Ash of Gods: Redemption [PLAYSTATION 4 – RECENSIONE]

Dove ti ho già visto?

Il team di sviluppo Aurum Dust  con il loro Ash of Gods: Redemption ha reso omaggio a The Banner Saga,  videogioco di ruolo tattico a tema fantasy sviluppato da Stoic Studio e pubblicato da Versus Evil. A dire il vero qualcuno potrebbe obbiettare affermando che Ash of Gods  sembra quasi un episodio apocrifo dell’epopea norrena di Stoic,  a causa della grande somiglianza in termini grafici, di design e del combat system . Fortunatamente i ragazzi del team moscovita sono andati “oltre”, introducendo molte novità al concept originale . Ash of Gods è  un gioco piuttosto riuscito, anche se va oltre il tributo; le similitudini con The Banner Saga sono molte non solo per quel che riguarda la trama , ma soprattutto per le somiglianze, estetiche e caratteriali dei vari personaggi. Sono anche presenti molte scene di intermezzo, con moltissimi dialoghi, che il più delle volte andranno per le lunghe senza un reale nesso logico.

Il destino della nostra terra

Terminum, il mondo  di Ash of Gods, è devastato dalle  “Mietiture”, eventi ciclici  in cui misteriose entità decimano la popolazione. Solo pochi riescono salvarsi come gli  Umbra, esseri  che hanno la possibilità di trasmigrare da un corpo all’altro e vivere per centinaia d’anni nascosti tra la gente comune. Il gioco è ambientato in un periodo storico  in cui, a settecento anni dagli eventi permisero la cacciata dei Mietitori, si presenta una nuova minaccia. I  tre protagonisti di  Ash of Gods  sono  Hopper Rouley, un Umbra conosciuto col nome di BlanceThorn Brenin un veterano di guerra ed il guerriero Lo Pheng . Ash of Gods , in più punti, rende omaggio anche ai vari Fire Emblem, peccato che a causa dello scarso budget alcuni elementi, come la trama, non sono sviluppati in modo soddisfacente. Invece di concentrarsi sui singoli eroi e rendere la loro una storia significativa, Aurum Dust abbia deciso di aggiungere una vagonata di personaggi, senza dedicare il giusta cura ad ognuno di loro. I tanti  protagonisti risultano privi di mordente e fin troppo stereotipati, una maggiore accuratezza nella sceneggiatura avrebbe aiutato a rendere più affascinante un mondo di gioco discreto, penalizzato però da un approccio alla narrazione superficiale  e da una durata eccessiva.  La premessa del mondo e delle Mietiture è apparsa abbastanza originale, peccato che il team non sia riuscito a creare una storia interessante perché, insieme all’atmosfera ben riuscita, ne sarebbe scaturito sicuramente un prodotto ben più valido.

Gameplay 

Il combat system di Ash of God s è concettualmente molto simile a quello di The Banner Saga anche se è maggiormente complesso. Alla base c’è sempre una struttura a turni e una scacchiera dove si muovono gli eroi, dotati di una statistica d’attacco, una barra di vitalità e una di energia. La meccanica principale del gioco gira attorno a queste due barre: si potranno effettuare attacchi che toglieranno  punti a una delle due statistiche, ovviamente si valuterà il tipo di approccio in base al nemico che affronteremo. Una gradita ed inedita aggiunta risiede negli incantesimi che useremo grazie ad una sorta di mazzo di carte che ci porteremo dietro . Sfortunatamente questa aggiunta perde di valore con il  proseguiremo l’avventura, arrivando quasi a non avere senso dopo qualche ora di gioco. Un altro fattore particolare  è che durante le battaglie avere meno personaggi non sarà penalizzante perchè sarà meglio avere pochi personaggi  forti. Ash of Gods ha un gameplay  più stratificato di Banner Saga, ma più macchinoso da padroneggiare e poco equilibrato, ma il più grande difetto del  gameplay  risiede nella difficoltà degli scontri. Il gioco ha una difficoltà di base notevole che può aumentare a causa di alcune decisioni prese durante la storia, in quel caso il gioco raggiungerà dei picchi di difficoltà praticamente  insormontabili.

Tecnicamente parlando

Graficamente Ash of Gods si presenta piuttosto bene e assomiglia, tanto per cambiare, a Banner Saga. La grafica   pecca però sotto il fronte stilistico rimanendo spesso anonima. Il sonoro del gioco è buono e presenta musiche ben realizzate. I comandi, infine, sono abbastanza facili da padroneggiare.

Conclusioni

Ash of Gods Redemption non riesce a distinguersi  dal titolo da cui ha preso “ispirazione”, anzi va a creare delle meccaniche che  teoricamente sembrano interessanti, ma che all’atto pratico son solo macchinose e superficiali. Purtroppo però si ha la sensazione che se il gioco non fosse un quasi copia/incolla di Banner Saga sarebbe probabilmente stato un flop totale. Ash of Gods Redemption  ha diverse qualità come un’atmosfera ben riuscita, delle musiche davvero belle e un gameplay che se non paragonato a quello della Banner Saga risulta piacevole. Rimane  però la delusione di vedere un progetto realizzato bene essere  “solo” un “tributo” di un gioco più blasonato.

Pro

  • Meccaniche di gioco rodate
  • Un’atmosfera  ben riuscita
  • Alcuni spunti interessanti

CONTRO

  • Fin troppo simile a The Banner Saga
  • Molti dialoghi sono inutilmente lunghi
  • Poca varietà di nemici e situazioni

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Biografia Danilo Battista

Appassionato sin da piccolo della cultura giapponese, è stato rapito tanti anni fa da Goldrake e portato su Vega. Tornato sulla Terra la sua viscerale passione per l'universo nipponico l'ha portato nel corso degli anni a conoscere ed amare ogni sfumatura della cultura del Sol Levante. Su Senzalinea ha cominciato a scrivere di tecnologia e di cosplay. Da diverso tempo gestisce la sezione "Nerdangolo" ma ha promesso che un giorno, neanche tanto lontano, tornerà su Vega...

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