Si è svolta, nell’Aula Magna dell’Università di Pavia, la cerimonia di premiazione della prima edizione del Premio letterario nazionale “Maria Corti – Parole al centro”, con la partecipazione dei vincitori delle diverse sezioni.
Per la narrativa ha vinto Claudio Piersanti con “La finestra sul porto” (Feltrinelli – Gramma).
Il Premio ha rappresentato anche un’occasione per arricchire il patrimonio del Centro Manoscritti, fondato da Maria Corti all’Università di Pavia: ai fondi già custoditi si aggiungeranno infatti i materiali donati dagli autori e dalle autrici premiati.
Citiamo alcuni titoli del vincitore.
La finestra sul porto
Roberto è un avvocato di provincia che nasconde molti segreti, e la finestra sul porto è il simbolo della sua totale estraneità alla vita della città. Nella piccola casa che si affaccia sul mare lui torna spesso: ha vissuto lì da ragazzo con la madre, morta da qualche anno. Nessuno sa di questo luogo dove lui va a nascondersi e dove ogni oggetto rimanda alla sua giovinezza, neppure i suoi due amici più stretti: Maria e Piero. Maria è un’archeologa innamorata dell’arte, una giovane donna bella e sincera. Piero, il marito, è un ex attore frustrato e ambizioso: amico e compagno di scuola di Roberto, ha condiviso con lui viaggi e la passione per il jazz. Roberto ha avuto relazioni infelici e senza amore, e sembra rassegnato a una solitudine fatta di passeggiate al porto, immerso nella contemplazione del mare. Per lui, sradicato, nato in campagna e vissuto nelle pianure del Nord, il mare rappresenta una conquista, la sua unica consolazione. Tra i segreti c’è un amore profondo e inconfessabile, che all’improvviso viene allo scoperto. In una notte cambia tutto. L’amore spazza via finzioni e amicizie, esplode la felicità, ma anche il dolore di chi ne resta escluso. Il senso di colpa e la passione si mescolano in una miscela insostenibile. L’ombra della tragedia sta per oscurare la vita di tutti. Ma ogni cosa ha una fine, anche il dolore. La forza dell’amore è inspiegabile, assomiglia a quella del mare. La finestra sul porto è una finestra sulla vita, destinata a cambiare di continuo senza essere mai la stessa.
Quel maledetto Vronskij
“Perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare.” Solo questo lascia scritto Giulia, prima di scomparire nel nulla. E suo marito Giovanni, nella casa improvvisamente vuota, si sente un naufrago. Il loro è un amore fatto di cose minime: la colazione al mattino, con le fette imburrate e la marmellata; un bacio volante prima di andare al lavoro e un altro più lungo la sera, quando lui torna dalla tipografia con le dita sporche d’inchiostro; abbracciarsi in giardino, tra le rose che lei ha potato con cura. Dopo una vita insieme, non hanno ancora perso la voglia di farsi felici l’un l’altra. O almeno, così credeva lui. Adesso Giovanni, in cerca di risposte, guarda tra i libri di Giulia e dagli scaffali pesca il più voluminoso: Anna Karenina. Comincia a leggere. E si convince che sua moglie abbia trovato un altro uomo, un amante focoso, un maledetto Vronskij. Geloso e amareggiato, si chiude in tipografia, deciso a creare una copia unica del capolavoro di Tolstoj: carta pregiata, copertina in pelle, nella speranza, un giorno, di farne il suo ultimo pegno d’amore per Giulia. Ma la vita non è un romanzo, procede per strappi lievi e imprevedibili. Quando il mistero della scomparsa si svela, Giovanni capisce che c’è sempre qualcosa che ci sfugge, e tutto ciò che possiamo fare è smettere di averne paura.
Venezia, il filo dell’acqua
Dove sta andando il professor Bordini, carico di valigie e di inquietudini? Che cosa lo spinge verso quell’appuntamento importante con una persona che non lo aspetta? Il suo non sarà soltanto l’incontro, temuto e desiderato, con un essere umano che ha sempre cercato di rimuovere dalla sua vita, ma sarà anche l’incontro con Venezia, la città su cui “tutto è già stato detto e ridetto”. Il professore, un cinquantenne dall’aspetto ingombrante con un passato da scrittore di un unico insuccesso, viene sospinto verso percorsi misteriosi, incontri occasionali con persone che, come la loro città, si rivelano sempre diverse da quello che sembrano. La sua dichiarata misantropia e il suo sorridente nichilismo, a contatto con le multiformi visioni della laguna, lo trascinano in fantasie labirintiche e bizzarre, e la sua missione veneziana diventa ancora più intricata. In un luogo in cui “l’aqua no ga ossi”, la storia di un difficile rapporto tra padre e figlio produrrà un inatteso risultato che il professore non aveva previsto. Flussi d’acqua e flussi di vita, il ritmo di una svelata serenità, come la barca che viaggia leggera e sicura quando, su invisibili e incessanti correnti marine, cattura “il filo dell’acqua”.
La forza di gravità
Nel condominio alla periferia di una grande città senza nome vivono Serena e il Professore. Il Professore è un pensionato senza pensione che conta le stelle cadenti e sta mettendo a punto un progetto segreto. Serena ha diciotto anni, ama i cani e divide la sua esistenza tra Sogni e Sogni Possibili: è impaurita da tutto e da tutti, eppure allo stesso tempo è piena di coraggio. Grazie all’aiuto del Professore, è riuscita a superare l’esame di maturità come privatista e ora si prepara ad affrontare il test di Medicina, sempre guidata dalle parole, dai consigli, dai libri del Professore. L’unica pausa dallo studio, Serena la prende per portare a spasso i suoi cani e talvolta anche quelli di altri condomini. Ed è in quei momenti, passeggiando nel buio della sera, che incontra le persone più diverse, alcune ostili e minacciose, altre incredibilmente affascinanti, come il lunare Ottavio Celeste – smemorato e intenso. I Sogni Possibili di Serena, tuttavia, vengono stravolti il giorno in cui si sveglia e il Professore è stato ricoverato. L’uomo ha infatti deciso di testare il misterioso oggetto a cui stava lavorando sulla mano di un ufficiale giudiziario che si è presentato alla sua porta. Poiché l’oggetto in questione è una ghigliottina (!), la quiete del vecchio e della ragazza viene inevitabilmente turbata e i due finiscono nelle spire dell’inarrestabile forza di gravità che governa le nostre vite…
Il ritorno a casa di Enrico Metz
Enrico Metz ha deciso di tornare a vivere nella casa di famiglia, di ridurre il lavoro a poche consulenze (è stato fino ad allora il legale di operazioni di portata planetaria, è stato al fianco di tutti gli uomini che contano) e di rimodellare la propria esistenza borghese intorno ad alcuni amici ritrovati, alla famiglia, alla memoria ritrovata. Coinvolto in uno dei più rovinosi crack finanziari del paese, quello dell’ingegner Marani, Metz è stato sotto la luce dei riflettori, ma, grazie alla lungimiranza dell’uomo di cui è stato fedele braccio destro, ha salvato la propria posizione. Ora l’ingegner Marani lo chiama per accertarsi che la “nuova vita” sia cominciata, in realtà per accomiatarsi. Il giorno seguente arriva la notizia della sua morte. Intanto Metz, esperto di legislazione internazionale, è riuscito a ottenere un manipolo di clienti locali, forti, interessanti. Ma il suo ritorno in città non è passato inosservato presso gli altri studi che ne temono la concorrenza. I suoi nuovi nemici, sconcertati e sospettosi, scatenano una campagna denigratoria che lo induce a ritrarsi più drasticamente. Il rumore del mondo svanisce e Metz comincia un lento abbandono di sé a se stesso, una progressiva cancellazione di atti ed emozioni, che non ha nulla di remissivo ma semmai è l’estremo omaggio alla vita, alla bellezza, a quel che poteva essere e non è stato.
Ogni rancore è spento
All’apparenza, la vita di Lorenzo Righi è quasi perfetta. Alla soglia dei sessant’anni, è medico affermato, single per scelta, ha una bella casa e la signora Betty che si prende cura di lui. Ma è proprio questa perfezione che segretamente lo ossessiona: il timore di ammalarsi lo spinge a controlli costanti, e ogni esito positivo non fa che acuire i suoi presagi di morte. L’incontro con uno scapestrato amico di gioventù mette in crisi questo fragile equilibrio: anche Paolo adesso sembra avere tutto, non ha però paura di goderselo né di condividerlo. Rum caraibici e macchine veloci, una piscina riscaldata e altri vizi illeciti custoditi in cassaforte: le meraviglie della sua villa sui colli alleviano la noia. È così che per la prima volta il dottor Righi immagina di poter invecchiare senza paura. Ma ogni cambiamento produce altri terremoti. Un giorno davanti alla porta di Lorenzo si presenta Rosalba, una sedicenne brasiliana con le gambe lunghe che rivela di essere sua sorella, e chiedendogli ospitalità lo esorta a scegliere tra la tentazione di isolarsi ancora e la possibilità di lasciarsi finalmente sorprendere.







