Autore: Fatima Daas; casa editrice Fandango libri; anno prima pubblicazione 2021 ; pp 192
Sinossi:
Non un romanzo d’esordio ma un libro liturgico, non un diario intimo ma una confessione, un canto, una preghiera.
“Mi chiamo Fatima”, così comincia ogni capitolo de La più piccola; talvolta, al nome, l’autrice alter ego della protagonista, aggiunge il cognome: “Mi chiamo Fatima Daas”.
E via via arricchisce di dettagli la sua biografia. Fatima Daas, la mazoziya, la più giovane della famiglia, quella che avrebbe dovuto essere un maschio come Ahmad, suo padre, aveva sperato. Le sue due sorelle sono nate in Algeria.
È l’unica a essere nata in Francia, con parto cesareo. Sua madre, Karmar, è una maestra nel suo Regno: la cucina.
Ma soprattutto Fatima è musulmana, devota e schiava della sua religione. Religione nella quale vorrebbe trovare approvazione, un modo per essere accettata da omosessuale senza dover rinunciare alla fede.
E così, a poco poco, con ritmo incalzante da rap ipnotico e una lingua asciutta, originalissima e misteriosa perché mescolata a parole arabe, il puzzle si compone: il suo amore per le ragazze e per Nina in particolare, i riti e i precetti dell’islam, i conflitti interiori, l’amore per Allah, il bisogno di consegnarsi a questo dio di fronte al quale Fatima si sente peccatrice.
Ma la scrittura è una cura, il dolore che ne scaturisce a poco a poco si allevia, si intravede la luce della riconciliazione.
Le mie impressioni:
Questi libri che descrivono la condizione delle donne gay arabe, sono tutti un po’ simili. Tutte con le stesse difficoltà. Una ragazza francese/algerina ch in ogni pagina si ripresenta quasi a voler affermare chi è lei nel mondo. Nel suo piccolo mondo. Descrive i suoi familiari in modo freddo come se li osservasse da dietro ad uno specchio privo di gioia o risentimento. Non fa commenti personali, si sofferma sul colore dei loro occhi e sul grado di religiosità. Un censimento familiare.

Asmatica (frequenta una specie di gruppo tipo gli asmatici anonimi) e complessata, si veste da uomo e frequenta un gruppo di amici tutti maschi.
Il suo cuore batte forte solo per Nina, ma non solo per lei
Un modo di raccontare le cose stringato,a mio avviso ripetitivo che non va oltre la descrizione delle persone. Anche quando dice una cosa grave come le violenze subite dal padre non va oltre il semplice “comunicarcelo”
Questa ragazza si iscrive ad un certo punto su un sito di incontri per donne, e mentre tutto resta piatto descrittivo, pagina dopo pagina, a pagina settantacinque la troviamo addirittura impegnata con due ragazze diverse, Gabrielle e Cassandra. Ma per via dell’educazione religiosa non riesce ad amarne a pieno nemmeno una. L’islam le fa paura e cerca di compiacere Dio pregando di continuo o contattato gli Imam con i quali prova a dialogare, ma espone il problema parlando in terza persona di una sua “amica gay” che lei si è prega la briga di aiutare. Riceve sempre la stessa risposta da tutti: è tutto contro natura
Cresce in una famiglia dove anche vedere la serie Streghe (Streghe (Charmed) è stata una serie televisiva statunitense di genere fantasy) è peccato. Per la sua famiglia essere buoni musulmani significa cieca obbedienza all’ Islam, senza fare o farsi domande. A limite di andare a parlare con uno psicologo musulmano.
La più piccola, la mazoziya è forse la figlia non voluta o dimenticata!
Il monologo di Fatima del “vorrei ma non posso” si muove tra un passo avanti e due dietro.
Fatima alla fine non si sfogherà mai con nessuno intrappolata tra la famiglia e il Corano e il dolce aroma della madaleine che le insegneranno a cucinare per chi ama. Forse per chi decideranno loro sia giusto mare
E la vita passa e l’odore delle madaleine sparisce.

