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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Salute & Benessere

Arto gonfio, teso e pesante? Potrebbe essere linfedema, ecco cos’è

Redazione
Redazione 1 mese fa
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7 Min Lettura
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(Adnkronos) – La sensazione è quella di avere un arto pesante o perennemente gonfio, teso. Un singolo braccio o una gamba, spesso fino alla mano o al piede. Non è raro che questi sintomi vengano trascurati. Ma, insieme ad altri segni clinici caratteristici, potrebbero essere delle 'spie' di linfedema, una malattia molto diffusa, degenerativa, dovuta a un malfunzionamento del sistema linfatico che porta all'accumulo localizzato di linfa (acqua e proteine).   A soffrirne – secondo quanto riporta un focus online del Gruppo San Donato – è circa 1 persona su 20, fino a 300 milioni in tutto il mondo. Solo in Italia si stimano intorno a 40mila nuovi casi all'anno, in particolare donne tra i 30 ed i 40 anni. Conoscere le caratteristiche di questa patologia di cui si parla poco è importante, evidenziano gli esperti, per consentire un intervento precoce e in grado di prevenire la progressione. E, sempre a questo fine, è importante distinguere correttamente questa condizione da altre con le quali si fa spesso confusione. Per esempio il lipedema, che come il linfedema è una patologia cronica e progressiva, ma è dovuta a un accumulo anomalo e generalmente simmetrico di grasso sottocutaneo negli arti (entrambe le braccia o gambe, senza interessare di solito mani e piedi), mentre il linfedema riguarda il sistema linfatico.  
Nelle fasi iniziali, il gonfiore che caratterizza il linfedema si riassorbe dopo il riposo notturno, poi con l'avanzare della malattia diventa permanente e può aggravarsi fino ad essere disabilitante. Col trascorrere del tempo, infatti, la parte edematosa (gonfia) si indurisce e si infiamma, provocando fastidio, dolore, deficit funzionale. "Esistono diversi gradi di gravità del linfedema", chiarisce nel focus Corrado Campisi, chirurgo plastico, ricostruttivo ed estetico, Palazzo della Salute-Wellness Clinic. "La stadiazione o classificazione si basa su criteri clinici e diagnostico-strumentali", tra cui "l'entità e consistenza dell'edema; l'andamento clinico della malattia; la variazione nel corso della giornata e in relazione alla posizione; le alterazioni cutanee correlate". E' poi utile "la misurazione e la comparazione del volume degli arti che permettono di stabilire la gravità del quadro clinico".   
A cosa è necessario fare attenzione? Il linfedema, segnalano gli esperti, provoca un senso di tensione e gonfiore e nelle forme più avanzate ulcerazioni, infezioni e lesioni della pelle. All'inizio, fra le spie si può osservare che, dopo aver premuto con un dito per pochi secondi sull'arto interessato, compare una fossetta che rimane sulla pelle. Quando poi la situazione peggiora fra le altre cose può comparire un inspiegabile ispessimento della cute. La malattia può evolvere da fase latente (0) a forme avanzate in cui l'arto si deforma (stadio III, elefantiasi).  
Le cause possono essere varie, a seconda che i linfedemi siano primari (congeniti, precoci o tardivi) o secondari (spesso correlabili ad un trattamento oncologico). "Il linfedema primario – spiega Campisi – è su base congenita: dovuto ad una malformazione e quindi ad un malfunzionamento dei vasi linfatici o dei linfonodi". Questo tipo di linfedemi si classificano come "primari congeniti sporadici o ereditari (già presenti dalla nascita); primari precoci (che compaiono prima dei 35 anni); primari tardivi (che compaiono dopo i 35 anni)". Il linfedema secondario, invece, insorge più frequentemente a seguito di interventi chirurgici per patologia tumorale. Nel caso delle donne, per esempio, è molto frequente in seguito al trattamento di un tumore del seno (dopo asportazione dei linfonodi ascellari e radioterapia) o dell'utero (dopo asportazione dei linfonodi pelvici). Negli uomini, invece, è molto frequente in seguito al trattamento del tumore prostatico. Oltre a questi tipi di linfedema ci sono anche altre categorie, per esempio quelli "di origine parassitaria; post-attinici; correlati ad insufficienza venosa cronica degli arti inferiori; associati a problematiche sistemiche, ad esempio cardiache, epatiche, stato anasarcatico; post traumatici", elenca Campisi.  
Alla diagnosi si arriva "nella maggior parte dei pazienti attraverso un esame clinico e l'anamnesi", dice l'esperto. A questi passaggi, aggiunge, si associano poi "indagini strumentali specifiche, tra cui la linfoscintigrafia, che permette di studiare adeguatamente il sistema linfatico; valutare la compromissione del circolo linfatico profondo e/o superficiale; porre una corretta indicazione chirurgica". Esistono infine esami di secondo livello che si eseguono a seconda di ogni singolo caso specifico. Quali sono i trattamenti possibili? Buoni risultati si ottengono bilanciando terapia fisica decongestionante e chirurgia. "L'associazione di metodiche fisiche manuali e/o meccaniche di drenaggio, decongestionanti e farmacologiche offre la possibilità di un miglioramento significativo", assicura Campisi. L'arco dei trattamenti – si elenca in un altro focus Gsd con gli esperti Pierdenisa Giardini, Andrea Menozzi e Massimo Soresina, rispettivamente medico internista e chirurghi plastici in forze al Centro per la diagnosi e il trattamento del linfedema della Casa di cura La Madonnina – va dalla terapia conservativa di tipo medico e fisioterapico (che prevede il drenaggio linfatico manuale per favorire il deflusso della linfa, associato a bendaggi compressivi, tutori, esercizi terapeutici personalizzati), a interventi fisiologici in microchirurgia, fino ad approcci chirurgici come gli interventi ablativi (riduttivi) per ridurre volume e peso dell'arto colpito in stato avanzato, rimuovendo il tessuto in eccesso, soprattutto quando fibrotico. L'attività fisica può aiutare, ma sono da evitare allenamenti estremi e non progressivi che possono aumentare gonfiore e infiammazione e peggiorare i sintomi. 
—salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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