Il Chelsea rovina il sogno di Vergara e decreta la fine della stagione europea del Napoli di Antonio Conte, che chiude al trentesimo posto su 36 la League Phase di Champions League, dietro a squadre come Bodo Glimt, Qarabag e Pafos.
Non è bastato un primo tempo giocato con intensità, coraggio e cuore da parte degli azzurri, che guidati dal prodotto del loro vivaio hanno ribaltato lo svantaggio iniziale firmato da Enzo Fernandez, su un rigore causato da un ingenuo “mani” di Juan Jesus in barriera su di un calcio di punizione apparso innocuo.
La perla di Vergara, autore di una “ruleta” e di un sinistro da fuoriclasse che ha fatto esplodere e commuovere il “Maradona”, ha dato la scossa al Napoli, capace di completare la rimonta con Hojlund a fine primo tempo: puntuale il sinistro di prima intenzione a baciare il palo interno alla destra di Sanchez, su bel cross di Olivera innescato da Elmas.
Lo sforzo prodotto dai partenopei nella prima frazione ha presentato il conto nella ripresa, quando i Campioni del Mondo hanno potuto contare su ben 5 cambi freschi e di qualità, a partire dal rientrante Cole Palmer: la doppietta di Joao Pedro, autore di un siluro dalla distanza e di un preciso diagonale dopo un fulminante contropiede dei “blues”, ha condannato il Napoli all’eliminazione.
Neanche il pareggio sarebbe bastato, vista la pessima differenza reti maturata in serate da dimenticare come quelle di Lisbona e soprattutto di Eindhoven: il Napoli quindi esce mestamente da una competizione giocata male e gestita peggio anche quando non c’erano tutti gli infortuni che oggi vengono usati come alibi.
La mancata rotazione degli uomini, che fin da Settembre ha creato difficoltà nel reggere il ritmo di una partita ogni 3 giorni e che ha inevitabilmente favorito i tanti problemi fisici pur non essendone certamente l’unica causa, conferma tutte le difficoltà palesate dal tecnico salentino nell’affrontare la doppia competizione in oltre 20 anni di una carriera tanto sfavillante a livello nazionale quanto modesta in campo continentale.
Agli azzurri non resta che leccarsi le ferite e provare a non rendere disastrosa una stagione già deludente, con gli obiettivi scudetto e Champions sfumati già a Gennaio: sarà vitale finire questo campionato nei primi quattro posti, e bisogna quindi ritornare subito alla vittoria, a partire da oggi pomeriggio (ore 18) quando al “Maradona” arriverà una Fiorentina terzultima e disperata.
Nessuno degli infortunati dovrebbe recuperare, ma la possibilità di utilizzare il neo acquisto Giovane (che era ovviamente fuori dalla lista Champions per il match col Chelsea) suggerirebbe di impiegarlo in attacco insieme a Hojlund e Vergara, spostando Elmas a centrocampo e concedendo un turno di riposo a McTominay, apparso molto affaticato negli ultimi due incontri.
Il Napoli ha vinto 35 volte nei 75 precedenti giocati in casa in Serie A, con 19 vittorie viola e 21 pareggi, l’ultimo dei quali datato 10 Dicembre 2017: in quella occasione la squadra di Sarri si fece bloccare sullo 0-0 dai gigliati, guidati al tempo da Stefano Pioli.
La Fiorentina non vince al “Maradona” dall’8 Ottobre 2023, quando le reti di Brekalo, del “solito” Bonaventura e di Nico Gonzales resero inutile il momentaneo pareggio di Osimhen e iniziarono a far scricchiolare la panchina di Rudi Garcia.
L’anno scorso gli azzurri si sono imposti per 2-1 grazie alle reti di Lukaku e Raspadori, con il bel gol di Gudmunsson utile solo per accorciare le distanze: era il 9 Marzo 2025, e quel successo fu fondamentale nel testa a testa con l’Inter conclusosi con la conquista del quarto tricolore.
In quella occasione le curve esposero la bellissima coreografia “Anema e Core”, che diede una grande carica in vista della volata finale.
Nonostante il morale sotto i tacchi e il permanere dell’emergenza infortuni, il Napoli dovrà mettere sempre in campo queste qualità nelle 16 partite che restano, per cogliere una qualificazione Champions che, oltre a salvare parzialmente la stagione, servirà come il pane per rimpinguare le casse svuotate dalla mancata qualificazione alla fase finale di quest’anno e da un mercato, ad oggi, tanto dispendioso quanto infruttuoso.
Servono quindi i tre punti, per lasciarsi alle spalle delusione ed amarezza e riprendere il cammino verso l’Europa che verrà.






