DE CINEMIS ITALIANIS ANTE LITTERAM, COSA SUCCEDE ALLA SETTIMA ARTE?

Non guardate il titolo. A parte il cenno all’italico Cinema, non significa nulla. Ma è il mio 1° articolo e ho “briglia sciolta”, una fiche che mi gioco con piacere. “Vai facile, parla di un argomento a piacere. E Vedrai che qui, noi di SENZA LINEA, siamo una grande famiglia”. In Attesa di essere quindi implementato nel loro 730, devo ammettere che è stato semplice, laddove sono un cinefilo accanito.Un FILM. Una poltrona, una divano, un letto. Magari avvolto nel tepore familiare e avvinto dalla voglia di pensare ad altro. Io poi abito pure al 4° piano, quindi posso pure chiudere tutto il mondo fuori come dice Celentano.

Noi e il Telecomando. Quest’ultimo, ormai sempre più simile a una cloche dell’AirBus, che a un telecomando di un semplice Televisore.Ah, già scusatemi, Smart TV. Perdonate, vossignoria Smart Tv, non volevo offendere la vostra autorità. Chiedo venia: sa com’è, da “spettatori”, siamo stati prima retrocessi a “spettabili”, giusto prima di essere retrocessi a “spettanti”. Cioè di quelli che aspettano di essere liberi di scegliere solo ciò che ci viene proposto. Anonimi pezzi di Share (Ah, già, pure lo Share!).

Ma dovremmo anche porci un quesito: ad oggi, quanto pesiamo nel generare l’offerta audio-visiva? Prima pensavamo che l’Auditel fosse l’unico paramento del gradimento. Macchè. Roba del Giurassico, da Treccani sbiadita. Che se dovessimo cercare in soffitta, inizieremmo direttamente a svergolare da terra le assi di legno del pavimento, tant’è ormai ci è celata. In giro, l’offerta si cela dietro la mercanzia di abili incantatori di serpenti. Lontani sono i tempi in cui, con sottofondo la voce del compianto Lucio Dalla (“TU-TU-TUPURUJA!! BI-BI-BE-BOOO-TUPURUJAAA!!”), attendevamo trepidanti il film in prima serata sulla rete ammiraglia del Servizio Pubblico. Roba di un mai troppo rimpianto passato.

Certo, l’universo cinematografico è mutato in maniera impressionante. Il mondo corre, anche se l’andare avanti non è sempre sinonimo di andare oltre. Tuttavia, anche gli stessi films si sono fatti furbi. Prima eri tu a cercare loro. Ora sono loro che cercano te. Come essere perennemente inseguiti da Gremlins e Pokemon digitali, perniciosamente assetati della tua attenzione, da sostanziarsi in visualizzazioni, like e quant’altro. Notifiche capillari, selettive, geo-localizzate. Apps ed Alert type di ogni tipo, che ti notificano la qualsiasi, ormai ventilando che anche l’incipiente starnuto di Hugh Jackman, a mò di Teaser, potrebbe preporre all’annuncio del prossimo X-Men.

E non mi dite che, quando avete poi una scelta da fare, il vostro ditino non viri, per lo più, verso qualcosa che non sia connotato da accenti prettamente italioti. Perché non crederei alla maggior parte di voi. Sapete, il nostro cinema potrebbe essere assai meglio di quel che è. C’è talento. Tante storie, da cui poter trarre tanti spunti. Non siamo solo Sorrentino-Muccino-Avati-Salvatores-Tornatore. L’impressione è però che nel cassetto dei nostri tanti bravi registi resti il meglio; o per la risicatezza dei budget o per il mancato accesso al cosiddetto “Credito d’Imposta” (Tax Credit Cinema); o, per lo più in attesa di tempi migliori, quando magari la gente bramerà la riflessione al pari dello svago.

L’Italia. Nel termometro dell’interesse, il gallio fatica a salire da solo. Occorre quasi sempre utilizzare le raminghe quanto artificiose fiammelle dell’ingegno pubblicitario per arrivare alla “febbre”.A mio parere, si gira da anni intorno a commedie dal taglio teatrale e poco ambizioso. Quando si va al Cinema per vedere un lavoro italiano, le aspettative sono sempre più basse; giusto protese ad “apparare” la prima parte della serata in vista di una buona pizza o di un panino plurifarcito.Il meglio dell’audiovisivo lo trovate sulle reti nazionali, in forma di fiction et similia.

E ogni volta che qualcosa è in programmazione – vedasi, da ultimo, “I Medici” e “L’Amica Geniale” – il tutto viene percepito come un grande evento, e la campagna promozionale parte un paio di mesi prima. Sinceramente, trovo tutto questo un po’ eccessivo, per quanto meritorio ed efficace in termini di capacità di diffusione. Realtà come Svezia, Norvegia, Danimarca e Belgio – per citarne alcune – massimizzano invece le poche fonti derivanti da quei romanzi noir che stanno fioccando in quelle zone. Vogliamo mettere le storie che possono raccontare presso quei lidi con quello che abbiamo da dire noi? Non scherziamo, e lo dico con il massimo rispetto verso queste realtà, che comunque meritano un plauso.

Che, nel caso del Belgio, hanno avuto anche la coraggiosa faccia tosta di scomodare Dio in persona (Dio esiste e vive a Bruxelles), mentre qui continuavamo a tergiversare filmicamente su cine-panettoni (fortunatamente in progressivo disarmo) e/o incroci plurimi di corna, bi-corna e tradimenti. Le coppie? Serre sempre calde per tenere al caldo i semi dell’inferno, oltre che perenne fucina di ramificazioni a mò di cervo. Le riunioni fra amici? Location ideali per mille e uno rese dei conti, nonché miglior momento per l’autodenuncia di gestione alcove et similia. E basta!

Serve ossigeno.

Orsù, quindi, Italico Stivale cinematografico.

Datti una mossa.

Perché, quando vogliamo, arriviamo addirittura a vincere i Mondiali di Calcio in casa della Merkel…

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Biografia Christian Capriello

Christian Capriello
Christian Capriello, 42anni. Ingegnere, scrittore, risiede stabilmente nella dimensione del Sogno. Sposato, un bimbo di 2 anni. Scrivere è una sua passione. Minaccia stabilmente di non smettere di coltivarla. Come per la a poesia e il cinema americano.

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