La Cucina italiana è stata riconosciuta, unica nella sua interezza, quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il Comitato intergovernativo dell’Unesco ha deliberato all’unanimità dopo essersi riunito a New Delhi, in India che la cucina italiana è da riconoscersi come Patrimonio UNESCO perchè è una «miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie» e «un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda».
La cucina italiana è una delle più amate e apprezzate al mondo. Non si tratta soltanto di ricette famose come la pasta, la pizza o il risotto, ma di un vero e proprio sistema culturale fatto di tradizioni, saperi, rituali sociali e identità territoriali. Proprio per questo, da anni si è parlato del riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Amata e imitata in tutto il mondo, rappresenta un patrimonio di conoscenze e pratiche che va ben oltre il singolo piatto.
L’UNESCO infatti tutela non solo monumenti e luoghi fisici, ma anche pratiche vive tramandate di generazione in generazione: tradizioni orali, feste, arti, riti e pratiche sociali. In ambito gastronomico, l’attenzione non è rivolta al singolo piatto, bensì al valore culturale del cibo: come viene prodotto, preparato, condiviso e vissuto all’interno di una comunità.
Alla base della cucina italiana ci sono il rispetto delle materie prime, la stagionalità, il legame con il territorio e la convivialità del pasto. Ogni regione custodisce ricette, tecniche e rituali propri, frutto di secoli di storia e contaminazioni culturali. Dal Nord al Sud, il cibo diventa un linguaggio comune che unisce tradizione e quotidianità.
La cucina italiana rappresenta un insieme di valori profondi dal legame con il territorio e con le stagioni al rispetto delle materie prime, passando per la trasmissione familiare delle ricette e la convivialità del pasto come momento sociale con la grande varietà regionale, che rende ogni cucina locale unica
Ogni regione, e spesso ogni città o paese, custodisce tradizioni gastronomiche proprie, creando un mosaico culturale senza eguali.
Nel tempo, la cucina italiana ha vantato già importanti riconoscimenti gastronomici come l’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani (2017) e La Dieta Mediterranea, riconosciuta insieme ad altri Paesi.
Questi riconoscimenti dimostrano il valore culturale del patrimonio gastronomico italiano e rafforzano il riconoscimento della cucina italiana nel suo insieme al livello mondiale.
In un’epoca segnata dalla globalizzazione e dall’omologazione alimentare, la cucina italiana continua a rappresentare un modello di sostenibilità, identità e condivisione. Un patrimonio vivo, che si rinnova ogni giorno nelle case, nei mercati e nelle trattorie, e che merita di essere preservato per le generazioni future.
Con il riconoscimento delll’UNESCO si mira a tutelare non solo le eccellenze gastronomiche italiane, ma anche i saperi quotidiani, spesso tramandati oralmente, favorendo la biodiversità e sostenendo le economie locali, rendendo la cucina italiana un modello culturale oltre che gastronomico.
La cucina italiana non è soltanto un’espressione del gusto, ma una forma di identità culturale, un linguaggio universale capace di raccontare la storia, i territori e le persone e resta un patrimonio vivo che merita di essere conosciuto, rispettato e tramandato di qui l’attestazione dell’UNESCO.
Un altro elemento centrale è la trasmissione intergenerazionale. Le ricette vengono insegnate in famiglia, spesso oralmente, e rappresentano una forma di memoria collettiva. Questo processo di trasmissione è uno dei criteri fondamentali richiesti dall’UNESCO per il riconoscimento del patrimonio immateriale.
Infine, il valore sociale del cibo in Italia è indiscutibile. Il pasto non è solo nutrimento, ma un momento di incontro, dialogo e condivisione. La cucina italiana contribuisce così a rafforzare i legami sociali e l’identità culturale delle comunità.
Nonostante gran parte delle voci appartenente alla politica, al mondo della cucina e della cultura hanno accolto con entusiasmo tale riconoscimento, c’è una parte dell’Italia che si è dissociata dal riconoscimento, con una sorta di separatismo culinario.
E così con «Ora gli gnocchi sono improvvisamente diventati patrimonio culturale italiano» il quotidiano altoatesino Dolomiten l’edizione dell’11 dicembre si è fatto beffe della nomina del cibo italiano come patrimonio dell’Unesco.
Dunque, l’idea del Made in Italy si insegue e si esalta su vari fronti, mentre l’Alto Adige non vuole affiancare il resto dello Stivale in questo primato negando l’appartenenza della cucina tirolese a quella italiana, infrangendo proprio quell’idea dell’unità nazionale anche della cucina e diversi giornalisti, voci di quotidiani inglesi, contestano tale riconoscimento considerandolo di fatto, in chiave ironica o meno, addirittura una truffa.
La reazione al riconoscimento non nasce da una contrapposizione alla scelta dell’Unesco in sé, ma dalla volontà di far riconoscere l’identità culturale soprattutto della popolazione altoatesina di lingua tedesca che vede nei piatti tipici una tradizione storica “mitteleuropea” che affonda le proprie radici ad un aloro antica tradizione culinaria ecco perchè piatti come i canederli o i tradizionali gnocchi di pane conditi con speck non dovrebbero rientrare nella cucina italiana tout court.
Di fatto, anche gli altoatesini dovrebbero sentirsi orgogliosi del riconoscimento della cucina italiana del Patrimonio UNESCO non solo per la voglia di parlare di unità quantomeno gastronomica dell’Italia, ma perchè da Nord a Sud, nelle isole o in alta montagna, nelle pianure come nell’entroterra, nelle città come nelle province, la cucina italiana rappresenta una tradizione culturale di piatti prima che un assemblamento di ingredienti, una cultura tramandata di generazione in generazione che non è solo insieme di ingredienti ma sapiente dosaggio degli stessi e una dieta mediterranea che ci invidia il mondo per la qualità dei prodotti e la varietà per stagionalità e benefici nutrizionali, un esempio di convivialità più che una schiscetta e via, una rappresentazione di famiglia e affetti in senso ampio e allargato, perchè davanti alla tavola in Italia nonostante tutto ci si riunisce ancora, famiglie tradizionali e non solo…ecco perchè al di là di nazionalismi sterili che non hanno alcun senso e non vanno per nulla coltivati, nemmeno in nome della cucina italiana, visto che il riconoscimento è arrivato ed è stato rivolto unanimente alla cucina italiana in toto, ben venga che si festeggi tutti indipendentemente se trattasi di cannoli, canederli, fregola, tortellini, struffoli o risotto alla milanese…

