COVID VARIANTE INGLESE: DOBBIAMO VERAMENTE AVERNE PAURA?

Molti di noi continuano giustamente ad avere paura del SARS-CoV-2, altri invece ci hanno fatto l’abitudine e non temono né di contagiare sé stessi né di contagiare gli altri, altri ancora (forse la categoria peggiore) non credono addirittura che esista, ma che sia tutta una montatura dei “Poteri Forti”. Adesso però vi è una nuova notizia che cominci ad incutere terrore anche nelle persone meno preoccupate: la nascita di una nuova mutazione del virus denominata la “variante inglese”.

Partendo dal presupposto che il COVID-19 è una grave pandemia che ha colpito il mondo e che sono necessarie tutte le accortezze consigliate dai governi e sistemi sanitari nazionali per ridurre la sua diffusione, vediamo meglio cosa è la variante o mutazione di un virus e quali problemi potrebbe creare.

Ogni cellula (virus, batteri, cellule umane, animali e vegetali) contengono materiale genetico che detiene tutti i codici necessari per sintetizzare proteine ed elementi fondamentali per la vita e la riproduzione di quell’organismo. Tale materiale genetico è costituito da DNA come nel caso delle cellule più complesse (ad esempio quelle umane) o RNA come in forme di vita più semplici come ad esempio quelle di alcuni virus. Il DNA è formato da sequenze di basi che si accoppiano tra di loro e sono: Adenina-Timina, Guanina- Citosina; l’RNA è costituito dalle stesse coppie a differenza del fatto che l’Adenina viene sostituita da un’altra base azotata l’Uracile.

Solo per rendersi conto della complessità del nostro patrimonio genetico, una cellula umana contiene una sequenza di DNA costituita da circa 3.200.000.000 delle suddette coppie. Ovviamente i virus trasportano un quantità notevolmente inferiore di materiale genetico, i coronavirus sono i virus ad RNA con il genoma più grande è il loro RNA è costituiti da circa 30.000 basi (precisamente 29.903) in poche parole circa 200.000 volte più piccolo del materiale genetico umano.

Quando il SARS-CoV-2 entra nel nostro organismo, il suo RNA viene tradotto dai ribosomi per formare proteine fondamentali per la sua replicazione e sopravvivenza. Questo meccanismo è lo stesso che sfruttano alcuni dei nuovi vaccini, infatti viene somministrata una parte della sequenza genetica del RNA del virus per sintetizzare le proteine che verranno riconosciute dal nostro sistema immunitario per formare gli anticorpi specifici.

I virus, così come il SARS-CoV-2, tendono a mutare molte volte, perché gli enzimi che copiano l’RNA all’interno delle nostre cellule possono commettere degli errori e quindi sostituire una piccola base azotata con un’altra. Un po’ come quando viene chiesto di trascrivere un testo da un libro ad un file word, qualche lettere potrebbe erroneamente essere scambiata.

In realtà dall’inizio della pandemia, sono state scoperte già migliaia di mutazioni, generalmente le mutazioni creano delle modifiche svantaggiose per il virus, indebolendolo e quindi rendendogli difficoltosa la sopravvivenza. In alcuni e rari casi la mutazione può essere a proprio vantaggio (ad esempio una mutazione che possa impedire ad un determinato farmaco di agire), in questo caso i virus resistenti tenderanno a sopravvivere, mentre quelli non resistenti moriranno.

Sono diverse le mutazioni di SARS-CoV-2 già individuate dall’inizio della pandemia, recentemente nel Regno Unito è stata individuata una nuova variante, che contiene all’incirca 20 mutazioni e che colpisce la porzione genetica che codifica la “proteina spike”. La proteina spike funziona come una sorta di “uncino” che aggancia le nostre cellule e permette al virus di infettarci. È proprio la proteina spike il principale bersaglio del sistema immunitario e quindi, indirettamente, anche del vaccino.

Attualmente non ci sono prove che tale variante sia più contagiosa della forma selvaggia del virus. L’aumentata contagiosità è stata ipotizzata in base allo studio di modelli matematici, ma potrebbe dipendere da numerosi e diversi fattori, ad esempio anche ambientali. Ciò che più attira l’attenzione degli scienziati, è che la nuova variante sembra star sostituendo altri ceppi virali e che tali mutazioni avrebbero dimostrato in laboratorio un’aumentata capacità di infettare. Quello che può far paura è che la nuova mutazione coinvolge la “proteina spike” cioè il target del vaccino, ma fortunatamente i nuovi vaccini sembrerebbero efficaci anche contro questa nuova variante. Infatti la “proteina spike” è molto grande e gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario sono diversi e capaci di legarsi anche a questa nuova forma. È un po’ come chiedere ad una persona di identificare l’immagine di un puzzle composto da mille pezzi, se ne sostituisco poche decine saremmo comunque in grado di visualizzare e descrivere l’immagine.

Non è la prima volta che una pandemia virale si diffonde nel mondo e l’esperienza con i precedenti virus ci ha insegnato che sono necessarie moltissime mutazioni prima che un virus diventi resistente ad un vaccino o ad una terapia. Potrebbero passare molti anni prima che questo avvenga, inoltre sono spesso le varianti che creano la così detta “immunità di gregge” che ci proteggerà dal virus. Si deve sottolineare che le mutazioni non significano “malattia più grave”, le manifestazioni cliniche dipendono, quasi esclusivamente, dalle condizioni del soggetto infettato.

I vaccini attuali sembrano quindi efficaci anche nei riguardi dei nuovi ceppi ed anche quando un giorno vi saranno mutazioni tali da rendere il virus invisibile al nostro sistema immunitario, allora ci comporteremo come con la normale influenza stagionale, rivaccinandoci secondo le future raccomandazioni ministeriali.

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Biografia Luca Fontanella

Luca Fontanella
Sportivo e dinamico, da sempre la sua passione è la medicina e lo dimostra con la dedizione e serietà che mostre nel suo lavoro con oltre trenta pubblicazioni scientifiche e più di quaranta partecipazioni come relatore a convegni scientifici nazionali e internazionali. Attualmente è Dirigente di Primo Livello, Reparto di Medicina Interna, al Fatebenefratelli di Napoli

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