Brand: Mala Strella la moda inclusiva

La moda, l’arte e la passione, un tris collaudato che, unito al talento e all’amore del disegno, crea un mix vincente. Questi sono gli ingredienti che compongono il brand Mala Stella. Laura Cimino la creatrice, dopo gli studi a Palermo e a Bologna è tornata in Sicilia e ha dato vita a questo innovativo brand. Moda Lgbt, binarismo, inclusività. I capi di Mala Strella sono per tutti, senza etichette. Liberi di essere e di apparire nei panni che si ritengono più consoni al nostro naturale modo di essere. Moda inclusiva, disegni artigianali che per lo più fanno capo agli animali e alla natura.  Si, la natura e l’ecologia, il marchio si affida all’utilizzo di prodotti ecocompatibili. Gender/natura oserei dire quasi due sinonimi  che coincidono in questa rivoluzionaria idea.

Facciamo due chiacchiere con Laura.

Ciao Laura, intanto complimenti. Il nome del brand mi ha colpito. Mi sovviene un film LGBT intitolato Strella, di produzione greca che ha per protagonista una donna transgender di nome Strella che significa: femminile e stravagante. Lo conoscevi?

In realtà non lo conoscevo e adesso sono molto curiosa di guardarlo, anche perché ho scoperto un’altra analogia, ovvero che è un film autoprodotto, esattamente come il mio brand. Il nome invece è legato ad un cane che affettuosamente chiamavo Pipistrella e quando è morta il dolore è stato tale da dedicarle il nome del brand. Mala perché ai tempi non è che le cose andassero benissimo, allora ho voluto esorcizzare le mie sciagure pensando che la creatività nasca spesso dall’oscurità.

Perché hai deciso di creare questo tipo di brand?

I motivi sono molteplici, ragioni esistenziali, perché avevo bisogno di salvare me stessa. Ragioni etiche, perché sentivo l’esigenza di creare dei prodotti sostenibili che mi permettessero di dare un piccolo contributo mirato alla lotta contro l’inquinamento dell’industria tessile. Perché quando immaginavo il mio futuro era esattamente così. Alieno, queer, strano. La normalità del linguaggio attuale e dell’immaginario è ridotta all’osso, basata sui “meme” e gli slogan, e chissà quali lotte economiche, finanziarie e speculative ci sono dietro, fino al prossimo meme, che ha breve vita e non lascerà alcuna traccia del precedente. Mala Strella è un piccolo laboratorio sia fisico che astratto in cui si cerca di scardinare anche questi limiti di impoverimento dell’immaginazione e di conseguenza del linguaggio.

Da cosa sei ispirata per le tue creazioni?

Mi ispirano tantissime cose. All’inizio la natura e gli animali, che tuttora sono spesso protagonisti. Ma anche il cinema, la letteratura, alle volte anche una battuta di un film o un brano musicale ai quali comincio a pensare come un embrione che lentamente cresce. E se l’idea è valida allora diventa una storia su stoffa.

La teoria gender ora spopola, tanti brand la utilizzano per i loro prodotti; perfino giocattoli. Tu hai cominciato in tempi non sospetti. Cosa ne pensi di prodotti come i lego lgbt o gli smalti di Fedez?

Penso che il capitalismo abbia cannibalizzato, svuotandolo di contenuti, qualsiasi discorso etico e politico. Quelle che possono essere viste come opportunità spesso sono soltanto azioni di mero rainbow washing. Non si può negare l’impegno di alcuni brand che hanno veicolato un discorso sulle tematiche queer che altrimenti avrebbero fatto fatica ad arrivare ad un pubblico mainstream. C’è però da chiedersi se le azioni di questi brand, che in effetti grazie alla potenza di mezzi più efficaci sono arrivati laddove l’attivismo non sarebbe mai potuto arrivare, siano azioni genuine. Per esempio, non ci si può limitare a vendere una maglia con un arcobaleno se poi l’azienda in questione non concretizza ad esempio finanziando enti e associazioni che si occupano di diritti lgbtqia, oppure valorizzando i propri dipendenti appartenenti alla comunità.

 Come scegli i modelli per le tue foto?

Li scelgo in base alla narrazione del momento, in base a quale sia la collezione da raccontare. Mi colpiscono gli sguardi in particolare e poi sono attratta da persone la cui identità di genere non è ben definita, mi piacciono le bellezze insolite. E non è detto che le mie scelte siano popolari e apprezzate, ma a dire il vero non ci tengo molto ad essere rassicurante e fare i big like trascurando il mio immaginario.

Progetti futuri?

Sicuramente una linea di gonne per uomini e poi vorrei riprendere a viaggiare per lavoro e con la scusa guardare di nuovo il mondo da vicino e non da uno schermo.

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Biografia Carlo Kik Ditto

Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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