È Ben Pastor, all’anagrafe italiana Maria Verbena Volpi, la vincitrice del Premio Attilio Veraldi 2026, il primo riconoscimento alla carriera per gli scrittori di crime.
Il Premio, giunto alla IX edizione è organizzato nell’ambito del SalerNoir Festival le notti di Barliario e rende omaggio alla memoria del grande scrittore e traduttore napoletano, considerato uno dei padri del noir mediterraneo.
“Nei suoi gialli raffinati – si legge nella motivazione del premio – Ben Pastor ricostruisce il passato attraverso vicende e personaggi che rappresentano esemplarmente la complessità della Storia e l’eterno conflitto tra il bene e il male, senza sconti ai vincitori e con una profonda e dolente pietas per i vinti”.
Trasferitasi negli Stati Uniti subito dopo gli studi universitari, Ben Pastor ha insegnato Scienze Sociali in numerose università americane, coltivando sempre il “vizio” della scrittura, sia scientifico-accademica che creativa.
A un’intensa attività saggistica e didattica ha infatti alternato, fin dagli anni giovanili, significative incursioni nel giallo storico, con decine di racconti pubblicati dalle principali riviste di letteratura poliziesca, tra cui “Alfred Hitchcock’s Magazine”, “The Strand Magazine” e “Ellery Queen’s Mystery Magazine”.
Qui, alcuni suoi scritti.
La fossa dei lupi o come proseguono I promessi sposi
Renzo, Lucia, Don Abbondio, l’Innominato sono i grandi e indimenticabili personaggi de I promessi sposi … Ma cosa succede quando ce li ritroviamo davanti a tre anni di distanza dall’inizio delle loro avventure nel novembre del 1628? Che sorpresa: economicamente sistemati, in attesa di un figlio, mentre Milano si rialza dopo i disastri della peste. Andrebbe tutto bene se il loro persecutore pentito, al secolo Bernardino Visconti, non venisse assassinato nei monti sopra Lecco, in un luogo impervio dove si dà la caccia ai lupi. Perché? Qualcuno forse non gli ha perdonato le antiche malefatte? Tutto si complica nuovamente, e questa volta a causa di un’indagine affidata al giovane luogotenente di giustizia Diego Antonio de Olivares. Il sospetto aleggia dentro e fuori una Milano dai fetidi bassifondi, tra miracoli veri o falsi, attentati e vendette. Ben Pastor ci guida con mano sicura lungo le strade che portano al confine veneto, rispondendo a domande che forse avevamo fin dalla giovinezza: il pavido curato Don Abbondio ha imparato la sua lezione? Renzo è ancora impulsivo? Cosa può la giustizia dello Stato italo-spagnolo contro la violenza di un omicidio eccellente, che qualcuno forse non vuole far risolvere? Ci imbattiamo nei “bravi” restati senza impiego, nel caso criminale della Monaca di Monza, e in una signora elusiva e affascinante come Donna Polissena, in possesso di qualcosa che aiuterà un sempre più ammirato Olivares a sciogliere l’enigma. E a dirimere, per quanto possibile, il conflitto fra carne e spirito che gli fa desiderare l’amore a portata di mano, ma anche vagheggiare una vita religiosa e il martirio in terre lontane. Nella magistrale ricostruzione di Ben Pastor, vivida, potente e ironica, i personaggi manzoniani tornano in vita con una fedeltà che ce li fa riconoscere all’istante.
La Venere di Salò
Tutto accade in poco più di un mese in questo romanzo della saga di Martin Bora, il detective soldato della Wehrmacht che l’autrice ha ricavato liberamente dalla figura di von Stauffenberg (tra i promotori del fallito attentato a Hitler), un eroe tormentato e contraddittorio con cui Ben Pastor ha conquistato gli appassionati del giallo storico. Ottobre 1944, il colonnello dell’esercito tedesco Martin Bora ha appena concluso la sua missione in Abruzzo quando arriva l’ordine di trasferimento sul lago di Garda. Si tratta di indagare sul furto di un quadro di Tiziano, una Venere conservata in una villa di Salò requisita dai tedeschi. Il sospetto è che il quadro sia stato sottratto da qualche alto ufficiale. Le cose si complicano quando vengono scoperti in successione tre cadaveri. Si tratta di donne giovani – una è l’amante di un gerarca fascista, le altre due frequentano ufficiali tedeschi – apparentemente suicide, tesi però che non convince affatto Bora – e neanche il commissario Pellegrini che lo affianca nelle indagini – che vede in quelle morti un collegamento con il furto del prezioso dipinto di proprietà di un ricco commerciante.
Lumen
Cracovia 1939, primi giorni dell’invasione nazista. Acquattato nel chiostro di Nostra Signora delle Sette Pene, un misterioso assassino spezza la vita della reverenda Kazimierza, madre superiora dello stesso convento. L’omicidio della badessa suscita grave imbarazzo sia nelle autorità tedesche che nel clero polacco. Madre Kazimierza era molto più che una suora: aveva ricevuto le stigmate e dato prova di possedere una miracolosa capacità profetica. Il capitano Martin Bora, dei servizi di sicurezza tedeschi, e padre John Malecki, un sacerdote di Chicago alle dipendenze dirette del Vaticano, cercheranno di sciogliere l’enigma di questo crimine che sfiora il sacrilegio.
La voce del fuoco
Anno 304 dopo Cristo. Si chiama Agnus, ma per i cristiani è la “Voce del fuoco”. Vagabonda nelle province dell’Impero romano e compie prodigi sovrannaturali: risana ciechi, resuscita morti. Eppure, quando l’imprenditore Marco Lupo muore per la seconda volta pochi giorni dopo la sua “resurrezione”, l’inviato imperiale Elio Sparziano comincia a sospettare che dietro quei miracoli possa nascondersi qualcosa di assai più terreno, e sinistro. Soldato e investigatore al servizio di Diocleziano, Elio si getta sulle tracce di Agnus. Da Treviri a Milano, fino al Danubio infestato dai barbari, la sua inchiesta lo costringe ad affrontare mille pericoli, mentre gli omicidi si moltiplicano e ai vertici la lotta intestina per il potere si fa feroce. Passo dopo passo, tra insidie letali e ambigue seduzioni femminili, Elio si avvicina sempre più al cuore dell’enigma, finché, nell’ultimo atto dell’indagine, eccolo a tu per tu non solo col vero volto dell’assassino, ma col cuore rovente di una fiamma che potrebbe incenerire tutto ciò che ha di più caro: il suo mondo, i suoi valori, la sua stessa vita.
La notte delle stelle cadenti
Un funerale di stato nella Berlino bombardata del luglio 1944. Perché un anziano medico inviso al regime riceve tali onori? E perché suo nipote, il tenente colonnello dell’esercito Martin Bora, viene richiamato dal fronte italiano per assistervi? È solo l’inizio di una settimana convulsa, che si gioca fra il presidio della polizia, gli alti comandi dell’esercito e l’afosa periferia della capitale. A Bora viene inspiegabilmente ordinato dal potente generale delle SS Arthur Nebe, capo dell’efficientissima Kriminalpolizei, di investigare sull’assassinio di un presunto veggente, già star della repubblica di Weimar. Walter Niemeyer, uomo dai molti nomi e dai molti volti, ha incantato per anni la Germania con le sue mirabolanti profezie. L’indagine di Bora, affiancato dal corpulento e sagace ispettore Florian Grimm, resuscita il mondo brillante dei cabaret e degli eccessi del primo dopoguerra berlinese. Ma l’ufficiale della Wehrmacht scopre poco a poco che ben altro si nasconde nella capitale ormai al collasso, dove tutti sospettano di tutti e dove serpeggiano dicerie su una congiura che si ripromette di decapitare la gerarchia nazista. Una contorta rete di intrighi si delinea dietro l’omicidio del Mago di Weimar e il nervosismo sale fra gli ufficiali di stato maggiore mentre si moltiplicano gli incontri segreti e si susseguono le morti sospette. Per Martin Bora l’indagine si trasforma progressivamente in un angoscioso dilemma morale, come soldato e come tedesco. Il complotto del 20 luglio del colonnello Claus von Stauffenberg e i suoi drammatici retroscena come non sono stati mai raccontati.
La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora
La saga in giallo dedicata al tragico, malinconico ufficiale della Wehrmacht ha un carattere romantico che nei racconti viene accentuato ancor più che nei romanzi. Proprio perché centrati sull’eroe solitario sconfitto in partenza. Nel 1941, in un villaggio ucraino abbandonato dai sovietici, von Bora incontra Vladimir Propp, lo scienziato leningradese che scoprì lo schema universale della fiaba popolare; con un tale esperto di folklore al fianco, inizia a investigare sull’omicidio di una strega-prostituta. Anche negli altri racconti, è come se l’amletico detective cercasse nella più attenuata assurdità del delitto un riparo dalla più grande assurdità della guerra; ad aiutarlo, in questa fuga in una norma paradossale, è come se ci fosse un secondo personaggio, un quasi nemico-amico, volontario o meno. A Praga nel 1942, mentre Heydrich pianifica la soluzione finale per gli ebrei cechi, sono due vecchietti nel cortile sotto alla finestra che attraggono la sua attenzione durante un’indagine su un collaborazionista assassinato. Il pensiero della moglie Dikta è il dolce veleno che lo toglie dal giaciglio d’acciaio di Stalingrado. Il vecchio maestro che denuncia il figlio ai nazisti, in un villaggio della Russia occupata, riporta Martin a una vendetta familiare in quelle terre di sangue. Le altre storie della seconda parte hanno luogo sotto i cieli più luminosi dell’Italia occupata. Un delitto passionale nel veronese del ’43 che coinvolge un prete, le guardie di Salò, una vedova. Un gioielliere a Littoria ucciso per una spilla dal nome allusivo, il nodo d’amore. Un vecchio su un treno, in Toscana nel 1944, che racconta dell’omicidio di due amanti. Una specie di faida familiare sull’Appennino e l’astuzia di un partigiano. L’opera narrativa di Ben Pastor è la biografia ideale di un uomo tormentato dal delitto e dalla guerra, in cui è incarnato il dramma feroce di una parte degli ufficiali della Wehrmacht sotto Hitler. La storia di un Io diviso: un uomo giusto dentro una divisa sbagliata, un investigatore angosciato dall’insensatezza del dovere in mezzo ai milioni di assassinati dalla guerra.







