Psicologia – Senza Linea https://www.senzalinea.it/giornale Napoli e dintorni Sat, 18 Jul 2020 04:24:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Autostima e Spiaggia: come sconfiggere l’ansia della prova costume https://www.senzalinea.it/giornale/autostima-e-spiaggia-come-sconfiggere-lansia-della-prova-costume/ Sat, 18 Jul 2020 04:24:57 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=85463 Ogni anno stessa spiaggia, stesso mare… e stessa storia! La prova costume è qualcosa che ci riguarda tutti, sia a uomini che donne (però sappiamo bene che è una cosa più tipicamente femminile!)

©mozzafiato

Sembrerebbe che l’idea di mettersi in costume genererebbe ansia, paura del giudizio altrui, abbassamento dell’autostima, frustrazione e in alcuni casi depressione. Questa condizione si è rivelata così comune che si è diffuso anche un termine per definirla: Bikini blues! Con Bikini Blues ci si riferisce a un sentimento di disagio che si prova ad esibire il proprio corpo in pubblico. Molto spesso sembra essere legato a un atteggiamento ipercritico nei confronti del nostro corpo, cercando difetti anche dove non ce ne sono oppure una tendenza ad esasperarli.

©Amando

Per contrastarlo sicuramente bisognerebbe fare le solite cose che si dicono sempre in questi casi, ovvero mangiare bene e tenersi in forma. Però un secondo, cioè si okay siamo d’accordo sul mangiare bene e tenersi in forma e tutte queste solite cose ma vi propongo altro questa volta: provare semplicemente ad accettarsi, lavorando sulla propria autostima.

Per autostima si intende un complesso di giudizi e sistemi di valutazioni che abbiamo di noi stessi. L’autostima è uno schema mentale complesso che implica una serie di capacità, come quella di auto-osservarsi, di valutarsi, e di avere un rapporto affettivo nei confronti di se stessi. Questo schema mentale si inizia a costruire da piccoli per poi arricchirsi con l’esperienza. Spesso quello che genera conflitto è  il confronto tra il nostro sé reale e il nostro sé ideale, è questa una base fondamentale dell’autostima, quanto questi due aspetti si avvicinano o si allontanano.

Al giorno d’oggi, il sé ideale è bombardato da una società caratterizzata da un eccessivo investimento legato al corpo e a dei parametri molto alti di perfezione e questo può accentuare il senso di frustrazione e inadeguatezza legati al nostro corpo. Però bisogna sempre tenere presente che molto spesso le immagini che vediamo di corpi perfetti e volti senza rughe o imperfezioni sono frutto di filtri e trucchi e non corrispondono al vero.

Quindi che fare? Da un lato possiamo ridimensionare le aspettative del nostro sé ideale e dall’altro cercare di migliorare il più possibile il nostro sé reale. Non si finisce mai di migliorarsi, o almeno provarci. La regola è sempre la stessa: cercare di volersi bene e prendersi cura di sé stessi! Sia dentro, che fuori.

E molte volte lo stare bene dentro ci porta a stare bene anche fuori, diversi studi mostrano come uno degli ingredienti fondamentali del fascino è la sicurezza in se stessi è il sentirsi a proprio agio, a prescindere dall’aspetto fisico. Quindi, amatevi e sarete amati.

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Mal d’estate 2.0: perché in estate aumentano gli attacchi di panico? https://www.senzalinea.it/giornale/mal-destate-2-0-perche-in-estate-aumentano-gli-attacchi-di-panico/ Sat, 11 Jul 2020 04:28:03 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=84987 Chi non ha mai sentito parlare di ansia e attacchi di panico? La parola “ansia” ormai è entrata nel nostro linguaggio comune, sentendo dire spesso “ua c’ho l’ansia” oppure “che ansia che sei” questo proprio a sottolineare quanto viviamo in una società caratterizzata da tempi frenetici che a volte non riusciamo a gestire e ci stressa notevolmente. L’ansia può essere definita come l’anticipazione di un pericolo che non c’è ancora ma che potrebbe esserci, che si sta avvicinando o ce lo immaginiamo.

©Memegenerator

E cosa succede quando questa ansia non riusciamo a gestirla? Beh, si potrebbe davvero parlare tanto di tutti i disturbi d’ansia e dei sintomi correlati ma ci concentreremo in particolare a una manifestazione tra le tante dell’ansia: gli attacchi di panico.

Un attacco di panico è caratterizzato da un insieme di sintomi per nulla piacevoli, quali:

  • sensazione di soffocamento;
  • paura di impazzire o morire;
  • battito cardiaco accelerato;
  • sudorazione;
  • respiro affannato o iperventilazione;
  • dolore o fastidi al petto;
  • sensazione di vertigini;
  • nausee o fastidi alla zona addominale;
  • percezione di essere distaccati da sé stessi;
  • brividi o vampate di calore;
  • paura di perdere il controllo.
©Massimilianostocchi

Però attenzione! Un attacco di panico non deve essere visto come qualcosa di assurdo o di completamente anomalo, perché un singolo attacco non viene considerato un disturbo. Anzi, dicono che almeno una volta nella vita di una persona si becca un attacco di panico. Quindi avere un attacco di panico non determina un disturbo, il problema è quando si sviluppa la paura di averne di nuovi, definita ansia anticipatoria, portando a condotte di evitamento di tutte quelle situazioni dove si teme di avere un attacco di panico. Questa situazione, che condiziona la vita di una persona e ne altera il funzionamento, si definisce Disturbo di Attacco di Panico.

In estate sembra che le persone che soffrono di attacchi di panico hanno più episodi, come se fossero più suscettibili in questo periodo dell’anno. La spiegazione degli studiosi è che queste persone sono molto attente a tutte quelle modificazioni corporee legate al battito cardiaco, alla temperatura. L’afa può favorire una sensazione di “fame d’aria”, la pressione bassa una sensazione di vertigini. Quindi è abbastanza intuitivo comprendere come l’estate e dunque le alte temperature possono alimentare quelle sensazioni solitamente associate all’attacco di panico, scatenando preoccupazioni nelle persone del tipo “Mi sta per venire un attacco di panico, lo sento” e creando una sorta di profezia che si autoavvera perché così facendo davvero si scatena un attacco di panico! Inoltre con il caldo si dorme di meno, aumentando lo stress delle persone e quindi rendendole più predisposte ad un vissuto ansioso generale. Quindi gli effetti fisici del caldo vengono erroneamente interpretati come precursori di un attacco di panico, innescando il meccanismo sopra citato e spiegando la loro aumentata frequenza con la bella stagione.

Quindi cosa fare?

  • Evitare di uscire nelle ore più calde e afose
  • Bere molta acqua e seguire un’alimentazione equilibrata e ricca di vitamine e Sali minerali evitando alimenti eccessivamente proteici e calorici.
  • Comprendere che gli effetti fisici del caldo possono erroneamente esse confusi con l’esordio di un attacco di panico
  • Se la situazione dovesse diventare invalidante, chiedere l’aiuto di uno specialista. Ad oggi la psicoterapia cognitivo-comportamentale sembra essere il trattamento d’elezione per questo tipo di disturbi, con risultati pari o superiori a quello dei trattamento farmacologici.
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Amori estivi: Perché ci innamoriamo più spesso in estate? https://www.senzalinea.it/giornale/amori-estivi-perche-ci-innamoriamo-piu-spesso-in-estate/ Sat, 04 Jul 2020 04:31:18 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=84344 E’ arrivata finalmente la bella stagione! Fatta di mare, tintarella e relax. Ma l’estate non è famosa solo per queste cose, ma anche per essere il periodo delle cotte estive. Sicuramente tutti quanti hanno dei ricordi di infatuazioni in vacanza, i primi baci sotto all’ombrellone, guardare i tramonti mano nella mano. Solitamente le prime cotte risalgono al periodo adolescenziale, fatto di spensieratezza. Più avanti le responsabilità ci stressano, ci ingrigiscono durante l’anno fino ad arrivare alle vacanze con quella voglia di brio e di avventura che richiama un po’ lo spirito adolescenziale. Complici un aspetto rilassato e una bella abbronzatura che creano quel mix vincente che ci porta ad  e essere più attraenti. Inoltre in estate abbiamo un aumento del desiderio sessuale, perché le giornate si allungano provocando nel nostro organismo un aumento della produzione di testosterone sia negli uomini nelle donne, stimolando il desiderio sessuale e l’interesse reciproco. Abbiamo anche una diminuzione dei livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, legato al passare delle giornate piacevoli, all’avere più tempo libero, permettendoci anche di trascorrerlo con le persone che ci piacciono e con i nostri hobby e interessi.

Tutta questa meravigliosa atmosfera fatta di benessere, sensualità, beatitudine ci spinge naturalmente a conoscere nuove persone, a iniziare nuove frequentazioni o flirt, a condividere l’estate insieme. E situazioni d’incanto come un romantico tramonto può far credere di esserci innamorati, ma va distinto l’innamoramento dalla semplice infatuazione o attrazione, ovvero la cotta. Le farfalle nello stomaco, l’essere sensibili all’odore della persona che ci attrae, il non dormire e il non mangiare e il voler condividere ogni minuto con quella persona possono rientrare tutte tranquillamente nell’infatuazione, ma l’amore è un’altra storia. L’amore è impegno e conoscenza, cosa difficile da costruire in una vacanza. Infatti al ritorno dalle vacanze purtroppo ci si scontra con il frenetico tram tram della vita di tutti i giorni, il lavoro, impegni, responsabilità, doveri. A quel punto c’è da chiedersi se c’è solo la voglia di vivere un’avventura oppure se ci sono aspettative di una relazione che continuerà in futuro. Le cotte estive sono famose per avere vita breve, vuoi perché in realtà ci si conosce in un luogo di villeggiatura ma si abita in città diverse e raramente si ha intenzione di iniziare una relazione con le premesse che sia una relazione a distanza, vuoi perché a volte la cotta estiva nasce dall’idea di condividere bei momenti con qualcuno, piuttosto che dall’intenzione di costruire una relazione.

©Redicuori

E la bellezza della cotta estiva sta proprio nel suo “avere una data di scadenza” che porta a vivere più intensamente il breve periodo concesso, che costruisce un ricordo di quella persona nel pieno della sua idealizzazione, tipica dell’infatuazione d’altronde, e che porta a vedere l’uomo o la donna come meraviglioso, incredibile, senza difetti.

Quindi alla luce di queste riflessioni, non vanno create troppe aspettative su quello che succederà al nostro cuore questa estate, ma non ci resta che godere dell’estate e delle occasioni che si presentano, senza troppe aspettative o promesse, godendosi il momento avendo in testa un unico obiettivo: collezionare bellissimi ricordi.

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Mal d’estate: il caldo che ci cambia e può farci ammalare https://www.senzalinea.it/giornale/mal-destate-il-caldo-che-ci-cambia-e-puo-farci-ammalare/ Sat, 27 Jun 2020 04:25:23 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=83840 La luce ha sempre influenzato i nostri stati emotivi. Quante persone durante una giornata uggiosa non si sono sentite tristi?  La luce influenza la produzione da parte di una piccola parte del cervello, il nucleo soprachiasmatico, la produzione di alcuni ormoni quali la serotonina, che regola il nostro umore. E ancora prima che la scienza illustrasse questo meccanismo già i greci parlavano di cambiamenti dell’umore stagionali.  Ippocrate parlava di 4 umori, legati a 4 temperamenti: il sangue che corrispondeva al temperamento sanguigno, la bile gialla al collerico, il flegma al flemmatico, la bile nera al malinconico. e ipotizzava Ippocrate che in inverno abbiamo un eccesso di bile nera e quindi di depressione, mentre in estate abbiamo un cesso di bile gialla che causa la collera nonché oggi possiamo definirlo episodio maniacale. Per episodio maniacale si intende uno stato caratterizzato da euforia, irritabilità, eccessiva autostima o manie di grandezza, distraibilità e agitazione. Successivamente Quetelet, un sociologo belga considerato padre della statistica notò come in estate aumentavano i crimini contro le persone, mentre in inverno quelle contro le proprietà. Quindi il caldo ci rende irritabili e predisposti ad agire impulsivamente. Dunque se in estate siamo anche più attivi, in inverno abbiamo una situazione opposta, come se fossimo in “letargo”. Questo è spiegato dal fatto che essendo inondati di luce, la produzione di serotonina aumenta, in inverno diminuisce. Però non sempre in estate ci sentiamo in gran forma, tutt’altro: possiamo avere la pressione sanguigna bassa e quindi sentirci stanchi e con poca voglia di uscire, lo stomaco chiuso e avere scarso appetito, oppure non riuscire a dormire per via del caldo.  A volte queste sensazioni sono del tutto normali, altre volte possono rappresentare un vero e proprio disturbo psicopatologico.

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Quando il Mal d’Estate diventa Malattia

In alcuni può esserci un’alterazione neurochimica legata ai ritmi luce-buio che può causare un vero e proprio disturbo psicopatologico, definito Disturbo Affettivo Stagionale. Fu Norman Rosenthal, psichiatra dell’Università di Georgetown il primo a parlare di depressione stagionale nel 1984. Questo disturbo è caratterizzato da un quadro depressivo che può insorgere sia inverno o in estate, con sintomi quali:

  • Aumento o diminuzione dell’appetito
  • Ipersonnia o insonnia
  • Irritabilità
  • Difficoltà di concentrazione, di memoria
  • Tendenza all’isolamento
  • Spossatezza

Ovviamente la diagnosi non si applica quando l’insorgenza di questi sintomi sono legati a fattori psicosociali stressanti legati ad alcuni periodi dell’anno come ad esempio la disoccupazione stagionale.Tutto questo ci dimostra come siamo suscettibili ai cambiamenti stagionali ma anche alla semplice variazione di luminosità. Infatti nel caso del Disturbo Affettivo Stagionale la terapia d’elezione è proprio la terapia della luce, utilizzando una lampada molto forte e sottoponendo le persone a ore di esposizione.

Cosa fare quando si ha il Mal d’Estate?

  • Se si è già in cura per un disturbo dell’umore, si può richiedere al proprio psichiatra di rivedere la terapia farmacologica;
  • Se non si ha nessun disturbo, riconoscere che il caldo facilita quelli che sono dei sintomi che possono sembrare depressivi (insonnia, spossatezza, irritabilità) senza per forza allarmarsi;
  • Cercare di ritagliarsi spazi all’aperto
  • Un’alimentazione ricca di frutta e verdura che aiuta a non sentirsi spossati apportando vitamine e sali minerali (evitare cibi grassi e alcolici che fanno sentire ancora più caldo)
  • Cercare di riposare bene e mantenere gli stessi orari sia quando si va a dormire che quando ci si risveglia.

Si tratta di piccoli accorgimenti per evitare di incorrere nel malessere estivo e godere dell’estate, un periodo tipicamente associato alle vacanze e al relax, nel migliore dei modi possibili.

©ilcorrieredellacittà
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Al riparo dal virus ma con il nemico in casa: la violenza domestica ai tempi del COVID-19 https://www.senzalinea.it/giornale/al-riparo-dal-virus-ma-con-il-nemico-in-casa-la-violenza-domestica-ai-tempi-del-covid-19/ Sat, 13 Jun 2020 04:34:30 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=82832 Violenza domestica: un problema globale
©triestecafè

Per violenza domestica si intende una violenza perpetrata da un membro della famiglia nei confronti di un altro membro del nucleo familiare e che comprende atti di violenza che vanno dalla violenza fisica alle molestie, alle intimidazioni e allo stalking. La violenza può essere fisica, sessuale, psicologica o abusi economici che portano alla perdita di indipendenza.

Già l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) afferma che la violenza contro le donne rappresenta uno dei maggiori problemi di salute pubblica globale e che ha la tendenza ad aumentare durante ogni tipo di emergenza, come ad esempio nel caso della pandemia legata al COVID-19. Circa 1 donna su 3 ha sperimentato almeno una volta nella vita violenza fisica e/o sessuale da parte del proprio partner. E si tratta dei casi denunciati, senza considerare tutte le donne che non hanno il coraggio di ammettere di aver subito una violenza fisica e/o sessuale, sia per negazione del problema che per paura delle conseguenze.

 

Pare che L’OMS riporta gli ultimi dati pubblicati da Axios che indicano come la prevalenza della violenza sulle donne sia triplicata durante l’emergenza del COVID-19 rispetto all’anno scorso.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo le statistiche del Telefono Rosa, le chiamate sembrano essere diminuite del 55,1% con un cambiamento di rotta durante la seconda metà marzo. Questo potrebbe essere legato a vari fattori come ad esempio la mancanza di privacy nella denuncia della violenza oppure l’impossibilità di uscire dalla propria causa.

In caso di violenza domestica, cosa fare?

  • Contattare il numero gratuito 1522, attivo 24h su 24h. E’ un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. Vista la difficoltà soprattutto durante il lockdown di non avere la possibilità di denunciare la situazione visto la presenza perenne del partner, c’è stato inizialmente un calo sospetto delle segnalazioni. Infatti sono state riportate telefonate fatte da donne in doccia o in auto, fatte sottovoce per la paura di essere sentite. In virtù di questo, attualmente c’è anche la possibilità di contattarli via chat.
    ©Messina medica 2.0
  • Per un supporto legale si possono contattare i centri antiviolenza della rete Di.Re e di Differenza Donna.
  • Si può utilizzare l’app della Polizia di Stato YouPol, sviluppata inizialmente per segnalare episodi di spaccio e bullismo, e successivamente estesa anche ai reati di violenza domestica. L’app dà la possibilità di inviare messaggi e immagini in tempo reale alla polizia. Inoltre per chi assiste a un’ingiustizia può anche fare una segnalazione anonima senza essere coinvolto in prima persona.
    ©Polizia
  • L’iniziativa mascherina 1522: una frase che le donne in difficoltà, per problemi di violenza domestica, possono utilizzare nelle farmacie per ricevere informazioni o attivare una forma di aiuto. Basterà andare in farmacia chiedendo, appunto, una mascherina 1522. L’iniziativa è nata grazie ad un accordo tra i centri antiviolenza e la Federazione dei Farmacisti.
    ©Radio 105

Non è facile uscire da situazioni di violenza domestica, dove spesso ci si sente senza via di fuga, a volte ci si colpevolizza per le violenze subite, altre volte si negano, altre volte ancora si crede che l’altra persona cambi e che la violenza sia solo momentanea, magari legata proprio a situazioni atipiche ed estreme come una pandemia globale. Purtroppo non è così.

Quello che è fondamentale ricordare è che se ne può uscire, e fortunatamente le iniziative ci sono e sono concrete nell’aiutare il delicato processo di una nuova rinascita.

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Cosa succede davanti a un evento stressante? Comprendere lo stress e affrontarlo https://www.senzalinea.it/giornale/cosa-succede-davanti-a-un-evento-stressante-comprendere-lo-stress-e-affrontarlo/ Sat, 06 Jun 2020 04:26:41 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=82364 Il termine stress fu usato per la prima volta nel 1936 da Hans Selye che lo definì come “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”. Egli sviluppò un modello capace di spiegare come l’organismo reagisce di fronte allo stress, individuando 3 fasi:

  1. fase di allarme: impiego di risorse per gestire le richieste;
  2. fase di resistenza: il soggetto stabilizza le sue condizioni e si adatta alle richieste;
  3. fase di esaurimento: caduta delle difese e successiva comparsa di sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.
©emicenter

Questo ci fa intuire come una risposta immediata non causa danni psicofisici, ma una risposta prolungata a condizioni stressanti può causare un crollo psicofisico,  caratterizzato da sintomi di vario tipo, quali:

  • Sintomi fisici: mal di testa, dolore alla schiena, tachicardia, extrasistole, insonnia;
  • Sintomi emotivi: nervosismo, ansia, agitazione, crisi di pianto;
  • Sintomi comportamentali: bruxismo,fame nervoso, abuso di sostanze;
  • Sintomi cognitivi: difficoltà a prendere le decisioni, preoccupazione, difficoltà di memoria e concentrazione.

 

    • ©christiane bojer

Tutti questi sintomi possono portare all’insorgenza  di vere e proprie psicopatologie, quali il disturbo acuto da stress, il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi ansiosi e dell’umore. Gli esiti negativi dello stress rientrano nel termine Distress. Però dalla definizione di Seyle intuiamo che lo stress non è solo qualcosa di negativo, ma anche adattivo, e gli aspetti positivi dello stress sono definiti Eustress, come ad esempio la soddisfazione di aver superato un evento stressante.

Come gestire le situazioni stressanti?

©Informamolise
Ogni persona di fronte a una situazione stressante fa due tipi di valutazioni:
  1. una valutazione primaria: legata alla percezione dell’evento stressante;
  2. una valutazione secondaria: legata alle proprie capacità di gestire la situazione.
Una valutazione ottimale è percepire la situazione gestibile e allo stesso tempo sentire di avere le risorse adeguate per fronteggiarla. Molto spesso ciò non avviene e ci troviamo in difficoltà nel giungere a un equilibrio tra questi aspetti. Dunque, cosa possiamo fare per vincere queste sfide?
  • Strategie centrate sulle emozioni: cercare di individuare i pensieri irrazionali che alimentano l’ansia e razionalizzarli, utilizzando anche esercizi di rilassamento.
  • Strategie centrate sull’evitamento: ignorare l’evento stressante distogliendo l’attenzione dal problema negando sia il problema che le emozioni.
  • Strategie centrate sul problema: cercare di analizzare la situazione da tutti i punti di vista, per essere preparati a tutto. Alcuni aspetti di un problema ci consentono un minimo di controllo, come ad esempio un esame. So che se non sono preparato andrà male, ma anche che posso essere preparatissimo ma se il professore ha la luna storta può bocciarmi. Dunque, l’unica cosa che posso fare, l’unica cosa sotto il mio controllo  è studiare e prepararsi a qualsiasi evenienza.

Oltre a queste strategie ci sono anche delle caratteristiche personali che aiutano nella gestione dello stress. Per esempio la resilienza, cioè  la capacità di uscire da situazioni stressanti in maniera positiva e costruttiva. Anche l’autoefficacia percepita, intesa come la consapevolezza delle proprie capacità, aiuta nel fronteggiare le situazioni stressanti. Se mi ripeto tutto il giorno che sono un buono a nulla sarò portato nelle valutazioni sopra citate a vedere lo stimolo eccessivamente minaccioso e/o a credere di non avere le risorse necessarie per fronteggiarlo, invece se ho una buona considerazione di me mi sentirò competente nell’affrontarlo, emi sentirò capace di superare (quasi) tutte le sfide.

  • ©Atuttodonna
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Sindrome della capanna: la difficoltà nel tornare a vivere. https://www.senzalinea.it/giornale/sindrome-della-capanna-la-difficolta-nel-tornare-a-vivere/ Sat, 30 May 2020 04:32:30 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=81868 Dopo il lockdown molte persone hanno avuto o hanno ancora difficoltà a uscire e riprendere la vita di prima. Molti psicologi hanno definito questa condizione come la sindrome della capanna o anche sindrome del prigioniero, inteso come una volontà di rimanere al sicuro nel proprio rifugio . La sindrome della capanna non è considerata una malattia ma “un insieme di aspetti comportamentali e psicopatologici legati a condizioni specifiche”, molto spesso associata a un lungo periodo di isolamento. Quindi è da considerarsi una reazione normale a una situazione particolare come quella dell’isolamento.

©Paginemediche

I sintomi più comuni sono:

  • Paura ad uscire
  • Letargia
  • Sintomi cognitivi: scarsa memoria, scarsa concentrazione
  • Demotivazione
  • Sintomi emotivi: irritabilità, paura, angoscia, frustrazione.

 

Le sue origini risalgono al 1900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna. Dovendo concentrare la loro attività in determinati periodi dell’anno, vivevano uno stato di isolamento seguito da sentimenti di paura, rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia.

©Ivg

Tra le cause della diffusione della sindrome della capanna  dobbiamo considerare che molte persone in questo periodo di quarantena non ha vissuto male la situazione di essere bloccati in casa, riscoprendo interessi, l’importanza di dedicare tempo a se stessi e alla famiglia. Inoltre c’è da dire che il coronavirus non è scomparso, il rischio di contagio c’è e questo spaventa nelle uscite rischiando di essere contagiati e contagiare anche le persone care. Non solo, sicuramente l’aria che si respira al di fuori del proprio rifugio è pesante: persone con mascherine, distanziamento sociale e disinfettanti in ogni negozio e locale non contribuiscono a dare quel senso di sicurezza che invece si percepisce tra le proprie mura.

©Ilmessaggero

Situazione opposta a quella della sindrome della capanna è il fenomeno della movida, e potrebbero essere considerati agli estremi di un continuum: da un lato la movida è negazione del rischio pandemico, dall’altro la sindrome della capanna è una fobizzazione di fronte a un pericolo che viene visto come enorme, pericoloso, incontrollabile.

©MilanoToday

Come superare la sindrome della capanna?

  • Accettare le proprie emozioni riconoscendo che è una fase, quindi darsi tempo.
  • Stabilire degli obiettivi, meglio se graduali. Quindi inizialmente uscire nei pressi di casa, meglio se accompagnati da qualcuno di cui ci fidiamo, poi successivamente allontanarsi sempre più dal proprio rifugio.
  • Organizzare una routine giornaliera
  • Sapersi ascoltare: comprendere se questi disagi legati alla sindrome della capanna sono solo legati alla situazione pandemica oppure è la situazione pandemica che ne ha facilitato l’insorgenza, e in quel caso valutare l’aiuto di un professionista.
  • Trasformare in positivo quanto accaduto, un aspetto fondamentale che fa parte del concetto di resilienza, e riflettere sugli insegnamenti che hanno portato questa situazione. Gradualmente riapprezzare molte delle cose che prima davamo per scontate, come ad esempio, una passeggiata, e comprendere il valore degli affetti e l’importanza anche solo di un abbraccio.
    ©Facciounsalto
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Vale la pena fidarsi degli altri? la fiducia nelle relazioni umane https://www.senzalinea.it/giornale/vale-la-pena-fidarsi-degli-altri-la-fiducia-nelle-relazioni-umane/ Sat, 16 May 2020 04:36:15 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=80966 Ogni giorno, ogni nostra piccola azione è sorretta dalla fiducia. La fiducia è fatta di impegno, di aspettative su quello che dovrebbe fare l’altra persona. Ma molte cose legate alla fiducia sono implicite, non ce ne accorgiamo nemmeno. Se devo fare un intervento da un medico, io mi devo fidare che lui sia bravo. Se vado in un ristorante, mi devo fidare che le condizioni igienico sanitarie siano adeguate e che non mi ritrovo un capello nel piatto, ad esempio.

©FrontieraRieti

Situazioni dove facciamo una valutazione sull’affidabilità dell’altro in automatico. La fiducia porta ad affidarsi agli altri, alleggerendo il peso di noi stessi cedendolo a un altro con la speranza e la promessa che non ci faccia del male. Purtroppo le relazioni sociali, sentimentali, non sono così semplici e non sempre possiamo mantenere questa promessa. “La fiducia si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri dice Sartre, ed è questo si verifica quando la nostra fiducia viene tradita, le nostre aspettative restano deluse. Il tradimento –inteso come tradimento della fiducia- crea dentro di noi inizialmente un vuoto, un senso di smarrimento, quasi di abbandono.

©Riza

Ed è su questo vuoto che lentamente vengono costruite le fondamenta di quello che, nel corso di anni, con molte delusioni alle spalle, diventerà il nostro castello di diffidenza. La diffidenza come scudo delle nostre paure, della paura di essere traditi di nuovo, delusi nuovo, presi in giro di nuovo. Eppure è inevitabile fidarsi di qualcuno, come abbiamo detto molte volte lo facciamo senza nemmeno accorgercene. Abbiamo bisogno di fidarci per sopravvivere, per quanto può essere pericoloso. A volte è ben riposta, altre volte no, sta a noi cercare di diventare sempre piu’ abili nel fare una valutazione adeguata. Sin da piccoli i nostri genitori rappresentano un grande insegnamento da questo punto di vista, la teoria dell’attaccamento di Bowlby mostra come è proprio dalle nostre figure di riferimento che ci facciamo un’idea su cosa ci aspetta nel mondo e dalle altre persone.

©Articolo26

Se i miei genitori erano disponibili quando stavo male, da piccolo il messaggio che mi arriverà sarà che gli altri sono disponibili se ho bisogno di aiuto. Invece se i genitori quando sto male si allontano, mi abbandonano, crescerò con la consapevolezza che gli altri non mi aiuteranno, con la diffidenza e con la sensazione di non essere meritevole di amore. Da queste prime esperienze si  formano delle rappresentazioni mentali su noi stessi, il mondo e gli altri che influenzeranno da grandi le nostre vite e soprattutto le nostre relazioni sentimentali. Però al di là dell’impossibilità di essere completamente sfiduciati, la diffidenza è anche il veleno di qualsiasi relazione. Una relazione che non si basa sulla fiducia è una relazione tossica, fatta di pressioni – a volte vere e proprie violente- psicologiche, con limitazioni della libertà, violazione della privacy come leggere i messaggi sul cellulare del partner. Come un detective che ha una sua ipotesi da voler dimostrare a tutti i costi, la persona diffidente indaga alla ricerca di indizi. Indizi che vengono interpretati alla luce dell’ipotesi, con il risultato spesso di ingigantire anche una piccola cosa. Questo alla lunga soffoca un rapporto, alcune volte diventa quasi una profezia che si autoavvera: portando tutte quelle pressioni proprio a fare in modo che la persona ci tradisca.Un paradosso.

©Puntopsi

La verità è che dobbiamo saperci fidare, e solo così si può sperare di creare delle relazioni sane che ci aiutino a crescere e a migliorarci, giorno dopo giorno.

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AISM di Napoli: la Sclerosi Multipla e la delicata gestione dell’emergenza COVID-19 https://www.senzalinea.it/giornale/aism-di-napoli-la-sclerosi-multipla-e-la-delicata-gestione-dellemergenza-covid-19/ Sun, 10 May 2020 04:28:19 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=80519 La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia cronica e progressivamente invalidante del sistema nervoso centrale tra le più comuni. Colpisce in numero maggiore le donne ed esordisce per lo più tra i 20 e i 40 anni. L’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, si occupa da oltre 50 anni di tutti gli aspetti legati alla sclerosi multipla,  affrontando il tema dei diritti delle persone con Sclerosi multipla, i servizi sanitari e socio-sanitari, la promozione, l’indirizzo e il finanziamento della ricerca scientifica. In questo periodo storico occuparsi di tutti questi aspetti è stato sicuramente difficile, soprattutto dal punto di vista psicologico con la prevenzione dell’isolamento sociale, dove le persone con Sclerosi Multipla sono già normalmente considerate a rischio. Abbiamo chiesto alla sezione di Napoli come hanno affrontato e gestito questo particolare momento storico.

Com’è nata l’AISM?

Interviene Angela Martino, Past President AISM e Responsabile della sezione di Napoli“L’AISM nasce dalla necessità di una famiglia che convive con la sclerosi multipla di avere risposte e svelare quello che allora nel 1968 era il «mistero» della sclerosi multipla. Oggi a distanza di oltre 50 anni, lo spirito dell’associazione è lo stesso di allora: essere punto di riferimento per le persone con SM perché AISM è l’associazione delle persone con SM.”  

©AismNapoli

Come avete organizzato le attività in questo periodo?  Siete riusciti a proseguirne qualcuna?

“La sezione di Napoli si è organizzata da remoto per rispondere in sicurezza alle richieste che continuano ad arrivare. Ci siamo mobilitati al telefono, sui social, via mail. Abbiamo mappato i servizi che la provincia di Napoli offre ai propri cittadini, abbiamo rafforzato le partnership con la Protezione Civile e la Croce Rossa per la consegna dei farmaci a domicilio e abbiamo attivato un servizio di consulenza psicologica.”

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Come riuscite a finanziare le attività che svolgete?

“Grazie alla raccolta fondi riusciamo a finanziare la ricerca sulla Sclerosi Multipla e le attività ed i progetti diretti alle persone che le sezioni organizzano sui territori. Le manifestazioni ci permettono non solo di raccogliere fondi ma anche di scendere in piazza, parlare con le persone, far conoscere la SM e cosa fa AISM. A causa dell’emergenza COVID abbiamo dovuto sospendere le raccolte fondi con una danno enorme perché per noi ogni euro raccolto è una risposta in più che possiamo dare alle persone. Ci siamo  comunque organizzati con una campagna fondi dedicata #insiemepiùforti che ha come obiettivo di finanziare i progetti studiati ad hoc per supportare le persone con SM in questo delicato momento. “

 

Poco prima della quarantena era partito anche il gruppo Young, una bellissima iniziativa per giovani dai 18 fino ai 35 anni con la sm, da dove è nata l’idea?

Interviene Giusy Raiola, la Responsabile del gruppo Young della sezione di Napoli – “L’idea di creare un gruppo young è nata dall’esigenza di far incontrare ragazzi che vivono le stesse difficoltà e che possono così confrontarsi, condividere paure, preoccupazioni, ma anche speranze, ragazzi che hanno anche voglia di informarsi, interrogarsi. Il gruppo young nasce per sottolineare quanto sia grande il potere della condivisione, dell’informazione. Un gruppo dove sentirsi liberi ma soprattutto capiti, dove parlare delle proprie paure, dei propri sintomi, delle proprie esperienze, delle proprie esigenze senza prendersi troppo sul serio, con quella leggerezza che appartiene a noi giovani..e perché no il tutto davanti ad un bel bicchiere di vino.”

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In cosa consistono le attività del Gruppo Young e come si aderisce?

“Essendo un gruppo nato da poco per quanto riguarda le attività siamo appena all’inizio ma abbiamo molti progetti. Per ora abbiamo organizzato un aperitivo di conoscenza e confronto e poi ci siamo adeguati al particolare momento storico e abbiamo organizzato un laboratorio virtuale  “come te la vivi”. Abbiamo in cantiere di organizzare incontri con neurologi o altri esperti del settore. Chiunque fosse interessato a partecipare può contattarci sulla nostra pagina FB Aism Napoli oppure chiamare ai nostri numeri.”

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Quando e come riprenderete le attività sul campo?

“Molte norme utili a prevenire il COVID, come il distanziamento sociale, non ci permetteranno di attuare gli eventi informativi, e tutte quelle attività di gruppo che venivano organizzate nelle sezioni. 
Dovremo investire sempre di più sulla relazione diretta con tutte le persone coinvolte nella SM accompagnandole in questo difficile periodo. Il nostro ruolo è, e sarà, quello di essere gli occhi, le gambe ma soprattutto la voce di tutte le persone che vivono questa condizione.
AISM che è l’associazione delle persone con SM studierà e costruirà questi nuovi strumenti insieme alle persone con SM con l’obiettivo di non lasciare mai nessuno indietro” – Conclude Angela Martino.

©Aism

Dunque l’Aism non si è fermata(e non si fermerà) nel supporto dei bisogni delle persone con Sclerosi Multipla nemmeno in questo periodo, nonostante le difficoltà del caso l’obiettivo rimane sempre lo stesso: rimanere vicini(seppur distanti) alle persone con SM.

Per contattare l’Aism:

 081 592 2936 

aismnapoli@aism.it

Di seguito i loro canali social:

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Instagram

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Bambini e Covid-19: il mostro Coronavirus che non ci fa uscire https://www.senzalinea.it/giornale/bambini-e-covid-19-il-mostro-coronavirus-che-non-ci-fa-uscire/ Sat, 02 May 2020 04:31:30 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=79975 Sono passati più di due mesi dall’entrata nella nostra vita del coronavirus. I bambini si sono trovati catapultati in una nuova routine. Hanno visto improvvisamente perdere tutto quello che rappresentava la loro quotidianetà ma allo stesso tempo si sono dovuti adattare e comprendere quello che era il significato di “epidemia” e “pandemia”.

Come spiegare ai bambini il coronavirus?

Ogni genitore ha dovuto creare una storia, una fiaba, fatta di mostri cattivi e di eroi dal camice bianco per spiegare ai bambini quello che sta succedendo. I bambini hanno bisogno di spiegazioni semplici e chiare. A questo scopo può essere utile il progetto di divulgazione scientifica ed educazione sanitaria pensato dalla Prof.ssa Anna Ordone, associato di Igiene generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Questo progetto si riferisce a bambini dai 5 agli 11 anni ed è stato creato e prodotto dallo studio di animazione Maga Animation. I simpatici Leo e Giulia aiuteranno a far capire ai bambini cos’è il coronavirus, come si trasmette, il significato dei termini epidemia e pandemia e come si può prevenire l’infenzione.

Il video è disponibile sulla piattaforma Youtube di UniSR: guarda Leo e Giulia: Noi come voi!

Come bisogna comportarsi?

I bambini possono avere difficoltà a comprendere concetti come “pandemia” ma sicuramente sono bravissimi a percepire lo stato emotivo del genitore. Quindi è necessario rassicurarli, creare per quanto possibile un ambiente tranquillo dove poter trascorrere la giornata senza rischiare di proiettare ansie e paure su di loro. I genitori possono a volte sentirsi spaesati nell’organizzazione delle attività della giornata, sia lavorative (per chi lavora in smartworking) sia ludiche per intrattenere i loro bambini. Una scaletta di attività aiuta sicuramente a creare una nuova routine e a contrastare il senso di incertezza.  E’ importante essere onesti ma non preoccuparli, anzi rassicurarli e fargli capire che sono al sicuro. Sicuramente in questo periodo non c’è più la demonizzazione dei social o del telefono, e della tecnologia in generale, però bisogna comunque dare delle regole. Per esempio, non prolungare il loro uso fino a tarda sera, visto che la luce dello schermo alterna il ritmo sonno-veglia.

Questo periodo ha rappresentato un grande cambiamento rispetto alla vita di prima, ma non deve essere visto per forza come un male, i bambini spesso sono eccessivamente coinvolti in tantissime attività sociali, scolastiche, sportive e questa situazione può insegnare loro il rispetto per gli altri (per quanto riguarda il rischio di contagio), la riscoperta delle attività familiari (che sia vedere un film insieme o fare i compiti) e un ritorno ai valori tradizionali. Fermarsi un attimo per capire cosa davvero è importante.

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