Autoproduzione – Le nuove vie

Qualche giorno fa fb riportava alla mia attenzione un video di vent’anni fa più o meno, inerente la presentazione del mio primo cd “First out” in coproduzione con il chitarrista Paolo Palopoli presso l’associazione culturale Murat, altro storico spazio live cittadino purtroppo sparito dai radar. Il video è presentato in modo un po adolescenziale ma verso la fine ecco un passaggio significativo: l’intervistatore si avvicina a Ida Esposito, allora presidente dell’associazione culturale Benjamino Esposito, una donna e un’addetta ai lavori sempre avanti a tutti per le sue idee, e le chiede un parere sul momento di crisi della live music e della nuova produzione musicale e sua diffusione.

E Ida, molto francamente, risponde che il momento del mercato discografico è particolare e che a quel punto l’unica via per la diffusione dei propri progetti è l’autoproduzione. Eravamo nel 2002, in Italia non c’erano ancora i social e chi decideva di far uscire un proprio progetto per la diffusione doveva necessariamente affidarsi a un addetto stampa che si occupasse di divulgare mentre per la vendita dei cd si puntava tutto sulla presentazione ufficiale e sulle rassegne e festival jazz, quelle poche volte che riuscivi a farne parte. Oggi, 2021, vent’anni dopo. Imperversano i social per la diffusione di qualunque cosa in audio e video, e le piattaforme online per la vendita dei brani di un cd anche singolarmente. Per la prima volta io, di mio, con “Still Ground”  in uscita a breve scelgo totalmente di autoprodurmi, a differenza del passato quando con qualche etichetta ben disposta nei nostri confronti io e Paolo Palopoli riuscivamo ancora a dividere le spese per la distribuzione dei nostri progetti, come accaduto con Panastudio productions e Fullheads di Luciano Chirico.

Oggi purtroppo a causa della crisi generata dalla pandemia e dal sempre più diffuso scetticismo delle etichette specializzate verso chi non si chiami Bollani o Rea mi sono reso conto che la cosa migliore sarebbe stata quella di rompere gli indugi e investire nella musica, e quindi di seguire in toto il suggerimento di Ida Esposito in quel video di vent’anni fa. Una volta messa a punto la parte compositiva del progetto ho contattato Max Pone c/o Godfatherstudio per pianificare il periodo di recording e mastering, Giorgio Molfini per le riprese video di tre brani presenti su disco (attualmente in circolazione su Youtube e social), Manuela Ragucci per tutto ciò che attiene ai contatti con la stampa e per diffusione social, Marlì Mondego per l’ideazione ed impostazione grafica del cd. Questo perché nonostante i tempi cambino rimango sempre legato ai vecchi collaudati criteri di diffusione, supporto cd per la vendita incluso. Ovviamente le persone che ho menzionato sono tutti lavoratori e seri professionisti nel loro rispettivo settore e quindi tutto questo mi è venuto a costare un po ma, come dicevo prima, ho scelto ormai di investire nella musica e dunque non ci ho fatto caso più di tanto.

Chi invece non potrebbe o non può permettersi di investire nella musica sono quei tanti talentuosi colleghi anche di lunga militanza nel circuito musicale campano, magari in possesso di cose interessanti o innovative da fare ascoltare alle etichette distributrici preposte ma che invece, per i motivi che menzionavo prima, come me non vengono presi in considerazione. E che spesso sono costretti a rivolgersi ad etichette e rassegne estere per la diffusione dei rispettivi progetti personali  qualora ovviamente concorrano i giusti presupposti  a livello di inserimento, dato il momento ancora molto incerto causa recrudescenze da covid19 nei paesi europei. Inutile ormai sollecitare le istituzioni nazionali e locali allo stanziamento e all’erogazione di fondi, occorrenti almeno a mantenere in linea di galleggiamento tutto un movimento culturale e musicale che rischia la sparizione da decenni e che invece va assolutamente aiutato a risalire la china in quanto indispensabile anch’esso ad una pronta rinascita artistica di questo paese e allo smarcamento definitivo da reality show, talents, xfactor e via dicendo ovvero l’esatto contrario di tutto ciò che vuol dire studio, ascolto dei grandi maestri, applicazione, esercitazione e prove all’infinito.

A questo proposito voglio ricordare il preziosissimo lavoro sui social del noto pianista di jazz Francesco Marziani, con i suoi video didattici su armonizzazioni e soluzioni improvvisative di grande utilità. Forza colleghi musicisti e mai mollare, People of Hope!

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Biografia Sergio Forlani

Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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