Napoli si ritrova in queste settimane al centro dell’attenzione sanitaria perche colpita da un’ondata di contagi infettivi di Epatite A.
Ad oggi sono 53 i pazienti, ricoverati nei reparti all’ospedale Cotugno di Napoli provenienti anche da altre province della regione. L’attenzione si è destata quando si è constatato il superamento del dato, riferito alla media stagionale, pur senza che si sia trattato subito di una vera e propria emergenza sanitaria.
Sulla questione è intervenuto Raffaele Di Sarno, responsabile del pronto soccorso infettivologico e pneumologico dell’ospedale napoletano, che sottolinea come “i pazienti stiano tutti bene” e presentino “epatiti non complicate della malattia e, quindi, non destino preoccupazioni”.
L’età media dei pazienti è tra i 30 e i 40 anni. Tutti hanno in comune di aver mangiato frutti di mare crudi, ostriche o cozze. I casi non si limitano al capoluogo campano, ma risultano diffusi in tutta la provincia di Napoli e anche nel Casertano con segnalazioni analoghe anche da altri ospedali.
L’aumento dei contagi”non si può definire una epidemia, nel senso che noi ci aspettiamo sempre un picco di casi dopo Natale, per il consumo di mitili e per le consuetudini alimentari che abbiamo. Questa volta, però, ci ha sorpresi, perché siamo arrivati ad avere dei numeri superiori alla norma. Evitare di consumare frutti di mare, o comunque che siano consumati cotti, facendoli bollire almeno per 4 minuti” avverte.
Sulla diffusione del virus da epatite A, il medico del Cotugno precisa che “Il contagio è orofecale e le mani sono un veicolo importante. Se una persona ha l’epatite ma non sa di averla, non si pulisce bene le mani e poi tocca una mela o una banana, la persona che poi mangerà quella mela può contrarre l’epatite. Questa è la via di trasmissione interumana, poi c’è chiaramente l’ingestione di alimenti non di origine conosciuta”. Dal medico arriva, poi, “un’indicazione unica importantissima: la vaccinazione. Si possono vaccinare tutti i bambini da un anno e chiaramente anche gli adulti. La vaccinazione è sicura, tranquilla, abbiamo un vaccino con virus inattivati, quindi privo di rischi e dà una copertura entro 15 giorni della somministrazione, con un eventuale richiamo dopo 6 mesi“.
Come spiega la nota diramata dalla regione Campania, il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico; il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni. I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti.
Sul punto è stata emessa una ordinanza comunale che ha vietato esplicitamente il consumo di frutti di mare crudi e grande attenzione nel consumo di frutta e verdura non adeguatamente lavate: piccole raccomandazioni che possono fare la differenza.
E mentre Napoli è attenzionata , in Europa desta non poca preoccupazione l’Inghilterra dove si sta verificando una situazione drammatica di contagi da meningicocco con effetti fatali in un campus universitario a Nord della capitale britannica che ha visto due vittime tra i suoi studenti di appena 18 e 22 anni.
Un possibile “super ceppo” di meningococco B è al centro delle indagini sull’epidemia di meningite che ha colpito la contea del Kent, nel Regno Unito, definita dagli esperti un evento “senza precedenti” per dimensioni e rapidità di diffusione.
Secondo quanto riportato da The British Medical Journal (Bmj), l’ipotesi allo studio è che il batterio responsabile possa aver sviluppato una maggiore capacità di trasmissione, un’ipotesi su cui si sta indagando, dalle parole di Emma Wall, professoressa di Malattie infettive alla Queen Mary University di Londra, diversamente , la diffusione così rapida potrebbe essere legata a fattori contingenti, come la trasmissione iniziale tra persone sconosciute all’interno di una discoteca di Canterbury e le difficoltà nel tracciamento dei contatti. La velocità del contagio che ha provocato due morti è quello che spaventa di più gli esperti e che ha determinato una sorta di allerta sanitaria in Inghilterra a far data dal 18 marzo mentre i fatti sarebbero avvenuti il 4-5 marzo .
A evidenziare l’anomalia, Robin May, responsabile scientifico dell’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (Ukhsa), secondo cui ciò che rende il caso “particolarmente notevole e inaspettato” è l’elevato numero di infezioni riconducibili a quello che appare come un singolo evento iniziale.
Le possibili spiegazioni, ha osservato, sono due: comportamenti individuali che hanno favorito il contagio oppure un’evoluzione del batterio che lo rende più efficiente nella trasmissione dovuta ad una modifica nel microrganismo.
L’indagine resta quindi aperta, con gli esperti impegnati a capire se si sia di fronte a un’evoluzione del batterio o a una combinazione di fattori che ha reso possibile un’epidemia finora mai osservata per la meningite di tipo B.
Sui 18 casi già confermati dalle analisi di laboratorio, 13 sono del sierotipo B delle meningite.
“In Italia al momento non sono segnalati casi correlati al focolaio di meningite in Gran Bretagna” rassicura Maria Rosa Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute. “Abbiamo, comunque, inviato una nota informativa alle Regioni e Province autonome per rafforzare le attività di sorveglianza e garantire la tempestiva individuazione di eventuali casi sospetti, in particolare tra persone con recente viaggio nel Regno Unito. Si ricorda che la malattia meningococcica è rara, ma può avere un decorso grave. I soggetti più a rischio sono i bambini nel primo anno di vita e gli adolescenti” – sottolinea Agostiniani – “due fasce molto diverse ma entrambe vulnerabili: i più piccoli per l’immaturità del sistema immunitario, i più grandi per le maggiori occasioni di trasmissione legate alla vita sociale”.
Importante segnalare che il vaccino è efficace. In Italia la vaccinazione contro il meningococco B è offerta gratuitamente nel primo anno di vita, garantendo una protezione precoce nei soggetti più fragili. Per gli adolescenti, invece, l’offerta varia da Regione a Regione.
Il focolaio potrebbe allargarsi ancora in Inghilterra, ma il prof. Andreoni esclude rischi per l’Italia. “Normalmente i focolai epidemici rimangono isolati nelle sedi dove si sviluppa il focolaio – chiarisce –, quindi si può più o meno allargare, ma non diventa mai un problema di un’intera nazione o addirittura di un intero continente”.
In una nota dell’Uk Health Security Agency si legge: “Sebbene gli antibiotici preventivi rimangano l’intervento chiave per proteggere le persone e arrestare la diffusione dell’infezione, la vaccinazione viene offerta come misura aggiuntiva. Data l’attuale domanda sul mercato privato del vaccino contro il meningococco B, 20 mila dosi saranno rese disponibili dall’NHS per garantire la continuità dell’offerta privata, consentendo a un massimo di 2.000 farmacie di ricevere i vaccini nelle prossime 48 ore”.
“Questi casi – riferisce Andreoni – servono a testimoniare l’importanza della prevenzione tramite vaccinazione. In questo momento sono sottoposti al trattamento con antibiotici tutte le persone che sono state a contatto con i casi indice, cioè con i casi di soggetti infetti e malati. Nel frattempo viene avviata una campagna di vaccinazione che serve comunque a interrompere la diffusione di questo microrganismo”.
In entrambi i casi , le regole basilari di igiene attenta e costante unitamente ad un corretto uso delle cotture e delle regole di pulizia degli alimenti possono considerevolmente ridurre i fattori di rischio.

