giovedì , 23 Gennaio 2020
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Archeoclub Stabiae; alla scoperta delle bellezze della nostra terra.

Quando si ama si tende a fare sempre due cose: Preservare e Tramandare.
Si preserva per proteggere quel qualcosa che alimenta il proprio amore, si tramanda affinché tutti possano vivere attraverso le parole, l’imponenza e l’infinito di quel sentimento.
Oggi vi parlo di un gruppo di persone che a Castellammare di Stabia hanno deciso di riunirsi, costituendosi associazione, per lavorare proprio in nome dell’amore: L’Archeoclub Stabiae. Una cinquantina di uomini studiosi ed appassionati si sono riuniti per il bene della propria città ed hanno intrapreso un percorso; a tutela dell’ambiente ed a favore del cittadino fruitore. Ho avuto modo di incontrare alcune di queste persone ad una conferenza sul “Doriforo di Stabia“, una statua in marmo, copia romana di un originale greco, che venne trovata lungo il ciglio della collina di Varano a metà degli anni ‘70. Quello che mi ha lasciato stranito non era tanto l’argomento in sé per sé, quanto la dedizione e l’ardore che spingeva quelle persone a dibattere. Ho deciso, così, di andare alla ricerca di qualche ulteriore dettaglio e dopo la conferenza ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il presidente di questa associazione; il Dott. Massimo Santaniello. Riporto, quindi, in forma di intervista quelle che erano le mie curiosità.

 

  • Come e da chi nasce l’idea di questa associazione: Archeoclub è un associazione nazionale, con diverse sedi distaccate in tutta Italia, ed anche a Castellammare ne esisteva una negli anni ’70 che però, per motivi a me ignoti, non ebbe seguito quindi la sede andò chiusa. A luglio di quest’anno, noi abbiamo deciso di riaprirla ed uno dei primi eventi organizzati è stato una due giorni di visite guidate nei vari siti della città; parliamo quindi di chiese, scavi archeologici, la Reggia Quisisana ed altri luoghi. Il dato positivo è stato il riscontro rilevante di turisti sia esteri che cittadini stessi.
  • Tra tante associazioni sul territorio nazionale perché avete scelto la Archeoclub?: Archeoclub è un’istituzione nazionale e proprio per questo abbiamo avuto la possibilità di confrontarci non più con interlocutori locali quanto con quelli di altre città, nazionali ed internazionali, che sono un po il nostro scopo ecco. Avere un patrimonio e potersi confrontare con altre realtà vicine e lontane dalla nostra; così abbiamo quindi scelto di aprire la 181esima sezione Archeoclub. 
  • Poco tempo e già tante adesioni; c’è voglia, quindi, di credere in questa realtà. Secondo lei cosa ha da offrire Stabia al panorama campano ed internazionale?: Al panorama campano abbiamo sicuramente tanto da offrire in quanto abbiamo sempre sentito parlare di mostre internazionali all’estero ma ti posso assicurare che nei due giorni di visite guidate all’interno dei siti, vissuti a noi vicini, come Mondragone, Acerra, Avellino ed altri luoghi campani, non conoscevano nemmeno la città di Castellammare. Con questo voglio dire che una visione lontana potremo averla in un futuro; adesso cominciamo a farci conoscere dalle città a noi vicine; poi dopo sicuramente penseremo in grande. Vedi, ci sono due punti importanti su cui lavorare: il Museo Archeologico istituito presso il Palazzo Reale di Quisisana che varrà come perno principale di partenza per cominciare a fare archeologia veramente e i nostri convegni che abbiamo già in programma dall’anno prossimo. Oggi abbiamo potuto organizzare grazie all’intervento del Prof. Pappalardo che, venuto da Tunisi, ci ha fatto questa bella sorpresa e del Dott. Cesarano della città metropolitana di Napoli che ci hanno messo nella condizione di trascorrere una serata piacevole e ricca di informazioni. Uno degli obiettivi dell’Archeclub Stabiae è, essendo un movimento di opinione pubblica, di sensibilizzare la popolazione e, soprattutto, tirare fuori il senso civico che ognuno di noi ha e che troppo spesso rimane sopito. Dobbiamo risvegliare l’interesse nel bene della città, perchè se vogliamo rilanciare l’immagine di Castellammare abbiamo un immenso patrimonio culturale secondo a nessuno da poter sfruttare. Creeremo degli scambi culturali sia con i paesi stranieri, sia con gli altri Archeoclub al fine di  arricchire e sensibilizzare l’opinione pubblica.
  • Si parlava del Doriforo e della sua presunta appartenenza a Stabia, anche se s’è creato un “giallo” su delle prove effettive. E’ ipotizzabile organizzare degli studi e delle ricerche al fine del ritrovamento che permetterebbe di rivendicarne la paternità e richiederne il ritorno?: Rispetto agli anni ’80, anni in cui la statua scomparì le tecnologie si sono evolute quindi magari non serve nemmeno trovare il pezzo mancante; basterebbe un’indagine sui materiali. Una statua che giace per oltre 2000 anni in mare difficilmente non lascia tracce. Questo sarebbe un primo indizio. Poi potremmo ragionare sul come, chi ne era interessato, ha pagato questa statua ed infine  sul come è potuto avvenire un trasporto in segreto. Parliamo di una statua di 1,96 mt che è stata pescata con una rete quando il Mar Mediterraneo ha profondità che possono superare i 1000 mt. Ci sarebbe molto da spiegare e noi ci muoveremo per recuperarla. Abbiamo scambiato già qualche parere con la sovrintendenza per capire il da farsi, anche grazie agli accordi internazionali diversi, oggi, rispetto al passato.
  • Molto è già stato fatto ma ancora tanto c’è da fare; al di fuori dei futuri convegni,quali sono i progetti in cantiere? Cosa ci si può aspettare?: Noi lavoreremo sicuramente sui tre settori: Archeologia, Ambiente e Storia: tutto ciò che rappresenta un bene storico archeologico e paesaggistico merita di essere tutelato e noi proveremo a farlo. Sono convinto che già avere 50 soci in due mesi dimostri che c’è un’innata voglia di riscatto; la gente incomincia a interessarsi alla città. Sapere che il cittadino si senta turista della propria città al punto di poterla difendere già è un grosso traguardo.

Mi rendo conto che, leggendo questa intervista, si rimane sia affascinati sia spiazzati in quanto non è ben chiaro cosa riguardi la storia in merito a questo Doriforo; ma adesso ve lo racconto.
Iniziamo col dire che il Doriforo di Stabia è una statua gemella di quella rinvenuta a Pompei presso la Palestra Sannitica alla metà del ‘700, alta 196 cm e realizzata in marmo pentelico. Questa statua fu trovata, rubata e venduta ad un antiquario che, a sua volta, riuscì a piazzarla al Museo di Monaco di Baviera. Ovviamente, non fu facile tenere un reperto del genere quando iniziò ad uscire la, sempre più insistente, voce di essere un oggetto rubato e così la statua sparì, salvo poi ricomparire nella collezione del Minnesota Museum degli Stati Uniti d’America dieci anni dopo, negli anni ’80. Una delle tante cose singolari è che questa statua quando fu esposta per la seconda volta era mancante di una targa che ne decretava l’origine stabiese, origine che invece era dichiarata pubblicamente nella sua prima esposizione a Monaco. Insomma, una situazione parecchio complicata. A parlarne, in questo evento a cui ho assistito, sono stati il Prof. Umberto Pappalardo tornato direttamente da Tunisi e Mario Cesarano della Soprintendenza ABAP di Napoli.  Un incontro che mi ha rivelato la profondità dell’essere umano in quanto amante e preservatore di cultura e tradizione; una forza che non si può inventare…o la si ha o niente da fare. Un qualcosa che richiede immani sacrifici, ed un lavoro enorme (non è affatto facile interfacciarsi con i vari organi statali ed impegolarsi con le varie burocrazie) ma che da l’enorme soddisfazione di poter riportare a nuova vita elementi di un passato a volte ingiustamente dimenticato. Che dire: che la strada possa essere sempre illuminata per questi ragazzi e ragazze.

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Biografia Giuseppe Improta

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