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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Musica

Bluesaddiruse; la bellezza e la grinta del Neapolitan Power

Giuseppe Improta
Giuseppe Improta 9 anni fa
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9 Min Lettura
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Il Neapolitan Power non delude mai le aspettative di chi sa cercare, e questa settimana ci ha portati alla scoperta di un gruppo tipicamente nostrano, dal sound americano, ma dalle sfumature tutte napoletane; i Bluesaddiruse.
Li abbiamo raggiunti telematicamente, ed abbiamo cercato di consocerli meglio…e quello che n’è uscito è davvero sorprendente. Di sicuro dinanzi a loro c’è un percorso ricco di successi, e noi non perderemo occasione per seguirli in questa loro esperienza.

Buona Lettura
Giuseppe

 

Chi sono i Bluesaddiruse e come nasce questo progetto? Difficile dire chi siamo. In genere una band è identificabile con la musica che propone e il nostro orientamento varia troppo spesso per poterlo dire. Il progetto nasce infatti nel 2003 sulla scia del successo dei Blue Staff e di Edoardo Bennato nei panni di Joe Sarnataro proponendo classici del blues riadattati in dialetto, ma già dopo due anni in repertorio avevamo canzoni scritte di nostro pugno che spaziavano dal rock’n’roll al jazz  e alla sceneggiata napoletana in chiave rock; nel 2011 con il primo disco  si possono sentire addirittura influenze di prog-rock, jazz-rock e funky. Diciamo che l’unica costante fin dall’inizio è stata l’uso della lingua napoletana.

Una curiosità; cosa vuol dire “Bluesaddiruse”? Il termine “addiruso” c’è chi sostiene abbia doppia valenza, ovvero può voler indicare la tendenza all’adirarsi facilmente ma più propriamente indica qualcosa di profumato. A noi piacciono entrambi i significati perchè la nostra musica è abbastanza energica da potersi definire “arrabbiata” e al contempo in essa si riconosce subito una matrice legata profondamente alla musica nera in qualsiasi genere decidiamo di cimentarci. Se facessimo un walzer o una polka, probabilmente saprebbe comunque un po’ di blues. E’ una cosa strana, radicata.
Per farla breve odoriaiamo di blues appena tiriamo fuori la voce o tocchiamo uno strumento.

Quali sono stati i vostri autori di riferimento; i vostri ispiratori? Senza paura sento che possiamo affermare che ci influenza tutto quello che sentiamo e vediamo. Nel bene e nel male ovviamente. Ci sono le radici dalle quali abbiamo sempre attinto e poi l’inevitabile colonizzazione culturale da parte dell’estero e dei paesi che ci hanno dominato in passato. Sono cose che vengono fuori e si mischiano da sole però, non è che stiamo lì a pensarci. Autori preferiti ne abbiamo ma non credo serva nominarli perchè l’ispirazione dipende sempre da quel che si sta ascoltando, leggendo e vivendo in un determinato momento della propria vita.

“Il rock inglese e americano si mischiano con la canzone d’autore ed incontrano Partenope”…in che modo avete reso possibile questa unione? Insomma ad un primo impatto è difficile da pensare come cosa. Io credo basti raccontare di sè o comunque di storie non lontane dalle realtà che ci circondano e di farlo con la propria lingua. Insomma soprattutto oggi Napoli è piena di artisti che si esprimono in questo modo e già in passato se si riflette ci sono stati esempi del genere… le influenze jazz di Murolo e Carosone, il rock’n’roll e le ballad di Peppino Di Capri fino ad arrivare al r’n’b degli Showmen di Mario Musella. Da lì in poi il passo è breve, nascerà il Neapoletan Power con gruppi come Osanna che spaziavano dall’hard-rock al prog, i Napoli Centrale con il loro jazz-rock, Edoardo Bennato fino ad Avitabile, Daniele, Gragnaniello… impossibile menzionarli tutti. Sono tanti ed ognuno ha dato un contributo importante.

Come vedete voi la scena musicale Napoletana? Quali sono le realtà che più apprezzate in questo scenario? C’è molto manierismo e c’è un abuso disarmante di clichè e stereotipi, ma credo che il riavvicinamento alla “Napoli-cartolina” e al cantato in dialetto parta comunque da un sentimento genuino. Ci sono anche tantissime cose realmente valide ed interessanti però. Gli alchimisti non godono della giusta propaganda ma ci sono. Ed esistono tante realtà: etichette discografiche, collettivi di artisti etc. etc. e in ognuna c’è qualcosa di ottimo e qualcosa di meno convincente, come in ogni cosa, tipo in un supermercato dove trovi sia il prodotto buono che quello scadente. Noi ci siamo autoprodotti, siamo più merce da ambulante quindi… stiamo su una bancarella che un giorno la trovi e un altro no e ogni volta cambia luogo… se il nostro prodotto è buono non possiamo dirlo ma se vuoi ascoltarci devi approfittare del momento perchè al supermercato non ci trovi. Almeno per adesso.

Ho letto che godete del sostegno di Giovanni Block (altro nostro amico) e del Be Quiet; com’è nato questo legame e cosa vi ha trasmesso? 
C’è stato un momento in cui la band si era sciolta (dal 2012 al 2016) ed io avevo deciso di non suonare più. Sono stati anni un po’ difficili per vari motivi. In quel periodo Giovanni Block (che già conoscevo) non mancava di spronarmi ed incoraggiarmi a rimettermi in gioco ogni volta che mi incontrava. Mi invitava sempre al palco libero del BeQuiet al locale Cellar Theory e successivamente al Teatro Bellini. Quando mi sono fatto coraggio ed ho iniziato ad accettare i suoi inviti ho avuto modo di conoscere tanti altri artisti e belle persone; sono nate collaborazioni, amicizie nuove e pian piano mi sono sentito nuovamente motivato ed ho rimesso in piedi i Bluesaddiruse. Devo molto al BeQuiet.

Ultimo vostro lavoro è “Via Nova” pubblicato nel 2016; ci volete raccontare qualcosa in merito? Il disco è stato registrato in presa diretta. Volevamo un sound che si avvicinasse alle registrazioni dei gruppi rock a cavallo fra gli anni ’60 e ’70. I brani sono in dialetto e come nel primo album raccontano storie comuni: si parla della vita di tutti i giorni senza pretesa di messaggio e senza voler insegnare nulla a nessuno.
Parole semplici su una trama sonora che va dall’hard-rock alle ballad in stile doo wop, dalla sceneggiata in chiave elettrica a brani più intimi e cantautorali… si passa anche per la psichedelia ed il funky. Ma tutto odora di Napoli e ovviamente di blues, per riallacciarci al discorso precedente. Ci sono anche due cover:
“‘O Treno D’ ‘O Sole” dal repertorio di Mario Merola e “Viecchie, Mugliere, Muorte e Criature” dei Napoli Centrale, ma sono completamente stravolte! Potremmo dire tanto sui brani di quest’album ma preferiamo farli ascoltare più che raccontarli perchè “ogni scarrafone è bbell’ ‘a mamma soja”, per dirla alla Pino Daniele.

Per i nostri amici lettori vogliamo dire dove sarà possibile sentirvi in futuro? L’album è uscito il primo dicembre 2016 e fino ad ora non ci siamo fermati un attimo fra concerti, showcase, ospitate… le date sono in continuo aggiornamento e fra fine marzo e inizio aprile saremo a Parigi al festival “Musique Sans Frontieres” dove già fui ospitato l’anno scorso. Dopo credo ci prenderemo un periodo di pausa per dedicarci ad almeno due videoclip e a qualche canzone nuova. Non siamo stanchi ma non ci piace accavallare le cose, abbiamo pochi mezzi dalla nostra quindi dobbiamo scegliere bene le nostre condizioni di lavoro.

Ringraziandovi per il tempo concessomi a voi le conclusioni di questa intervista. E’ sempre un piacere essere intervistati. Le interviste sono forme d’arte, forme d’espressione al pari di un quadro, una poesia, una canzone… è quasi un atto liberatorio quindi grazie.

 

Per chi volesse seguire questo gruppo vi riporto i link di seguito:

– Facebook: www.facebook.com/Bluesaddiruse-222356674631518/?fref=ts- Youtube: www.youtube.com/user/BluesAddiruse

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