COPPA ITALIA, UN NAPOLI A PEZZI SI GIOCA LA FINALE A BERGAMO

Settima sconfitta in campionato per il Napoli, battuto per 2-1 a Marassi dal Genoa grazie ad una doppietta dell’ex Pandev.

Quello con i rossoblù è il quinto k.o. racimolato dagli azzurri nelle ultime 10 partite (Supercoppa a parte), e certifica un’autentica caduta libera, che ha spinto la squadra di Gattuso dal secondo posto di metà Dicembre a pari punti con l’Inter, giù fino alla sesta posizione in coabitazione con l’Atalanta, a 3 punti dalla zona Champions occupata ora dalle due romane, seppur con una partita in meno.

Anche a Genova si sono rivisti errori ormai antichi, sia in fase di finalizzazione, con numerose occasioni fallite (e il ritorno della sfortunata abitudine dei due pali a partita, marchio di fabbrica dell’era Ancelotti), sia in difesa, con due gol regalati al macedone, lui si cecchino implacabile, a differenza degli attaccanti azzurri.

Non poteva mancare, nella fiera del “dejà-vù”, il rigore non concesso ai partenopei, stavolta in pieno recupero per una gomitata abbastanza evidente di Scamacca sulla schiena di Mario Rui, ma al di là della legittima necessità di reclamare rispetto ed equità di trattamento, sono troppe le ormai croniche carenze messe in mostra dal Napoli per potersi aggrappare ad alibi di sorta.

La squadra del tecnico calabrese ha infatti nuovamente palesato tutta la sua fragilità, scomparendo a lungo dal campo dopo l’1-2 rossoblù (sicuramente immeritato fin lì), e provando solo nel finale a reagire, nel periodo a cavallo del gol della speranza messo a segno da Politano; per il resto, si è visto un “gruppo (?)” di giocatori confuso, che sembra fare quello che gli viene chiesto senza crederci fino in fondo.

Continua a piovere sul bagnato anche dal punto di vista dell’infermeria, visto che alle assenze per covid di Ghoulam e Koulibaly, maturate alla vigilia del match del Ferraris, si aggiungerà per diverse settimane quella di Manolas, vittima di una distorsione ad una caviglia rimediata nel corso dell’incontro con i grifoni, senza dimenticare Mertens che forse si riaggregherà al gruppo nei prossimi giorni dopo l’ulteriore ciclo di terapie svolto in Belgio.

La sfortuna, però, c’entra fino ad un certo punto, perché gli eventi hanno amplificato alcuni errori commessi dall’allenatore e dalla società nella gestione e nell’allestimento di una rosa definita da tutti profonda e completa, ma risultata poi tale solo sulla carta.

L’ostracismo verso Milik (che si è preferito tenere ai margini a differenza di altri giocatori in scadenza), la cessione di Malcuit senza un rimpiazzo, il lungo inutilizzo di Rrahmani ed Elmas (il cui minutaggio va ora “dosato”, a detta di Gattuso, per evitare altri infortuni), la misteriosa rinuncia per lunghissimi periodi a Ghoulam, con Di Lorenzo e Mario Rui costretti agli straordinari e che oggi vanno mandati in campo per forza seppur decotti: una serie di scelte infelici, che costringono il sodalizio azzurro a pagare un prezzo più alto per assenze cui altre squadre (vedi il Milan) hanno saputo sopperire con una gestione più equilibrata della rosa e con un mercato intelligente a Gennaio.

Guardare al passato serve a poco ormai, ma fatto sta che il Napoli si presenta in condizioni difficilissime ad appuntamenti fondamentali, a cominciare dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia di stasera (ore 20:45) a Bergamo contro l’Atalanta, reduce dalla clamorosa rimonta (3-3- da 3-0) subita dal Torino nell’ultimo turno di campionato.

Quella di oggi sarà solo la seconda sfida tra partenopei ed orobici giocata in Lombardia in questa competizione: unico precedente la finale di ritorno del 13 Giugno 1987, vinta da Maradona e compagni per 1-0 con rete di Giordano.

Il Napoli, quella sera, alzò il trofeo dopo aver vinto tutte le 13 partite disputate, stabilendo un autentico record.

A causa delle assenze, le scelte di Gattuso sono quasi tutte obbligate, con la probabile rinuncia alla difesa a 3 ed il varo della coppia centrale Rrahmani-Maksimovic, vista con esiti poco rassicuranti solo in due spezzoni di partita, ad Udine e Sabato scorso.

A centrocampo resta solo il dubbio tra Elmas e Bakayoko, mentre in attacco appare probabile l’impiego di Osimhen dal primo minuto, per provare a sfruttare la sua velocità, con Petagna pronto a subentrare se l’andamento del match lo richiederà.

Il Napoli sembra aver toccato il fondo, ma la possibilità di raggiungere la finale (nonostante Gattuso abbia sottolineato, dopo Genova, come questo non sia un obiettivo primario, lanciando l’ennesimo messaggio incomprensibile a squadra ed ambiente) potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di ripartenza, e la possibilità di dimostrare qualità caratteriali ed umane che sembrano non appartenere a questo gruppo.

In fondo basterebbe pareggiare segnando almeno un gol per arrivare all’ultimo atto da detentori del trofeo, con tutto il piccolo grande carico di entusiasmo che ne deriverebbe in vista della sfida con la Juventus: c’è da augurarsi, quindi, che tutti remino nella stessa direzione almeno fino a Giugno, per provare già da stasera a raddrizzare una stagione che rischia di compromettersi del tutto in poche settimane.

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Biografia Jacques Pardi

Jacques Pardi
La laurea in ingegneria gli ha fatto perdere i capelli ma non le tante (troppe?) passioni, dallo sport (soprattutto il Napoli, calcio e basket, ma più che di passione qui parliamo di...malattia), al cinema, dalla musica alle serie tv, fino (inevitabilmente) ai fumetti. La moglie e le due figlie queste passioni spesso le supportano, altrettanto spesso le...sopportano. Un autentico e fiero "nerd partenopeo" insomma, incurante dell'età che avanza, con un sogno nel cassetto: scrivere di quello che ama

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