Nel contesto attuale, l’idea di utilizzare coccodrilli come deterrente attorno alle mura di un carcere potrebbe sembrare una trovata medievale. Questa proposta non è frutto di fantasia, ma è stata avanzata dalla ministra israeliana della Protezione Ambientale, Idit Silman, in collaborazione con il ministro della Sicurezza Nazionale, Ben Gvir.
Silman ha suggerito di rivedere la classificazione dei coccodrilli, spostandoli dalla categoria di animali selvatici a quella di “fauna selvatica allevata in cattività”. Questa modifica permetterebbe di impiegarli per scopi di sicurezza, dando vita al piano controverso noto come “Alligator Alcatraz”, che prevede di posizionare questi rettili come barriera intorno ai penitenziari che ospitano detenuti palestinesi.
Nonostante il parere contrario della consulente legale del ministero dell’Ambiente e degli esperti dell’Israel Nature and Parks Authority, che si occupa della protezione della fauna, il progetto ha ricevuto un’approvazione preliminare. Da mesi, il ministero della Sicurezza Nazionale sta cercando di ottenere coccodrilli dal parco di Hamat Gader da collocare nel carcere di massima sicurezza di Ketziot, situato nel sud di Israele.
Il nome “Alligator Alcatraz” rievoca un centro di detenzione per migranti aperto nel luglio 2025 in Florida, dove gli alligatori erano presentati come deterrenti naturali contro le fughe. Quella struttura, però, è diventata simbolo della dura politica immigratoria dell’amministrazione Trump, attirando critiche e ricorsi legali.
L’Israel Nature and Parks Authority ha già respinto la proposta, sottolineando che la legge consente di trattenere animali selvatici solo per scopi educativi, scientifici o di divulgazione. Per superare questo ostacolo, il governo ha deciso di riclassificare il coccodrillo del Nilo come “animale selvatico a gestione speciale”, una categoria già utilizzata in passato per allevamenti commerciali destinati all’industria della pelle. Tuttavia, questa pratica ha portato a numerosi problemi, come fughe e potenziali pericoli per la popolazione.
La nuova decisione di Silman riattiva una norma rimasta inattiva, creando una situazione inedita: l’uso di coccodrilli per motivi di sicurezza nazionale. Questi animali verrebbero affidati a un organismo di sicurezza, previa autorizzazione del ministro dell’Ambiente.
Le preoccupazioni non riguardano solo la legittimità della proposta, ma anche il benessere degli animali, che rischiano di diventare strumenti di sorveglianza. La consulente legale del ministero, Neta Drori, ha evidenziato che il Servizio penitenziario israeliano non ha le competenze necessarie per gestire una specie pericolosa come il coccodrillo del Nilo. L’amministrazione sostiene di poter garantire il benessere degli animali, paragonando la situazione a quelle delle unità cinofile, ma Drori avverte che gestire cani è ben diverso dal prendersi cura di grandi rettili predatori.
Inoltre, un cambiamento di tale portata non può avvenire tramite un semplice atto amministrativo; la normativa richiede il coinvolgimento dell’Israel Nature and Parks Authority e una consultazione pubblica, specialmente quando ci sono rischi significativi per gli animali e per l’ambiente.
Nonostante le obiezioni, Silman sembra determinata a portare avanti la proposta, che verrà nuovamente esaminata dall’Israel Nature and Parks Authority, aumentando le tensioni istituzionali. Al momento, la ministra non ha risposto alle critiche, ma una questione come questa, che intreccia sicurezza, tutela della fauna e rispetto della legge, merita attenzione.




