L’angolo della Pecora Rosa – Senza Linea https://www.senzalinea.it/giornale Napoli e dintorni Thu, 26 Mar 2020 05:25:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 Mario Mieli: Metodo, cultura e geniale pazzia https://www.senzalinea.it/giornale/mario-mieli-metodo-cultura-e-geniale-pazzia/ Thu, 26 Mar 2020 05:25:57 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=77445 Quando andavo travestito in metropolitana a Milano, i tacchi a spillo e boa di struzzo, la violenza negli occhi di chi mi stava attorno, era la testimonianza di quanto gli altri invidiassero la mia libertà di cui loro erano privi “ MARIO MIELI

Ho aspettato, sperando fino all’ultimo che il film “Gli anni amari” , che racconta un tassello della vita di Mario Mieli, venisse regolarmente proiettato. Ma invano, l’emergenza Covid 19 ha fermato anche il cinema.

Il film sarebbe dovuto uscire esattamente il 12 marzo 2020 che coincide con la data di morte di Mieli. Avrei guardato la pellicola e poi, traendo spunto da essa, avrei scritto le mie impressioni per raccontarvi chi è stato Mario Mieli.

Già.. Ma chi è stato Mario Mieli? E’perché bisogna ricordarlo?

Mario Mieli è stato una pietra miliare del movimento LGBT italiano, scrittore e teorico degli studi di genere, legato al marxismo rivoluzionario. E’stato un anticipatore dei tempi.  Mieli era nato nel 1952, penultimo di sette figli di una famiglia milanese, il padre era ebreo.

Palesò subito il suo orientamento sessuale a tutti, ed iniziò presto ad interessarsi al movimento LGBT, infatti nel 1969 fondò un circolo di poesia, che divenne ben presto un ritrovo di incontri per gay. Da lì Mario si fece affascinare sempre più dai moti di liberazione omosessuale e, dopo un breve periodo a Londra, tornò in Italia e fondò a Torino Fuori! prima associazione italiana del genere. Da qual momento in poi sposò la causa completamente, comparendo sempre in prima linea.

Mario Mieli fu uno dei primi a contestare apertamente le categorie impostate di genere, vestendosi quasi sempre con abiti femminili, ed “esibendo” la sua libertà. Mario era un genio assoluto e come tutti aveva un lato folle, sperimentava le più diverse pratiche sessuali, faceva uso di droghe, venne processato ed incarcerato per atti osceni in luogo pubblico in Inghilterra. Fu messo in cura per un mese in una clinica psichiatrica.

Genio e pazzia!

Il pensiero di Mario Mieli consiste nel ritenere che “ogni persona è potenzialmente transessuale” se non fosse condizionata, fin dall’ infanzia da un certo tipo di società che, attraverso quella che Mieli chiamava “educastrazione“, costringe a considerare l’eterosessualità come “normalità” (FONTE WIKIPEDIA.)  Mieli pensava che la pazzia, l’omosessualità e la schizofrenia erano caratteristiche latenti di tutti gli esseri umani. Dichiarò di essere stato curato e processato solo perché era “se stesso”.

Morì suicida a trentun anni.

Se oggi noi gay siamo più liberi e “compresi” lo dobbiamo a lui, che con la sua consapevole insania ha provato a spiegare il suo mondo interiore contro il mondo stesso.

A sostegno del lo studio di genere è fondamentale il suo libro, ormai un saggio, Elementi di critica omosessuale. Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli: www.mariomieli.net

Era ora che venisse dedicato un film a Mieli.

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La Scala Kinsey: Quanto sei gay? https://www.senzalinea.it/giornale/la-scala-kinsey-quanto-sei-gay/ Thu, 19 Mar 2020 05:33:37 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=77058 Sei gay! O non lo sei?

Ci sono gay e gay, ognuno è a se, e ci sono vari parametri di misura per definire l’essere gay, o meglio quanto si è gay.

Sembra una cosa offensiva o omofoba dire a qualcuno “tu sei più gay di me o sei gayssimo” e non centrano i ruoli sessuali, chiariamolo subito.

Ma non sono chiacchiere da “barretto gay”, esiste una scala di misura che si occupa proprio di questo.

Trattasi della Scala Kinsey.

Alfred Kinsey è stato uno scienziato che, in tempi non sospetti (è morto nel 1956) ha ideato una scala di valori a cui far riferimento per classificare gli orientamenti sessuali negli esseri umani. Secondo lo scienziato non siamo tutti uguali, ed il nostro orientamento è influenzato da fattori ambientali e personali.

0 (Esclusivamente eterosessuale)

1 (etero, con leggere tendenze omo)

2 (maggiormente etero, con forte componente omo)

3 (bisessuale)

4 (maggiormente omo, con forte componente etero)

5 (omo, con leggere tendenze etero)

6 (Esclusivamente omosessuale)

X (asessuale)

F (test failed/caratteristiche insolite)

Tale calcolo vi dirà esattamente il vostro sederino su quale gradino della classifica si deve elegantemente accomodare!

La scala si compone di 6 gradini che vanno dallo 0 dove l’individuo è “pienamente” eterosessuale, al sei, il gradino più alto, dove l’individuo è “pienamente” omosessuale, i numeri racchiusi tra 0 a 6 rappresentato tutte le sfumature possibili quali; asessualità, bisessualità e così via. Attenzione però, i valori sono soggetti a variazioni, ossia un soggetto nell’arco della sua vita può mutare il proprio orientamento, in base all’età ed al suo stile di vita.

A questo simpatico giochino si accede mediante un semplice test che vi invito a fare subito.

Questo il link: http://vistriai.com/kinseyscaletest/

Ovvio, non da la massima affidabilità, è un modo per saperne più su noi stessi,  ma è un test interessante, divertente e potrebbe sorprendervi.

A me è uscito 6!

Fatelo voi.

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QUARANTENA, cosa fare? Consigli for smart people https://www.senzalinea.it/giornale/quarantena-cosa-fare-consigli-for-smart-peolpe/ Mon, 16 Mar 2020 05:31:47 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=76913 Il Coronavirus ha improvvisamente ribaltato le nostre vite e ci ha costretti a modificare le nostre abitudini. Cinema, teatro, palestra, un semplice caffè al bar sono  diventati un passatempo proibito per ragioni di salute pubblica.

E quindi? Costretti  in casa con i parenti prossimi dobbiamo trovare qualcosa da fare finché i contagi non cessino.

Smart è la parola chiave usata spesso in questo periodo  e significa agire usando il cervello.

Siamo in casa, tra le nostre cose, mentre le strade sono deserte, che possiamo fare?

La mia non è una lista di libri da riscoprire, ma un insieme di consigli (mi auguro SMART) su come sfruttare la situazione e non annoiarci.

In assenza  totale di incontri romantici (o meglio detta alla Littizzetto niente “chupa dance”) per noi single, abituati a volare di fiore in fiore, la quarantena coincide con l’astinenza sessuale. Buono invece per le coppie che vivono insieme, almeno, non potendosi congiungere con i loro amanti, e con Grindr spento, potranno fingersi coppie chiuse e dedicarsi al loro compagno.

Noi single dovremmo utilizzare la pratica “fai da te”. Su questo siamo fortunati, internet è pieno di zozzerie gratuite su cui trastullarsi a dovere.

In più, il colosso Pornhub.com  (non fate finta di non conoscerlo!) ha dato il libero accesso a noi italiani all’area Premium del sito.

Il nostro Look è fondamentale. Almeno parlo per me, adoro la mia barba. Ora, in casa per tanti giorni, perché non proviamo a testare nuovi look? Dite la verità? Avete pensato di tagliare la barba, accorciarla, tenere solo il baffo e non lo avete fatto per la paura che, se non vi piacesse sareste costretti a tenerli così in pubblico? In quarantena non c’è pericolo. Usciamo di casa coperti con mascherina o qualsiasi cosa ci nasconda mezza faccia. Osiamo e proviamo un look nuovo! I supermercati sono aperti e, insieme alla spesa, potreste acquistare anche coloranti per barbe e capelli, e giocare a fare i parrucchieri tranquilli in casa.

Terzo consiglio, ed è il più importante, la famiglia. Quanti di noi, non passano del tempo con i propri cari, per impegni, palestra, serate etc?. Adesso abbiamo solo il contatto umano di chi condivide casa con noi. Approfittiamone con una cena tutti insieme, un gioco da tavolo. Fate la pizza in casa, come si vede nei film.

Vi segnalo infine il giochino del momento si chiama Flip the switch Challenge. Sul social Tik Tok, spopola un video di Jennifer Lopez  con il suo compagno. Emulateli!

Basta un po’ di ingegno e di pazienza ed il tempo passa.

ATTENETEVI ALLE SEMPLICI REGOLE DEL MINISTERO.

W  L’ITALIA!!!!

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I Porno romance, la “porno-stupidaggine” del secolo https://www.senzalinea.it/giornale/i-porno-romance-la-porno-stupidaggine-del-secolo/ Thu, 12 Mar 2020 05:48:34 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=76600 ….E vissero felici e contenti!

Così finiscono i romanzetti rosa, con i quali le mie zie sono cresciute, sognando il principe azzurro che le avrebbe salvate dalla mia famiglia e portate verso la felicità.

L’amore fisico, quello fatto solo con sentimento, davanti ad un camino acceso o a letto dopo essersi giurati amore cinquecento volte, è l’idea alla base di alcuni registi, per lo più donne, che hanno rivestito il porno con questa fantomatica vena romantica.

Ma porno e romanticismo non suonano all’antitesi?

Si sa che, chi guarda il porno salta i dialoghi, se ne frega del completino in lingerie delle ragazze e di tutto ciò che c’è intorno, il pornomane vuole vedere ”fare sesso”. A chi interessa davvero la storia all’interno di un film porno?

La casa di produzione New Sensations Romance ha deciso di “deliziarci”con questi film a partire dai poster pubblicitari che potrebbero tranquillamente essere appesi nella cameretta di vostra figlia. Lo stesso vale per il retro copertina, che è sempre “visivamente” esplicito nella normalità dei casi.

E i trailer passano su Youtube.

Non da meno i titoli, sembrano presi dai libretti Harmony, ve ne dico alcuni; Seconda opportunità, un eterno amore, il giorno del matrimonio, il fidanzamento. Che realtà descrivono? La normalità in cui una donna si può rispecchiare? Stando a questi film, una donna si eccita solo se le regali un mazzo di fiori o solo dopo la parola Amore. Il porno è fatto per realizzare situazioni che in realtà difficilmente si verificheranno nella nostra ordinaria vita, come la ragazza che incontri in metro e la sua amica che ci “stanno” alla prima occhiata, l’idraulico e la signora o la sorella del tuo migliore amico. Dove stanno i dialoghi brevi e fuori da ogni logica? I vestiti succinti, la volgarità quasi comica, le cattive parole? I copioni assurdi e l’esagerato appetito erotico che ogni ragazza in questi film fintamente manifesta?.

Ho visionato il porno romance intitolato An eternal love, musiche romantiche, pieno di dialoghi inutili, la scena di sesso, lenta e introdotta da baci profondi, carezze, nessuna fantasia, no biancheria sexy, no zeppe da spezzare le caviglie, no trucco da clown, no unghie rosse affilate, nessuna parolaccia o vibratori che di solito spuntano da ogni parte, nulla di nulla. Le ragazza è innamorata e fa sesso con il fidanzato, dopo un chiarimento, un litigio o un avvenimento, non c’è sesso a tre, a gruppi o cose strane. Avete presente Beautiful o una Mamma per amica, nel caso in cui in questi show si siano dati qualche casto ed asciutto bacetto, ora, in questi film vedremo il presunto e noioso seguito in camera da letto.

Questi film sono per un pubblico femminile o per femministe. La parte introduttiva mira quasi a spiegare perché lei si concede a lui, e sembra sempre che ci sia un motivo ragionato dietro, mentre nel porno vero le ragazze sembrano agire senza un minimo di cervello.

Questi film snaturano il porno della loro essenza, forse nel tentativo tutto al femminile di renderlo meno squallido e fine a se stesso, dove la protagonista non è una donnaccia affamata di uomini, ma una donna amata e rispettata, dove nessuno è cornuto, nessuno è finto-incestuoso (zio e nipotina, non sono un classico?) e nessuno fa cose che non si fanno. Queste registe vogliono insignire un mero atto sessuale di un significato romantico (forse per motivi di business) che il porno “vero” mai avrà, o spiegare razionalmente ogni singola azione.

In questi film porno manca IL PORNO, che non è solo la scena di sesso, ma tutto il contorno osceno, indecente, immorale, sporco e scandaloso e spesso comico.

Si può capire che sono dei porno solo dalla cattiva recitazione dei protagonisti.

E ..immagino che la degna conclusione sia che i protagonisti si sposino.

Moana Pozzi si starà rivoltando nella tomba

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Maschi e trucchi, è davvero il momento di osare? https://www.senzalinea.it/giornale/maschi-e-trucchi-e-davvero-il-momento-di-osare/ Thu, 05 Mar 2020 05:25:22 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=76151 Trucco e cosmetici sono sinonimi di femminilità?

Ogni volta che qualche artista osa l’inosabile presentandosi truccato in televisione mi pongo il suddetto quesito. Smalti, rossetti, il mascara sono appannaggio esclusivo del gentil sesso, oppure in tempi “fluid” anche noi, uomini possiamo truccarci liberamente?

E’ recente l’esibizione di Achille Lauro sul palco del tradizionale Festival di Sanremo dove si è presentato perfettamente truccato e con le unghie smaltate. Molti hanno visto solo un ragazzo truccato da donna, invece per altri, dalla mente più aperta, si è palesato un cantante innovativo, divertente ed apripista di un trend in crescita.

La tendenza impazza e, fatto salvo Lauro o chicchessia artista a cui è socialmente concesso truccarsi, l’idea della major produttrici di cosmetici è quella di estendere il business all’uomo comune.

Ma tu, amico ”uomo comune”, gay e non, ti trucchi? Oppure sei della vecchia scuola dove l’uomo deve essere naturale e magari deve puzzare anche?

Se pensate questo, rimanete un metro lontani da me e soprattutto restate coerenti fino in fondo ed evitate di usate filtri sui telefonini per abbellire i vostri selfie. Gli uomini sono vanitosi almeno quanto le donne e non vedono l’ora di migliorare il loro aspetto sfruttando qualsiasi novità.

L’idea di alcune case cosmetiche, è di creare un make up che deve sembrare naturale, della serie: il trucco c’è ma non si vede.

Recentissimo Peter Philips che nelle sue sfilate ha testato sui modelli uomini la Dior Backstage, una linea di trucco “leggera leggera” che aggiunge un tocco in più alla bellezza nature dell’uomo senza sovrastarla, un trucco non trucco che ha fatto impazzire tutti.

Non solo, Mac Cosmetics, è stato uno dei primi marchi a cavalcare il trend, già da anni propone una linea unisex di trucchi. I suoi prodotti vanno a ruba tra i giovanissimi.

E le mani? Gli smalti da maschio non mancano. Le mai sono il nostro biglietto da visita ed anche quelle maschili devono essere presentabili. La linea da uomo più conosciuta è quella di Karim Rashid che ha creato Love Kolor ispirata ai colori di New York e c’è solo l’imbarazzo della scelta, colori luminescenti, shocking e tutti da esibire.

La moda del momento ai giovani piace, si moltiplicano i tutorial su Youtube e si vedono giovani truccati o girare per le nostre città.

Solo per gente libera, se non lo ritenete “normale”, lasciate perdere….

Ma cosa è normale? Quello che ci fa stare bene, ad ognuno la sua personale ordinarietà.

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Hanky Codes: il codice del fazzoletto https://www.senzalinea.it/giornale/hanky-codes-il-codice-del-fazzoletto/ Thu, 27 Feb 2020 05:23:13 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=75523 Nei bei tempi andati a portare un fazzoletto nel taschino erano i signorotti, adducendosi un tocco di classe elegante e stiloso.

Negli anni ottanta la bandana in testa ti dava un’area da duro pur non essendolo davvero. Capo irrinunciabile per tanti ragazzini.

E da bambini, chi non ha giocato al gioco del fazzoletto in spiaggia?

La bandana è un accessorio che, pur cambiando di colore e fattura, ci ha sempre accompagnato attraverso tutte le mode.

Essa con il tempo ha anche assunto all’interno della comunità gay mondiale un ruolo di “mezzo comunicativo”. Un codice misterioso decifrabile solo da chi fa parte dello stesso gruppo.

Esiste una consuetudine consolidata nel tempo che associa un colore della bandana ad una determinata pratica sessuale. L’insieme di questi colori compongono un codice, il codice Hanky o codice del fazzoletto.

E’ una sorta di messaggio diretto ma silenzioso per far sapere di essere disponibili. Il codice è universale, la pratica può essere definita dal colore della bandana esposta o dal nodo della stessa (nel caso la portiate annodata al collo) per esempio: chi porta il nodo a destra dichiara di essere  passivo, a sinistra attivo.

L’idea pare nasca negli anni settanta in America ad opera della comunità LGBT, in un periodo storico non proprio felice, che spinse gli uomini ad inventarsi una sorta di sistema per facilitare gli incontri senza dare troppo nell’occhio.

Sotto è allegata una tabella standard, ma i colori associali alle prestazioni, salvo quelli universali, possono variare da un paese all’altro.

Quindi cari amici, se andate in giro per locali ed avete il vezzo di indossare una bandana o farla penzolare dal taschino dei jeans, perché lo trovate carino e si abbina bene al resto del vostro look, ricordatevi che potreste mandare un messaggio ”non voluto”a qualcuno

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La rivoluzione (rivincita) di Ken STORIA dell’ex di BARBIE https://www.senzalinea.it/giornale/la-rivoluzione-rivincita-di-ken-storia-dellex-di-barbie/ Thu, 20 Feb 2020 05:29:33 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74919 Inizialmente Ken, nome completo Ken Carson, era solo il fidanzato di Barbie, una figura inconsistente, senza carattere, né palle (palle in realtà non ne ha nemmeno ora a ben vedere).Beh, ve ne sarete accorti anche voi, la bella biondina era la padrona della situazione, e Ken solo un suo accessorio come scarpe e borsetta.

Passa il tempo, la Barbie fa carriera, ricopre qualsiasi tipo di lavoro e attività. Per lei, la condizione della donna non è mai subordinata ad una figura maschile, semmai è il contrario.  Ma Ken non ci sta a vivere sempre a margine della sua promessa sposa. Barbie è un‘icona e lui solo una bambola? Pian piano da pupazzetto banale ed insignificante Ken inizia il suo percorso che lo porterà a diventare oggi un‘ icona fashion ammiratissima.

E senza la forzata vicinanza di Barbie.

Ken nasce nel 1961, la prima versione è semplice con un Ken poco espressivo, in versione moro o biondo,  ha capelli veri, non ha la calotta di plastica che gli è stata imposta a fasi alterne nel corso del tempo, e delle orripilanti sopracciglia marroni tipo quelle di Cicciolina. Dei lavori che svolge si sa poco, pare sia stato bagnino e agente di commercio. A partire dagli anni 80 mentre la Barbie si evolve Ken resta simile a se stesso salvo piccoli cambiamenti estetici come il ritorno alla capigliatura di plastica, ed uno smagliante sorriso a 32(?) denti. La bambola sembra ricalcare le sembianze delle pornostar gay della Falcon studio ed indossa i completi “tamarri” dell’epoca .

Anni 90, primo campanello d’allarme verso l’indipendenza. Nasce il “Ken Earring men” fa il parrucchiere e sembra pronto per il gay Pride, è figo, ben pettinato, ha gli orecchini ed indossa una maglia a rete trasparente per far notare i perfetti addominali e…non è affiancato da nessuna Barbie.  Ancora nel 2004 la Mattel annuncia che Ken e Barbie si sono lasciati (io credo che lui sia gay e non voglia dichiararlo) ed è il momento decisivo per iniziare un cammino da solista.  Di recente è stata commercializzata una versione FASHIONISTAS “capellona” (doll numero 138) e ancora il nuovissimo Ken Queer della linea BMR 1959 Mattel. In Australia Kmart, azienda con una linea di supermercati, ha commercializzato una linea rainbow con Ken, compagno e figli. Della sua ex nemmeno l’ombra.

Che dire? Ken non è solo il “fidanzato di” ma ha una sua personalità, dignità e carattere, uno status sociale ed è solo l’inizio. Il Nostro non ha più bisogno di una femmina che lo sponsorizzi, può andare avanti sulle sue rigide gambette da solo.

Attenta a te, Barbie, che ultimamente sei soltanto ingrassata.

Tzè!

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La “favola nera”di Iijima Ai:La Moana giapponese https://www.senzalinea.it/giornale/la-favola-neradi-iijima-aila-moana-giapponese/ Thu, 13 Feb 2020 05:38:37 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=74366 Iijima Ai è stata una personalità poliedrica dello show biZ giapponese, non si è fatta mancare nulla, dall’ inizio come hostess nei bar, ai porno, fino a diventare una rispettabile icona televisiva.

Ma la vita di questa ragazza non è stata facile.

Ai da ragazzina scappa di casa per sfuggire alle violenze sessuali del patrigno, la madre nemmeno le crede. E’ per strada, dorme nei parchi tra il disgusto dei passanti e di una società, quella giapponese, che non ammette dèfaillance o “cadute sociali pubbliche”. Il Giappone e la sua cultura sono molto severi e chi non fa il proprio dovere viene bollato come fallito e maciullato.

Lei però è una ragazza forte e subito si dà “da fare”. Non avendo altro gioca la carta della bellezza e inizia a lavorare nei bar di Tokyo, come hostess. Inizia a guadagnare bene e nel giro delle escort conosce un produttore di porno che le propone di partecipare a dei film, accetta subito. In Giappone essere un Av idol (ossia una star del porno) è una cosa normalissima, non c’è il bigottismo che troviamo negli altri paesi dove ancora il lavoro nel porno è visto come una sorta di prostituzione. Ai diventerà la numero uno girando almeno 100 film.

Nel film porno giapponesi il sesso sul set si fa davvero, ma poi le parti intime dei protagonisti vengono offuscate e quindi non di vede mai nulla. Come le versioni porno soft dei nostri film europei.

Il Giappone è un paese fondato sulle contraddizioni, dove una ragazza che fa la hostess o non lavora è considerata una poco di buono, mentre una pornostar è accettata.

Ai è bella, sexy, sensuale, ha migliaia di fans, diventata famosa per le ospitate tv nei programmi tradizionali, decide di lasciare il porno, come la nostra Moana a cui spesso è paragonata.

Diventa: cantante, scrittrice, famoso il suo romanzo Platonic sex, opinionista tv, ha un programma notturno tutto suo, Gligamesh night, che fa buoni ascolti. Non ultimo, in un paese in cui lo spettro dell’Hiv è scacciato e non si fa prevenzione, Ai è una delle poche celebrity a parlarne in pubblico per sensibilizzare e mettere in guardia i giovani dai rischi in cui possono incorrere.

Sono del 2006 le prime voci di una presunta malattia, non ben definita, che le sta creando problemi di salute. Ai continua a frequentare i palinsesti televisivi ma a domanda diretta non è mai chiara su cosa abbia. Nel 2007c’è stata l’ultima apparizione per sua scelta, nel programma televisivo Kinsuma, dove scoppia a piangere.

La vigilia di Natale del 2008 viene trovata morta, stesa sul pavimento a faccia in giù, a casa sua a Tokyo.
La polizia irrompe nell’appartamento dopo che per giorni lei non aveva risposto al telefono. Ai era morta da una settimana ed il referto dell’autopsia rivela solo che aveva la polmonite.

I dubbi restano, e le domande; perché non era in ospedale? Perché non ha chiamato nessuno? La posizione in cui è stata ritrovata stride con un attacco respiratorio o cardiaco!

Ad oggi non ci sono risposte.

Il sogno erotico nipponico muore a 36 anni, tre in più di Moana Pozzi.

Ai è tutt’oggi rispettata per le scelte di vita che ha intrapreso, per la volontà di essere se stessa in un paese dove tutto è precisamente incasellato.

Ai è un mito, come Moana.

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Sanremo 2020: i voti del Kik https://www.senzalinea.it/giornale/sanremo-2020-i-voti-del-kik/ Thu, 06 Feb 2020 05:33:08 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=73882 Ci siamo cari lettori, è arrivata la settima più canterina dell’anno. Stonati e non, con Sorrisi & Canzoni alla mano per leggere i testi delle canzoni, cantiamo i pezzi del festival canoro italiano più famoso.

Da soli, con il nostro fidato cane o con mille amici, non importa, la nostra “ITALIETTA”si prende una pausa da tutto e all’unisono canta.

Sanremo è Sanremo!

Belli, brutti, bravi, cattivi, intonati e non, a fare da padroni in queste serate sono i ventiquattro cantanti in gara. Come ogni anno ecco i miei voti, personali, sindacabili e spontanei. Qualcuno si offenderà e qualcun’ altro mi darà “dell’incompetente in materia“ e magari lo sono. Ma questo è il divertimento di Sanremo, il libero giudizio. Tanto da casa siamo tutti bravi a (s)parlare.

Al primo ascolto!

Giordana Angi voto 8. Miglior testo in assoluto, la ragazza ci sa fare e scrive anche per grandi nomi. Giordana è una donna forte e di carattere, non ha avuto timore a dichiararsi gay e porta un testo credo ispirato alla madre, ma forse anche ad una compagna di vita. Ha le palle, cosa che manca a molte sue colleghe, dimenticheremo che una ex di AMICi  e ci ricorderemo solo di Giordana la cantante. Promossa!

Raphael Gualazzi voto 4. Lo trovo parecchio imbolsito, è giovane ma sembra Renzo Arbore. Sicuramente Ralph non punta sull’estetica. Sempre al pianoforte, sempre con l’espressione di chi si “abboffa” di merendine e poi non si pente. La canzone dal titolo Carioca rimanda ai ritmi latini già sfruttati fino all’inverosimile ed il look nella prima serata ricorda a casaccio Elton John, un pappone e Fred Buscaglione, ma che centra? Ha trasformato l’Ariston in uno “sculettio”pacchiano da balera senza controllo.

Rancore  voto 7. Non lo conoscevo. Rancore è un‘esponente della scena romana di hip/hop rap. Eden è un rap tiratissimo, parte parlato e diventa quasi pop. Modula molto bene la voce passando dal parlato al cantato.  Il “tatata”del ritornello mi è rimasto impresso.

Achille Lauro voto 8 e1/2. Secondo anno consecutivo al Festival. Achille è uno che osa, nei testi e nel look, scalzo con una tunica sacerdotale “con sorpresa”, la prima sera. E’un vero artista, ha una timbrica particolare, lo scorso anno lo bocciai, poi mi sono ricreduto seguendo il suo percorso. Il pezzo, intitolato Me ne frego, riassume chi è adesso. E’ un giovane talento e non lascia nulla al caso. Da tenere d’occhio, è provvisto di X Factor.

Elettra Lamborghini voto 9, per simpatia, bellezza, curve e per la timidezza che ha mostrato. Elettra ci piace tanto, la canzone funzionerà anche in radio, la voce non è il massimo, ma si sapeva. Brava a tenere il palco! È il pezzo di cui ricordo il testo e che canticchio senza accorgermene. Incisa renderà meglio. Immancabile un pochettino di twerking nell’esibizione.

Michelle Zarrillo voto 4. Il pezzo “alla e di Zarrillo”non poteva mancare. Melodia, canzone italiana, le stelle…l’infinito… stavolta la rosa di che colore è? Ma Zarrillo si vede solo al Festival? Che noia…. Giusto per dare qualcosa ai nostalgici festivalieri over 60 che non accettano la musica odierna. Tredicesima partecipazione, e veterano non vuol dire sempre Superstar.

Piero Pelù voto 8. Finalmente Piero si è degnato di andare in gara. Il re del Rock, sempre sexy, carismatico, animalesco nonostante il tempo che passa, la canzone Gigante è infatti dedicata al nipotino. La voce è sempre al top ed il pezzo un capolavoro, dice nel testo “sei il mio Gesù.. tu sei benvenuto al mondo” la dolcezza del testo con la ruvidezza del rock. Proporrei più Pelù e meno classica melodia.

Irene Grandi voto7 e 1/2. Il pezzo, intitolato Finalmente io è una canzone tirata, rock, ritmata e la voce graffiante dell’ Irene nazionale la rifinisce con spessore e sapienza. Irene riesce sempre ad essere originale, anche se resta una “classica”cantautrice rock. A mio parere il pezzo suo più bello è però Bruci la città, che all’epoca non fu ammessa a Sanremo. Stranezze festivaliere.

Levante voto 6. Andrebbe premiata solo per l’originalità del look. Canzone oserei dire a forte impatto sociale che può suonare come una “furbata” acchiappa voti. Mi piace guardarla sul palco e la apprezzo di più come scrittrice. Truccata bene, con i capelli sciolti e selvaggi la trovo sensuale.

Pinguini Tattici Nucleari voto 7. Da un po di anni vengono ammessi gruppi indie poco conosciuti, ci sono stati gli Ex-Otago e Lo Stato sociale, e poi? Che fine hanno fatto? I “Pinguini” sono carini ed il pezzo è molto radiofonico, gli auguro di diventare un gruppo “VIP” e fare il salto di notorietà non legato solo a questo festival ed alla singola canzone. Sembrano tutti gruppi fotocopia.

Rita Pavone voto 10. Mancava dal Festival da 48 anni. Onore al merito per partecipare in gara e non come super ospite. Rita è Rita, le si può dire qualunque cosa ed ha un’età in cui mettersi in gioco ci vuole coraggio. A me come cantante non piace, ma è intoccabile. La canzone intitolata Niente (Resilienza 74) ha un ritmo giovane e la voce regge bene, chi si aspettava un pezzo “amarcord” è rimasto spiazzato, ma lei d’altronde è sempre stata un passo avanti a tutti. Giovani prendete esempio, e parlo dell’artista, da non confondere con la persona e le sue idee sovraniste a cui darei zero.

Tosca voto 2, personalissimo. E’indubbiamente un‘ interprete con un grande stile, ma voi, “Vorrei incontrarti fra cent’anni” a parte, conoscete un pezzo di Tosca? Qualcuno di voi ha un suo disco? Mi spiace dirlo, ma è una di quelle cantanti che se non riesce a partecipare a Sanremo nessuno la vede. L’esibizione della seconda serata è stata intensa quasi come lo era Mia Martini.

Riki voto 4+. Lo “Zac Efron” italiano, senza il carisma di quello americano, ha solo la stessa bellezza statica e stancante. Ennesimo prodotto inscatolato da Maria De Filippi ad uso e consumo degli ormoni delle ragazzine nostrane. Riki è carino da morire, la canzone è l’ennesima dichiarazione sull’amore tardo adolescenziale. Solo in pochi davvero diventano star e cacciano la personalità. Per ora è solo un bel ragazzo intonato.

Alberto Urso voto 8. Urso ha un paio d’occhi rubati ai manga giapponesi. Ancora una volta il pop incontra la lirica e il mix nel pezzo Il sole ad est funziona. Un giovane Bocelli o l’elemento mancante de Il volo? Alberto ha classe e voce e la sua canzone mi piace tanto. In questo caso il talent da cui è uscito è soltanto un mezzo per far conoscere il suo talento. Culturalmente una spanna sopra la media, come tutti gli esponenti del “bel canto”.

Elodie voto 6, per la classe. Torna a Sanremo dopo un paio di anni. Algida e fredda come una modella dell’alta moda. Il testo di Mahmood è leggiadro, è lei ha una grande voce. Ma è troppo precisina e per il suo ritorno solista, visto che in questi anni ha duettato nelle canzoni di molti colleghi, doveva azzardare di più. Andromeda, il suo pezzo, andrà fortissimo in radio.

Marco Masini voto 5. Marco, sempre più barbuto e capelluto, festeggia 30 anni di carriera con un pezzo sempre uguale a se stesso. La voce è troppo riconoscibile e rende tutte le canzoni uguali tra loro. Qui presenta una ballad al pianoforte con un crescendo vocale, cosa c’è di nuovo? Nulla.

Morgan & Bugo voto 7. Dove c’è Morgan c’è genialità musicale. Lui e Bugo con Sincero propongono un bel pezzo ritmato. La canzone ha un “taglio”alla Bluvertigo, base elettronica un pochino anni 80. Morgan canta per l’80% del pezzo, Bugo è inutile, è come Mauro Repetto degli 883. Doveva proporla Morgan da solo.

Le Vibrazioni voto 5. Sarcina è un uomo affascinante, con un look da zingaro glam rock. Il pezzo è un loro classico, senza infamia e senza lode, nel testo la parola “dov’è” viene ripetuta fino allo sfinimento, troppe volte secondo me. L’esibizione canora è accompagnata dalla traduzione simultanea nel linguaggio dei segni.

Francesco Gabbani voto 8. Dopo gli sfracelli (in senso buono) degli anni precedenti Gabbani torna con un pezzo nuovissimo ed originale, titolo Viceversa. Stavolta sta più tranquillo, non balla e non ci sono scimmie. Protagonista la voce ed il testo. Ha stupito ancora.

Junior Cally voto 9. Eccoci al personaggio più discusso grazie ai perbenisti che scavano nelle sue canzoni e formulano accuse di sessismo con (secondo loro) effetti retroattivi che avrebbero dovuto estromettere Junior dalla gara. Il punto è che il cantante più atteso è proprio lui. Il pezzo di Junior è una “trap song” dove parla di se stesso. È meno spaventoso sul palco dell’Ariston, senza maschera e con un bel testo. Piaccia o no è questa la musica che oggi va per la maggiore, e che vende. Vi fa ancora così paura?

Diodato voto 2. Non mi è mai piaciuto. Vale lo stesso discorso di Tosca. Diodato è un ottimo paroliere ma non ha la freschezza ed il sex appeal per essere un cantante. La sua canzone non aggiunge nulla alla musica. Nel testo parla di fare rumore, ma io ho sentito la solita e sorpassata musichetta banale.

Enrico Nigiotti voto 6. Ritorna dopo “Nonno Hollywood” dello scorso anno, riporta lo stesso genere, riff di chitarre, credo anche lo stesso look, stessi capelli e microfono volutamente inclinato. Bravo strumentista, ma non mi ha fatto impazzire.

Paolo Jannacci voto 3. Figlio d’arte, anzi di un mostro sacro, suo padre era Enzo Jannacci. Il pezzo portato da lui, pare sia stato già proposto e scartato dalle precedenti commissioni, ora è passato. Al primo ascolto ho capito perché non era passata prima. Manca di mordente, una ballad dedicata alla figlia e del genere ce ne sono mille e tutte simili. Forse con un pezzo jazz avrebbe fatto la differenza.

Anastasio voto 4. Anastasio è un rapper/trap “buono”. Non è volgare, non incita alla violenza, non è circondato da “squinziette desnude”. Piace alle mamme e alle ragazzine ed ha un delizioso faccino acqua e sapone. Indossava per l’occasione festivaliera una bella camicia di forza ed ha gridato parole incomprensibili, non cantato, per tutto il tempo dell’esibizione. Vuole fare il grintoso ma sembra scappato da una boy band.

Due precisazioni, le donne in gara troppo poche e si sa che sono loro ad essere le più attese, tra look, acconciatura e gossip. Seconda cosa, il Sanremo Edition di un disco uscito già mesi fa è un furto in un‘epoca in cui i dischi non si vendono più.

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Aj and the Queen https://www.senzalinea.it/giornale/aj-and-the-queen/ Thu, 30 Jan 2020 05:26:10 +0000 https://www.senzalinea.it/giornale/?p=73262 Sono sempre entusiasta quando posso guardare una serie tv a tema LGBT per poi recensirla qui per voi. Dopo POSE, eccellente prodotto ma un pugno nello stomaco per storie e contenuti drammatici, ora arriva fresca fresca dall’America una nuova serie ad opera del colosso che risponde al nome di NETFLIX.

Il titolo è AJ and the Queen, dieci puntate e, come funziona ora, già tutte disponibili sui nostri schermi a pagamento.

Trama: Ruby Red, una squattrinata Drag queen truffata da quello che credeva essere il suo amante, si ritrova a dover fare una tournée negli Stati Uniti a bordo di un camper insieme ad AJ, una bambina scaltra e tutt’altro che sprovveduta (fonte wikipedia).

Protagonisti lo straconosciuto Ru Paul, attore a tempo pieno oltre che cantante e presentatore, ed una strabiliante ragazzina di nome Izzy G.

La serie, parte un po come un nuovo “drama”, truffe ai danni di persone deboli, tentativi di ripresa e guai tragicomici a non finire. Il sogno americano dei protagonisti corre sulle strade polverose e solitarie del destino. Il viaggio come metafora.

Mi ha ricordato Priscilla, il famoso film. La protagonista non si risparmia mai in battute sagaci, lingua lunga come le sue chilometriche gambe che mette in risalto con un guardaroba a cinque stelle.

Una vera QUEEN!

Molto interessante è il rapporto tra questa corpulenta Drag Queen e la piccola Aj, un rapporto non ben definibile; materno, conflittuale, litigioso, di sorellanza, quasi da scontro fisico, la ragazzina è tutt’altro che accondiscendente. A prima vista sembrano un mini pappone e una prostituta….!!!

Senza fare spoiler, è una serie che farà molto bene alla comunità LGBT. Se scavi sotto il trucco carico della Queen o sotto la patina da maschiaccio di Aj ci sono due persone, con un trascorso difficile che cercano una nuova vita.

Aj e la sua Queen sono, a loro modo, una famiglia, e questo è ciò che ci piace.

Entusiasmerà chi ama il bel divertimento e gli show di queste artiste, la serie è pienissima di camei di famose Drag Queen che interpretano se stesse.

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