“Aversa da scoprire”, Dodici – la Locanda del gusto

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Fatto risaputo della grande bellezza di Napoli, della sua magia e del buon cibo. Ci sono posti speciali, luoghi misteriosi, ma la Campania è grande e i punti di ritrovo ancora di più. Oggi la nostra rubrica si sposta di qualche chilometro, per arrivare ad Aversa. La città è certamente zeppa di ristoranti, pizzerie, pub di ogni genere, forse anche troppi, ma non tutti meritano il nostro tempo, e noi, il loro cibo.

Ci sono serate dove quello che pretendiamo è il top e, per arrivare a questo, bisogna andare da DODICI. Che sia una serata tra amici, una cena di lavoro, o perché no, un primo appunto, uno dei locali  più alla moda ed anche alla mano è sicuramente “Dodici”. Situato non lontano dalla stazione di Aversa (via Cupa Scoppa, 34), facile da raggiungere.

Già tanto interessante è il nome, un numero, con una storia secolare, poiché tratta di qualcosa di importante per la città di Aversa, difatti “12” furono i normanni che ressero le sorti della città e da qui partirono le conquiste normanne dell’Italia Meridionale. Dopo questa breve lezione di storia, che mi ha fatto amare ancora di più questo ristorante, torniamo a noi. . .

Per chi è un critico severo come me, il giudizio gastronomico (e non solo) si basa in realtà su delle semplici fasi. Tutto inizia dal parcheggio, inutile negarlo, se quello da problemi, la serata sembra rovinata in partenza, ma qui no, è ampissimo. Come solo per i locali migliori, c’è una piccola attesta da fare. Giunti all’ingresso noterete qualcosa che io, personalmente, apprezzo tanto di un ristorante, i proprietari che, con cordialità, accolgono noi poveri affamati clienti. Luigi, Peppe e Giancarlo, questi i loro nomi, sono sicuramente un emblema tra amicizia, lavoro e gentilezza.

La seconda fase è molto più estetica, per la quale siamo tutti un po’ designer, la location; quello che si ammira di questo locale è la semplicità e l’eleganza combinate, come definisce lo spesso Peppe, comproprietario, un’alternanza che la rende una vera locanda del gusto. 

Altra fase, quella importantissima, su cui non si ammettono sgarri di nessun genere, è il cibo, che va di pari passo con l’affabilità dei camerieri, che qui è alle stelle, ognuno ha i suoi compiti, non invadenti, ma che sanno comprendere ogni tuo vizio culinario e consigliano come solo degli amici possono fare. Giunti a questa fase senza esser scappati prima (ma qui non capita), – s’accummence a magià – . Iniziano ad arrivare le portate, e qui mi soffermo e m’incanto. Che sia una pizza, una spaghettata, una frittura di pesce o il famigerato cuoppo, in cucina si inizia a mangiare con gli occhi. E il menù di Dodici sa farti venire già l’acquolina. Le pizze sono di vari gusti, dalla semplice Margherita, alla Rucolona, alla Parmigiana a quella piccante, ma chi mi ha colpita di più, stranamente, solo dal profumo casareccio e stravagante è stata la pizza Emiliana , con mortadella, pesto di pistacchi di Bronte e scaglie di parmigiano. Appena ho adocchiato questa pizza, non nego il mio scetticismo, “la mortadella solo nel panino caldo, mai su una pizza”, e invece, mi sono ricreduta. Così buona da desiderarne il bis.

ph. Armando Turco

Sembrava di mangiare una nuvola di pasta che si scioglieva in bocca, dove tutti quei sapori si sposavano una meraviglia, nessun sapore alterava l’altro. Forse era proprio questo l’obiettivo di Stefano de Gais, il pizzaiolo, che del suo mestiere ne è più che orgoglioso, al punto di amare la pizza quanto la sua famiglia, fa questo non solo per vivere, ma vive per la sua grande passione, rispetta però la grande tradizione Napoletana della classica margherita, con Bufala, ma adora sperimentare. E credetemi, ci riesce alla grande.

Ma Dodici non è solo pizza, ci sono persone che apprezzano più la pasta o il riso ed io, per tale, mi sono sacrificata per voi! Chiedere un risotto alla pescatora, dicono, si debba far solo nei ristoranti di fronte al mare, allora usiamo un po’ di immaginazione, fingiamoci dinanzi a qualche scoglio ed ordiniamolo, perché qui il pesce è fresco (e si vede), quindi proviamo. Solo l’aspetto è così potente che non sai se riuscirai a finirlo. Frutti di mare, gamberi e calamari inebriano il piatto, rigorosamente sfumati da un corposo vino. Mai mangiato un risotto così buono, un piatto pieno che sa saziare e che non disgusta, anzi, ad ogni boccone il gusto si rinnova e le papille fan festa. Arrivati alla fine del piatto rimpiangi solo la velocità con cui l’hai divorato. Il realizzatore di cotanto gusto è Antonio Chirico, tarantino di nascita, chef , è un ragazzone giovane e pieno d’iniziative a cui piace rinnovarsi e, come ribadisce, continuare ad imparare. Riesce a concentrare un insieme di gusti e di sapori, a volte stravaganti, senza farli contrastare tra loro.

 

Antonio Chirico, chef.

Un vulcano di idee, speciale è il piatto denominato “Bucatino allo scarpariello 12“, con pacchetella gialla del Vesuvio. Solo dal nome ci si ritrova nel passato; e poi osservi il piatto, un colore giallo creato dai prodotti nostrani che sembra dipinto. Pare di assaporare Napoli, quella antica, quella verace, dove il pomodoro e il parmigiano accompagnano la giusta acidità col gusto pieno del formaggio. Uno spettacolo! Lo chef, ci confessa che adora insegnare, per nulla geloso della sua esperienza. Riesce a dare tanto, comunica con un piatto, semplice o complesso che sia. Un vero artista.

Dalla frittura mista che sembra quella più classica possibile, al tocco gourmet su piatti più complessi, Dodici è un ristorante/pizzeria che da il meglio di sé. Oltretutto un rapporto qualità prezzo notevole.

Ma una serata del genere, da buona golosa, non può che terminare con un dolce. Ed anche qui la scelta è ampia, dai dolci classici a quelli innovativi, il menù sembra non arrendersi, ma opto per la cheesecake ai frutti di bosco. Pochi ne capiscono di questo splendido dolce e per chiunque non abbia mai assaggiato la cheesecake classica americana vi dirò, venite qui e l’assaggerete per la prima volta.

 

ph. Armando Turco

Dopo una cena del genere,  non mi resta che dire:  Provare per credere (se non mi credete, ve lo ripeterò per 12 volte).

 

 

 

 

 

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Biografia Maria Rosaria Ianniciello

Maria Rosaria Ianniciello
Lettrice patentata, scrittrice e ricercatrice di sogni perduti. Ho conosciuto il mondo del lavoro, quello vero, già dall’adolescenza; ma la scrittura, quella profonda, da molto prima. Amo viaggiare e scoprire tutto ciò che mi circonda. Mi cibo di arte, musica e lettura. Ma venero la buona cucina, non solo “chell’ e mammà”, ma di tutto il mondo.

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