Sentire parlare Claudia Koll è stato come ascoltare il canto felice di un usignolo. Un uccellino esile e sereno che ha trovato la sua strada. Sono passati 25 anni dalla sua conversione e lei prosegue nel suo cammino.
Claudia si racconta attraverso il suo nuovo libro
Qualcosa di me Dialogo con un’ amica
Edito da TAU.
Prefazione di Giovanni Salonia. Postfazione di Ezequiel del Corral
pp 160.
Vi riporto in forma di monologo le sue impressioni e le sue risposte alle domande del pubblico e della relatrice. Un monologo senza interruzioni come una sentita preghiera. E l’atmosfera del luogo in cui si è svolta la presentazione (presso la Sala del Cenacolo del Convento dei Frati Minori a Somma Vesuviana) ha reso tutto ancora più magico.

Ho desiderio di raccontare le meraviglie che Dio opera nella mia vita. Questa era l’intenzione, ma da subito ho capito che non potevo farlo da sola. Sarebbe stato autoreferenziale raccontarmi da sola e basta. Giulia, la mia amica del dialogo è una persona che mi conosce bene da tanto tempo e quindi ho pensato di farlo con lei questo libro. Così da aiutarmi a raccontare quello che io faccio fatica a raccontare da sola. Questo libro è diventato un cammino, perché capitolo dopo capitolo qualcosa si è sviluppato, sono venute fuori cose non previste, c’è stato un confronto tra me e lei.
Questo libro ha aggiunto la maggior consapevolezza che Dio sta rendendo bella la mia vita, molto bella. Il libro ha approfondito e reso più vera la mia amicizia con Giulia.
Io e Giulia abbiamo due stili di vita molto diversi. La mattina mi alzo con fatica perché, dormo poco, affido la giornata al Signore, la giornata è sotto il suo sguardo. Sveglio i miei figli per fargli fare colazione e farli andare a scuola. Dopo aver lasciato il bambino più piccolo a scuola vado a Messa.
Mi occupo dei poveri in una parrocchia, alcuni giorni della settimana per la distribuzione dei pacchi alimentari, o semplicemente per l’ascolto degli altri. La preghiera come dialogo.
Chi viene da noi ha dei “vissuti” molto forti, o sono malati terminali, persone sole. Una scuola di umanità profonda con persone che non sono abituate a parlare.

Il discorso sull’ attrice è complesso. Desideravo far l’attrice da quando avevo cinque anni. Quando è cominciato questo percorso di fede ho incontrato tante persone e tutta l’umanità acquisita e vissuta mi ha aiutato a interpretare tanti ruoli, dietro l’artista e la sua arte c’è l’uomo, la persona. Sono consapevole di avere una responsabilità nei confronti del mio pubblico. Avevo ricevuto proposta di interpretare in una fiction internazionale una giornalista, mi offrono questo ruolo ed è un ruolo tipo “il papà” di Linda e il brigadiere (il ruolo di Nino Manfredi). Il protagonista è il commissario (marito) e lei si intromette in modo simpatico nei suoi casi. La protagonista aveva una doppia vita con un amante, e da copione, l’avrebbe incontrato anche la notte prima delle nozze. Mi sono detta: questo personaggio non lo posso interpretare, non posso avallare questo tipo di comportamento. Quindi ho rifiutato.
Ma non per questo ho smesso di fare l’attrice, insegno anche recitazione. Ma scelgo ruoli coerenti con ciò che sono oggi.

