Libri – Senza Linea https://www.senzalinea.it/giornale Napoli e dintorni Thu, 22 Aug 2019 04:12:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.2 “SPEGNERE IL BUIO” DI TERESIO ASOLA. RECENSIONE ED INTERVISTA https://www.senzalinea.it/giornale/spegnere-il-buio-di-teresio-asola-recensione-ed-intervista/ Thu, 22 Aug 2019 04:12:04 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59485

 

Trama: Tiziano Oi vola in Madagascar per proporre soluzioni energetiche a ministri, ambasciatori e docenti. Il suo compito è debellare il buio, in quell’isola illuminata da sorrisi dove tutto abbonda tranne i beni che noi diamo per scontati. Egli dovrebbe portare la luce, ma è lui a riceverne dagli sguardi dolci e dall’incedere dignitoso delle persone semplici.

Eretica Edizioni

 

Recensione: Inizialmente, dalla sinossi credevo di stare per leggere qualcosa di molto scontato: sicuramente il protagonista partito per uno scopo, durante il tragitto cambierà idea. No, niente di tutto ciò. Ero pronta a luoghi comuni ed accadimenti triti e ritriti, invece Asola utilizza “motivi di lavoro” per catapultare il lettore in un viaggio speciale in Madagascar. C’è bravura nel descrivere personaggi, luoghi, cibi che permettono a chi legge di sentire ogni singolo odore, vivere i mercati brulicanti di vita, la serenità di un popolo che non ha bisogno della tecnologia per avere energia elettrica dato che brilla di luce propria. Una luce accecante e potente scaturita dai sorrisi, dalla purezza e dalla semplicità. Il viaggio è descritto nel dettaglio, sembra quasi una guida turistica, ma con un’anima, fortemente emozionale, trasformando il tutto in un romanzo di formazione e scoperta. Il buio da entità priva di luce diventa metafora di una vita superficiale, vissuta solo marginalmente.

Il Madagascar diventerà la fine del tunnel che non ha necessità di luce artificiale perchè tutto in esso risplende ed acceca.

 

Teresio Asola è autore dei romanzi Volevo vedere l’Africa (2010), All’orizzonte cantano le cascate (2013), L’alba dei miracoli (2016) e Mùnscià (agosto 2017): un romanzo di guerra, uno di mare, uno sull’ottimismo degli anni ‘60, uno sul pessimismo degli anni ’10 di questo secolo. Con Spegnere il buio Asola torna a farvi viaggiare.

 

INTERVISTA A TERESIO ASOLA

 

Ci racconta come nasce Spegnere il buio

Nasce come resoconto di un viaggio di lavoro, vero, poi evolutosi nella naturale finzione narrativa. Erano anni in cui vendevo soluzioni energetiche innovative. La mia azienda mi mandò in Madagascar a proporre soluzioni e tecnologie innovative per dare energia elettrica ai villaggi, nell’ambito di un progetto dell’Onu chiamato Millennium Project. L’obiettivo era di fornire l’energia utile per le reti e gli apparati informatici nei villaggi, ma soprattutto per far funzionare i pozzi, vitali per la sopravvivenza. Si tenga conto che persino negli hotel della capitale si vedevano cartelli che avvisavano della possibilità di frequenti black-out elettrici.

 

 Un viaggio meraviglioso alla scoperta del Madagascar, lei ci è stato per raccontarlo così bene?

Ci sono stato. Ho incontrato ambasciatori, ministri, il Presidente della Repubblica e accademici come il professor Jeffrey Sachs della Columbia University di New York, consigliere dell’allora Segretario dell’Onu Ban Ki Moon. Andato per vendere tecnologie energetiche di avanguardia volte a dare la luce e spegnere il buio, sono tornato in Italia portandomi dietro, io, la luce di quel popolo e di quell’isola. Una luce fatta di sorrisi, di semplicità, di voglia di vivere e positività nonostante la povertà.

 

Che buio si spegnerà alla fine?

In parte il buio fisico dei villaggi, esclusi da ogni ipotesi di rete elettrica, cui è stata consegnata una speranza grazie a piccoli apparati a idrogeno studiati per dare loro luce e pozzi manovrati elettricamente. Soprattutto il buio delle nostre esistenze sempre uguali e scontate, spento dal fulgore dei sorrisi malgasci. Partito per spegnere quel buio immediatamente riscontrabile appena atterrato, il protagonista torna con una nuova luce nel cuore e negli occhi.

 

Ha la capacità di far vivere al lettore le emozioni, i colori ed i profumi che descrive come se Spegnere il buio fosse un diario di viaggio personale.

In parte lo è, un diario. Per meglio dire lo è stato, prima che esso venisse trasfigurato dall’invenzione e trasformato in romanzo.

 

E’ uno scrittore poliedrico, che genere preferisce raccontare?

Al racconto preferisco il romanzo, che offre il giusto respiro per regalare approfondimento e calore, e quindi immedesimazione, a chi apre i miei libri e legge. Quanto al romanzo, prediligo quello non catalogabile in un genere. Ho scritto di guerra, di storia, di mare, di distopia, di avventure, di memoria. Ma ho sempre lavorato per un romanzo che potesse dare al lettore la possibilità di leggere se stessi, indipendentemente dall’argomento trattato. Se proprio devo dare una preferenza di scrittura, diciamo che il romanzo di viaggio mi attira molto. Del resto, che cos’è un libro se non un viaggio, per chi scrive e per chi legge?

 

E’ in uscita un suo nuovo romanzo, ci anticipa qualcosa?

È appena uscito, quattro mesi dopo “Spegnere il buio”, un altro romanzo che fa viaggiare il lettore, dalla prima all’ultima pagina. S’intitola “Raccontare troppo”. Lo trovate in libreria e nei consueti portali internet. Non posso anticipare molto, se non dire che è un viaggio da Torino all’Inghilterra di una famiglia con tre bambini: una vacanza riscaldata dal sole della Cornovaglia, nell’estate degli attentati a Londra, funestata sullo sfondo da un misterioso assassinio. Il finale sorprenderà. Un libro per l’estate.

]]>
ITINERARIO LETTERARIO REGIONALE: SARDEGNA https://www.senzalinea.it/giornale/itinerario-letterario-regionale-sardegna/ Tue, 20 Aug 2019 04:13:12 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59800

 

Ultima tappa del giro d’Italia, siamo in Sardegna, meta appropriata in questo periodo per trascorrere indimenticabili vacanze e, nel caso non possiate raggiungerla fisicamente, sarà possibile farlo almeno con le letture. Acque cristalline che non hanno nulla da invidiare ai lontani Caraibi ed un paesaggio talvolta aspro e brullo profumato di mirto che ospita le antiche vestigia della civiltà nuragica.

Una regione che mantiene vivo il folklore grazie al suono delle luneddas, tipico strumento a fiato; il canto a tenore ritenuto un’espressione artistica peculiare e unica al mondo e riconosciuto dall’UNESCO ed il cantu a chiterra. I buongustai troveranno cibi saporiti entrando in taverne o agriturismi dove sia il pane carasau che gutiau non verranno mai negati ed accompagneranno malloreddus, culurgiones, fregola e porceddu mentre il cannonau tingerà i bicchieri. Attenzione a non esagerare che non è possibile concludere il pasto senza seadas.

 

Padre padrone   di Gavino Ledda

Lo straordinario romanzo autobiografico dello scrittore, bambino analfabeta costretto dal padre a vivere in uno stato di schiavitù che si riscatta attraverso lo studio. Un libro pluripremiato che ha segnato gli anni Settanta.

 

Accabadora   di Michela Murgia

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come “l’ultima”. Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. “Tutt’a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili’e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia”. Eppure c’è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c’è un’aura misteriosa che l’accompagna, insieme a quell’ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l’ultima madre.

 

Mal di pietre   di Milena Agus

Nel suo secondo romanzo Milena Agus racconta la storia di una donna (nonna della narratrice), della sua vita, del suo matrimonio e dei suoi amori. In quest’ordine, appunto, perché alla nonna tutto capita un po’ in ritardo, quando ormai non ci spera più. A cominciare dal matrimonio tardivo con un uomo che, ospitato dalla famiglia, si sdebita sposandola. E l’amore, quell’amore vagheggiato e sognato da tutti i personaggi di Milena Agus con tanto sfortunato ardore, arriva inaspettato, durante una cura termale per curare il “mal di pietre”, i calcoli renali. Il mal di pietre finisce cosi con l’identificarsi col mal d’amore e trascinare l’eroina in una vicenda di assoluta, impensata felicità con il Reduce, un uomo zoppo e sposato, che soffre dello stesso male.

 

Canne al vento   di Grazia Deledda

Sullo sfondo di Galte (Galtellì), un piccolo paese della Sardegna orientale, si intravedono i mali secolari dell’isola, l’estrema povertà della Baronia e l’incubo della malaria sempre in agguato. A Galte vivono le dame Pintor, appartenenti alla nobiltà terriera ormai decaduta, che non sanno adattarsi alla società che cambia, nella quale hanno buon gioco commercianti e usurai. Protagonista principale del romanzo è Efix, il “servo” delle dame Pintor, che si cura della loro sopravvivenza Quando, diversi anni più tardi, giungerà in paese Giacinto, figlio di Lia. una delle sorelle, a sconvolgere l’esistenza di tutti, Efix, con la sua sofferta saggezza, cercherà in ogni modo di arginare il disastro finanziario provocato dal giovane dissennato, ma morirà proprio il giorno in cui Noemi, la più giovane delle Pintor, deponendo il suo orgoglio, sposa il ricco cugino Don Predu. Il romanzo è pervaso da una vena lirica che stempera le forti passioni trasformandole, come scrive la stessa Deledda, “in un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo”.

 

Il cuore selvatico del ginepro   di Vanessa Roggeri

È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l’orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara. Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta. Non c’è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Eppure il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà una reietta. Emarginata. Odiata. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l’unica a non averne paura. Lei l’unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l’innocenza di Ianetta. Contro tutto e tutti. Lei l’unica a capire chi si nasconde dietro quegli occhi spaventati e selvatici: una bambina in cerca di amore, che farebbe qualsiasi cosa pur di ricevere uno sguardo e una carezza. Solo una bambina, solo una ragazza, con un cuore forte e selvatico come il ginepro. Le sue radici non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuore rimane vivo. Questa è la storia di una bambina e di una colpa non sua. È la storia di una sopravvivenza e della lotta contro le superstizioni. È la storia di due sorelle, quella maledetta dall’ignoranza e colei che sa vedere oltre. È la storia di una terra e delle sue tradizioni più arcaiche e oscure. Una storia che trabocca in modo dirompente di passioni: amore, rabbia, disperazione e speranza.

 

La vedova scalza   di Salvatore Niffoi

La storia di un amore che vive al di là della morte e di una feroce vendetta. Sin dalla prima pagina il lettore si trova immerso in un mondo arcaico e crudele, quello della Barbagia fra le due guerre. È qui che Mintonia e Micheddu si conoscono e si amano con la necessità prepotente ed esclusiva che è propria degli amori infantili. E continueranno ad amarsi anche quando Micheddu dovrà darsi alla macchia, anche quando Mintonia, “femmina malasortata”, dovrà vederlo solo di nascosto e passare ore di angoscia a pensarlo braccato.

 

 

 

 

 

]]>
TONI MORRISON NON C’E’ PIU’ https://www.senzalinea.it/giornale/toni-morrison-non-ce-piu/ Tue, 13 Aug 2019 04:20:52 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59395 Il 5 agosto, a New York, si è spenta la prima donna afroamericana ad aver vinto il Premio Nobel per la letteratura,  Toni Morrison.

La scrittrice aveva 88 anni. Il suo vero nome era Chloe Anthony Wofford e si aggiudicò il grande riconoscimento nel 1993 e fu già vincitrice nel 1987 del Pulizer con “Amatissima”. Giovanissima si appassiona alla lettura ed amava ascoltare le storie narrate dal padre, storie basate sulle tradizioni afro che poi, utilizzò successivamente nei suoi scritti per mantenere viva la fiamma delle sue origini. Ha lavorato come editor portando in auge la letteratura black, trasformando una professione in impegno politico lottando per i diritti civili.

La vocazione letteraria arrivò dopo i  quarant’anni e la forza dei suoi romanzi è stata ampiamente evidenziata dalle sue dichiarazioni: “Ho passato la mia vita da scrittrice cercando di assicurarmi che lo sguardo dominante nei miei libri non fosse mai quello di un bianco“. 

Nel 2010 fu insignita della Legion d’onore e nel 2012 della Medaglia presidenziale della libertà, rispettivamente le più alte onorificenze civili della repubblica francese e degli Stati Uniti.

Una donna che tramite i suoi libri ha dato voce a donne silenziose dotate di grande forza. Ha rafforzato da un lato i legami della comunità afroamericana opponendosi alla cultura dominante bianca ed al potere maschile e, dall’altro, l’amicizia tra donne, la sorellanza, il rapporto uomo-donna, la maternità, la crescita e l’autonomia personale.

Buon viaggio Toni e grazie di tutto.

Il canto di Salomone

Un romanzo di formazione, in bilico tra il reale e il fantastico, in cui storia, sogni, desideri, mito e folklore si fondono in una grandiosa vicenda corale. Il protagonista è un giovane di colore del Midwest che si reca nel Sud alla ricerca delle proprie origini e di un presunto tesoro di famiglia. Ma presto il suo viaggio si trasforma in un percorso nel labirinto dell’anima, per trovare la propria, perduta, identità. Lungo il cammino, attorno a lui si materializzano fantasmi e ricordi, in un gioco in cui convivono passato e presente.

 

Sula

Un romanzo straordinariamente intenso e vivo, in cui Toni Morrison racconta la storia di due ragazzine che diventano donne, due amiche che diventano nemiche. Nel e Sula vivono nella piccola cittadina di Medallion, in Ohio, nel cosiddetto Fondo, una sorta di mondo a parte, completamente separato da quello dei bianchi. Qui stringono un’amicizia indissolubile, un’amicizia che permetterà loro di sopportare il peso di un terribile segreto. Ma gli anni passano e, crescendo, Nel sceglie di condurre una vita normale, si sposa e ha dei bambini, mentre Sula accentua il proprio comportamento ribelle, diventando la paria della comunità. Finché un imperdonabile tradimento infrangerà la loro amicizia.

 

Amatissima

Un romanzo maestoso, di straordinaria intensità, che racconta la storia di Sethe, indomabile donna di colore che, negli anni precedenti alla Guerra Civile americana, si ribella al proprio destino e fugge al Nord, verso la libertà. Un percorso drammatico attraverso l’orrore della schiavitù, la forza dell’amore materno e il peso di un indicibile segreto. Intrecciando mito e storia, leggenda e realtà, Toni Morrison ci regala un indimenticabile capolavoro della letteratura americana, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa.

 

L’occhio più azzurro

Ohio, 1941. Pecola Breedlove, una ragazzina nera che i poverissimi e disgraziati genitori non sono più in grado di mantenere, viene affidata a una modesta ma dignitosa famiglia di colore e presto fa amicizia con le due bambine di casa, Frieda e Claudia, con le quali trascorre le sue giornate. Vittima continua di scherni e maltrattamenti, priva dell’affetto di chi dovrebbe crescerla, e invece abusa della sua innocenza, Pecola prega Dio perché le doni un paio di occhi azzurri. Un desiderio straziante, che l’accompagnerà fino a quando la sua giovane, povera esistenza volgerà alla svolta più drammatica, segnando irreversibilmente il suo destino.

 

Amore

Bill Cosey ha modificato in profondità la vita di cinque donne, Christine, Heed, May, Junior e L. Per ciascuna di esse è stato di volta in volta padre, marito, amico, amante, benefattore, custode, carceriere, con una presenza così forte da imporre il proprio fascino e il proprio volere persino dopo la morte. Ognuna delle cinque ne sarà così succube da modificare in base alla storia che ha avuto con Bill i rapporti che intrattiene con le altre. Christine e Heed da amiche del cuore si trasformeranno per decenni in acerrime nemiche, gelose l’una dell’altra; May vivrà sempre a ridosso della follia, in una sorta di tragica lucidità; Junior non uscirà mai dalla dolce trappola tesagli da Bill; mentre L. se la caverà in virtù della sua condizione “privilegiata” di donna di piacere. Nessuna potrà però evitare la catarsi finale.

 

A casa

Reduce della guerra di Corea, Frank Money si trova, a ventiquattro anni, sperduto e solo in una patria fredda e ostile. Dal fronte, Frank non ha riportato soltanto i segni fisici delle battaglie, ferite e immagini terribili: a segnarlo sono traumi ben più profondi, mentre il razzismo strisciante dell’America anni Cinquanta lo rende ancora più vulnerabile. La sua mente allora vacilla, la rabbia che si porta dentro rischia di spingerlo a compiere gesti irreparabili, e neanche l’assistenza dei premurosi medici che l’avevano curato nell’esercito sembra alleviare il dolore. Finché un giorno Frank riceve una richiesta d’aiuto dalla lontana Georgia, l’odiata terra d’origine, dove aveva giurato di non tornare mai più. A scrivergli è sua sorella, la piccola di casa, che lui ha sempre protetto e amato, da quando erano bambini. Quel richiamo lo scuote dall’apatia malata in cui si è trincerato e, vincendo i fantasmi del razzismo, dell’abbandono e della follia, Frank corre in soccorso della ragazza. Nella cittadina dove è cresciuto, Frank affronta i ricordi dell’infanzia e quelli della guerra, che ha svuotato di senso la sua esistenza, e riscopre tutto il coraggio dei suoi vent’anni, quello che pensava di aver perso per sempre. Un romanzo profondamente toccante, la storia di un uomo apparentemente sconfitto che ritrova la propria dignità – e la propria casa.

]]>
“SUPERSONICO” DI SALVATORE LUCA D’ASCIA. RECENSIONE ED INTERVISTA. https://www.senzalinea.it/giornale/supersonico-di-salvatore-luca-dascia-recensione-ed-intervista/ Thu, 08 Aug 2019 04:12:10 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59106

 

Trama: Napoli, anni Novanta: un giovane viene coinvolto nelle leggi della strada, tanto dure quanto invisibili. Un universo violento e veloce, pericoloso, difficile da comprendere e da raccontare. “Supersonico” è la cronaca di una giovinezza negata, tra vicoli e camorra, in cui avidità e desiderio di bruciare le tappe possono rappresentare la salvezza. D’Ascia ci proietta in un mondo brutale con una testimonianza reale e mozzafiato: una scrittura che pulsa e inchioda il lettore in un’atmosfera infernale.

Rai Eri

 

Recensione: In un periodo di Gomorra e Suburra questo libro potrebbe sembrare l’ennesima storia di violenza dove vige la legge che per sopravvivere devi essere forte, devi sparare, non bisogna guardare in faccia a nessuno, bisogna essere supersonici. No, decisamente non è l’ennesimo libro. In primis perchè non è di nuova uscita, è infatti edito nel 2014 e poi, perchè racconta la vita di strada di chi non comanda, di chi non è camorrista, ma di chi ha tutta la volontà  si non farsi mettere i piedi in testa.

Si parla di Napoli che è solo uno scenario e non luogo comune di violenza. Una prosa immediata e realistica che colpisce il lettore in ogni sua riga, la storia è forte senza filtri tanto da apparire più un lungo articolo di cronaca che un racconto. La bravura dello scrittore è graffiante, lacera l’anima, se non sapessi chi fosse potrebbe perfettamente far apparire il libro come una confessione personale, trasuda talmente tanta verità e minuzia da sembrare uscito dalla penna di Saviano.

Non ci sono sfumature, non c’è richiesta di riscatto o pentimento. Al termine di ogni capitolo esce fisiologico un sospiro dovuto al fiato trattenuto. Il protagonista non ha nome, si sente potente, vuole esserlo, corre sul mezzo (motorino in napoletano), si prende a mazzate (a botte), gli calpestano la dignità.

Un vortice che porterà il lettore in fondo, sul fondo.

Da leggere assolutamente.

 

 

Salvatore Luca D’Ascia, napoletano. Laureato in medicina e chirurgia, poi specializzato in cardiologia, si occupa, tra Napoli, Milano e New York, di nuove tecnologie applicate allo studio del cuore. Si è formato in scrittura creativa, sceneggiatura, fumetto e giornalismo dal 1990 a oggi; ha esordito con Il libro di Nessuno (Croce Editore), poi ha partecipato all’antologia Partenope Pandemonium (Larcher Editore) e alla raccolta Questi fantasmi (Boopen Led Edizioni). Con questo romanzo si è classificato al terzo posto nella seconda edizione del premio letterario La Giara.

 

                   INTERVISTA A SALVATORE LUCA D’ASCIA

 

Come nasce Supersonico?

Come tutti i miei romanzi Supersonico sopperisce a un’esigenza, poiché esorcizza i miei demoni interiori, e che continuamente provo ad imbrigliare. Perché scrivere, vedi, è come respirare e io non posso farne a meno ed ogni mio libro, insomma, non nasce e non muore, ma solo temporaneamente e fugacemente mi si palesa davanti e poi viene abbandonato. Fugge lontano, come uno spettro brutale, ma mi scava sempre dentro, e racchiude i ricordi, le tante biografie, e poi ovviamente le esigenze del tempo che io vivo, anche se in questo si scontra sempre con l’editoria, che oggi più di ieri è la morte assoluta della scrittura. Nel caso di Supersonico, tuttavia, devo ammettere che vede la luce dopo un opera di scouting RAI che tuttavia si è rivelata, inaspettatamente, molto rispettosa della versione originale.

 

E’ una storia decisamente forte. Come sei riuscito a narrare in maniera così veritiera le vicende del protagonista e del mondo che lo circonda?

Chiaramente le ho vissute. E quelle non vissute, invece, le ho ricercate e con millimetrica costanza. Testimonianze, insomma, ecco di cosa è fatta la letteratura e ad ogni livello: di vita e di scrittura, poiché forse alcuni generi, o personaggi, possono apparire inventati, ma invece i grandi temi sono sempre gli stessi e penetrano inderogabilmente la contemporaneità. Non esiste letteratura, insomma, lontana da chi la scrive e chi la legge, e forse per questo ogni romanzo è sempre in parte biografia. Del resto siamo a Napoli, e Supersonico racconta di un ragazzo che ne viene maciullato ed è piuttosto facile immergersi in questo, o no?

 

 Un protagonista senza nè nome nè soprannome, come mai questa scelta?

Mhà, i nomi sono sopravalutati e nel mondo dei simboli, invece, a cui la mia scrittura attinge a piene mani, essi sono addirittura inesistenti. Sostituibili certo, forse inutili, poiché un simbolo, cosi come un personaggio, automaticamente e in ogni caso definisce sé stesso e in questo, quindi, l’autore non ha spesso bisogno di imporre un’etichetta, poiché il lettore si farà comunque la sua idea, talvolta anche più pregiata di quella originale. Un romanzo, insomma, può avere tracce e sotto-tracce, più livelli di lettura, ma il suo protagonista sarà sempre tanto chiaro nella singolarità quanto emblema di altri come lui e che quindi rappresenta nella mente del lettore. Assecondare o superare tale idea, del resto, è una delle sfide più comuni della dialettica, il contratto diciamo, tra scrittore e lettore: scrivo qualcosa che ti aspetti, ma in parte ti stupisco e più faccio bene entrambe le cose, migliore è il mio romanzo. L’eroe dai mille volti quindi rimane sempre lo stesso e rimane se stesso oltre il suo nome: in parte me e in parte tutti e soprattutto in parte te che leggi. Ma circa Supersonico: il protagonista è una preda violenta di una città troppo veloce, e che velocissimamente, quindi, si narra in soggettiva e non chiama sé stesso, non parla di se stesso e quindi non ha nome, perché è solo la lente per filtrare il tutto attorno a lui: un protagonista-testimone. Un tipo di scrittura, insomma, che è di certo parziale, ma che è anche immersiva ed infatti è proprio questo che volevo: un totale e feroce sogno ad occhi aperti.

 

 Un’ ultima pagina con una dedica ed una lista di nomi (non tutti protagonisti del libro) e le rispettive fini. Un altro bel pugno nello stomaco del lettore.

Un’ottima mossa quella di rivelare l’ultima pagina di un libro… Ma scherzi a parte: non anticipiamo certo nulla dicendo che Supersonico è la cronaca di una morte annunciata, ma non solo quella dei protagonisti, ma anche dei tanti personaggi dell’adolescenza dell’autore e sia quelli che ha incontrato, che quelli che ha ricercato per questo narrazione. Una black list, insomma, come quelle di Dick, ma assolutamente veritiera. Scrivere, del resto, è anche dare voce a chi voce non ha.

 

 Supersonico è edito da Rai Eri, ti hanno mai proposto un adattamento televisivo?

È parte integrante di ogni opera Rai, che strizza sempre l’occhio alla TV.

 

Medico e scrittore. Quale tra la cardiologia e la scrittura è la vera passione?

Hanno pari peso e del resto non potrebbero esistere se non assieme e si compenetrano e migliorano a vicenda. La medicina, infatti, mi da la possibilità di osservare, educa il mio occhio ed il mio cuore e la scrittura, del resto, ha modificato il mio rapporto narrativo col paziente, certamente migliorandolo in sensibilità.

 

 Ci sarà qualche nuovo libro a breve?

Attualmente è disponibile il mio saggio esoterico Magia e Massoneria, per Edizioni Mediterranee, ma si tratta di scrittura razionale, ovvero piuttosto specialistica. Al 15 dicembre, invece, è prevista l’uscita del mio nuovo romanzo, dal titolo temporaneo Black Magic, che è edito da Wojteck, geniale editore campano che nasce dalle ceneri di precedenti case editrici e riesce a conciliare esperienza, originalità e solidità in un catalogo di narrativa che ritengo eccezionale. Sarà una vera bomba: sia per i temi che per lo stile di espressione e che mi ossessiona da anni, poiché tratta della collusione tra mafia campana e magia nigeriana, ma in una Castel Volturno densa di stregoneria, carcassa mediatica perfetta e con cui omaggio il realismo magico di Marquez e Donoso, ma anche la brutalità tipica della narrativa nord americani. Una assoluta e originale bomba narrativa: rimarrete esterrefatti.

]]>
PREMIO BANCARELLA 2019: VINCE ALESSIA GAZZOLA https://www.senzalinea.it/giornale/premio-bancarella-2019-vince-alessia-gazzola/ Tue, 06 Aug 2019 04:14:35 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59095  

Pontremoli ogni estate fa da madrina al Bancarella, un premio che non ha, come tanti altri, ipocrite pretese letterarie o in ogni modo culturali, e viene assegnato ai libri più venduti.

La 67° edizione del Premio Bancarella va ad Alessia Gazzola con il suo romanzo “Il ladro gentiluomo” ottavo libro di una serie fortunatissima. La scrittrice messinese premiata dal Presidente Sara Rattaro e da Gioia Marzocchi, attrice e conduttrice televisiva, ha conquistato il podio con un totale di 149 voti su 160 schede pervenute, già celebre per la sua serie “L’allieva” , diventata poi fiction di successo, ha dichiarato emozionata: “Sono felicissima, piena di gratitudine, nei confronti dei librai per un onore così grande e del mio editore per il sostegno immancabile.”

La Gazzola è un medico legale che ha riportato la sua professione nella protagonista dei suoi romanzi: Alice Allevi, pasticciona, ma dotata di grande intuito investigativo. Probabilmente, l’idea è nata inizialmente solo come valvola di sfogo alle difficoltà del primo anno da specializzanda all’Istituto di Medicina Legale di Messina. Tutti i libri della serie hanno riscosso un ottimo successo di vendite.

Per chi volesse recuperare i libri precedenti:

  • L’allieva
  • Un segreto non è per sempre
  • Sindrome da cuore in sospeso
  • Le ossa della principessa
  • Una lunga estate crudele
  • Un po’ di follia in primavera
  • Arabesque

 

Il ladro gentiluomo

Alice Allevi, finalmente Specialista in Medicina Legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l’affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell’Istituto di Medicina Legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola.
Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un’autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L’ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi…

 

]]>
MERCOLEDI’ 7 AGOSTO IL COMPLEANNO DELLA FIABA “ESTELLE” DI MASSIMO PICCOLO https://www.senzalinea.it/giornale/mercoledi-7-agosto-il-compleanno-della-fiaba-estelle-di-massimo-piccolo/ Mon, 05 Aug 2019 13:05:43 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59352 ALL’ANFITEATRO CAMPANO DI SANTA MARIA CAPUA VETERE

Organizzato da “Amico Bio Spartacus Arena”, “Un libro a cena. Amori, Favole e Pricipesse” ospiterà “Estelle” e il suo autore  con un menù interamente dedicato alla protagonista della fiaba

Dopo quasi quaranta presentazioni in giro per l’Italia, la fiaba “Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion”, dello scrittore e regista Massimo Piccolo, compie un anno e spegnerà la prima candelina in una cornice traboccante di suggestioni. Mercoledì 7 agosto, presso l’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere (Piazza Adriano), a partire dalle ore 21, si potrà, infatti, conversare con l’autore e degustare il menù interamente pensato per la “sua principessa”.

In modo regale, con “sole” novanta pagine ed un incedere gentile e discreto, la fiaba “Estelle” si fa sempre più largo con la sua storia antica ma tremendamente attuale, pregna di significati profondi e adatta a tutti, continuando a catturare sguardi e riconoscimenti di pubblico e stampa.

Di seguito il link del booktrailer:

MENÙ DELLA PRINCIPESSA

Tris di formaggi con miele e marmellate

Risotto zucchine e curcuma / Scialatielli con salsiccia, funghi e provola

Pizza della Principessa (o altre pizze a scelta)

Misto di carne di maialino nero casertano con insalata e patate

Tiramisù / Caprese / Crostate di marmellate biologiche

Caffè / Limoncello / Amari

Il costo del menù di 20 euro è comprensivo di un antipasto, di un primo o di un secondo con contorni, del dolce e di un digestivo. Sarà possibile sostituire il primo o il secondo con una pizza o con un piatto unico vegetariano. Ad ogni tavolo di almeno due persone sarà regalata una copia del volume “Estelle”

Coordinamento Organizzativo: Dott. Roberto Conte

Project Manager Festival della Letteratura nel segno del mito “La memoria degli elefanti”

Tel. 380-7123104

]]>
E’ uscito il libro Piume di diamante. Frammenti di forza e resilienza di fronte a malattie rare e disabilità https://www.senzalinea.it/giornale/e-uscito-il-libro-piume-di-diamante-frammenti-di-forza-e-resilienza-di-fronte-a-malattie-rare-e-disabilita/ Thu, 01 Aug 2019 09:48:11 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=59048 Piume di Diamante: è questo il titolo del libro, edito attraverso la piattaforma di self-publishing Youcanprint, che, come recita la sinossi, racconta “Sette frammenti di vita e di legittima ricerca della felicità nonostante gli sgambetti dell’esistenza. Sette modi di essere nel mondo con tenacia, trasformando le smorfie di dolore in sorrisi e il veleno in medicina”.

Eleonora, Valeria, Claudio, Giusi, Gloria, Lisa, Tania, raccontano un piccolo pezzo del loro percorso, della loro sfida con la disabilità e l’esistenza, ma lo fanno, appunto, come “piume di diamante”.

Il diamante, infatti, è un elemento nativo, il più duro che ci sia. Viene generato all’interno del ventre della terra a grandi profondità e lì ha tempo e modo di nutrire la propria forza, riemergendo dall’oscurità.

Ma anche questo materiale può avere fragilità, irregolarità,  che ne alterano l’apparente perfezione,  e punti critici, che lo espongono al rischio di rottura: sono le piume, che si intravedono al di sotto della superficie.

Le piume, poi, rappresentano anche l’approccio degli autori alla propria condizione esistenziale, un contatto lieve che non abdica mai al sorriso ed alla voglia di lottare e sperare, nonostante le inevitabili cadute ed i colpi  duri.

Anime delicate come fiori ma forti e temprate come l’acciaio, come verrebbero definite dal copione della pellicola del 1989, Steel Magnolias, diretta da Herbert Ross e tratta dal dramma teatrale di Robert Harling.

“ Quello che vorremmo trasparisse dalle nostre parole ed arrivasse ai lettori – sottolineano Eleonora e Valeria  – e che una Rinascita è sempre possibile, che dietro ogni limite si nasconde un’opportunità”.

Il libro rappresenta, in qualche modo, un’evoluzione rispetto ai frammenti di vita confluiti e raccontati nel blog  Ali di porpora .

Ali di Porpora – continuano gli autori – nasce dall’idea di voler donare al mondo occhi nuovi coi quali guardare la disabilità, trasformando la concezione che essa rappresenti una condizione insuperabile. In onore di quest’idea abbiamo capito che era giunto il momento di raccogliere in un libro i frammenti delle nostre storie, simbolo di quella rinascita che segna le tappe della nostra lotta e del nostro esistere. In questo senso, noi stessi mostriamo al mondo in quanti modi può essere vissuta e affrontata la malattia e la disabilità”.

Nascono così, come recita ancora la sinossi, “Sette modi di raccontarsi e di raccontare la disabilità fuori dagli stereotipi, dal già visto e sentito, tenendo lontani i toni acclamanti del supereroe, quelli pietistici dello sfigato colpito da una tragedia biologica e dalla malasorte. Sette tessere di un puzzle multicolore che tenterà di farvi immergere in un caleidoscopio di colori e di emozioni: il riso, il pianto, l’empatia, la rabbia, la frustrazione, la meraviglia, la gioia e tanto altro. Per poi scoprire, attraverso una sorta di illuminazione, l’Araba Fenice che alberga in ognuno di noi”.

Il libro è anche disponibile, in formato cartaceo ed e-book, negli store: Hoepli, Mondadoristore, Libreriauniversitaria, LaFeltrinelli,  IBS.

]]>
“GLI INSAZIABILI. SEDICI RACCONTI TRA ITALIA E CINA” A CURA DI PATRIZIA LIBERATI E SILVIA POZZI. RECENSIONE https://www.senzalinea.it/giornale/gli-insaziabili-sedici-racconti-tra-italia-e-cina-a-cura-di-patrizia-liberati-e-silvia-pozzi-recensione/ Thu, 01 Aug 2019 04:25:11 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=58660  

Trama: Gli insaziabili raccoglie i racconti di otto autori italiani e di otto autori cinesi intorno al doppio filo rosso rappresentato da eros e cibo: temi che riguardano in maniera viscerale e profonda due culture distanti geograficamente e storicamente, eppure piene di terreni fertili per un confronto, una conoscenza e un arricchimento reciproci ancora tutti da sondare e coltivare. Il libro, che esce in contemporanea in Italia e in Cina, è un gioco di specchi, di incastri, di visioni, di sguardi su due argomenti che sono agenti di scambio, strumenti di comunicazione e aggregazione, processi chimici regolati da rituali, modelli culturali, veicoli di senso, facilitatori interculturali – e vorrebbe avvicinare i lettori italiani alla Cina e i lettori cinesi all’Italia, smontando magari piú di un preconcetto e contribuendo ad accorciare le distanze grazie a quell’avventura senza patria che è la lettura.

Edizioni Nottetempo

 

Recensione: Ogni capitolo contiene due racconti, uno italiano e l’altro cinese. Il filo che li unisce è davvero impercettibile, ci si deve fare caso, ma quello che salta all’occhio è lo stile di scrittura che è nettamente diverso: la scrittura orientale è delicatissima. Non che quella italiana sia brutale, ma sicuramente è meno lieve. Il tema sesso non è mai volgare, in taluni casi appena accennato; il cibo, invece, parla un linguaggio universale. I temi sono stati scelti ad hoc: in culture diametralmente opposte sono due cose che non possono mancare e si fanno in ugual modo, terreni di coltura unici che danno origini a realtà diverse. La qualità dei racconti è veramente alta, si scava nella psiche dei personaggi, e la prosa raffinata, non a caso gli scrittori non sono esordienti, ma vincitori di premi e riconoscimenti.

Racconti di Milena Agus, Alessandro Bertante, Paolo Colagrande, Gabriele Di Fronzo, Giorgio Ghiotti, Ginevra Lamberti, Laura Pugno e Mirko Sabatino gli autori italiani.
A Yi, Ge Liang, Feng Tang, Lu Min, Shu Qiao, Wen Zhen, Zhang Chu e Zhang Yueran gli autori cinesi.

 

 

PATRIZIA LIBERATI. Nata a Roma, si è laureata (BA Hons. in Chinese) alla School of Oriental and African Studies – University of London nel 1990. Ha poi ottenuto un M.A. in letteratura drammatica presso la China Central Academy of Drama. Dal 1995, lavora all’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. Ha tradotto Il supplizio del legno di sandalo di Mo Yan, Servire il popolo di Yan Lianke  e Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan, per il quale ha vinto il Premio Procida – Isola di Arturo –Elsa Morante 2009.

 

SILVIA POZZI. Professore associato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna lingua cinese. Insegna anche letteratura cinese presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori “A. Spinelli” di Milano. Interprete e traduttrice dal 1999, ha tradotto in italiano numerose opere di scrittori contemporanei, tra cui A Yi, Han Han, Lao Ma, Lin Bai, Qiu Miaojin e Yu Hua. Dal 2014 è co-direttore editoriale di Caratteri, la prima rivista in italiano sulla letteratura cinese contemporanea, pubblicata nella Repubblica Popolare di Cina dalla Foreign Languages Press e distribuita in Italia in formato elettronico.

]]>
CINZIA LEONE VINCE IL PREMIO RAPALLO CARIGE PER LA DONNA SCRITTRICE https://www.senzalinea.it/giornale/cinzia-leone-vince-il-premio-rapallo-carige-per-la-donna-scrittrice/ Tue, 30 Jul 2019 04:19:44 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=58569

 

Il premio nasce nel 1985 dall’idea della Banca Carige e del Comune di Rapallo con lo scopo di valorizzare l’attività letteraria femminile.

E’ il 20 luglio e Cinzia Leone, con “Ti rubo la vita” si aggiudica il podio della 35/ma edizione del premio. La giuria le ha attribuito 29 voti sui 46 espressi. Al secondo posto Claudia Durastanti con “La straniera’”, al terzo posto Nadia Fusini con “Maria”.

Il libro di Leone racconta la storia di tre donne: “Tre donne che fuggono, che affrontano le difficoltà della vita cercando l’amore. Dedico il premio al Mar Mediterraneo, che sia mare di pace dove ci si può incontrare”, ha detto Cinzia Leone.

La vincitrice ha alle spalle una folgorante carriera come disegnatrice fumettista, numerose le sue pubblicazioni, ha collaborato con nomi come Hugo Pratt e Guido Crepax, ha inoltre esposto le sue opere in gran parte dell’Europa. In veste di giornalista tiene rubriche su molti periodici e lavora per la televisione realizzando cartoni animati e sigle.

L’eclettica Leone,dal 2009 si dedica anche alla letteratura scrivendo romanzi. La sua bravura ed il suo genio l’hanno portata ad aggiudicarsi un riconoscimento importantissimo per la donna scrittrice.

 

Liberabile: Storia di un uomo qualunque

Un uomo maturo, separato dalla moglie, stanco della solita vita metropolitana, esistenzialmente inerte, perde il lavoro e viene scambiato da un’agenzia immobiliare per l’acquirente dell’attico del suo condominio. Ed ecco che scatta qualcosa in lui: un’idea. Abbacinato dal desiderio improvviso di non essere più se stesso, si finge interessato a comprare degli appartamenti, usa nomi falsi e contatta agenzie iniziando così una bizzarra odissea, segnata tra l’altro da un curioso progetto: la creazione di un nuovo tipo di pasta, di un nuovo fusillo. Conosce Alba, una fascinosa agente immobiliare che pretende di cambiargli la vita e finisce per scoprire il suo gioco. Ma il fatto di essere stato “scoperto” rompe l’incanto della messinscena e della simulazione. Sembra che tutto sia perduto, ma due eventi insperati, due autentici tuffi al cuore, giungono inaspettati. E la vita continua.

 

Chellophane

Aurora non doveva nascere. È venuta al mondo per rimpiazzare la sorella inghiottita da un’onda. Una vita da sostituta. Da rifiuto. E ha una mania: setaccia i sacchetti della spazzatura per ricostruire vite di sconosciuti. È più importante quello che conserviamo o quello che gettiamo? Un dito mozzato, un grumo di sangue e segatura, la trascina in una caccia all’uomo. Un dito non si abbandona in un cassonetto: si sotterra, si distrugge, si cancella. Aurora cerca il bandolo della matassa e scopre un traffico di rifiuti nella Sicilia degli anni ’80. Le braccia di Stavros la eccitano nei vapori di una piscina termale: è più vecchio di quarant’anni, è l’amico-nemico di suo padre e tutto fa capo a lui. Legata a una benna da Sebastiano o in un pick up con Salvatore, Aurora domina i suoi uomini, forte della sua solitudine e del suo singolare mestiere: caccia topi, blatte e parassiti. A salvarla saranno Tito, un cagnolino preso controvoglia, e un mazzo di rose gialle avvolto nel cellophane.

 

Ti rubo la vita

Vite rubate. Come quella di Miriam, moglie di un turco musulmano che nel 1936 decide di sostituirsi al mercante ebreo con cui è in affari, costringendo anche lei a cambiare nome e religione. A rubare la vita a Giuditta nel 1938 sono le leggi razziali: cacciata dalla scuola, con il padre in prigione e i fascisti alle calcagna, può essere tradita, venduta e comprata; deve imparare a nascondersi ovunque, persino in un ospedale e in un bordello. Nel 1991, a rubare la vita a Esther è invece un misterioso pretendente che le propone un matrimonio combinato, regolato da un contratto perfetto… Ebree per forza, in fuga o a metà, Miriam, Giuditta ed Esther sono donne capaci di difendere la propria identità dalle scabrose insidie degli uomini e della Storia. Strappando i giorni alla ferocia dei tempi, imparano ad amare e a scegliere il proprio destino. Una saga familiare piena di inganni e segreti che si dipana da Istanbul ad Ancona, da Giaffa a Basilea, da Roma a Miami, dalla Turchia di Atatürk all’Italia di fine Novecento, passando attraverso la Seconda guerra mondiale e le persecuzioni antisemite, con un finale a sorpresa. Un caleidoscopio di luoghi straordinari, tre protagoniste indimenticabili e una folla di personaggi che bucano la pagina e creano un universo romanzesco da cui è impossibile staccarsi. Cinzia Leone ha scritto un romanzo unico, generoso e appassionante, di alta qualità letteraria e innervato da un intreccio che fugge in volata, rapendo l’immaginazione del lettore. Un libro che, nella gioia della narrazione, riflette sulla storia, l’identità, la tolleranza.

]]>
“NON E’ COLPA MIA” DI CHRISTIAN VOLTZ. RECENSIONE UNDER 10 https://www.senzalinea.it/giornale/non-e-colpa-mia-di-christian-voltz-recensione-under-10/ Thu, 25 Jul 2019 03:50:51 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=58158

 

Trama: All’improvviso una mansueta mucca si comporta come un toro aggressivo:cosa sta succedendo nella stalla? Una divertente storia che vuole risalire all’origine dei fatti.

Kalandraka Edizioni

 

Recensione: Le tavole sono assolutamente affascinanti: organizzate con un collage fatto con materiale di riciclo come bottoni, stoffa, fili, legnetti e tanto altro. E’ la storia di una reazione a catena che termina per essere una barzelletta, svelando ciò che si cela dietro il famoso detto “Chi la fa, l’aspetti”. E poi diciamocelo, NON E’ COLPA MIA è la frase più ripetuta dai bambini. La forza del libro sta tutta nelle immagini e nel ripetersi della stessa domanda, ma i miei figli sono rimasti un po’ turbati dal linguaggio scelto dalla traduttrice definendolo poco adatto ad un lettore molto giovane. Mi chiedevano se termini come: MALEDETTO, DANNATO e MISERABILE fossero parolacce ( sghignazzando sotto i baffi) ed ho spiegato loro che non si tratta di parolacce, ma di modi di dire molto forti.  In realtà anche io ero poco convinta della scelta degli aggettivi, ma ho avuto un piacevole riscontro con Marta Bono che mi ha dato la seguente spiegazione: “Il linguaggio di Non è colpa mia – e anche la parte grafica, dove la signora della fattoria ha sempre questa espressione molto arrabbiata – gioca volutamente con i toni forti, ma per mostrarne l’inutilità. Infatti, la protagonista si arrabbia sempre di più, e la sua rabbia alla fine non porta a niente. Questa è la mia interpretazione. Allo stesso tempo, il linguaggio più che turbare i bambini e le bambine, dovrebbe divertirli, però ammetto che la ricezione può variare molto a seconda della propria sensibilità linguistica. Sicuramente il fatto che i suoi figli riconoscano una certa irruenza nelle espressioni mi fa capire che hanno tutti gli strumenti per leggere il testo in maniera critica. Una cosa che farei notare loro è che il gioco di parole può essere interpretato anche sotto un altro punto di vista. Mi spiego: tutte le invettive contro gli animali si riferiscono a caratteristiche che appartengono loro per antonomasia: la vacca è per antonomasia grassa, il maiale sporco, l’insetto ininfluente ecc. E’ giusto capire che la protagonista se la sta prendendo con gli animali, ma dall’altro lato attribuisce loro alcuni elementi che li identifica proprio così nella nostra cultura.  Forse ho peccato io di leggerezza nel pensare di utilizzare un linguaggio che, volente o nolente, i bambini e le bambine sentono ormai nella quotidianità.”

Questa possibilità di chiarimento ha accresciuto ancora di più la mia stima per Kalandraka e tutto il suo staff.

 

CHRISTIAN VOLTZ. Estrasburgo (Francia), 1967. Diplomato all’Ecole Supérieure des Arts Décoratifs di Strasburgo. Lavora nell’ambito dell’editoria per ragazzi, della stampa e della cartellonistica. Nel 1997 ha pubblicato il suo primo libro per la casa editrice Rouergue. Succesivamente ha collaborato con Rue du Monde, Pastel, Didier Jeunesse e Seuil. Quattro dei suoi titoli sono stati inclusi nella Biblioteca ideale del Centre National de la Littérature pour la jeunesse, in Francia. E’ regista di cartoni animati per lo studio francese Zinzolin.
                       
]]>