Nel cuore del New Hampshire, il Bear Brook State Park si estende per quattromila ettari nella contea di Merrimack, un’oasi di pace e natura. È un luogo di ritrovo per famiglie, escursionisti e amanti della vita all’aria aperta, con sentieri sinuosi, laghi cristallini e l’eco della storia nelle sue strutture del Civilian Conservation Corps. Un rifugio dalla frenesia cittadina, dove si cerca la riconciliazione con la natura. Eppure, proprio in questo scenario idilliaco, si è consumato uno dei più cupi misteri irrisolti della cronaca nera americana: l’omicidio di quattro donne, un enigma che per decenni ha sfidato gli investigatori e tormentato la coscienza collettiva.
Bear Brook la Prima Scoperta: Un Fusto di Orrore nel 1985
Era il 10 novembre 1985. L’aria frizzante dell’autunno accarezzava i resti bruciati di un vecchio negozio, non lontano dal Gardens Mobile Home Park, un insediamento di roulotte che ospitava una popolazione variegata, spesso di passaggio, e non di rado legata a un passato difficile. Qui, tra le ombre di un lato meno patinato del parco, un cacciatore si imbatté in un oggetto fuori posto: un fusto di metallo da 55 galloni. La curiosità si trasformò in raccapriccio quando, sbirciando all’interno, fece una macabra scoperta.
Avvolti in teli di plastica, giacevano i corpi scheletrizzati di una donna adulta e di una bambina. Le successive autopsie rivelarono la brutalità della loro fine: morte per trauma da corpo contundente. La donna, stimata tra i 23 e i 33 anni, e la bambina, tra i 5 e gli 11 anni, portavano i segni di una vita interrotta violentemente. La piccola, in particolare, aveva un diastema, lo spazio tra i due denti anteriori, e aveva contratto la polmonite poco prima del suo assassinio.
Il capo della polizia di Allenstown dell’epoca, Norman Connor, si trovò di fronte a un muro di gomma. Il Gardens Mobile Home Park, con il suo flusso costante di residenti e la diffidenza verso le autorità, si rivelò un labirinto senza via d’uscita. Le vittime, si stabilì, erano morte tra il 1977 e il 1985. Per 18 lunghi mesi, i loro resti rimasero nell’obitorio del New Hampshire Hospital, in un’attesa vana di identificazione. Alla fine, nel maggio del 1987, Connor fu costretto a seppellirle sotto una lapide senza nome. Per tredici anni, il caso si sprofondò nell’oblio.
Una Macabra Replica: Il Secondo Barile del 2000
Ma il silenzio di Bear Brook era solo apparente. Nel 2000, un soldato che perlustrava la zona del primo ritrovamento, mosso da una flebile speranza, fece un’altra scoperta agghiacciante: un secondo barile, identico al primo. E al suo interno, ancora, un sacchetto di plastica conteneva i cadaveri di altre due bambine.
Questa inaspettata e inquietante replica infuse nuova linfa nelle indagini. L’analisi del DNA fu la chiave: si confermò che la donna trovata nel 1985 era la madre di due delle bambine. La terza, la “bambina di mezzo”, risultava geneticamente estranea alle altre due sorelle. Il quadro era chiaro: un quadruplo omicidio, un crimine di una ferocia inaudita. Con la diffusione della notizia, le vittime di Bear Brook divennero note come gli “Allenstown Four”.
Le indagini si concentrarono nuovamente sul parco roulotte. Gli sforzi del National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC) si unirono a quelli della comunità locale, ma la verità rimaneva sfuggente. Solo nel 2013, grazie al NCMEC e al Florida Institute of Forensic Anthropology, vennero fatti dei passi avanti significativi. Gli esami rivelarono che la donna e le due bambine più grandi e più piccole provenivano dalla stessa area geografica, probabilmente il New Hampshire. La bambina “di mezzo”, invece, era cresciuta più a nord. Furono create ricostruzioni facciali, ma le identità degli “Allenstown Four” e del loro assassino rimasero un mistero. L’unica certezza, secondo l’assistente procuratore generale Ben Agati, era che tutte e quattro le vittime avevano vissuto insieme nella zona del New Hampshire per diversi mesi prima di essere uccise, tra il 1980 e il 1984.
La Rete del DNA: Il Killer Camaleonte Svelato
La svolta decisiva arrivò da una concatenazione di eventi apparentemente slegati, iniziata nel 2010. In una prigione californiana, morì un uomo di nome Robert Evans, noto come “Bob”. Evans stava scontando una pena per omicidio: nel 2002 aveva ucciso la moglie, Eunsoon Jun. Ma la sua vera identità era rimasta un segreto.
Mentre si indagava sulla morte di Jun, emerse un legame con un altro cold case del New Hampshire: la scomparsa e il sospetto omicidio di Denise Beaudin, nel 1981, una donna che frequentava proprio Evans. I detective ipotizzarono che la donna trovata nel barile a Bear Brook potesse essere Denise Beaudin. L’analisi del DNA di Evans fu cruciale: non era il padre della vittima adulta, ma era il padre biologico della bambina di mezzo, quella che non era imparentata con le altre due sorelle. L’interesse per Evans raggiunse il parossismo. Si scoprì che era un elettricista e lavorava in un mulino locale: i barili usati per nascondere i corpi provenivano probabilmente da lì.
Nell’agosto del 2017, la verità emerse in tutta la sua sconcertante complessità: Robert Evans fu identificato come Terrence Peder Rasmussen, un uomo che sarebbe passato alla storia come il “Killer Camaleonte”, un individuo capace di assumere diverse identità e di svanire nel nulla dopo aver commesso orrori.
Finalmente, il 6 giugno 2019, il procuratore del New Hampshire fece l’annuncio tanto atteso: le identità delle vittime di Bear Brook furono rivelate. Si trattava di Marlyse Elizabeth Honeychurch e delle sue figlie biologiche, Marie Elizabeth Vaughn e Sarah Lynn McWaters. Honeychurch aveva frequentato Rasmussen prima della loro tragica fine. La sua famiglia l’aveva vista l’ultima volta insieme alle bambine il giorno del Ringraziamento del 1978. Un brutto litigio tra Marlyse e sua madre, proprio a causa di Rasmussen, aveva causato una frattura irreparabile, portando la famiglia a non cercarla più.
L’Ombra del Camaleonte e un Mistero Incompiuto
La polizia è convinta che il “Killer Camaleonte” abbia ucciso Honeychurch e le bambine. Tuttavia, la prova definitiva, quella che avrebbe chiuso il cerchio con inequivocabile certezza, non è mai stata trovata. La morte di Rasmussen in prigione, avvenuta nel 2010, ha calato un velo definitivo sulla piena verità di Bear Brook.
Mentre un altro tramonto avvolge la vasta distesa del Bear Brook State Park, l’ombra del camaleonte continua a sfiorare la lapide con i nomi di una famiglia spezzata. Un assassino che, proprio come l’animale da cui ha preso il nome, si è mimetizzato con il paesaggio, spettatore eterno e silenzioso di una verità che solo i più coraggiosi possono intuire, ma che forse non sarà mai completamente raccontata. Il mistero di Bear Brook rimane un monito inquietante, una ferita aperta nel cuore del New Hampshire.

