domenica , 22 Settembre 2019

Death’s Gambit [PLAYSTATION 4 – RECENSIONE]

Di cosa si tratta?

Il 28 luglio è arrivato in edizione fisica, grazie CIDIVERTE, un interessantissimo indie uscito diverso tempo fa su Playstation 4 e Pc in edizione digitale. Death’s Gambit, è un soulslike  bidimensionale firmato dal team White Rabbit  simile all’ottimo Salt & Sanctuary di Ska Studios. Il protagonista è Sorun, un tormentato cavaliere che si risveglia vicino una pila di cadaveri; è tornato in vita perché ha stretto un patto con la morte, pronto a resuscitarlo ad ogni sua sconfitta. In cambio  Sorun deve recuperare nella cittadella di Caer Siorai, dove è nascosta una reliquia capace di donare l’immortalità. Comincia così il viaggio del nostro protagonista, che brama vendetta per i tanti compagni morti in battaglia.

Ma è un soul like?

Non esattamente, Death Gambit è un action RPG dove le tempistiche d’attacco sono particolarmente importanti, così come  lo studio delle animazioni dei nemici, bisogna essere ben concentrati sulla gestione delle parate, e bisognerà colpire e schivare amministrando opportunamente la resistenza di Sorun. Avanzare a testa bassa, attaccare senza sosta, e sottovalutare le routine dei nemici, significherà andare incontro ad una morte certa. La similitudine con la serie Souls è particolarmente evidente nel sistema di progressione e sviluppo del personaggio così come uccidendo i nemici si accumuleranno frammenti, che hanno la stessa funzione delle anime: presso le statue che raffigurano la morte, possono essere spese per aumentare una delle sei statistiche di base: forza, vitalità, resistenza, destrezza e rapidità . Ma c’è una novità: i frammenti non si perderanno quando si cade in combattimento: ciò che lasceremo sul campo è invece sarà una  piuma che in Death’s Gambit hanno la stessa funzione delle Fiaschette Estus: oggetti curativi che vengono ripristinati ad ogni “falò”. La nostra sconfitta  ridurrà le nostre possibilità curative, e ci spingerà a recuperare la piuma, che può essere “riscattata” presso una statua, pagando però una cospicua quantità di frammenti pari ad un avanzamento di livello. Piume che potranno essere “sacrificate” anche per ottenere danno extra, processo reversibile in qualsiasi momento. I meccanismi in realtà sono  molto meno punitivi di quanto ci si possa aspettare. Lasciare una piuma nel punto della propria morte non determina particolari svantaggi. Nel gioco sono inoltre presenti delle abilità passive che aumentano temporaneamente i danni inflitti dopo aver recuperato una piuma perduta, quindi quella di morire davanti ad un boss può diventare una strategia vantaggiosa.

 Talenti e abilità, come funzionano?

Il sistema di avanzamento è diviso in talenti e abilità. I primi possono essere sbloccati, seguendo il classico skill tree, spendendo i punti che si guadagnano sconfiggendo i boss. Le abilità, legate all’arma equipaggiata, sono invece mosse da attivare in battaglia, utilizzando l’Energia dell’Anima: questa si accumula colpendo avversari, uccidendoli, o eseguendo azioni particolari legate alla nostra classe. Diversamente dagli altri Souls Like la scelta della classe è piuttosto determinante, e determina in maniera evidente le strategie del giocatore. La formula di Death’s Gambit risulta globalmente efficace. Il gioco funziona e riserva diverse sorprese. Nelle dieci ore necessarie al completamento dell’avventura il giocatore rimarrà costantemente incuriosito dagli sviluppi della trama. anche per capire quale sia quell’inganno  che dà il nome al gioco ( la traduzione di Death’s Gambit è La mossa della morte .d.r.)

Non è tutto oro quello che luccica

Sebbene sia un buon prodotto bisogna però registrare alcuni difetti, e una serie di idee sfruttate in maniera superficiale. Dando un’occhiata alla grafica si notano  molti elementi realizzati in maniera superficiale, in certi casi si incappa in avversari dotati di animazioni davvero elementari, che si muovono come scomposte marionette 2D: un vero peccato, dal momento che questo influenza negativamente anche la qualità degli scontri con queste creature.

La struttura della mappa non è particolarmente complessa e che anche le routine di alcuni  boss lascia a desiderare. Come detto  Death’s Gambit non sfrutta fino in fondo alcune idee molto riuscite. La presenza di un destriero poteva far pensare qualche dinamica diversa dal solito, e invece serve solamente  per spostarsi velocemente fra le varie zone del regno, interconnesse da un tunnel sotterraneo che corre lungo tutta la mappa. Questa zona è parzialmente esplorabile, ma, anche in questo caso l’idea non è stata sviluppata a dovere . Il gioco di White Rabbit si concretizza in un titolo intrigante senza eccellere, tranne che nella colonna sonora, composta da  sonorità ispirate ai grandi giochi di ruolo degli anni ’90.

Concludendo

Death’s Gambit cita Dark Souls, portando la sua filosofia in un mondo bidimensionale come aveva già fatto Salt & Sanctuary. Il gioco possiede  una lore frammentata ed oscura, sebbene il racconto sia molto più chiaro. La narrazione si focalizza sul rapporto fra Serun e la Morte, capace di far leva su ricordi e rimorsi del protagonista pur di raggiungere i suoi oscuri obiettivi. Gli ottimi spunti sul fronte stilistico vengono però smorzati da una realizzazione  altalenante. La pixel art inciampa a più riprese,  Le aree  memorabili sono davvero poche. Molto interessanti gli elementi di originalità nella progressione, legati ad un utilizzo diverso delle piume e dei frammenti. Death’s Gambit resta un gioco impegnativo, con qualche guizzo sorprendente, ed una buona qualità di fondo.

PRO

+ Stilisticamente eccellente

+ Impegnativo ma non frustrante

+ Spunti interessanti ed innovazione…

CONTRO

– …non sviluppati tutti a dovere però

– assenza di nuovi contenuti rispetto alla versione digitale uscita un anno fa

– Poca varietà nelle armi

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Biografia Danilo Battista

Danilo Battista
Appassionato sin da piccolo della cultura giapponese, è stato rapito tanti anni fa da Goldrake e portato su Vega , tornato sulla terra la sua viscerale passione per l'universo nipponico l'ha portato nel corso degli anni a conoscere ed amare ogni sfumatura della cultura del Sol Levante. Nell' ultimo anno scrive su Senzalinea di tecnologia e soprattuto di Cosplay. Ha promesso che un giorno, neanche tanto lontano, tornerà su Vega..

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