena, cioè a 2 passi da Atlantide, ma fa parte del gioco. In un film del genere, di simili contraddizioni a rinvenirsi nella scrittura della sceneggiatura, lo spettatore, molto spesso, manco se ne accorge.

Al film va comunque riconosciuta una enorme e variegata moltitudine di scenari, situazioni e popoli che gratificano non poco lo spettatore sotto l’aspetto visuale. Città sottomarine, orde di famelici umanoidi, un mondo celato a gran parte degli stessi atlanti dei popolato da dinosauri e che custodisce il più grande dei segreti. E, a quanto pare irrinunciabile in questo tipo di pellicole a tema marino, il gigantesco “Kraken – qui metà polpo, metà granchio -, titolare di una spassosa voce femminile a sfondo telepatico (in lingua originale, la voce è quella di Julie Andrews).

Il tema del “rinnegato”, che in parte si redime e in parte si rende conto della necessità di apprendere del reale senso della sua esistenza, fa da perenne sfondo alla narrazione.

Se in superficie se ne riconosce l’eroismo, finendo per esser oggetto di infinite richieste di selfie da parte dei fan, sott’acqua, in corrispondenza del duello col fratellastro Orm, in un approccio a mò di videata di battle-videogame, viene provocatoriamente identificato come un “Drunk” (ubriacone).

Lo stimolo a reagire, tuttavia, non viene da sé; è insinuato troppo in profondità nell’inconscio di Arthur, e occorre un potente catalizzatore per farlo riemergere. Ecco quindi Mera; l’unica in grado di innescarne definitivamente l’orgoglio. Grazie a quello spirito d’iniziativa che, per Aquaman, finirà per costituirne il vero innesco.

L’epica battaglia, dopo una serie di passaggi piuttosto semplici da seguire, prenderà quindi corpo solo nelle profondità degli abissi; pur comportando, in ogni modo, un notevole prezzo di sangue. Il positivo risvolto consta nella circostanza che il confronto Mare-Terra viene, al momento, scongiurato. Prevale il buon senso. Ma non si sa per quanto altro tempo tali equilibri potranno durare. Anche perché il film lascia volutamente in sospeso parecchie posizioni personali, inducendo alla naturale curiosità circa gli sviluppi.

Aquaman, un po’ come il protagonista, è un ibrido. E’ senz’altro il film più riuscito sugli eroi della DC Comics, ma risente dell’assenza di una struttura narrativa credibile, riponendo gran parte delle proprie aspettative sulle pur spettacolari sequenze guerresche (forse le più suggestive mai viste).

Tuttavia, more solito, a metà dei credits ecco venir fuori l’immancabile scena extra, che prelude al già annunciato sequel.

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Biografia Christian Capriello

Christian Capriello
Christian Capriello, 42anni. Ingegnere, scrittore, risiede stabilmente nella dimensione del Sogno. Sposato, un bimbo di 2 anni. Scrivere è una sua passione. Minaccia stabilmente di non smettere di coltivarla. Come per la a poesia e il cinema americano.

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