C’è del rimpianto, tanto rimpianto, in Danimarca: il Napoli di Conte riesce a pareggiare a Copenhagen una partita dominata e condotta con un gol e un uomo di vantaggio per oltre un’ora, mettendo seriamente a repentaglio la qualificazione ai playoff di Champions League.
Incredibile l’incapacità dei Campioni d’Italia di chiudere un match meritatamente indirizzato in un primo tempo giocato con intensità e autorevolezza, con tante occasioni create quando ancora si era in parità numerica, in particolare con Hojlund (destro appena alto) e l’eccellente Vergara, il cui destro dopo una serpentina in area è finito di poco a lato.
L’espulsione di Delaney alla mezz’ora per un fallo criminale su Lobotk, e il vantaggio trovato poco dopo dal solito McTominay con un’incornata regale delle sue, sembrava aver messo definitivamente in discesa il match, con gli azzurri in totale controllo ed anche più volte vicini al raddoppio.
Nella ripresa, incredibilmente, invece di azzannare la partita per chiuderla e, magari, provare a sistemare la pessima differenza reti maturata a causa della malanotte di Eindhoven, il Napoli ha giochicchiato, in modo lezioso, presuntuoso e rischioso, visto che dopo un primo spavento per un tocco ravvicinato di Madsen su corner i partenopei hanno pagato a carissimo prezzo l’ennesima ingenuità di un irriconoscibile Buongiorno.
Il fallo irruento ed inutile dell’ex Torino in piena area su Elyounoussy è costato l’inevitabile penalty, ribadito in rete da Larsson dopo la goffa respinta centrale di Milinkovic-Savic sul pessimo primo tentativo del figlio d’arte svedese.
Con più di 20′ da giocare, sempre con un uomo in più, il Napoli non ha saputo fare altro che confusione, con Lucca, Ambrosino e Lang mandati inutilmente a intasare l’area senza avere idea di come rendersi pericolosi.
L’incredibile e inaccettabile 1-1 finale condanna il Napoli all’impresa disperata nell’ultimo atto di un fin qui disastroso girone di Champions, la prossima settimana in casa contro il Chelsea Campione del Mondo.
Prima di provare a salvare l’Europa, gli azzurri dovranno provare a tenere in piedi l’utopia scudetto, giocando un delicatissimo scontro diretto in programma oggi pomeriggio (ore 18) allo Stadium contro la Juve del grande ex Luciano Spalletti.
Il tecnico Salentino, a sua volta idolo della tifoseria bianconera, recupera almeno per la panchina Anguissa, che come Lukaku potrebbe giocare qualche minuto: rientreranno inoltre Mazzocchi e Marianucci, fuori lista Champions, con l’ex Salernitana in ballottaggio con Beukema per l’unico cambio probabile rispetto all’undici di Copenhagen, al posto di un Gutierrez incomprensibilmente schierato a destra.
I partenopei cercano la decima vittoria in Serie A a Torino, dove sono stati sconfitti ben 48 volte: la sfida più recente, giocata il 21 Settembre 2004, si è chiusa però con un grigio 0-0, nel giorno dell’esordio da titolare di Scott McTominay.
Nella stagione precedente aveva invece vinto la Juventus, con un gol di Gatti dopo una clamorosa occasione fallita da Kvara nel primo tempo: era l’8 Dicembre 2023.
L’ultima vittoria azzurra era arrivata pochi mesi prima, e resta indimenticabile: il 23 Aprile 2023 lo splendido sinistro al volo di Raspadori, in pieno recupero, regalò al Napoli la vittoria che, di fatto, suggellò la conquista dello storico terzo scudetto.
Raspadori, appena acquistato dall’Atalanta, sarebbe servito come il pane a Copenhagen e in tante altre occasioni, e la sua cessione è solo uno dei tanti errori di un mercato estivo che, prima o poi, andrà analizzato con la giusta severità.
Ora però, con un mercato bloccato da assurdi ed iniqui sistemi di valutazione, bisogna concentrarsi sul campo: in 7 giorni, tra Juventus e Chelsea, Conte e i suoi uomini hanno il dovere di provare a salvare la stagione.




