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Reading: De Meo (Fi): ‘Manca vera politica difesa comune. Estendere clausola mutua difesa agli attacchi ibridi’
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
News dal mondo

De Meo (Fi): ‘Manca vera politica difesa comune. Estendere clausola mutua difesa agli attacchi ibridi’

Redazione
Redazione 4 settimane fa
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8 Min Lettura
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(Adnkronos) – L'Unione europea non dispone ancora degli strumenti per garantire la propria sicurezza, dalla difesa militare alla resilienza contro gli attacchi ibridi, mentre sul piano politico la crescita degli estremismi impone un cambio di passo. Lo sostiene Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia (Ppe), intervenuto nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo. Oggi l'Ue non può sviluppare una deterrenza almeno pari a quella della Nato "perché non abbiamo costruito nel corso di questi anni una politica di difesa comune intesa realmente", e "non semplicemente, come qualcuno intende far credere, come esercito comune", rileva De Meo. L'Unione, spiega, non dispone di una base industriale che permetta di approvvigionarsi in maniera autonoma e indipendente: "anche alla luce dei nuovi scenari imposti dalla presidenza americana, noi risultiamo particolarmente deboli". L'obiettivo, precisa, non è creare un sistema alternativo alla Nato, ma rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza. Occorre "prendere atto di queste infinite provocazioni", cioè gli attacchi ibridi sempre più frequenti sul suolo europeo, "che altro non sono che un test" utilizzato dal presidente russo Vladimir Putin "o chi per lui" per verificare la capacità di reazione dell'Ue. "Noi dovremmo prendere spunto da questi episodi per convincerci ancora di più di accelerare i tempi, visto che ancora temporeggiamo, non abbiamo un'architettura istituzionale, una governance che ci permetta di recuperare anche la nostra credibilità e la nostra deterrenza", avverte l'eurodeputato. De Meo ricorda che per 80 anni l'Europa ha "demandato ad altri" la propria sicurezza, e che non è Donald Trump, "che in maniera forse insolita e impropria ci sta mettendo davanti alle nostre responsabilità", ad averlo evidenziato per primo: si tratta di "responsabilità antiche, che ci sono state già evidenziate anche da altre presidenze americane". Più che discutere degli importi da spendere, oggi occorre capire "in che modo spendere queste risorse, dotarci di quell'autonomia strategica che ci permetta di avere una responsabilità puntuale e compiuta su questa parte del globo", anche in vista del riallineamento Usa sul teatro indo-pacifico. Occorre anche "accelerare i tempi e garantirci una difesa migliore in termini molto più ampi di quello che può essere il semplice armamentario: noi dobbiamo investire in tecnologia, in autonomia energetica, in autonomia sanitaria", osserva De Meo, segnalando il rischio che tra attacchi ibridi o cause naturali si possano presentare sfide di natura chimica o patogena: "lo scioglimento degli acciai ci sta ponendo di fronte alla possibilità che i nuovi agenti patogeni non siano contenibili con le attuali nostre ricerche e disposizioni". L'eurodeputato denuncia una "mancanza di volontà politica" nella costruzione di un'Ue della difesa: "abbiamo alcuni strumenti che sono solo l'inizio di un percorso molto più ampio, che fa riferimento ovviamente a una strategia industriale, a una quantità di risorse che è completamente insufficiente per poter compensare quello che è il lavoro che ci resta da fare". Serve costruire "una cultura e un sistema di sicurezza che vada ben oltre quelle che sono le polemiche demagogiche di alcuni che vogliono contrapporre le spese della difesa della sicurezza ad altro tipo di spesa". Come conclude De Meo, mentre Russia, Cina e America "hanno compreso le nostre potenzialità se fossimo uniti realmente, se fossimo integrati, noi siamo i primi invece che non riusciamo a renderci conto di questa nostra capacità di incidere sullo scenario geopolitico internazionale". Su questo fronte, De Meo rilancia una proposta concreta: estendere anche agli attacchi ibridi la clausola di difesa reciproca dell'Unione europea, l'Articolo 42.7 del Trattato Ue. L'eurodeputato sottolinea che la Commissione Sicurezza e difesa dell'Eurocamera in cui siede sta lavorando a un rapporto d'iniziativa in tal senso, con l'obiettivo di "creare le basi giuridiche per capire qual è la governance che permetta all'Europa di intervenire in maniera complementare" rispetto alla Nato. Il tentato attacco all'aeroporto di Lipsia, attribuito da Berlino a Mosca, non è un episodio isolato, avverte De Meo: "ogni giorno ne avremo tanti altri, molti dei quali invisibili, tanti altri invece un po' più evidenti". Tali episodi evidenziano la "nostra vulnerabilità" e la "mancata consapevolezza di dover vedere la sicurezza e la difesa in una maniera omnicomprensiva, non declinandola in una dimensione militare, perché sarebbe troppo riduttivo". Tutti gli Stati membri devono dunque aumentare gli investimenti in sicurezza "intesa in maniera molto più ampia rispetto a quello che può essere il dibattito politico, soprattutto di quello di tipo nazionale, che contrappone le spese sulla sicurezza alle spese sul welfare piuttosto che sull'istruzione, commettendo un grave errore", rileva l'eurodeputato. Gli attacchi ibridi, avverte, "possono diventare veramente una vulnerabilità al quale noi non possiamo restare impreparati", da qui la necessità di creare "infrastrutture di resistenza" capaci di rispondere a minacce che vanno dai droni agli attacchi cyber, dagli agenti patogeni alla disinformazione. Il tema degli estremismi trova un riscontro concreto nel voto in Sassonia-Anhalt, dove l'AfD ha registrato un'affermazione che, secondo De Meo, deve "interrogare tutti sul ruolo che la politica ancora una volta non riesce a esercitare intercettando le reali esigenze dei cittadini e delle imprese". In Europa occorre "recuperare un pragmatismo che abbiamo perso" per far fronte all'avanzare degli estremismi populisti, rifocalizzandosi sulle priorità economiche vissute quotidianamente dai cittadini. "Purtroppo non possiamo negare che anche alcune strategie europee hanno alimentato questa fragilità economica e sociale dentro la quale si è inserita, ovviamente, una forza populistica e demagogica", rileva l'eurodeputato. Oggi il progetto europeo "è l'unica possibilità che abbiamo, rispetto a un passato che qualcuno immaginava poter essere alternativo ad altre forme", ma deve "recuperare concretezza, pragmatismo, e fare tesoro degli errori commessi" per contenere risposte emotive, come sta avvenendo con gli atti di semplificazione al vaglio dell'Eurocamera, frutto di anni di complicazione burocratica. Il dato della Sassonia-Anhalt "deve preoccupare anche l'Italia, e gli altri Paesi che nel 2027 andranno al voto", prosegue De Meo. L'obiettivo è "contenere quella emotività" che favorisce "l'effetto elastico: partiti che arrivano a percentuali importanti per poi scendere subito dopo perché vengono meno, giustamente, alle aspettative", come avvenuto anche in Italia in un contesto di "rigetto rispetto alla politica convenzionale". Un clima, osserva, "che qualcuno sta utilizzando per poter recuperare una visibilità politica che non avrebbe avuto diversamente", perché "la protesta è semplice", ma è difficile attuare e rendere credibile una proposta. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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