martedì , 25 Giugno 2019
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“BIANCA COME LA NEVE” DI MARIAROSARIA CONTE. RECENSIONE ED INTERVISTA

Trama: Morena ha 16 anni, è una ragazza semplice, timida e studiosa. Ha vissuto, ad Oti, meta turistica della ricca borghesia napoletana, un idillio estivo con il suo Davide, bello come un Dio e ricco da far paura. Al rientro, i due ragazzi devono affrontare la sfida di calare il nuovo rapporto nel loro quotidiano napoletano. Riusciranno a tener accesa la fiamma, pur appartenendo a classi sociali diverse, frequentando comitive diverse e vivendo in famiglie di stampo etico diverso? Morena, educata in modo semplice, ripudia il mondo patinato in cui Davide è immerso, disprezza la superficialità e l’arroganza della ‘Napoli bene’, eppure alla prima occasione (una festa in casa di un affascinante Barone) rinuncia completamente a tutti i suoi principi morali pur di vedersi accettata. Poco dopo la loro storia entra in crisi, essendo Davide stanco dei comportamenti impacciati di Morena, dei divieti imposti dalla sua famiglia e dell’incapacità da lei esibita nel calarsi all’interno della sua comitiva. A quel punto Morena si nasconde in una bolla tutta sua, mettendo alla porta gli amici di sempre e la famiglia. La nostra eroina si vede precipitare in un tunnel apparentemente senza uscita…

ATENEAPOLI EDITORE

 

Recensione: Si tratta del seguito di Mare nell’anima e se non fosse stato precisato non me ne sarei mai accorta perché è una storia questa, che non ha pendenze, non si riallaccia ad avvenimenti precedentemente accaduti che porterebbero il lettore a digiuno del primo libro a ritrovarsi disorientato.

Le vicende, in piccola parte, mi hanno portata ad immedesimarmi con Morena: il primo vero amore, la difficoltà di vivere quel momento in pena libertà. La protagonista è una ragazza del tutto normale che si ritrova a nascondere il fidanzamento ai suoi genitori perché troppo apprensivi, la sommergerebbero di domande, non le concederebbero mai il permesso di partecipare a determinate feste che solitamente vanno a concludersi con l’alba del giorno dopo. Morena trova qualche escamotage, ma vive il tutto con un grande senso di inadeguatezza. Lei, ragazza normalissima, con abiti normalissimi in mezzo a ragazzi dell’alta borghesia napoletana che per il loro modus vivendi le sembrano degli alieni vuoti, senza anima né cuore. Il tutto porterà a chiudere con Davide e precipitare in un vortice fatto di disperazione, apatia e facendola atterrare nell’anoressia. La “sfortuna” di avere genitori apprensivi sarà la sua fortuna, la via di salvezza per Morena. Il padre e la madre non sono completamente assorbiti dal lavoro e dalla vita sociale, ma vivono per le figlie, i loro occhi sono attenti ad ogni cambiamento e troveranno un modo delicato e per nulla invadente di far uscire la ragazza dal vortice dell’affamamento voluto. Sarà un percorso complicato perché anche se c’è la voglia di guarire l’anoressia te la porti dentro per sempre, sopita, addormentata, ma comunque presente.

Ottima rappresentazione di un disagio giovanile senza romanzamenti inutili, ma nudo e crudo come si presenta nella realtà. Sottolinea quanta forza ci voglia per venirne fuori e quanto siano importanti i legami con la famiglia e gli amici, unici supporti saldi ed immobili su cui contare.

 

 

Mariarosaria Conte è nata a Napoli, città in cui vive tuttora. È sposata e ha tre figli. Laureata in Giurisprudenza, dopo un percorso completo di formazione e l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ha abbandonato la carriera in ambito legale per dedicarsi all’insegnamento nella Scuola Primaria e ai suoi figli. Ha pubblicato “Mare nell’anima” (2015); “Io, te e la dislessia” (2016), “Cinque minuti prima della campanella” (giugno2018), “Bianca come la neve” (novembre 2018).

 

                                                      INTERVISTA

 

Con Bianca come la neve affronta un tema sempre attuale e doloroso come l’anoressia. Perché questa scelta? 

Bianca come la neve rappresenta un capitolo importante di crescita della protagonista: Morena. Una ragazza che si trova per la prima volta a fare i conti con emozioni molto forti e, come tutti gli adolescenti, è fragile e impreparata ad affrontare i colpi bassi che la vita spesso ci riserva.

Cade, quindi, in un momento di disorientamento, nel baratro dell’anoressia. Questa tematica è molto vicina alle donne, in perenne lotta con i chili di troppo ad ogni età, e con il conseguente senso d’inadeguatezza che ne consegue. Mi aveva sempre solleticato l’idea di affrontare, anche se in modo romanzato, questa problematica. Durante la mia adolescenza, sono stata vicina a due amiche affette d’ anoressia e non è una cosa che accade troppo lontano da noi, ce la possiamo ritrovare nella vita di tutti i giorni. Prima di affrontare la scrittura di Bianca come la neve, ho letto qualche saggio e un paio di romanzi sull’argomento. Nei romanzi  era sempre sfuggente il motivo per cui  si cadeva nelle tele di questa malattia. Con Morena ho cercato di essere quanto più vicina alla verità.

E soprattutto ho tentato di dare un messaggio alle famiglie, spesso troppo distratte per rendersi conto di ciò che accade sotto i loro occhi.

 

 E’ un romanzo di formazione e credo non sia l’unico che lei abbia scritto.  

Sì, Bianca come la neve è l’ideale seguito di Mare nell’anima. Entrambi sono romanzi di formazione. Infatti, i volumi, sull’onda di una voce speciale, estremamente delicata e sensibile, come quella di Morena,  affrontano diverse tematiche adolescenziali, alleggerite dal rosa di alterne vicende amorose e presentateattraverso la favola di una Cenerentola dei giorni nostri.

Quindi le storie che si intrecciano tra i ragazzi, i primi amori, le amicizie, le differenze di classe sociale, le famiglie benestanti e quelle più modeste, sono il mezzo, un espediente, per raccontare i passaggi fondamentali nella crescita dei ragazzi.

Potrei dire che, nello specifico,  le tematiche  affrontate sono:  un’iniziale mancanza di fiducia  nei propri mezzi, la presa di coscienza di se stessi, l’integrazione e il rapporto con i pari, e la difficile comunicazione tra figli e genitori.

Queste realtà rivisitate con gli occhi di  madre e insegnante.

 

Morena, la protagonista è un’adolescente, diciamo anche di altri tempi, quando i genitori erano meno permissivi e più severi, forse, dei genitori dei tempi attuali. Lei nota questa differenza? 

Sì, assolutamente sì. Il riferimento ad un tempo senza tempo, a metà strada tra la mia generazione e quella delle mie figlie adolescenti, mi ha permesso di attrarre l’attenzione sul fatto che  gli adolescenti di oggi sono ancora più fragili, perché  alcuni di essi sanno essere ancora più spietati e soprattutto sul fatto  ci troviamo molto spesso di fronte a famiglie assenti.

In un contingente storico così articolato e oserei dire complesso, non bisogna dimenticare che gli adolescenti non sono adulti, sono ancora dei ragazzi, e dietro le loro rispostacce, le loro inquietudini, le loro insicurezze, le loro fashion photo su istagtram, tutte strutturate e ben studiate, spesso, o forse sempre, c’è ancora un bambino che soffre, che non sa ancora chi è, e soprattutto come trovarsi un posto nel mondo.

Oggi come, dieci, quindici, venti anni fa i ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento con cui confrontarsi.

I punti di riferimento più importanti sono la famiglia. la scuola, gli amici.

Un ambiente familiare sereno e accogliente gioca un ruolo fondamentale nella vita dei ragazzi, che non vanno abbandonati a loro stessi, specie nel momento del bisogno. E questo era vero allora, come ora. Ma a quanto pare stiamo vivendo in pieno un fenomeno che ha preso il nome di ‘adultescenza’ e cioè spesso ci troviamo di fronte ad adulti con  non hanno alcuna voglia di crescere.

 

E’ proprio grazie a quest’attenzione profonda dei genitori di Morena a far sì che la ragazza non sprofondi ancor di più.

 Esattamente, e questo vuole essere un messaggio, nemmeno troppo velato, per le famiglie. I ragazzi restano ragazzi: vanno seguiti.

 

Lei ha grande familiarità con il mondo dei ragazzi. Ci racconta il suo percorso per poi approdare ai suoi scritti? 

Sì, in effetti i bambini e i ragazzi sono un po’ il mio mondo.

Sono un’insegnate e ho tre figli. Ed è  proprio grazie alle mie ragazze che ho trovato il coraggio di far pubblicare i miei lavori. Ero lì che ci giravo attorno da tutta una vita: romanzi, racconti poesie…tutte opere incomplete, perché mi mancava il coraggio di andare fino in fondo.

Poi, circa sei anni fa, eravamo in spiaggia con le mie figlie,  e leggevamo la saga di Twilight, leggevo io perché loro erano più piccole e perché il romanzo era piuttosto lungo. Durante la lettura mi rendevo conto che le cose che catturavano di più la loro attenzione erano proprio quei passaggi relativi alle storie tra ragazzi, alle prime ansie palpitazioni, a quelle sensazioni che erano state vere anche per me. Così, sapendo che amo leggere e scrivere da sempre, mi chiesero di scrivere un libro per ragazzi, un libro che parlasse di sentimenti e che, soprattutto, non fosse troppo lungo…

E così, nonostante sin da ragazza, abbia messo su numerosi incipit,  mai terminati, quella volta portai avanti il progetto, mettendomi in discussione, partendo proprio da quei ricordi, da quelle emozioni, da quelle sensazioni così intense proprio perché riguardano un periodo della vita così delicato come quello dell’adolescenza.

Chiaramente,  cercando di riprodurre queste sensazioni in un tempo a metà strada tra la mia generazione e quella delle mie figlie.

 

Sta lavorando a qualche nuovo romanzo? 

 Sì, Ho terminato un romanzo sempre del genere young adult su un futuro post apocalittico; ho ultimato un’altra raccolta di racconti per bambini e al momento lavoro al sequel del romanzo distopico. Insomma, un cantiere sempre aperto!

 

 

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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