Burro alla cannabis: cos’è, a cosa serve e come si prepara

Quando si parla della cannabis, è necessario ricordare che, oggi come oggi, sempre più persone la utilizzano per cucinare. Con le cime – che vanno sottoposte al trattamento di decarbossilazione – si può, per esempio, preparare una gustosa torta alla marijuana. Da non dimenticare è un altro grande classico del mondo dei dolci, ossia il brownie.

In tutti i casi, per rendere il risultato più gustoso, è necessario munirsi di burro alla cannabis. Cos’è? A cosa serve? Come si prepara? Vediamo, nelle prossime righe di questo articolo, la risposta a questi interrogativi.

Cos’è il burro alla cannabis?

Il burro alla cannabis altro non è che un burro aromatizzato con cime di canapa. Il suo utilizzo è molto importante se si punta a dare sapore ai propri dolci. La preparazione, come vedremo nelle prossime righe, è molto semplice (ma va comunque approcciata con attenzione).

Come si prepara?

La preparazione del burro alla cannabis richiede, come accennato nelle righe precedenti, la decarbossilazione della pianta. Di cosa si parla di preciso quando si chiama in causa questa procedura? Di un passaggio che va a “risvegliare” i cannabinoidi non biodisponibili – p.e. il CBA – permettendo così, a chi li consuma, di apprezzarne al massimo gli effetti.

La decarbossilazione inizia con l’accensione del forno, che deve essere riscaldato scegliendo una temperatura compresa tra i 100 e i 115°C. La cannabis che si ha a disposizione deve essere opportunamente sminuzzata e inserita in un recipiente in vetro (uno dei tanti materiali resistenti alle alte temperature). L’ultimo step prevede il fatto di mettere il suddetto recipiente in forno, lasciandolo lì per un lasso di tempo compreso fra i 30 e i 40 minuti.

Facciamo un attimo un passo indietro. Come mai? Per ricordare che la cannabis deve essere sminuzzata con molta attenzione e il più possibile. Quello che sembra un passaggio con poca rilevanza, è invece importantissimo. Più finemente si sminuzza la cannabis, più si riesce ad aumentare la superficie di contatto e, quando arriva la fase di fusione, ad ottimizzare l’estrazione dei cannabinoidi presenti nella pianta.

Tornando al processo di preparazione del burro, ricordiamo che, a questo punto, bisogna far raffreddare il materiale vegetale e realizzare una miscela di acqua e burro. Quest’ultima, va fatta sobbollire per minimo 8 ore – massimo 24 se si ha intenzione di ottenere effetti particolarmente intensi.

Si aggiunge poi la cannabis e, quando ci si accorge che l’acqua è evaporata, integrarla. Entrando nel vivo di questo aspetto, facciamo presente che, ogni 250 grammi circa di burro, è necessario aggiungere un litro d’acqua.

Il processo di filtrazione

Dopo aver cotto la miscela di acqua, burro e cannabis a basse temperature – raggiungere quella di bollore significa rischiare di compromettere l’integrità dei legami chimici dei cannabinoidi – arriva il momento di filtrare la miscela.

In questa fase, si può utilizzare una normalissima garza. Quello che conta è riuscire, alla fine, a separare il materiale grezzo dalla miscela sopra ricordata. Quando si completa lo step di filtrazione, si separa la miscela e la si versa in barattoli di vetro.

Questi ultimi, vanno riposti per qualche ora in frigorifero. Una volta trascorso questo lasso di tempo, è facile accorgersi della presenza di due parti. La prima, in corrispondenza della superficie, appare solidificata. La seconda, invece, visibilmente liquida e di colore marrone, si trova sul fondo.

A questo punto, arriva il momento di mettere in primo piano un altro step. Nello specifico, è essenziale separare l’appena citata parte liquida marrone. Il risultato sarà un normalissimo panetto di burro, ovviamente diverso da quello tradizionale per via della presenza della cannabis.

Il prodotto in questione va conservato in frigorifero. In linea di massima, mantenuto in questo modo dura circa due settimane.

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Biografia Redazione

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