Teatro Bellini – Senza Linea https://www.senzalinea.it/giornale Napoli e dintorni Thu, 02 Jul 2020 08:03:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Il Teatro Bellini riparte con il Piano BE https://www.senzalinea.it/giornale/il-teatro-bellini-riparte-con-il-piano-be/ Thu, 02 Jul 2020 08:03:22 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=84312 RIpensare. RIabitare. RIcreare. Sono queste le parole chiave per la ripartenza del teatro per gli organizzatori del Bellini, che hanno presentato il programma di spettacoli per il periodo ottobre – dicembre 2020.

Il Piano BE non sarà una proposta ridotta di quel che sarebbe dovuto Essere e non È. Il pubblico verrà chiamato a partecipare ad un’esperienza complessiva fatta di spettacoli e artisti fra i più innovativi della scena contemporanea, che si alterneranno nello stesso spazio scenico per nove settimane; verrà proposto al pubblico di partecipare ad un processo creativo in cui tutto diventa drammaturgia: la reimpostazione dello spazio, l’articolazione degli orari, il tipo di spettacoli scelti, il modo in cui si vivranno e racconteranno le restrizioni sanitarie traendo vantaggio dal naturale distanziamento garantito dai palchetti e dalla nuova disposizione della platea. Si attiverà un processo di co-creazione di un nuovo testo con il pubblico e gli artisti. Gabriele Russo, co-direttore artistico del Teatro Bellini, cosi spiega il progetto: “Disorientati, siamo ancorati al presente poiché tutto intorno sembra poter cambiare da un momento all’altro. Questa condizione ci impedisce di proiettarci ed immaginarci nel futuro. È una condizione nuova e completamente in antitesi con lo stile di vita cui eravamo abituati solo quattordici o quindici settimane fa. Nell’ottica di questa premessa mi piace guardare alla nostra proposta, Il Piano Be (a cui volutamente non segue il dubitativo “or not to BE”) come se lo osservassi dal futuro, come se fra vent’anni, guardandoci indietro, ci chiedessimo: cos’hanno fatto gli artisti, le maestranze, il pubblico, il teatro per rispondere alla distanza sociale richiesta dalle misure sanitarie?

Per questo sono stati ripensati gli spazi, re-immaginato la presenza del pubblico in termini di orari e rafforzato le collaborazioni, ricreando un luogo di incontro tra artisti e cittadini in cui gli spettacoli si alterneranno a ciclo continuo sullo stesso palco in una sorta di turn-over generazionale e poetico in cui ci saranno 54 giorni di programmazione cosi suddivisi:
15 spettacoli per 99 repliche in sala grande,
9 spettacoli per 40 repliche al Piccolo Bellini,
9 spettacoli di danza,
9 spettacoli per ragazzi,
8 concerti.

Tra le “anime” di questo progetto ovviamente gli artisti che storicamente hanno abitato il teatro: Giovanni Block che con il suo movimento del BeQuiet curerà tutta la sezione musicale, Manuela Barbato ed Emma Cianchi che hanno re-immaginato tutta la stagione di danza in questo spazio atipico e Marinella Pomarici che cura, con l’associazione A voce Alta, incontri e approfondimenti culturali.

Si comincia il 22 ottobre, con Le cinque rose di Jennifer, che – oltre che nella sua versione integrale in scena dal giovedì alla domenica – diventerà la materia del progetto di co-creazione live Be Jennifer. Il mercoledì sarà il giorno dedicato alla musica, con la programmazione del BeQuiet curato da Giovanni Block. A partire dal giovedì e fino alla domenica debutteranno due titoli di prosa a settimana, per quattro repliche ciascuno: accanto a compagnie di casa al Bellini, come i Vuccirìa Teatro o Carrozzeria Orfeo ci saranno nuove collaborazioni, come i giovani del Collettivo Lunazione; accanto a nuove prestigiose ospitalità come i Motus, il Mulino di Amleto, Davide Enia e Fabiana Iacozzilli, andranno in scena dei veri e propri gioielli della scena napoletana, come il Casting di Annalisa D’Amato o Supernova de i Pesci.

Si guarderà anche al passato recente presentando alcuni lavori che erano in programma tra marzo e aprile scorso – come ad esempio Celeste del Premio Hystrio Fabio Pisano o Giacomino e Mammà, di Enrico Ianniello e Isa Danieli, e riproponendo In nome del padre con Mario Perrotta e la consulenza drammaturgica di Massimo Recalcati – e al futuro prossimo, presentando al pubblico Provando così fan tutte, una sorta di versione studio del grande allestimento firmato da Mario Tronco e l’Orchestra di Piazza Vittorio che debutterà nel 2021 per la regia di Gabriele Russo.

Si sfrutteranno tutte le ore possibili, per cui il venerdì e sabato a mezzanotte andrà in scena un horror teatrale prodotto per l’occasione: Il colore venuto dallo spazio di Lovecraft, riscritto da Fabrizio Sinisi; orari e titoli si moltiplicheranno nei fine settimana, così il sabato mattina e la domenica pomeriggio saranno dedicati, rispettivamente al teatro per l’infanzia, con un progetto de il Teatro nel Baule, e alla Danza la cui programmazione curata, come sempre, da Manuela Barbato ed Emma Cianchi, riuscirà a essere una panoramica su diversi stili pur tenendo sempre vivo lo sguardo sulla scena napoletana e le sue eccellenze, come Gennaro Cimmino o Antonello Tudisco, o le giovani promesse, come il talentuoso Nyko Piscopo, solo per citarne alcuni.

Con una programmazione a cura di Mario Gelardi e Collettivo Artistico Mutamenti Teatro Civico 14, il palco del Piccolo Bellini ospiterà un vero e proprio focus sulla nuova drammaturgia e sulla scena napoletana: i testi di Pau Mirò, Jordi Galceràn o Bernardo Atxaga, solo per citarne alcuni, in allestimenti firmati da Roberto Solofria, Emanuele Valenti, lo stesso Mario Gelardi e molti altri ancora. La prima mezza stagione del Teatro Bellini nasce da un’esigenza più che mai dettata dall’attualità, per questo nasce Adiacente Possibile il progetto di Agostino Riitano che monitorerà la nostra contemporaneità e la metterà in dialogo con il pubblico mediante una sorta di finestra sul presente che affaccerà direttamente sul palcoscenico.

Insomma tanti spettacoli in 9 settimane di programmazione, dal 22 ottobre al 20 dicembre, che faranno incontrare di nuovo artisti e pubblico in una modalità che scardina le consuetudini del teatro. Non ci resta che augurarCI buono spettacolo!

le cinque rose di jennifer
di annubale ruccello
regia gabriele russo
con daniele russo e sergio del prete
fotografia di scena mario spada

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“TRUMAN CAPOTE. QUESTA COSA CHIAMATA AMORE” AL TEATRO “PICCOLO BELLINI” DI NAPOLI https://www.senzalinea.it/giornale/truman-capote-questa-cosa-chiamata-amore-al-teatro-piccolo-bellini-di-napoli/ Wed, 04 Mar 2020 05:34:41 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=76084 Irriverente, tagliente e diretto, ma al tempo stesso, fragile, sensibile e geniale. Non è semplice definire la personalità di uno dei più grandi scrittori americani, Truman Capote, dopo tanti anni dalla sua prima pubblicazione, il romanzo “Colazione da Tiffany” del 1958 e “A sangue freddo” del 1966, che l’autore definì il romanzo verità. Una interessante chiave di lettura è quella proposta da Massimo Sgorbani che disegna per Gianluca Ferrato il monologo “Truman Capote. Questa cosa chiamata amore”, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, fino all’8 marzo 2020.

Per comprendere il personaggio pubblico e lo scrittore americano bisogna percorrere una strada a ritroso partendo dalla sua infanzia. Egli superò una esistenza segnata dal divorzio dei genitori, da una lunga assenza da parte della madre che gli faceva visita occasionalmente, e da un padre che non diede più sue notizie per molti anni e ricomparve quando Truman divenne uno scrittore famoso negli Stati Uniti. Studente eccellente, venne isolato e deriso a causa della sua omosessualità e della sua prorompente fantasia. Trasferitosi a New York, in seguito al secondo matrimonio della madre, che disprezzò apertamente, assunse per ripicca il cognome del patrigno, Joe Capote. La sua vocazione per la scrittura gli fece ottenere un successo di critica grazie al racconto “Miriam” (1945), che attirò l’attenzione dell’editore della “Random House”, Bennett Cerf, che gli offrì un contratto per scrivere il romanzo “Altre voci, altre stanze” (1948). Da allora iniziò a frequentare i salotti mondani di New York, vestendo i panni dell’intellettuale dandy e divenendo ben presto amico di personaggi famosi, tra cui Jackie Kennedy, Humphrey Bogart, Ronald Reagan, Andy Warhol, Ernest Hemingway, Marilyn Monroe e Tennessee Williams. Un carattere difficile ed irriverente aggravato agli occhi della società da una omosessualità mai nascosta, lo portarono per tutta la vita ai limiti dell’eccesso.

Il titolo “Truman Capote. Questa cosa chiamata amore” è la traduzione della canzone “What is this thing called love” di Cole Porter, ed ha un ruolo significativo nella pièce teatrale. Gianluca Ferrato interpreta un protagonista dello star system dalla vita complicata, caratterizzata dall’ascesa e dal declino. La scelta di portare a teatro il famoso scrittore è nata dalla visione di due grandi interpretazioni cinematografiche, di Philip Seymour Hoffmann in “A sangue freddo” del 2005, che gli valse l’Oscar, e “Una pessima reputazione” del 2006 con Tobey Jones e Sandra Bullock.

Attraverso il monologo, il pubblico ricostruisce l’atmosfera e le sensazioni dell’America di quegli anni, contraddistinta dalla paura e dalla attrazione per il “diverso”, e dallo scetticismo della società nei confronti delle novità. Il raggio d’azione si sposta sulla figura di Truman, sul suo aspetto psicologico, sul dissidio interiore: da una parte la lotta contro i suoi demoni, alcolismo e tossicomania, e dall’altro, la ricerca di quel consenso dalle celebrità che si trasforma in ripudio.

Ferrato riesce a far emergere una personalità poliedrica: dandy, cinico e perduto. E’ un monologo di 80 minuti incentrato sia sul personaggio e sia sullo scrittore Capote, caratterizzato da una disperata vitalità, dal gusto per lo sberleffo e da una infinita malinconia. Una interpretazione intensa e appassionata che commuove, imbarazza e fa sorridere il pubblico. Non vi è nulla di ridicolo nel suo personaggio, bensì la consapevolezza di immedesimarsi nelle vesti di un grandissimo scrittore, coraggioso e anticonformista, che ha avuto una vita straordinaria pur avendo sofferto molto.

Di forte impatto emotivo sono alcune scene  dello spettacolo, di un “ideale incontro” con Perry Smith, l’assassino che lo scrittore intervistò per il suo romanzo “A sangue freddo”, del ricordo del suicidio della madre e del ballo in maschera “Black and White” al Plaza Hotel di New York nel 1966.

Non mancano le celebrità con cui Capote ha avuto rapporti di amicizia, ma al tempo stesso di contrapposizione: Marylin Monroe, i fratelli Kennedy e tanti altri che riempivano il vuoto dello scrittore, ma da cui prende le distanze. Si allontana dal mondo patinato, si sente di non appartenere più a quell’ambiente e, attraverso la sua “arma”, la scrittura, pubblicò la sua ultima opera, “Preghiere esaudite”, un collage di testimonianze, voci, ricordi individuali e pubblici per raccontare la realtà dei personaggi ricchi e famosi. L’intero jet-set newyorkese lo bandì per sempre e venne emarginato da tutti.

La regia di Emanuele Gamba accompagna la scena iniziale giocando con luci e suoni che rievocano l’atmosfera degli anni Quaranta, un ambiente dallo struggente minimalismo Art-déco che pian piano si evolve e si sposta dalla natia Louisiana alla New York degli anni ’60. E’ uno spettacolo che innesca nella platea del teatro sentimenti contrastanti: un ritratto di Capote, senza artifici e senza filtri, puro, vero e diretto, messo ai margini da una società ipocrita e spietata. Un mondo delle celebrity che il pubblico ammira e di cui conosce soltanto l’apparire, ma non lessere. Una vita estetizzante e distruttiva che lo accomuna allo scrittore irlandese Oscar Wilde (1854-1900), di cui è recente lo straordinario spettacolo, “Atti osceni. I tre processi a Oscar Wilde” al Teatro Bellini di Napoli.

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“Truman Capote – Questa cosa chiamata amore” al Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo https://www.senzalinea.it/giornale/truman-capote-questa-cosa-chiamata-amore-al-piccolo-bellini-dal-3-all8-marzo-2/ Fri, 28 Feb 2020 05:56:11 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=75693 Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo

Truman Capote – Questa cosa chiamata amore

di Massimo Sgorbani

con Gianluca Ferrato

scene Massimo Troncanetti
costumi Elena Bianchini

impianto e regia Emanuele Gamba

produzione Florian Metateatro – Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Teatro della Toscana

Una dedica a uno dei più grandi scrittori americani, a 50 anni dalla sua prima pubblicazione. Uno spazio teatrale mutevole e leggero, com’era la prosa dell’autore di A sangue freddo o Colazione da Tiffany. È il Capote più irriverente quello che Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato. Un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l’anticonformista per eccellenza della New York anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che poteva permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hamingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti. Ferrato mette in evidenza il cuore della diversità di Capote, pulsante anche per chi lo legge a distanza di anni: il lato oscuro dell’America; la paura dello sconosciuto; la paura e insieme l’attrazione che suscita il “diverso”.

Info Spettacolo

Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero, 15€ ridotto, 10€ under29

 

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“Truman Capote – Questa cosa chiamata amore” al Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo https://www.senzalinea.it/giornale/truman-capote-questa-cosa-chiamata-amore-al-piccolo-bellini-dal-3-all8-marzo/ Thu, 27 Feb 2020 14:37:27 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=75617 Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo

Truman Capote – Questa cosa chiamata amore

di Massimo Sgorbani

con Gianluca Ferrato

scene Massimo Troncanetti
costumi Elena Bianchini

impianto e regia Emanuele Gamba

produzione Florian Metateatro – Centro di Produzione Teatrale
in collaborazione con Teatro della Toscana

Una dedica a uno dei più grandi scrittori americani, a 50 anni dalla sua prima pubblicazione. Uno spazio teatrale mutevole e leggero, com’era la prosa dell’autore di A sangue freddo o Colazione da Tiffany. È il Capote più irriverente quello che Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato. Un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l’anticonformista per eccellenza della New York anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che poteva permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hamingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti. Ferrato mette in evidenza il cuore della diversità di Capote, pulsante anche per chi lo legge a distanza di anni: il lato oscuro dell’America; la paura dello sconosciuto; la paura e insieme l’attrazione che suscita il “diverso”.

Info Spettacolo

Piccolo Bellini, dal 3 all’8 marzo

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero, 15€ ridotto, 10€ under29

 

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“ANIMALI DA BAR” AL TEATRO “BELLINI” DI NAPOLI https://www.senzalinea.it/giornale/animali-da-bar-al-teatro-bellini-di-napoli/ Wed, 19 Feb 2020 05:26:58 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74901 Il bar inteso come esercizio adibito alla vendita di bevande e alimenti, nonché all’erogazione di altri servizi alla clientela, è stato l’epicentro di una storia in diverse discipline: nel cinema, il Kurova Milk Bar nel film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, dove Alex e i suoi Drughi amavano passare le ore che precedevano le loro violenze; in letteratura è celebre il libro “Bar Sport” di Stefano Benni, considerato un classico della narrativa umoristica italiana, in cui presenta situazioni reali stereotipate, deformate ed estremizzate; in arte è famoso il dipinto “I nottambulidi Edward Hopper, dove è rappresentata la solitudine dell’American way contemporanea, la scena è ambientata in un bar a notte fonda,  manca l’interazione tra i protagonisti, ognuno è immerso nei propri pensieri. Una trasposizione molto interessante è quella teatrale proposta dalla compagnia Carrozzeria Orfeo in scena al Teatro “Bellini” di Napoli, dal titolo “Animali da bar”, fino al 23 febbraio 2020. Dopo il successo di Cous Cous Klan, questo spettacolo racconta il nostro tragicomico presente dall’interno di uno sgangherato bar di quartiere, gestito da un razzista misantropo, (di cui ascoltiamo solo la voce, proprio perché non esce più dal proprio appartamento); da una barista ucraina che, per arrotondare, affitta il proprio utero; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, subisce le violenze domestiche della moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale ed infine, uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla Grande Guerra. Sono tutti personaggi appoggiati al bancone del bar, e sotto l’effetto dell’alcol, ognuno perde la propria razionalità per lasciarsi andare a comportamenti impulsivi e istintivi, a riflessioni irriverenti, domande scomode, affermazioni politicamente scorrette, ironia tagliente e battute dissacranti.

Sul palcoscenico intorno all’unica donna, Mirka, interpretata da Beatrice Schiros, si alternano quattro uomini, Alessandro Federico nelle vesti di Milo Cerruti, Massimiliano Setti è Colpo di frusta, Pier Luigi Pasino è lo sciacallo e Federico Vanni è Swarovski, mentre la voce fuori campo è di Alessandro Haber. La regia è di Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti.

Sono sei animali notturni, illusi perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo. Con una scarna scenografia, un bancone da bar che si snoda in una curva, quasi a voler “abbracciare i casi umani”, e campane tibetane che calano dall’alto, emergono dallo sfondo scuro i vari personaggi, caratterizzati da aspetti psicologici differenti. Su tutti emerge Mirka, barista ucraina, dotata di forte presenza scenica, con un carattere duro e cinico, a tratti romantico, che affitta l’utero per 35.000 euro a una coppia italiana. Con la sua faccia dà credibilità e verità a qualsiasi cosa. Intorno a questa figura si muove un’umanità allo sbando. Mirka riceve confidenze e richieste di aiuto, è colei che conosce il vissuto degli avventori del bar. Resta incinta su “commissione”, una giovane coppia aspetta un figlio da lei. Il rapporto dei futuri genitori è pessimo, la moglie maltratta il marito, causandogli addirittura una lesione al collo, per questo l’uomo viene chiamato Colpo di Frusta.

Della stessa caratura è il comportamento bipolare dello Sciacallo, un giorno euforico al punto da girare con una sega elettrica e un altro di totale apatia, vittima di una società arrivista che lascia ai margini coloro che vivono con problemi di personalità. Altra figura interessante è quella di Milo, imprenditore che gestisce un’azienda per cremare piccoli animali, illuso di diventare miliardario avendo l’esclusiva per una attività per così dire di “nicchia”. L’ultimo personaggio è Swarovski, che di “brillante” ha solo il colore dell’alcol nel bicchiere, lo scrittore che per tutto lo spettacolo se ne sta seduto a un tavolino del bar, intento a scrivere, per un suo editore, una storia della Prima Guerra Mondiale. Rispetto agli altri, è l’unico ad avere un minimo di razionalità, pur ironizzando e denigrando con un linguaggio che ricorda il grande Charles Bukowski gli altri avventori. Egli ha il merito di riportare un minimo di “lucidità” nei suoi interlocutori. In sottofondo si sente una voce registrata, quella di Alessandro Haber, vecchietto in fin di vita, che parla attraverso una radio, e come ultimo desiderio chiede a Mirka una notte di sesso prima di morire.

Tutti i protagonisti interagiscono con la barista ucraina, unica ad ascoltare i problemi e le speranze di tutti. Ma sarà proprio lei, in preda alle doglie, ad essere circondata dai quattro uomini, imprecando contro il bambino che alla fine non nascerà. Non mancano durante lo spettacolo momenti toccanti, visibili nella cena tra Mirka e Colpo di frusta, in cui emerge il cinismo di lei e la timidezza di lui. Tutti gli avventori sono in cerca di un riscatto esistenziale che mai avverrà, lo scrittore non scriverà l’inutile  ed ennesima storia della Prima Guerra Mondiale, ma racconterà la storia di coloro che frequentano il bar. Se in Pirandello,  Sei personaggi erano in cerca di autore, i protagonisti sul palco sono alla ricerca di sé stessi. L’unica soluzione ai loro problemi è un deus et machina, una divinità che compare ad esempio nella tragedia greca per dare una risoluzione ad una trama, soltanto che per loro l’ente supremo non arriva nella realtà, ma arriva attraverso l’alcol……

 

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“Animali da bar” al Teatro Bellini, dal 18 al 23 febbraio https://www.senzalinea.it/giornale/animali-da-bar-al-teatro-bellini-dal-18-al-23-febbraio/ Fri, 14 Feb 2020 15:11:06 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74579 Teatro Bellini, dal 18 al 23 febbraio

Animali da bar

drammaturgia Gabriele Di Luca

con Beatrice Schiros, Alessandro Federico, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Federico Vanni

voce fuori campo Alessandro Haber
musiche originali Massimiliano Setti
progettazione scene Maria Spazzi
assistente scenografo Aurelio Colombo
realizzazione scene Scenografie Barbaro srl
costumi Erika Carretta
luci Giovanni Berti
allestimento Leonardo Bonechi
illustrazione Federico Bassi
foto di scena Laila Pozzo
organizzazione Luisa Supino

regia Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Produzione 2015 Fondazione Teatro della Toscana in collaborazione con Festival Internazionale di Andria | Castel dei Mondi in coproduzione con Marche Teatro

Dopo la discarica di Cous Cous Klan, stavolta Carrozzeria Orfeo ci racconta il nostro tragicomico presente dall’interno di uno sgangherato bar di quartiere gestito da un razzista misantropo (di cui ascoltiamo solo la voce, proprio perché non esce più dal proprio appartamento…) e da una barista ucraina che, per arrotondare, affitta il proprio utero. Per tacere dei clienti… un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, subisce le violenze domestiche della moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; infine, uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra. Li cogliamo appoggiati al bancone del bar, quando l’alcol allenta la morsa e toglie loro la museruola, liberando riflessioni irriverenti, domande scomode, affermazioni politicamente scorrette, ironia tagliente e battute dissacranti. Sono sei animali notturni, illusi perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo. Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si riesca mai ad estirparle. E così, tra dialoghi surreali e tonnellate di cinismo questi Animali da Bar ci fanno ridere di gusto fino a un epilogo inaspettato, che (forse) accende una speranza.

Durata 90min.

Info Spettacolo

Teatro Bellini, dal 18 al 23 febbraio

Orari: feriali ore 21:00, mercoledì e sabato ore 17:30 e 21:00, domenica ore 18:00

Prezzi: da 14€ a 32€ ridotto -15€ under29

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“Muhammed Ali” al Piccolo Bellini, dal 18 al 23 febbraio https://www.senzalinea.it/giornale/muhammed-ali-al-piccolo-bellini-dal-18-al-23-febbraio/ Thu, 13 Feb 2020 13:34:46 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74452 Muhammad Ali

uno spettacolo di Pino Carbone e Francesco Di Leva
drammaturgia Linda Dalisi

con Francesco Di Leva

scene Mimmo Paladino
costumi Ursula Patzak
musiche Marco Messina e Sacha Ricci
luci Cesare Accetta

regia Pino Carbone

produzione NEST Napoli Est Teatro

Francesco Di Leva e Pino Carbone, a confronto con il “corpo” dell’indimenticabile pugile, metafora della forza che supera ogni limite. Muhammad Ali, un corpo allenato, messo in gioco, sfidato, osservato, acclamato; un corpo astuto che sa come attutire un colpo, un corpo pronto, forte, nero, in ebollizione. In scena prendono vita frammenti dell’autobiografia del campione, una storia di battaglie per le differenze, di sfide per raggiungere il senso dell’impossibile. In scena, un attore e un regista, provano a rincorrerlo, a rincorrere il suo personaggio, la sua importanza, le sue parole irriverenti, veloci, in rima, pesanti, leggere, fondamentali. Rincorrere la sua vita, il suo carisma, la sua sicurezza. Rincorrerlo per affrontarlo, affrontare ogni suo aspetto: quello sportivo, politico, privato.

Info Spettacolo

Piccolo Bellini, dal 18 al 23 febbraio

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero – 15€ ridotto -10€ under29

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“Ferrovecchio” al Piccolo Bellini, dall’11 al 16 febbraio https://www.senzalinea.it/giornale/ferrovecchio-al-piccolo-bellini-dall11-al-16-febbraio/ Fri, 07 Feb 2020 11:39:03 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74005 Piccolo Bellini, dall’11 al 16 febbraio

Ferrovecchio

di Rino Marino

con Fabrizio Ferracane e Rino Marino

scene e costumi Rino Marino
disegno luci Luigi Biondi

regia Rino Marino

uno spettacolo della Compagnia Marino-Ferracane

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

In una Sicilia d’altri tempi, in una sala da barba dimenticata, due individui ai margini dell’umanità corrente si incontrano e scontrano tra reciproco rifiuto e disperata urgenza di comunicazione. Un vagabondo che trascorre sentieri interminabili, lontano da ogni alito di vita, senza tempo né meta, a cavallo di una carcassa di bicicletta, per scacciare i fantasmi del passato. Un barbiere ridotto alla rovina e stigmatizzato dal mondo degli uomini.
Una recitazione che restituisce la parola nella sua crudezza,  in un’alternanza di ritmi serrati e dilatazioni temporali, fedele a una partitura linguistico-fonetica, tesa all’esaltazione della straordinaria musicalità del dialetto siciliano.Ferrovecchio – Menzione speciale della critica e Premio giuria popolare CTE Premio Dante Cappelletti alle arti sceniche, settima edizione è il primo dei testi rappresentati dalla Compagnia Marino-Ferracane, compreso nella Tetralogia del dissenno, antologia di testi di Rino Marino, pubblicata da Editoria e Spettacolo.

Info Spettacolo

Piccolo Bellini, dall’11 al 16 febbraio

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero – 15€ ridotto -10€ under29

 

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Teatro Bellini, dall’11 al 16 febbraio When the rain stops falling https://www.senzalinea.it/giornale/teatro-bellini-dall11-al-16-febbraio-when-the-rain-stops-falling/ Wed, 05 Feb 2020 15:45:28 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=73854 Teatro Bellini, dall’11 al 16 febbraio

When the rain stops falling

di Andrew Bovell
traduzione Margherita Mauro
un progetto di lacasadiargilla

con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano

scene Carlo Sala
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni
disegno video Maddalena Parise

regia Lisa Ferlazzo Natoli

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due
con il sostegno di Ambasciata d’Australia e Qantas

When the Rain Stops Falling è la storia delle famiglie Law e York, di quattro generazioni di padri e figli, madri e mogli. Un racconto epico e al tempo stesso distopico che ci parla di matrimoni spezzati e morti accidentali, di verità taciute e di destini che si incrociano facendoci viaggiare dal 2039 al 1959. L’australiano Andrew Bovell costruisce una storia intima dall’affascinante e complessa struttura drammaturgica: i diversi fili narrativi, il graduale sovrapporsi delle temporalità e i destini delle quattro generazioni che si incrociano, ci raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno dei personaggi da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano ‘scritti’ solo i nomi dei protagonisti, ma anche i loro comportamenti, le inclinazioni, i desideri e gli errori. Lisa Ferlazzo Natoli dirige nove straordinari interpreti in un vero e proprio viaggio nel tempo dall’architettura narrativa nitida: è senza flashback che i personaggi, da vecchi e da giovani, entrano ed escono da un quadro all’altro, da un paesaggio all’altro, con un ritmo così incalzante che anche lo spettatore si ritrova a viaggiare nel tempo guidato dal ripetersi di alcune azioni, dal riproporsi di alcune battute o elementi narrativi. È sul tempo stesso che ci si interroga, ‘piegandolo’ in avanti, per lasciare entrare il futuro e i suoi fantasmi, o, con improvvise ‘interferenze’, aprire il presente a squarci di passato.

Durata 2h senza intervallo

Info Spettacolo

Teatro Bellini, dall’11 al 16 febbraio

Orari: feriali ore 21:00, mercoledì e sabato ore 17:30 e 21:00, domenica ore 18:00

Prezzi: da 14€ a 32€ ridotto -15€ under29

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Danza “Traces” al Teatro Bellini, 8 e 9 febbraio https://www.senzalinea.it/giornale/danza-traces-al-teatro-bellini-8-e-9-febbraio/ Tue, 04 Feb 2020 19:33:30 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=73769 Teatro Bellini, 8 e 9 febbraio

Traces

coreografia Wim Vandekeybus

con compagnia Ultima Vez

musica Trixie Whitley e Marc Ribot

produzione Ultima Vez

con il supporto di Taz Shelter measure of the Belgian Federal Government, Casa Kafka Pictures Tax Shelter empowered by Belfius. The Flemish Authorities e the Flemish Community Commission of the Brussels Capital Region

in co–produzione con Concertebouw Bruges, KVS Brussels e Europalia Romania

Dopo l’adrenalinico In Spite of Wishing and Wanting torna al Teatro Bellini il genio di Wim Vandekeybus con la sua nuovissima produzione in prima assoluta per l’Italia. In Traces, il coreografo olandese ritrova le intuizioni da cui è partita la sua ricerca: impulsi, istinti, energia. Mentre le tradizioni mitologiche hanno avuto un ruolo centrale nei suoi utlimi lavori, sempre incentrati su delle vere e proprie storie di civiltà e cultura, di comunità e conflitti, di parole e leggi, con Traces Vandekeybus ritorna al corpo, alla reazione istintiva, al qui ed ora, alla catastrofe immaginaria, all’energia primordiale, cuore pulsante dei suoi primi lavori. Traces è la risposta ad una domanda precisa: quanto dello spirito primordiale vive ancora negli esseri umani? Il coreografo indaga alla riscoperta di una vitalità vulnerabile e potente al tempo stesso. In un mondo che vive la costante minaccia ecologica e tecnologica, Traces non ci parla del mondo esterno, della cultura costruita dall’uomo ma propone una “la storia interiore”, quella che si sviluppa prima o oltre il linguaggio e può essere raccontata solo nelle pulsazioni della danza e della musica. In definitiva, in Traces, Wim Vandekeybus segue le tracce del suo stesso lavoro… Dodici ballerini della compagnia Ultima Vez, cinque musicisti, le musiche originali eseguite dal vivo da Marc Ribot e Trixie Whitley ci condurranno in Romania, nell’unica foresta vergine ancora presente in Europa per cercare insieme le tracce di quella natura che i nostri corpi urbanizzati hanno dimenticato.

Info Spettacolo

Teatro Bellini, 8 e 9 febbraio

Orari: sabato ore 21:00, domenica ore 18:00

Prezzi: 20€ intero –  15€ under29

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