La giornalista e sceneggiatrice Camilla Costanzo con “Tempo al tempo”, (Mondadori, 2025) è la vincitrice del 62/o premio letterario “Regione del Veneto Leonilde e Arnaldo Settembrini Mestre” dedicato a racconti e novelle in lingua italiana, nato nel 1959 per volontà di Arnaldo Settembrini, in memoria della moglie Leonilde Castellani Settembrini.
La premiazione si è svolta al Teatro Toniolo di Mestre (Venezia).
In “Tempo al tempo”, secondo i giurati Costanzo “affronta temi come la maternità, il lutto, l’amore e il tradimento con estrema delicatezza e sensibilità. Uno dei punti di forza del libro è rappresentato dalla costruzione dei vari personaggi che appare realistica e complessa. Ognuno con le proprie emozioni, dubbi, speranze, nevrosi e debolezze, in modo che il lettore possa rispecchiarsi nella loro umanità”.
Vediamo le sue opere.
Tempo al tempo
Elena e Anita sono madre e figlia. Vivono sole da sempre, da prima che la bambina nascesse. L’uomo che avrebbe dovuto farle da padre è scomparso in una giornata ventosa. E allora come ha fatto Anita, che ormai ha sei anni, a ritrarlo in un disegno con tanta precisione? Don Roberto è un prete di strada. Ogni giorno percorre in lungo e in largo la Bassa sul suo furgone malconcio per portare aiuto dove c’è bisogno. Ha donato la sua vita agli altri, senza chiedere nulla per sé. E allora perché non riesce a perdonarsi? Elena, Anita, Roberto sono i tasselli di un puzzle che tocca al lettore ricomporre. Come tutti i personaggi di Camilla Costanzo, ci assomigliano. Hanno le nostre debolezze, soffrono delle nostre nevrosi, dicono le nostre stesse bugie.
Una bellissima notte senza luna
Per lui la vita è un continuo fuggendo. Dalla moglie. Dall’amante. Lei è una donna affrontando. Una persona che vuole vedere il bene in ogni cosa, ma è ben più sveglia di quanto voglia apparire. L’altra è una donna mediamente, nella vita quotidiana, ma assolutamente quando è tra le lenzuola. Lui vive in completa sintonia con la propria sessualità. Nessun “vorrei ma non posso”, nessuna complicazione che abbia a che fare con l’etica, la morale, il rispetto reciproco… Protagonista di “Una bellissima notte senza luna” è il matrimonio: l’ordine che si contrappone all’anarchia della confusione. Ma “gli esseri umani non sono in grado di gestire l’anarchia. La agognano, ma una volta ottenuta si comportano come ragazzini di terza media in un’ora buca”.
Ero cosa loro. L’amore di una madre può sconfiggere la mafia
La storia di Giusy Vitale è una storia vera. La storia di una donna che mette tutto il suo coraggio per uscire dal mondo violento e spietato di una famiglia che appartiene alla mafia siciliana, per diventare una collaboratrice di giustizia. Giuseppina è l’ultima nata di una famiglia numerosa di contadini siciliani: prima di lei ci sono tre fratelli e una sorella. La vita della famiglia Vitale prosegue come quella di tante altre fin quando i fratelli maggiori cominciano ad avere piccoli guai con la giustizia; e , nel giro di qualche anno i Vitale iniziano a frequentare stabilmente le carceri italiane e diventano il braccio armato dei Corleonesi, il clan capeggiato da Totò Riina. Il salto di livello della loro affiliazione ha effetti immediati nella vita della famiglia: in casa si respira una violenza terribile, volano botte e minacce ai genitori e alle sorelle, spuntano armi e odore di polvere da sparo. Giusy ben presto si trova coinvolta nella gestione dei loro sporchi affari, soprattutto quando finiscono in carcere. Lo fa così bene che il fratello Leonardo, da dietro le sbarre, comunica agli altri affiliati che il suo successore è proprio Giuseppina. Però un’innocente domanda del figlio di Giusy, a sua volta arrestata e detenuta all’Ucciardone, porta l’ex mafiosa a cambiare rotta e a mettersi al servizio della giustizia. Le sue dichiarazioni consentiranno alla magistratura di condannare definitivamente i fratelli della donna e gli affiliati della famiglia.




